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Direttore responsabile Alessandro Longo

Il dibattito

L’importanza relativa dell’ebook a scuola

di Ilaria Orfino

02 Ago 2013

2 agosto 2013

Si accende la discussione tra gli esperti, a fronte del probabile rinvio degli ebook nelle classi. Qual è il loro potere trasformativo della Scuola italiana? Bastano per fare la differenza o devono essere accompagnati da una rivoluzione didattica più ampia? Ci sono anche rischi? Ne parliamo con Roberto Maragliano, Roberto Casati e Paolo Ferri

L’ebook in classe è parte di una riforma può grande, che investe tutta la didattica e la Scuola. E’ in questo contesto che dobbiamo leggere l’ormai probabile rinvio al 2015-2016 dell’adozione dei libri di testo digitali. Gli esperti si interrogano sulla portata di questa decisione e su un punto concordano: che bisogna guardare oltre al mero libro di testo per cogliere la rivoluzione imponente a cui la Scuola italiana non può più sottrarsi. Ma sono divisi sull’importanza da dare all’ebook e in generale al ruolo delle tecnologie digitali. 

Roberto Maragliano, docente di Tecnologie per la formazione degli adulti presso l’Università di Roma 3, non ha dubbi: “la scuola italiana, così come strutturata ormai da troppo tempo, non può più reggere”. “Il suo ritardo tecnologico altro non è che il segno rivelatore di una arretratezza culturale e pedagogico-didattica. Il vero problema che la scuola deve affrontare è non già l’abbandonare il libro di testo, bensì capire quale è la gabbia mentale e culturale che è tipica di una cultura fondata sulla mentalità del libro stampato, che fa riferimento ad un sapere scomponibile ed analizzabile”, dice Maragliano. “Da 150 anni invece si è affermata, in sede scientifica e artistica, un’altra forma di sapere mobile, fluido, perennemente aperto. La tecnologia digitale e di Rete esprime questa forma di sapere che oggi è anche alla base dell’economia, delle relazioni e delle comunicazioni sociali”.

Con l’introduzione delle tecnologie digitali, secondo Maragliano, il rapporto docente-discente diventa attivo, anzi interattivo. Ogni allievo può inserire sue personalizzazioni a margine del testo. Nell’ambito dell’apprendimento ciascuno apprende dall’altro e con l’altro (docente, ma anche compagno di banco). I rapporti fra chi apprende e chi insegna sono fluidi e sono fluidi anche i rapporti fra le diverse articolazioni del sapere. Non ci sono più, come negli insegnamenti istituzionali, i guardiani delle diverse discipline a dire che cosa è pertinente e cosa no. Non si può assolutamente dimenticare che l’apprendimento è un processo interattivo, la cui “anima” sta nel pattuire e concordare significati; lo studio, realizzato in condizione di isolamento(leggi: avendo davanti solo il libro di testo, che tratta quella specifica disciplina: es. la grammatica di italiano, il libro di storia ecc.), tiene fuori questa anima, la sacrifica, non la valorizza. L’insegnamento, pensato e praticato come scrittura (come scrittura a stampa), disciplina il sapere, lo fa diventare monumento, togliendogli tutto ciò che lo caratterizza come evento, in particolare il tempo e lo spazio della costruzione. La crisi che le istituzioni educative stanno attraversando può essere salutare e lo sarà davvero se sapremo vedere e pensare le parti del mondo che lo specchio digitale ci mostra. Secondo Maragliano, non basta introdurre tablet e lavagne nelle aule, come si pensa e provvede un aree dell’amministrazione, occorre invece far maturare il bisogno di una profonda trasformazione nei modi di pensare e praticare il rapporto tra i saperi della scuola e quelli del mondo.

Grande fiducia nel ruolo abilitante delle nuove tecnologie, quindi, per Maragliano, che pure però lo contestualizza in un quadro di riforma della cultura e della didattica.

Non ha senso parlare dell’introduzione del digitale nella scuola senza un progetto pedagogico. Mettere un tablet nelle mani di ogni alunno non significa nulla se poi non si elabora un ragionamento su quello che si fa con quel tablet”, ribatte Roberto Casati, filosofo ed autore del libro Contro il colonialismo digitale

Secondo Casati, al contrario di quanto sostenuto da Maragliano, il libro digitale non risolve alcun problema, come fanno invece le innovazioni tecnologiche di successo, come, ad esempio, il telefono portatile, che libera dai vincoli spaziali e temporali imposti dai cavi telefonici del telefono fisso. Certo, vi sono situazioni in cui la possibilità di racchiudere in un tablet un’intera biblioteca, è un grande vantaggio.

“La lettura o lo studio di un e-book, può comportare una frammentazione e una dispersione di energia e di tempo, che vengono necessariamente sottratti ad altra attività. Al contrario, la natura lineare e circoscritta del libro rappresenta un vantaggio cognitivo poiché permette allo studente di dedicarsi interamente alla comprensione del testo”. Addirittura Casati vede il testo digitale collocato in un ambiente cognitivo che non favorisce la lettura e ancor meno lo studio, perché minaccia la “nostra risorsa intellettuale primaria: l’attenzione”. Il motivo: “nell’iPad la lettura è una delle tante cose che si possono fare, una delle tante app che compete timidamente con rivali molto più allettanti, divertenti e riposanti (chat, e-mail, social network, notizie on-line), insomma quando l’allievo avrà in mano un tablet, invece di seguire la spiegazione dell’insegnante o invece di studiare, con un click farà tutt’altro, dando però l’impressione di seguire con attenzione o di studiare con impegno. Il tablet, con le sue multifunzioni non aiuta, ma distoglie”.

Al di là di queste considerazioni sugli e-book, Casati si dedica ad una riflessione di ampio respiro sull’introduzione delle tecnologie nella scuola, criticando la rincorsa cieca all’innovamento tecnologico che spesso nasconde l’illusione che portare un tablet sui banchi di scuola ci possa esimere dal compito fondamentale di ripensare i fini dell’insegnamento e di progettare, caso per caso, situazioni di apprendimento adatte alla disciplina, agli obiettivi e al livello di insegnamento. Se la scuola si deve adattare alle nuove tecnologie, questo adattamento non può prendere la forma di una rincorsa alle tecnologie stesse. In questo senso proprio la relativa arretratezza tecnologia della scuola, il suo essere uno “spazio protetto in cui lo zapping è vietato per definizione” può rappresentare un enorme vantaggio per la difesa della nostra risorsa intellettuale primaria e una “zona di tranquillità da cui guardare allo sviluppo della società in tutta calma”.

“I libri digitali non sono la soluzione ai problemi che attanagliano la scuola; anzi, ne disperdono la sua essenza, che è quella di sviluppare nei discenti le capacità di attenzione vigile e di lettura profonda. Come può un tablet, che altro non è se non il terminale di una catena di distribuzione commerciale, sviluppare in un bambino queste qualità?”, si chiede Casati. Per educare i cittadini del domani, è necessario garantire loro l’accesso al sapere; il mondo digitale, invece, consente l’accesso all’informazione che può essere sì infinita, ma non implica l’uso consapevole dell’informazione stessa.

Casati pone infine un problema senza la cui soluzione, non si può e non si deve parlare di introduzione di libro digitale nella scuola: i docenti sono pronti a gettare alle ortiche i libri cartacei e saper utilizzare per proprio conto e far usare ai propri allievi i libri digitali? E di conseguenza l’Università ha cominciato a preparare i futuri docenti all’esclusivo uso del libro digitale nell’esercizio della professione docente?

“Bisogna evitare il rinvio dell’ebook nelle scuole”, dice invece Paolo Ferri, docente dell’Università Bicocca di Milano. “Danneggia l’Agenda digitale tutta. E’ importante che tutti i ministri tengono botta sull’attuazione dell’Agenda. E’ pericoloso dare un segnale di uscita da una traiettoria già segnata, dove ci sono i tempi per allineare l’Italia all’Europa. Ricordiamo che il cambiamento in tutti gli altri Paesi è avvenuto dall’alto. Nel Regno Unito, il governo ha imposto i libri digitali a scuole e editori”.

Anche Ferri riconosce che la Scuola italiana non è pronta, per carenza di infrastruttura banda larga e per la formazione dei docenti, “ma da qualche parte bisogna cominciare e gli ebook possono aiutare nella trasformazione della didattica”.

In questo dibattito si scontrano due culture, più o meno fiduciose della capacità trasformativa del digitale. E’ da vedere quale prevarrà nelle stanze di governo.

  • fdifusco

    Quest’anno, per comodità, avendo un tablet, abbiamo acquistato, quando possibile, la versione digitale dei libri di testo per nostro figlio. Non più quintali di libri da portare a scuola, avevamo pensato. In un tablet puoi portare quanti testi vuoi, senza aumentare di un grammo il peso complessivo da trasportare. Però abbimao potuto sperimentare di persona quanto dice l’autore: “La lettura o lo studio di un e-book, può comportare una frammentazione e una dispersione di energia e di tempo, che vengono necessariamente sottratti ad altra attività. Al contrario, la natura lineare e circoscritta del libro rappresenta un vantaggio cognitivo poiché permette allo studente di dedicarsi interamente alla comprensione del testo”. Addirittura Casati vede il testo digitale collocato in un ambiente cognitivo che non favorisce la lettura e ancor meno lo studio, perché minaccia la “nostra risorsa intellettuale primaria: l’attenzione”. Il motivo: “nell’iPad la lettura è una delle tante cose che si possono fare, una delle tante app che compete timidamente con rivali molto più allettanti, divertenti e riposanti (chat, e-mail, social network, notizie on-line), insomma quando l’allievo avrà in mano un tablet, invece di seguire la spiegazione dell’insegnante o invece di studiare, con un click farà tutt’altro, dando però l’impressione di seguire con attenzione o di studiare con impegno. Il tablet, con le sue multifunzioni non aiuta, ma distoglie”.
    Nostro figlio, speso e volentieri, invece di studiare, lo beccavamo a chattare su facebook, ascoltare musica, guardare video su youtube, ecc.
    E poi, quanto è ecologico ed economico un tablet ? Un tablet deve essere ricaricato dopo circa 4/6 ore di utilizzo, un libro di carta invece non si spegne mai, e non ha bisogno di essere ricaricato. Se a scuola il libro si scarica, dove lo si può ricaricare ? Nelle nostre aule è già una chimera trovare qualche presa elettrica funzionante, e poi, una non sarebbe nemmeno sufficiente per una classe di 25/30 alunni. Inoltre, Un libro di carta può essere conservato nella biblioteca quando non serve più, un libro digitale invece può essere utilizzato solo un periodo limitato, pochi anni, poi non appartiene più a chi lo ha acquistato, la licenza di utilizzo scade, ed il libro non può più essere aperto e letto dal tablet. Una bella fregatura Inoltre, avete provato a leggere per qualche ora un libro digitale su un tablet ? A me gli occhi iniziano a ballare dopo qualche ora. Ci vorrebbe un tablet dalle dimensioni minime di 12″ e ad altissima risoluzione.
    Non ho niente in contrario all’uso della tecnologia informatica a scuola, lavoro nel campo dello sviluppo software dagli anni 80, ho iniziato con il linguaggio Fortran e le schede perforate, ho appreso e programmato in tantissimi ambienti di sviluppo, linguaggi di programmazione, sistemi operativi, ecc. Ho vissuto tutta la storia moderna dell’informatica e ne conosco i suoi pregi ed i suoi limiti, ma non mi sembra che il libro digitale possa essere un valido sostituto del libro cartaceo. Al più può essere considerato un valido ausilio didattico per l’approfondimento, non per lo studio. Inoltre, lavorare ore ed ore davanti al computer rovina la salute, questo lo so per conoscenza diretta.

  • Giampiero Fabbri

    Ci risiamo; è dal ’77 che sento pontificare gli umanisti-conservatori con il risultato che i licei scientifici italiani producono latinisti anziché matematici, ingegneri, scienziati, fisici. Bene, Sig. Casati, i nostri figli si distrarranno con il tablet e non studieranno a sufficienza? Saranno i docenti a giudicarli in sede di verifica, premiando il metodo ed il merito. I nostri docenti non saranno in grado di sopportare la rivoluzione digitale? Gli inadatti vengano sbattuti fuori dalla scuola, colpendo il demerito e l’incapacità. Mi sembra veramente incredibile, caro sig. filosofo, che l’insegnamento di migliaia di filosofi della Ragione (che prima di tutto erano matematici, scienziati, fisici), sia passato inosservato.

  • ettorebe

    Un nodo al fazzoletto per ricordarsi che siamo nel 2013…..Ricordiamoci che fine ha fatto l’Enciclopedia Britannica….e ricordiamoci che è inutile schierarci pro o contro la tecnologia nella scuola….ormai TUTTI hanno nella propria casa qualcosa di tecnologico e che sono discussioni che non hanno senso….

  • alice

    E se il focus non fosse “ebook vs libro” ma la scelta di uno strumento adeguato al target? Tutti concentrati sugli svantaggi del tablet come fonte di distrazione per lo studente (social, chat, etc..)… ma magari lo strumento più adatto è l’eReader.

    Il classico lettore di ebook, destinato al declino proprio per la sua natura monofuzione, potrebbe tenere lo studente concentrato sul testo senza perdere l’interazione tipica degli ebook.

  • lucadc

    Sicuramente entrambe, con la prima (più specificatamente information and communication technology) che è a tutti gli effetti il fattore abilitante all’innovazione didattica e quindi alla valorizzazione di percorsi di apprendimento ad hoc e con la seconda ad essere “arbitro” e mentore affinchè la prima non diventi solo gadget e moda del momento. Ma non si può continuare a rinviare decisioni e scelte in merito nascondendoci dietro “ma la scuola non è pronta a…”. Ogni rinvio in tale contesto è, IMHO, un passo indietro nei confronti di una innovazione scolastica con pesanti ricadute (nei siamo testimoni ogni giorno) nel mondo del lavoro ed un segnale inequivocabile della paura a introdurre innovazione nel sistema paese.
    Eppoi, sulla questione ebook in particolare, chi dice che debbano essere tutte le scuole di ogni ordine e grado ad introdurli? Ciascun percorso didattico e formativo ha le sue peculiarità, delle specifiche finalità volte a formare una specifica cultura e modo di operare ove il ruolo delle tecnologie informatiche è fondamentale; serve quindi un forte investimento in formazione sulla nuova classe docente (su strumenti e metodologie) che deve poter affiancare con un ruolo di tutoring quella “vecchia”, refrattaria in molti casi a introdurre qualsivoglia innovazione didattica. Infine non possiamo aspettare che sia un Governo a decidere da quale anno scolastico si devono adottare i libri di testo digitali per poterli effettivamente adottare nelle scuole: queste tecnologie sono mature oggi, vanno sperimentate, utilizzate, criticate e adottate nei contesti in cui possono dare concreta innovazione. Altrimenti di questo passo nel 2016 saremo ancora qui a discutere tra libro cartaceo e libro digitale.

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