Istruzione

La Buona Scuola di Renzi dimentica didattica innovativa e digitale

Nonostante si fosse sbandierato la volontà di incentivare l’uso delle nuove tecnologie, nel testo della Riforma, a parte vaghi accenni più che altro di principio, non si parla affatto nello specifico di come inserire le nuove tecnologie nella scuola

Pubblicato il 01 Lug 2015

AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
La Buona Scuola di Renzi dimentica didattica innovativa e digitale

La Buona scuola di Renzi diventerà legge il 7 luglio, quando sarà definitivamente approvata alla Camera. Sul Disegno di Legge renziano in questi giorni molto si è detto e sono state portate avanti feroci proteste da parte degli insegnanti, contrari alle nuove regole, che riguarderanno soprattutto l’organizzazione scolastica e le immissioni in ruolo. Sarà una svolta perché verranno regolarizzati e assunti in pianta stabile migliaia di precari che da anni insegnano già ma rimanevano sempre legati a contratti a tempo determinato, anche se, al contrario degli insegnanti assunti in precedenza, non potranno avere una sede fissa ma solo contratti rinnovabili ogni tre anni.

Dal punto di vista dei contenuti della Riforma, però, a parte il nuovo metodo di reclutamento dei docenti e le ampliate facoltà del Dirigente scolastico nella scelta dello staff, c’è poco di nuovo, anche perché nel disegno di legge di didattica si parla pochissimo.

La riforma dovrebbe favorire l’eliminazione delle cosiddette classi pollaio, ovvero quelle classi con più di 25 alunni, in cui, obiettivamente, è difficile seguire i ragazzi perché, banalmente, sono troppi. Il problema è che la legge prevede che il Dirigente possa diminuire il numero degli alunni per classe, senza però, dice anche, aumentare il numero delle classi. Come questo sia possibile (dal punto di vista meramente logico e matematico) non è chiaro. Stesso problema per le materie che “possono” essere potenziate, fra cui ci sono informatica e altre discipline, come storia dell’arte il potenziamento di lingue straniere. Il Dirigente dovrebbe affidare delle ore in più di approfondimento ai docenti assunti nel nuovo organico, posto che ne riesca a trovare alcuni che abbiano le competenze adatte. Ma se questi saranno usati anche per coprire eventuali supplenze (e per giunta nella rete di scuole, che quindi è più grande del singolo istituto) non si capisce bene come si farà a garantire la continuità didattica, né di preciso con quali fondi eventuali ore eccedenti sarebbero finanziate, dato che i potenziamenti devono comunque essere a costo zero.

Nonostante si fosse sbandierato la volontà di incentivare l’uso delle nuove tecnologie, nel testo della Riforma, a parte vaghi accenni più che altro di principio, non si parla affatto nello specifico di come inserire le nuove tecnologie nella scuola. Sì, ai docenti viene dato un bonus onnicomprensivo di 500 euro all’anno che potrà anche servire all’acquisto di software o hardware, ma, oltre al fatto che non è chiaro esattamente quali saranno i vincoli per spendere il bonus e le modalità di rimborso, 500 euro nemmeno sono sufficienti all’acquisto di un tablet o di un pc di buona qualità. Non è poi assolutamente scontato che i nuovi insegnanti che saranno immessi in ruolo abbiano conoscenze di informatica o di utilizzo delle nuove tecnologie, o di didattica digitale. Non è quindi chiaro come le petizioni di principio contenute nella legge e le indicazioni potranno essere tramutate in realtà dalle singole scuole. A questo dovrebbe servire l’aumentata autonomia del Dirigente, ma non è facile capire da quali risorse economiche questa dovrebbe essere supportata. Inoltre il Preside dovrà comunque mettersi in “concorrenza” con gli altri colleghi, con il rischio che in realtà il suo staff non sia affatto composto, alla fine, dagli insegnanti che aveva scelto in origine, ma solo da quelli che gli rimangono e che accettano di venire nella sua scuola, che potrebbero a questo punto anche non essere per nulla adatti ai corsi di potenziamento che in origine voleva fare.

+, e un altro punto che bisognerà capire è quanto queste limiteranno o amplieranno le sfere di influenza del Dirigente, anche perché non è chiaro se verrà ritoccato l’orario di servizio in classe del personale docente. Inoltre andrà anche chiarito quali saranno gli orari del personale ATA, che deve garantire le aperture delle sedi e curare la parte amministrativa.

Per ora quindi valutare l’impatto reale che la “Buona scuola” avrà sull’istruzione in italia è arduo. Di certo la capacità di dare una svolta all’intero sistema scolastico e innovare l’istruzione italiana è parecchio dubbia.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti
Attilio A. Romita
Attilio A. Romita
11 anni fa

tanto per cambiare nella “Nuova scuola” si parla di “viti e bulloni”, nel nostro caso la fantomatica banda larga, ma non si dice che i docenti devono saper accendere un PC e devono saper insegnare come si fa una ricerca su Google.
Gattopardescamente “tutto cambia perchè nulla cambi” e l’Italia resterà medioevale.

Silverio Carugo
Silverio Carugo
11 anni fa

A riprova di quanto affermato dall’Autore circa la irrilevanza nella legge La Buona Scuola della didattica innovativa e digitale, segnalo il fatto che nel testo della stessa non viene mai citato il sostantivo ‘informatica’.

Sì: la didattica innovativa basata sul digitale può contare solamente sullo spontaneismo dei docenti volonterosi, come quelli che hanno creato e animano il sito http://www.LaBuonaScuola.ws .

People&Change

Tutti
AI IN AZIENDA
FORMAZIONE
CULTURA AZIENDALE
COMPETENZE
AI in azienda
Carriera
AI leadership
Leggi l'articolo Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
scenari
Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
Leggi l'articolo Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
scenari
Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
Leggi l'articolo People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
lavoro e SOCIETÀ
People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
Leggi l'articolo Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
imprese e formazione
Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
Leggi l'articolo Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
competenze e lavoro
Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
uso non approvato dell’AI
Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
Leggi l'articolo L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
risorse umane
L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
Leggi l'articolo Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
la guida
Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
Leggi l'articolo Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
leader aumentato
Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
Leggi l'articolo Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
scenari
Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
Leggi l'articolo AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
AI e organizzazioni
AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
Leggi l'articolo AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Oltre l'AI Fatigue
AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Leggi l'articolo Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
scenari
Shadow AI, vietarla non basta: il problema sono i processi aziendali
Leggi l'articolo Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
scenari
Longevità e lavoro: come riprogettare la propria carriera
Leggi l'articolo People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
lavoro e SOCIETÀ
People Pleaser sul lavoro: perché è difficile dire di no
Leggi l'articolo Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
imprese e formazione
Master MIA a Cremona, il modello ibrido per portare l’AI in azienda
Leggi l'articolo Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
competenze e lavoro
Skills contro job title: le competenze trasformano i team nell’era dell’AI
Leggi l'articolo Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
uso non approvato dell’AI
Shadow AI in azienda: rischi, controlli e strumenti di governance
Leggi l'articolo L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
risorse umane
L’AI accelera la conoscenza, non l’esperienza: il nuovo compito delle HR
Leggi l'articolo Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
la guida
Gestione del cambiamento nell’AI: strategie per un’adozione efficace
Leggi l'articolo Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
leader aumentato
Team ibridi, le regole per coordinare persone e agenti IA
Leggi l'articolo Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
scenari
Dimissioni e carriera: quando e come decidere di lasciare un lavoro
Leggi l'articolo AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
AI e organizzazioni
AI leadership, come cambiare la governance delle organizzazioni
Leggi l'articolo AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership
Oltre l'AI Fatigue
AI in azienda, l’adozione si blocca senza una nuova leadership

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x