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Direttore responsabile Alessandro Longo

I RAC-CORTI

La caccia al tesoro

di Luca Attias e Michele Melchionda, Corte dei conti

20 Nov 2015

20 novembre 2015

Il secondo dei quattro “Rac-corti”. Racconti dalla Corte dei conti. Racconti digitali sul digitale, seri e faceti, a cura di due noti autori- pardon burocrati, pardon esponenti di spicco- della Corte dei conti. Perché ci sono tanti modi per raccontare- e fare- innovazione. A volte, ci si può anche divertire

La caccia al tesoro è un noto gioco di società i cui partecipanti si organizzano in squadre, oppure singolarmente, nel tentativo di scovare il “tesoro”. Tramite indovinelli, si dà inizio alla ricerca di alcuni determinati oggetti, preventivamente nascosti, abilitanti al successo finale. Ebbene, chi di noi non ha mai preso parte, almeno una volta nella vita, ad una caccia al tesoro? Molto probabilmente nessuno. Addirittura, c’è chi, da bambino, è rimasto talmente affascinato da questo gioco che, col trascorrere degli anni, ne ha fatto un mestiere; una sorta di moderno pirata alla perenne ricerca del proprio, agognato tesoro.

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Secondo attendibili fonti internazionali (FMI, Banca Mondiale, OCSE), parrebbe che nei paradisi fiscali sarebbe nascosto un tesoro da 30 mila miliardi di dollari. Sottolineiamo che tale cifra è pari ad un terzo dell’intera economia globale, a due volte il PIL statunitense, o europeo, venti volte quello italiano. Queste informazioni sono riportate da Nunzia Penelope nel libro “Caccia al tesoro” (Ponte alle Grazie, 2014). Secondo l’autrice, “i paradisi restano tutt’ora un buco nero: dentro c’è di tutto, dai profitti esentasse delle multinazionali, tra cui moltissime italiane, ai capitali degli evasori, dal business del crimine alle tangenti della corruzione. E dietro questa massa di denaro si muove una nuova élite globale, più potente di qualunque governo: è il lato oscuro del capitalismo, che dispone di risorse finanziarie illimitate, sufficienti a impedire qualunque serio provvedimento legislativo che metta realmente fine al fenomeno”.

Non facciamoci illusioni, l’Italia non è esente da vizi, tutt’altro. Per dirla tutta, da noi il tesoro non è solo di carattere economico, ma assume forme differenti e più subdole del semplice denaro. Di volta in volta, in base alle diverse situazioni ed in base ai vari contesti, il tanto ambito tesoro può essere, infatti, un posto di lavoro, una posizione sociale di prestigio, privilegi dei più svariati, una pensione d’oro, una poltrona da “inamovibile”, una copertura assicurativa, il rimborso di spese mediche, gadget vari, un abbonamento al circolo sportivo, la scuola privata per i propri figli, se non, addirittura, uno stupido selfie con il personaggio famoso dei propri sogni. Insomma, impossibile fare un elenco esaustivo di ciò che ciascuno di noi intenda per tesoro.

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Cosa ci spinga a comportarci in questo modo avido ed individualista è difficile da dire; forse un istinto atavico, fatto sta che, nel nostro Paese, quando si affronta una tematica importante, una qualsiasi delle tante emergenze in corso, sembra iniziare la raffica degli indovinelli e ci si ritrova proiettati, nostro malgrado, nell’ennesima caccia al tesoro. Il cittadino diviene l’inconsapevole partecipante del gioco di qualcun altro. Come d’incanto, la ricerca del suo tesoro viene accantonata e si comincia a cercarne un altro. Difatti, chiunque sia nelle condizioni di poterlo fare, organizza la propria caccia al tesoro, incurante degli interessi altrui, e del più semplice buonsenso, dettando le sue regole sulla base del più spietato opportunismo, piuttosto che su solide fondamenta etiche, morali e civili.

In un ambiente governato da regole d’ingaggio sane e genuine, nonché da stabili principi etico morali, si sarebbe indotti a pensare che la classe politica agisca per il solo bene del proprio Paese. Secondo voi, in Italia è sempre così? Analogamente, si potrebbe supporre che i dirigenti pubblici lavorino congiuntamente per perseguire obiettivi comuni e condivisi al fine di offrire i migliori servizi ai cittadini. Anche in questo caso, siamo certi che in Italia sia sempre così?  Ovvero, che almeno qualche volta sia così?

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In tema di emergenza digitale, ad esempio, ci si aspetterebbe che, al di là delle solite dichiarazioni più o meno ostentate, tutti gli attori coinvolti (sfera politica, istituzioni, operatori del settore, aziende, stakeholder, ecc.) assumessero un atteggiamento solidale e responsabile. Incredibilmente, non sembra essere così. Provate a prender parte ad un convegno sul tema del gap digitale italiano; molto probabilmente notereste gli interventi di persone che ritengono di possedere, già da tempo, la soluzione giusta, ovvero la mappa del “giusto” tesoro. In un tale convegno, ognuno avrebbe la sua personale ricetta per sanare il disagio digitale che viviamo nel nostro Paese. Ognuno darebbe la sua interpretazione di quali sono le cause e, pertanto, dei rimedi da porre in atto, peccato che molti lo farebbero solo sulla base di presupposti sbagliati e poco leciti. Difatti, nel definire le equazioni caratterizzanti le loro risoluzioni, probabilmente, questi prenderebbero in considerazione variabili “impazzite”, quali: gli incarichi ricoperti, il numero di poltrone disponibili, il numero di amici da aiutare, i personaggi indesiderati e di cui liberarsi, gli interessi da favorire, le situazioni da proteggere, i benefit da raggiungere, le organizzazioni di appartenenza, le rendite di posizione. Anche in questo caso è impossibile stilare un elenco esaustivo, pertanto concludiamo con un generico: “e chi più ne ha, più ne metta”.

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In estrema sintesi, ognuno vuole raggiungere il proprio tesoro. A partire da questa asserzione, si generano di conseguenza le storture più evidenti, quelle che ricorrentemente ingessano il nostro Paese e bloccano l’iniziativa, relegando l’Italia, in tutte le statistiche dei maggiori Enti, nelle ultime posizioni dei ranking internazionali. Eh già, perché nel nostro Paese gli organismi preposti a prendere le decisioni, per evitare l’inevitabile, emanano ulteriori nuove leggi e generano soluzioni inapplicabili, farraginose, traboccanti cavilli burocratici. Tutto l’apparato diviene insostenibile, inattuabile dal punto di vista pratico, un vero insulto al buonsenso. Insomma, un deadlock, che va a ledere gli interessi dell’intera comunità e a bistrattare i principi stessi della nostra democrazia. In questi termini, il tesoro del cittadino si dissolve, divenendo una vera e propria chimera.

Gli interessi personali sono senz’altro una delle concause per le quali l’innovazione viene troppo spesso osteggiata, ci sono infatti soggetti che, forti della loro posizione di potere, si dimostrano riluttanti a qualsiasi capacità innovativa, o a qualsiasi intuizione venga dettata dal buonsenso, e, solitamente, non prestano alcuna attenzione ai sostenitori di tali idee. Nei casi più “oscuri” l’indifferenza, però, non si dimostra sufficiente e questi stessi soggetti passano alle contromisure. Una vera opposizione sistematica con mezzi strutturati: si sbeffeggia, ad esempio attraverso i più comuni social network, chi propone l’innovazione, oppure si mettono in ridicolo le sue idee.

L’Italia è ciò che vediamo tutti i giorni sotto i nostri occhi, la classe politica e la classe dirigente sembrano in parte inadeguate, in parte impegnate in una caccia al tesoro individuale. Ad onor del vero, anche quando guardiamo ad ognuno di noi, come semplici cittadini, non sembriamo avere un atteggiamento migliore; divisi in mille rivoli, sperperiamo parole ed energie alla ricerca di benefici immediati e miseri tesori, nella convinzione che il vero forziere sia quello più facile da agguantare e non quello che riguarda l’intera struttura sociale.

Seguendo questa logica, la politica si ritrova spesso assoggettata alla burocrazia e la struttura apicale di quest’ultima subordina sé stessa agli interessi forti, qualche volta illeciti, di oscure lobbies di potere. A copertura di tutto ciò vi è il rispetto rigoroso delle formalità, delle consuetudini, delle regole, delle norme e delle leggi; il “core business” di tutto l’apparato semplicemente scompare e perdiamo irrimediabilmente di vista l’obiettivo.

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A questo punto della dissertazione, se terminassimo così il discorso, avremmo anche noi preso parte al “Festival delle Cassandre” e verremmo probabilmente annoverati nella corporazione dei disfattisti, nonché di coloro i quali sono capaci solo ad elencare le cose che non funzionano, ovvero di coloro, in ultima analisi, che vedono sempre il bicchiere mezzo vuoto. Bisogna, altresì, sottolineare che il nostro Paese passa in maniera talmente repentina dalla visione “mezzo pieno” a quella “mezzo vuoto”, che abbiamo finito per non coglierne più neanche le differenze.

Allora abbiamo deciso di coniare una terza categoria: i “difensori del bicchiere”, indipendentemente dal fatto che possa essere mezzo pieno o vuoto.  Ci siamo resi conto che ce ne sono tanti in giro, nascosti nei meandri più inattesi: politica, burocrazia, associazioni, aziende italiane ed internazionali, gruppi di interesse (alla anglosassone per intenderci), onlus, giovani, startup, ecc. Un vero esercito, diffuso, seppur privo di una strategia condivisa e di una guida riconosciuta ed autorevole.

Come si potrebbe non condividere gli obiettivi in merito a temi quali: il diritto dei cittadini ad una PA efficiente, ad una giustizia più celere, ad un sistema salute più accessibile, alla privacy, alla sicurezza. In breve, come si fa a non collaborare, tutti, per il miglioramento complessivo del nostro ambiente sociale?

Siamo dell’opinione che bisogna solo risvegliare quella parte sognatrice presente in ognuno di noi, quella che la grigia, ripetitiva quotidianità tende a sopraffare, convincendoci che quei sogni sono troppo difficili da raggiungere, troppo faticosi per giustificare lo sforzo richiesto e troppo lontani dai nostri interessi immediati.

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Ovviamente, noi non possiamo fare proposte che travalichino in maniera ingiustificata il nostro ambito professionale, ma possiamo provare a proporre un modello che non preveda il rimanere in perenne attesa di un qualche “Godot”, ma che, anzi, utilizzi al massimo le potenzialità e le opportunità disponibili.

L’individualismo sfrenato e la frantumazione delle risorse attualmente disponibili rappresentano una zavorra che rallenta la nostra crescita in modo significativo. Agiamo diversamente, condividiamo tutte le esperienze, positive e negative, non solo in ambito professionale, tutte quelle che hanno fatto della collaborazione e della condivisione la loro formula vincente, rendiamole disponibili ad un contesto sempre più ampio. Misuriamole con le altre soluzioni già adottate e dimostriamo che, noi per primi, siamo in grado di riconoscere quelle che hanno oggettivamente caratteristiche migliori di altre, quand’anche ciò vada a sfavore delle nostre stesse proposte. In questo modo, vedremmo crescere esponenzialmente il numero delle soluzioni disponibili, che non saranno più le stesse, che non saranno più le nostre, ma saranno sicuramente migliori e più utili ai cittadini.

Non esiste un digitale per la PA e un digitale per i cittadini, esiste una crescita complessiva del Paese in ottica digitale, che ha le piene potenzialità per migliorare la vita di tutti noi e soprattutto quella delle generazioni future. Abbiamo davanti la possibilità di recuperare tanto tempo perso, ma dobbiamo smetterla, prima possibile, di continuare a sprecarne.

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Meno un paese è digitalizzato più aumenta la possibilità che la corruzione dilaghi.

Ciò è qualcosa di cui siamo profondamente convinti e lo dimostra l’ormai famoso “fattore di correlazione lineare” applicato al Digital Economy and Society Index (DESI, fonte: UE) e alla classifica dei Paesi meno corrotti (fonte: Transparency International). In questo caso, tale fattore assume un valore pari a 0,90. Ci preme sottolineare che, in termini statistici, si grida al miracolo quando vengono riscontrati “fattori di correlazione lineare” i cui valori si attestano intorno al 70%. Nel nostro caso tale indice risulta assumere un valore superiore al 90%; risultato decisamente impressionante! Tale elevatissimo valore dovrebbe farci intendere che viviamo una vera e propria emergenza digitale, seppur in modo inconsapevole.

Tutto quanto sopra esposto non sembra quindi essere solo il frutto di una mera intuizione, dettata da logica e buon senso, quanto, piuttosto, il risultato di una vera e propria ricerca, attestante che i due ranking (digitalizzazione e corruzione) siano, indicativamente, lo stesso identico ranking. Pur non potendo parlare di causalità, né di un rigoroso studio scientifico, ciò ci porta, senza tema di smentita, ad affermare che, se l’Italia riuscisse a recuperare posizioni in ambito DESI, sviluppando una corretta politica di digitalizzazione, molto certamente la corruzione subirebbe un significativo ridimensionamento, tanto nella dimensione, quanto nell’incisività.

Volendo sintetizzare, possiamo asserire che in buona sostanza più i Paesi possiedono sistemi digitali efficaci ed efficienti, meno subiscono il peso deleterio della corruzione, e viceversa.

I dati sopra esposti dovrebbero essere oggetto di attenta riflessione da parte dei decisori politici, in tale ambito bisognerebbe agire con la medesima perizia con la quale, in campo medico, si affronta una grave malattia, perché tale deve essere considerata la corruzione. Analizzare ed affrontare i sintomi non è sufficiente, bisogna, ancor più, combatterne le cause e queste sono decisamente difficili da ricercare, perché sono nascoste e subdole. In campo medico le cause possono essere individuate grazie ad un sistema immunitario adeguato e ad una ricerca mirata e puntuale, ma sono altresì necessari altri fattori concomitanti: grande determinazione, costanza e capacità di lavorare in team.  Ecco, forse questa potrebbe essere considerata una best practice da potersi utilizzare per rimuovere la corruzione alla stregua di un vero e proprio cancro.

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“Sembra sempre impossibile finché non viene fatto” (Nelson Mandela).

Non vogliamo in nessun modo minimizzare la vera portata del problema che stiamo trattando, ma non intendiamo neanche fare del qualunquismo, perché sarebbe riduttivo e non porterebbe a nulla di buono, se non ad alimentare inutili polemiche. Sopra si è diffusamente parlato di classe politica, nonché di classe dirigente, ma senza mai dimenticare che queste fasce sono composte, prima che da professionisti, da singoli individui. Cittadini come noi, come voi. Congiuntamente ed indissolubilmente, noi tutti componiamo il tessuto di questa Società. Se quest’ultima non fornisse risposte adeguate ai nostri bisogni, la responsabilità andrebbe condivisa in modo equo e ricercata prioritariamente nel nostro intimo. Ciò che intendiamo dire è che il principale problema del nostro Paese, non può essere identificato solo nell’incapacità e nell’incompetenza del top management, piuttosto nella totalità della Collettività, alla quale noi tutti apparteniamo; il problema primario dell’Italia è di tipo culturale ed andrebbe affrontato in maniera strutturale, unitaria e condivisa.

Riteniamo che ciascuno di noi, nel ristretto raggio d’azione offerto dal proprio ambito quotidiano, dovrebbe fare qualcosa di concreto per cercare di cambiare le cose, per il bene del nostro Paese. Pertanto, smettiamola una buona volta di lamentarci e di far polemiche, smettiamola con il malcostume diffuso e con tutti quei piccoli atteggiamenti, più o meno gravi, che affondano le radici in un humus culturale ormai obsoleto. Alcuni esempi? Parcheggiare l’autovettura in seconda fila, gettar cartacce in terra, non vidimare il biglietto sui mezzi pubblici, essere individualisti, evadere il fisco, ecc. Piuttosto, una volta e per sempre, pensiamo a noi stessi in termini di Comunità e modifichiamo conseguentemente il nostro modo di pensare e di agire. In breve, miglioriamo noi stessi ed il nostro retaggio culturale, andrà tutto a beneficio del nostro futuro e di quello dei nostri figli.

Ripetiamolo, noi vogliamo essere i “difensori del bicchiere”, quelli che intendono mantenerlo integro e pulito, ma non solo, molto di più, si perché noi siamo intimamente convinti che, con il contributo di tutti, si possa anche riuscire a vedere quello stesso bicchiere, né mezzo vuoto, né mezzo pieno, ma, addirittura, decisamente traboccante!

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  • Gaetano

    Per chi non avesse visto lo spettacolo di Luca Attias e dei suoi all’ultimo Forum PA consiglio il seguente link http://www.innovatv.it/video/3000418/marianna-madia/forum-pa-tra-etica-digitale-e-follia-fare-squadra-linnovazione#.Vk7UM25WXVY (lo spettacolo è suddiviso in diversi pezzetti). Questo bellissimo articolo è perfettamente in linea con quel fantastico evento.

  • Piero Goletti

    Come ho letto tempo fa nel blog “Attenta alle persone” del Forum PA:
    L’Italia non può più definirsi un Paese civile, piuttosto può essere vista e vissuta come una “bottiglia di acqua Lete”, ove singole “particelle di sodio” tentano disperatamente di far sentire la propria voce, ma infruttuosamente….. senza alcun risultato.

  • GV

    Le tavole sono veramente straordinarie, non so se gli editori di Agenda Digitale si rendono conto della miniera d’oro che hanno per le mani.

  • Emanuele

    Mentre il precedente era in stile Melchionda in questo articolo si vede la mano di Luca Attias, il tentativo di entrare nella testa delle persone e di fargli capire che dall’onestà riceverebbero dei grandi vantaggi. La caccia al tesoro con i messaggi classici di Attias è una grande trovata che speriamo consenta a questo piccolo capolavoro una ampia diffusione.

  • Rob
  • Anonimo

    “si può fare se… sfanculiamo luca attias e i suoi collaboratori”

  • Roberto T.

    Dante Alighieri, nel canto XXVI dell’Inferno (Divina Commedia) tratta degli orditori di frode, ossia condottieri e politici che non agirono con le armi e con il coraggio personale ma con l’acutezza spregiudicata dell’ingegno. In tale canto, nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio, Dante pone anche Ulisse.

    Sono due, difatti, gli aspetti che secondo Dante caratterizzano negativamente Ulisse. Il primo è la sua astuzia e a causa della quale Ulisse si trova nella bolgia dei fraudolenti. Il secondo è il coraggio messo al servizio della conoscenza. Qui, l’errore risiede nel percorrere tale strada senza la guida divina, il che comporta una gioia di breve durata. L’Ulisse di Dante pertanto non è l’eroe omerico del ritorno alla patria e alla famiglia.

    Dante, sebbene conoscesse Omero, non poteva aver letto l’Odissea, che era scritta in greco, ma era al corrente della storia di Ulisse da varie fonti latine e da vari romanzi medievali. In questa tradizione, e in autori come Cicerone, Seneca e Orazio, Ulisse era indicato quale esempio di uomo dominato dall’ardore della conoscenza. A partire da questi spunti e dalla narrazione di Ovidio, Dante inventa quasi completamente la storia dell’ultimo viaggio di Ulisse. Il suo racconto comincia dal momento in cui vince le arti seduttrici della maga Circe fino al folle volo passate le colonne d’Ercole.

    Lui e i suoi compagni erano già anziani quando arrivarono a quella “foce stretta” dove Ercole segnò il confine da non superare, lo stretto di Gibilterra appunto. Ulisse passò Siviglia a destra e Ceuta a sinistra arrivando davanti allo stretto, per convincere i suoi all’impresa mai arrischiata pronunciò la famosa “orazion picciola”:

    “O frati,” dissi, “che per cento milia

    perigli siete giunti a l’occidente,
    a questa tanto picciola vigilia

    d’i nostri sensi ch’è del rimanente
    non vogliate negar l’esperïenza,
    di retro al sol, del mondo sanza gente.

    Considerate la vostra semenza:
    fatti non foste a viver come bruti,
    ma per seguir virtute e canoscenza”.
    (versi: 112-120)

  • Cristiano Spadoni

    Secondo me se vi vedete su internet quello che hanno fatto i dipendenti della Corte dei conti all’ultimo Forum PA apprezzerete molto di più l’articolo.

  • Cristiano Spadoni

    Complimenti all’autore dei fumetti!

  • Giorgia Greco

    Un lavoro incredibile davvero, talmente particolare e ben orchestrato che, secondo la mia opinione, meriterebbe uno spazio ben più visibile.

  • Andrea B

    Stupefacente! Dove cavolo li troviamo altri dirigenti come questi in giro… date retta a me, non cercate neanche! Lavoro egregio, messaggio chiaro e pulito!

  • Anonimo

    C’è una i di troppo: è la “cacca” al tesoro e avete capito a chi mi riferisco.

  • Nadiuccia

    La lunga carcerazione di Nelson Mandela, ma soprattutto la costante lotta per l’abolizione dell’apartheid e per il riconoscimento dei diritti politici dei neri, gli hanno procurato rispetto e notorietà internazionali e ne hanno fatto il vero simbolo della lotta contro ogni forma di razzismo. Nelson Mandela ha anche ricevuto il premio Nobel per la pace con F. W. de Klerk nel 1993. L’utilizzo della sua immagine, e ciò che questa sottende, è un’assunzione di responsabilità forte da parte di questi dirigenti della pubblica amministrazione. A loro due (Attias e Melchionda) vanno tutta la mia stima ed il mio apprezzamento per il bel lavoro eseguito.

  • cinzio

    Anche se caratterialmente sono portato a considerare il bicchiere “mezzo vuoto” debbo confessare che questa volta sono in inversione di tendenza. La causa è ovviamente tutta la serie di appuntamenti, impegni, conferenze, interviste degli ultimi tempi grazie ad Attias & Soci e, non ultimo, in ultimo questo articolo.
    Come suggerito dal buon Leandro Gelasi, da oggi siamo tutti difensori del bicchiere.
    Cerchiamo quindi di cambiare il nostro atteggiamento verso la vita, cerchiamo di dare risposta positiva a questo vecchio dubbio amletico; accantonate da tempo lamentele e pessimismi, siamo ora influenzati dagli impegni che ci attendono, neutralizziamo le negatività e dirigiamoci verso uno stabile e fattivo equilibrio.
    E parlo di un ottimismo realistico, che nient’altro non è che la sintesi virtuosa della capacità di considerare i dati reali e oggettivi ma cercando in essi la positività senza negare gli aspetti negativi della situazione attuale. Dobbiamo cercare di raggiungere gli obiettivi anche partendo da una situazione non ancora perfetta.
    La situazione è questa… ma con impegno riusciremo a sistemare le cose al meglio, imparando a fare quello che ancora non sappiamo fare. E non è solo istinto di sopravvivenza.

  • Michele

    In Italia, i discorsi sempre più frequenti che si fanno dalla fine della “I Repubblica” sulla questione morale ripropongono il vecchio tema del rapporto fra morale e politica. Un tema vecchio, ma sempre nuovo, perché non vi è questione morale, in qualsiasi campo dello scibile umano, che abbia mai trovato una soluzione definitiva. In realtà, il problema del rapporto fra morale e politica non è diverso dalla questione che si può sollevare sul rapporto fra la morale e tutte le altre attività dell’uomo, per cui si potrebbe parlare di un’etica dei rapporti economici, o di etica del mercato, di un’etica sessuale, di un’etica medica, di un’etica sportiva e così via discorrendo. In tutte queste diverse sfere dell’attività umana, in definitiva, si tratta sempre dello stesso problema: la distinzione fra ciò che è moralmente lecito e ciò che è moralmente illecito. In estrema sintesi, il punto focale è, e rimarrà sempre, il singolo individuo: tutto si origina lì, nella sua mente, nella sua cultura.

  • Vincenzo

    Conosco Michele e Luca da tanti anni e sapevo che prima o poi ce l’avrebbero fatta.

  • Cesarone

    Impegno lodevole, risultati eccellenti. Davvero entusiasmante.

  • Ugo_F.

    Il divario nel rapporto fra etica e politica è più profondo di quanto l’esperienza storica abbia mai mostrato, almeno sin dal contrasto che contrappose Antigone a Creonte. Il cittadino sembra aver tacitamente accettato che la politica possa comportarsi in modo difforme dalla morale comune, che ciò che è illecito in una morale assoluta possa essere considerato e apprezzato come lecito in politica. Insomma, sembrerebbe che la politica ubbidisca a un suo codice di regole, che è differente ed incompatibile con il codice della condotta morale normalmente in uso ai cittadini. Comunque sia, faccio i miei complimenti al team della Corte dei Conti, complimenti meritatissimi.

  • PBJFK

    Geniale riprendere nelle slide alcuni dei cavalli di battaglia di Luca Attias con l’obiettivo di dargli una diffusione che sia la più ampia possibile.
    LA CIVILTA’ DI UN PAESE SI MISURA ANCHE DAL GRADO DI DIGITALIZZAZIONE RAGGIUNTO
    Speriamo che in Italia tra qualche anno la conoscano anche i sassi!

  • Utente

    In questo articolo ho letto tanti bei discorsi, ma mi pare che il qualunquismo sia sempre lo stesso. Ai voglia a dire che il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto, non fate altro che parlare male del governo, proprio voi che ne fate parte. Dovreste vergognarvi altro che.

  • Giada

    In un noto dramma di Jean Paul Sartre (Les mains sales), l’autore fa sostenere ad uno dei suoi personaggi la tesi che, chi svolge un’attività politica, non può fare a meno di sporcarsi le mani di fango o anche di sangue. La storia ce lo insegna.

  • Alessandra

    Commemorando Nelson Mandela, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha affermato che Madiba ha insegnato ai popoli e ai governanti l’arte di odiare l’odio. Verità magnifica, purtroppo poco conosciuta nel nostro Paese. Tra odio di classe e odio ad personam, da noi tutti sembrano ormai odiare tutti: i “forconi” i politici, i contribuenti onesti gli evasori, Grillo i giornalisti, la sinistra Berlusconi, Berlusconi i giudici. Mi fermo qui, ma l’elenco è assai lungo.
    Ma cos’è l’odio, e qual è il suo senso? Per Aristotele chi odia desidera semplicemente che l’oggetto del suo odio cessi di esistere. Per la tradizione giudaico-cristiana l’odio riflette una condizione di inimicizia tra gli uomini o tra l’uomo e Dio. Per Freud è una forza distruttiva che tende verso la privazione e la morte. Per il filosofo tedesco Max Scheler l’odio può essere anche fonte di gioia, provocata dall’esperienza dell’infelicità del suo oggetto. Sulla stessa scia fenomenologica si pone Jean Paul Sartre, secondo cui l’odio tende a realizzare una libertà senza limiti, ovvero un mondo in cui l’altro non esiste. Il cerchio così si chiude: l’odio è nuovamente definito sulla base del suo virtuale potere di annientamento, come aveva già fatto Aristotele nella “Retorica”.
    Cosa si può ricavare da questa breve rassegna di alcune posizioni filosofiche sull’odio? Si può ricavare che, se l’odio è intrinsecamente malvagio, è un sentimento che bisogna a sua volta odiare. E che, quindi, c’è solo un odio buono: l’odio per l’odio.
    Ieri c’è stato un grande leader africano, che con l’etica dell’odio per l’odio ha pacificato una nazione e fondato un nuovo Stato. Oggi c’è un grande Papa, che non si stanca di spiegarci con argomentazioni razionali la potenza terapeutica di quell’etica per i mali del nostro tempo. Sarebbe pedagogicamente sublime se, nella lotta politica e sociale italiana, qualche capopopolo domestico provasse a praticarla e a imporla.

  • Nestore

    Il vero problema della Pubblica Amministrazione è che i suoi dipendenti sono tutti stupidi e strasicuri di ogni cosa, gli intelligenti non sono dipendenti pubblici e sono pure pieni di dubbi…

  • Giovanna-D.

    Quando Machiavelli attribuisce a Cosimo de’ Medici il detto che “gli Stati non si governano coi pater noster in mano”, mostra di ritenere, e sembra darlo per scontato, che l’uomo politico non possa svolgere la propria azione seguendo i precetti della morale dominante, che in una società cristiana coincide con la morale evangelica. La politica è amorale per sua natura intrinseca.

    P.S.: Questo articolo è una gran bella lettura, molto ben orchestrato, chiaro e propositivo.

  • Marco P

    Condivido pienamente le riflessioni di Attias e Melchionda: dobbiamo tutti crescere come individui e cominciare seriamente a pensare che abbiamo potenzialità infinite e inesplorate. Invece di lamentarci e far polemiche, rimbocchiamoci piuttosto le maniche e rendiamoci responsabili di tutto ciò che accade intorno a noi, perché ciò che accade all’esterno si origina, prima che altrove, nelle nostre coscienze, sempre. Bravissimi davvero.

  • Tito

    Sono dell’opinione che i dirigenti pubblici ed i politici onesti, capaci e competenti sono la porzione preponderante, rispetto a quella dedita al malcostume, al malaffare e alla corruzione, ne sono certo. Piuttosto, bisognerebbe trovare il modo di valorizzare chi ha voglia di fare e di impegnarsi, chi insomma ha avuto la forza ed il coraggio di scegliere consapevolmente il bene del proprio paese. Meritocrazia, vera e concreta. In questo, per altro, la digitalizzazione dell’Italia sarebbe un ausilio di primaria importanza, sarebbe cioè un fattore abilitante inalienabile.

  • Darth Vader

    L’Isis minaccia: «Prenderemo Roma!»
    Il Senato della Repubblica risponde: «Roma non si tocca, semmai pijateve la Lazio!»

  • Sandra

    “La crisi è stata generata da decenni di gestione scellerata, dal non aver creduto nello sviluppo ma solo nella possibilità di arricchirsi, dall’aver considerato ogni regola una zavorra per la crescita” (Roberto Saviano).

  • G. Alfonsi

    Io un filtro anti-spam lo avrei messo.
    Comunque complimenti agli autori!

  • C. Arecco

    I miei personali complimenti ad Alessandra il suo “Nelson Mandela e l’etica dell’odiare l’odio” è bellissimo.

  • Antonio

    Un articolo del genere era molto rischioso, si poteva facilmente cadere nella falsa retorica e nel disfattismo. Il risultato invece è sorprendente: la parte grafica è di un livello mai visto prima da nessuna parte, mentre lo scritto è realistico e comunque propositivo. Secondo me Attias,Melchionda e Agenda digitale dovrebbero cercare di riproporre questi articoli anche su testate più importanti (io pensavo al venerdì di Repubblica).

  • Max

    Mi trovo in perfetta sintonia con Antonio. La scelta di Mandela è la migliore che potesse essere fatta.

  • Adele

    Questo paese non ha nessuna speranza, neanche se persone integre ed oneste, come Attias e Melchioda, raggiungessero posizioni politiche di rilievo e ci governassero. Questo perché, secondo me, oltre un certo “livello” devi sottostare alle regole dei più forti e potenti. In altri termini, devi essere disposto a cercare il tesoro di qualcun altro, non certo quello della collettività. Ripeto, non c’è speranza: questo è un paese fottuto!

  • PullOver

    In questa giornata con un tempo da schifo questo articolo è un piccolo raggio di luce.

  • Judy Moretti

    The lunatic is on the grass
    The lunatic is on the grass
    Remembering games and daysy chains and laughs
    Got to keep the loonies on the path

    The lunatic is in the hall
    The lunatics are in my hall
    The paper holds their folded faces to the floor
    And every day the paper boy brings more

    And if the dam breaks open many years too soon
    And if there is no room upon the hill
    And if your head explodes with dark forbodings too
    I’ll see you on the dark side of the moon

    The lunatic is in my head
    The lunatic is in my head
    You raise the blade,you make the change
    You re-arrange me’till i’m sane
    You lock the door
    And throw away the key
    There’s someone in my head but it’s not me

    And if the cloud bursts, thunder in your ear
    You shout and no one seems to hear
    And if the band yuor’e in starts playing different tunes
    I’ll see you on the dark side of the moon

  • Nando

    Che i dirigenti pubblici giochino con i pupazzetti, mi sembra un pochino riduttivo. Da chi gestisce la cosa pubblica mi aspetterei un atteggiamento più professionale e corretto. Sperperare il denaro pubblico per degli studi grafici inerenti gli orsetti della Candy Crash Soda mi appare una vera contraddizione in termini…

  • Giggetto

    Concentratevi sulle immagini, sono piccoli capolavori di creatività.

  • Alex

    E’ vero, sono d’accordo con “Giggetto” le immagini sono piccoli capolavori di creatività e riescono a dare un effetto di tridimensionalità al discorso. Per altro l’uso sagace che sanno farne Attias e Melchionda è un per noi tutti un valore aggiunto davvero irrinunciabile. Ci sarebbe da augurarsi che questi loro articoli diventino veri e propri appuntamenti fissi durante tutto il corso dell’anno, non soltanto quattro racconti.

  • Star Wars

    Luke Attias Skywalker, che la forza sia con te!

  • emmagiulia

    Perdonatemi il titolo della canzone dei Duran Duran, povero bistrattato gruppo dei miei vecchi anni ’80. In effetti, c’è un mondo semplice (o mediocre?) ma questo non appartiene ai semplici (o mediocri?), che raramente riconoscono dentro di loro Darth Vader. Attendo il prossimo rac-corto. A proposito, non mi aspettavo un attacco così chiaro alla politica attuale, rappresentata come uno Smeagol pronta ad arraffare il suo tesoro…

  • Per i valori tradizionali

    Non amavo Mandela, provo indifferenza per Melchionda e odio per Attias.

  • Gennaro

    Nel dispiacermi per la pessima vita che fa “per i valori tradizionali” vorrei evidenziare quanto nel nostro Paese si parla poco e si agisce ancora meno sull’etica. Trovo meritoria l’attività dei ragazzi della Corte dei conti perchè sono tra i pochi che alle parole da diversi anni fanno seguire i fatti.

  • Fausto

    Dedicato al sedicente “valori tradizionali”, autore del pessimo post che va assolutamente censurato. Non abbiamo bisogno di gente come te in questo spazio, anzi !
    Passi pure il termine “indifferenza”, ma “odio” è da censurare.
    Il verbo “amare” risulta poi totalmente sconosciuto e non circoscritto a Nelson Mandela, uno degli uomini più coraggiosi dell’umanità, esempio di vita per molti.
    Mandela è stato il padre della patria post-apartheid, il forgiatore della Nazione arcobaleno, traghettata oltre i decenni bui della segregazione razziale.
    Un idealista che non ha mai dimenticato la sua lotta che è riuscito a evitare che la rivoluzione impressa al Sudafrica sfociasse in un bagno di sangue tra bianchi e neri, anche grazie al sapiente uso dei simboli, come il rugby, e a una vitalità che pareva inesauribile che ne ha fatto un idolo pop-rock per generazioni di leader e di cantanti. Un simbolo delle svolte positive del mondo, un’icona senza tempo e senza fine.
    E tu, che esempio sei per i tuoi figli ?

  • Chewbecca

    Alla faccia del lato oscuro dell’Italia, Luca Attias & Michele Melchionda si dimostrano impavidi ed intraprendenti, esattamente ciò di cui abbiamo bisogno! Forza ragazzi, non mollate e che la FORZA vi accompagni sempre!

  • Veronica

    Le bellissime immagini rischiano di far passare in secondo piano il testo che invece è altrettanto innovativo, spero che i frequentatori di queste pagine non si limitino ad una lettura supeficiale.

  • Ada

    I contenuti sono tanti e di spessore, consiglio la rilettura dell’articolo dopo averne terminato la prima. Sia le immagini, che il testo rappresentano un concentrato di argomenti fin troppo significativi e di cui, noi tutti, dovremmo far tesoro! Un lavoro strepitoso!

  • Valentina L

    Quella di Nelson Mandela è stata una vita di lotta politica e di sacrificio, un esempio per milioni di persone nel mondo. La sua dolcezza anche nei momenti duri, il suo coraggio, la sua integrità e il suo impegno a ricucire le ferite e a preferire il perdono alla vendetta e all’odio sono stati memorabili.

  • Marco P

    Sono fondamentalmente d’accordo con gli autori: il vero tesoro è il nostro patrimonio etico. Pertanto, cerchiamo quello e non sprechiamo altro tempo. Agiamo ora!

  • Adriano Masi

    In una celebre pagina Benedetto Croce svolge il tema dell’onestà politica, cominciando il discorso con le seguenti parole, che non hanno bisogno di ulteriore commento: “Un’altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa dell’onestà nella vita politica”. Dopo aver detto che si tratta dell’ideale che canta nell’animo di tutti gli imbecilli spiega che “l’onestà politica non è altro che la capacità politica” (B. Croce, 1945, p. 105).

  • Enry

    Ottime riflessioni, ma in CDC come e cosa viene messo in atto su questo complesso scenario dove per esempio ognuno pensa solo alla propria etichetta di vino…magari traboccante in un futuro.

  • Andrew Collins

    Gli italiani sono un popolo di codardi, pavidi, pigri e superficiali. Non li convincerete mai che il bicchiere è traboccante; continueranno comunque e sempre a vederlo mezzo vuoto. Il problema principale del vostro paese è di tipo culturale, su questo non c’è dubbio, purtroppo, in my opinion, questa emergenza rimarrà irrisolta, indipendentemente dalle azioni che saprete mettere in campo.

  • Debora

    Quello che ha me ha sempre stupito della squadra della Corte dei conti è l’organizzazione. Hanno una produzione impressionante su diversi fronti, il più alto numero di progetti e nonostante tutto riescono anche a scrivere articoli e fare spettacoli teatrali di altissima qualità.E’ proprio vero che se si vuole si può fare.

  • Anonimo

    Mi è piaciuto veramente un sacco. L’idea degli indovinelli è proprio sfiziosa.

  • Davide

    Il problema dell’etica nella gestione della cosa pubblica è, nel nostro Paese, socialmente rilevante: ormai da tempo le istituzioni internazionali mostrano un sistema pubblico ed imprenditoriale imbrigliato nelle maglie dell’illegalità e delle inefficienze. I costi economici della corruzione sono così ingenti da determinare una grave perdita di competitività del Paese e pericolose conseguenze sul bilancio dello Stato.
    Ancor più grave appare, purtuttavia, il costo sociale di tale fenomeno: la corruzione è così dilagante da minare le fondamenta stesse del nostro sistema democratico. La disaffezione dei cittadini alle istituzioni e la lontananza dalla Stato possono portare – ancor più in un periodo di crisi e rimodulazione delle identità e appartenenze come l’attuale contingenza storica – a un grave scollamento del tessuto politico-sociale del Paese.
    Si avverte pertanto l’urgenza di un’analisi conoscitiva delle criticità e degli elementi che contribuiscono a determinare tale manifestazione patologica delle attività delle pubbliche amministrazioni, per comprenderne le cause e tentare di porre rimedi.
    L’etica pubblica riguarda il bene della collettività e del gruppo, il cosiddetto bene comune (è su tale elemento “oggettivo” che l’etica pubblica si differenzia dall’etica privata, per sua natura particolaristica e individualistica) ed è anzitutto interesse (ed anche responsabilità) dei cittadini – intesi come collettività.
    Il familismo amorale ha da tempo spiegato come gli italiani siano più “parenti” che “cittadini” e in tale dimensione sociologica si può tentare di individuare l’origine di questo diffuso malcostume e rintracciare nella scarsa coscienza civica che ci connota l’origine degli atteggiamenti illeciti messi in atto contro lo Stato.
    Si accenna soltanto a questa evidenza, per osservare come la promozione di una condanna sociale della corruzione sia il primo strumento da mettere in campo nella lotta alla maladministration[1] ed arrivare a un cambiamento culturale generale in tema di rispetto delle Istituzioni.
    Se sul fronte esterno alle istituzioni è pertanto necessario intervenire sull’educazione civica del demos, è indubbio che sul fronte interno il cambiamento culturale debba interessare in primo luogo il capitale professionale alle dipendenze delleamministrazioni.

  • Antonio Paolozzi

    Parafrasando Kant: la politica senza etica è cieca e l’etica senza politica è vuota. Nell’agire quotidiano si deve poter operare guidati dall’orizzonte utopico, che in realtà è l’orizzonte ideale, ma sempre tenendo conto delle condizioni reali, cioè storiche, per evitare che l’ideale rimanga una pura speranza e la politica rimanga priva di una guida morale forte e sicura. Niccolò Machiavelli è il simbolo storico dell’unificazione del politico con l’etico, è il filosofo che con grande chiarezza teorizzò l’autonomia della politica come strumento insostituibile per l’attuazione dell’ideale etico. Per troppi anni il suo pensiero fu poco compreso e ingiustamente avversato. La sua attualità è, per così dire, perenne.

  • Anonimo

    Non capisco questa modalità comunicativa, mi appare evidentemente confusa e quindi poco chiara e non se ne comprende neanche il fine. Si vuole scrivere un articolo, o fare dei fumetti? Se l’obiettivo voleva essere il trasmettere un messaggio, almeno per quel che concerne me, mi spiace, ma non è stato centrato, siamo anzi lontani.

  • Paolo “nero”

    Questo articolo è un vero spettacolo, secondo me denota una gran creatività ed un livello culturale oltre la media! Per di più, organizzare una caccia al tesoro con delle immagini non credo fosse una cosa per niente facile in termini tecnici, bisogna ammetterlo, soprattutto alla luce del fatto che il risultato finale è altamente piacevole e credibile!

  • G. G.

    Come affermato dal Presidente Renzi, dal digital champion Riccardo Luna, dal Ministro Madia e da altre decine e decine di persone a Venaria reale, in Italia va tutto bene, soprattutto per quel che riguarda il digitale ma anche da altri punti di vista.

  • Sonia

    Molto lungo, ma molto efficace. Se sono riuscita a leggerlo tutto d’un fiato è perché mi ha incuriosita parecchio. L’idea di seguire una duplice narrazione (una perfetta simbiosi tra testo e immagini) è decisamente intelligente. My best compliments agli autori.

  • Anonimo

    una vera porcata!

  • Mauro

    Il numero crescente di commenti volgari e di insulti mi da la netta percezione che Luca Attias e Michele Melchionda stiano facendo proprio un bel lavoro e che piano piano, questo lavoro stia culturalmente penetrando dentro le Amministrazioni. E’ inevitabile che di ciò qualcuno si preoccupi.

  • Anonimo

    La prima volta che mi sono spogliato nudo davanti a una donna lei mi ha detto: “Cos’è una caccia al tesoro?”.
    Dario Vergassola

  • Sasa

    Comunico che l’articolo è stato appena pubblicato anche sul sito FPA all’indirizzo http://www.forumpa.it/pa-digitale/la-caccia-al-tesoro

  • G Bisoli

    La scelta, fatta da Attias un pò di tempo fa, di scegliere Mandela coma icona del possibile cambiamento è perfettamente azzeccata. Mandela ha fatto qualcosa di incredibile in un Paese che era incredibilmente diverso dagli altri e lo ha fatto cambiando la cultura dei cittadini. Questa è anche l’unica possibilità che ha l’Italia.

  • Anonimo

    Il Mandela italiano potrebbe essere Matteo Salvini e non certo il signor attias.

  • G. Ruffini

    A me il link del Forum PA non si apremi potete dare qualche consiglio.

  • Marcello

    A me funziona tutto, prova a cambiare browser.

  • Miriam F.

    Un aspetto spesso trascurato di Mandela è stata una sua geniale intuizione: ricostruire il suo Paese dai valori dello sport. Al nostro Paese servirebbe qualche geniale intuizione come quella del leader sudafricano per cercare di uscire dalla palude.

  • AngeloC

    Questo secondo racconto è stato davvero ben realizzato e non poteva essere diversamente. Basta critiche, complimenti ragazzi per l’articolo ricco di suggerimenti preziosi non soltanto per il Governo ma per noi tutti. Siete due risorse molto preziose per il Paese intero. La conoscenza della materia e soprattutto le linee tracciate dovrebbero costituire per il Governo un strada da seguire ma competenze e professionalità non è detto che siano le chiavi per essere riconosciuti in questo paese come soggetti di valore, come risorse preziose. Magari valutassero i dirigenti per i risultati raggiunti. In bocca al lupo a noi tutti ne abbiamo bisogno.

  • Fhendrixf

    L’ottimismo dell’azione di Attias e il suo gruppo dovrebbe trasformarsi in un virus da trasmettere immediatamente alla Corte dei conti e da qui a tutta la P.A..

  • UnFornitore

    Dicono che l’ottimismo è un’arte di vivere che fa bene sia alla mente sia al corpo. Essere ottimista è un vantaggio anche quando ci si trova in situazioni difficili che vengono gestite in diversi modi per risolverle; e questo contrariamente a ciò che spesso si pensa, ossia che gli ottimisti fuggano la realtà.
    Anche la famiglia e la società giocano un ruolo essenziale nello sviluppo dell’ottimismo. Ma nel nostro caso Attias e il suo gruppo si fanno promotori di un approccio costruttivo che permette di capire che le difficoltà possono essere passeggere e che con l’impegno si può migliorare nel gestirle. Anche i media esercitano un’influenza importante: risulta fondamentale innanzitutto informare e stimolare all’autonomia e alla resilienza.
    Dunque non ottimismo a tutti i costi. La parola d’ordine è: flessibilità.

  • Paolo

    Devo ammettere che la scelta è molto coinvolgente, mi riferisco in particolar modo all’aver accostato ad una tematica di grande rilevanza per il futuro del nostro Paese un messaggio trasmesso mediante immagini/fumetti sagacemente realizzate. In effetti la prima cosa che ho fatto è stata quella di sfogliare le immagini ma dopo la terza ho deciso di alternare le immagini alla lettura dell’articolo. A dire il vero condivido pienamente : “…Ciò che intendiamo dire è che il principale problema del nostro Paese, non può essere identificato solo nell’incapacità e nell’incompetenza del top management, piuttosto nella totalità della Collettività, alla quale noi tutti apparteniamo; il problema primario dell’Italia è di tipo culturale ed andrebbe affrontato in maniera strutturale, unitaria e condivisa.” Bravi partiamo da noi stessi per cambiare il futuro di questa Italia.

  • Gianluca K

    Per coloro a cui è piaciuto questo articolo consiglio la visione del monologo di Attias all’ultimi Forum PA http://www.innovatv.it/video/3000439/luca-attias/forum-pa-tra-etica-digitale-e-follia-fare-squadra-linnovazione

  • Maria Rossi

    Sono diversi anni che seguo Luca Attias, più in generale tutto il suo Team di lavoro; molto sinceramente, devo ammettere che la semplicità con la quale riescono a mettere in campo azioni concrete, innovative e brillanti, è stupefacente. A dir poco, stupefacente. In un Paese come il nostro: asfittico, burocratico, superficiale, bello ma inutile, sapere che esistono personaggi che ancora credono nella Cosa comune e lavorano al meglio delle loro possibilità per il bene di tutta la Comunità alla quale appartengono, è commovente, è una certezza sulla quale poter contare. La mia non vuole essere una mera retorica, per anni ho scritto le mie opinioni sui blog ispirati da Luca Attias e chi mi conosce, digitalmente parlando, sa che questa è la mia reale opinione. In Italia è difficile passare all’azione, per tanti motivi diversi e concomitanti, ma, “stranamente”, alcuni riescono a farlo grazie alle loro capacità personali e professionali: semplicità, umiltà, passione, costanza, dedizione e preparazione. Luca Attias e la sua Squadra sono tra questi ed il successo che riscuotono tutte le loro iniziative è sintomatico del fatto che, noi tutti, quotidianamente, dovremmo semplicemente smetterla di “guardarci l’ombelico” e far qualcosa per imitarli. Semplicemente grazie, semplicemente bravi!

  • Danilo

    Avete rotto le palle, ovunque vado sento parlare di Luca Attias e della Corte dei conti. Al Forum PA, in tutte le riviste specializzate, in tutti i seminari e convegni, in tutti i blog sulla PA, ma è possibile che esistano solo loro?

  • Riparte il futuro

    http://www.riparteilfuturo.it/
    Riparte il futuro, promossa da Libera e Gruppo Abele, è la più grande campagna digitale contro la corruzione mai organizzata in Italia. L’obiettivo della nostra battaglia, apartitica e trasversale, è combattere con mezzi nuovi uno dei più gravi problemi che affligge l’Italia e penalizza la vita quotidiana di tutti gli italiani.
    Trovate all’interno anche una splendida intervista a Luca Attias.

  • Ciro Poletti

    Mentre Attias e i suoi cercano di riempire il bicchiere ci sono migliaia di delinquenti e inetti che continuano a svuotarlo. Dobbiamo aiuatare tutti i ragazzi della Corte dei conti anche diffondendo i loro lavori.

  • Un fan

    Non perdetevi l’ultimo eccezionale video di Luca Attias e Michele Melchionda con quasi 700 milioni di visualizzazioni https://www.youtube.com/watch?v=astISOttCQ0

  • Gab Massironi

    Molto interessante la correlazione tra il DESI e Transparency International mi stupisco che nessun quotidiano ne abbia mai parlato.

  • Alessandra
  • Valdo

    Oggi i ragazzi della Corte dei conti sono al Digital Governament Summit, non vi perdete questo evento http://www.theinnovationgroup.it/eventi/digital-government-summit-2015/?lang=it

  • Giuseppe D.

    Spero che le partecipazioni di Luca e Michele consentano una più ampia diffusione di questi loro lavori.

  • Andreina

    Quest’articolo è una gran figata e, se è riuscito a tenere la mia attenzione appesa ad un filo fino alla fine, vuole dire che ha assolto egregiamente al suo compito ed il messaggio, che gli autori volevano diffondere, è passato. Lunghetto direi, ma decisamente gradevole.

  • Alessabdra L.

    Spero che qualche giornalista di Agenda Digitale o del Corriere delle Comunicazioni fosse oggi presente al Digital Governament summit, perchè Attias è stato grandioso.
    Spero ne parlino.

  • Debora

    Articolo da mettere in cloud per tutte le testate!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  • Sonia Ricciuti

    Quando in Italia si leggerà queato articolo considerando normali le cose che ci sono scritte dentro allora vorrà dire che siamo veramente usciti dal tunnel. Complimenti sinceri ad Attias (che oggi ho visto in forma smagliante al digital summit) e a Melchionda.

  • Paolo

    Non sono mai banali e hanno il coraggio di fare e soprattutto dire cose che nessun altro farebbe e direbbe. Il rammarico è che dopo tutti questi exploit restino ancora di nicchia mentre potrebbero veramente aiutare il Paese soprattutto influenzando le masse.

  • Anonimo

    Come più volte evidenziato dai ragazzi della Corte dei conti, il problema dell’Italia è soprattutto e principalmente di tipo culturale. Il processo di modificazione del nostro retaggio, oggi, può solo essere avviato, per poterlo considerare concluso saranno necessari dei decenni, forse dei secoli, ma non per questo possiamo esimerci dal cominciarlo. Ritengo che non possiamo venir meno ai nostri doveri etici e morali, lo dobbiamo a noi stessi e ai nostri figli. Coraggio ragazzi: insieme SI PUO’ FARE!

  • Anonimo

    Luca Attias e la sua squadra hanno una levatura culturale estremamente elevata, forse troppo, per un paese sciamannato e meschino come il nostro!

  • Livia Leonardo

    Fin troppe cose dovrebbero essere cambiate nel nostro disastrato paese, in primis il nostro arcaico retaggio culturale. Personalmente non vedo altra via percorribile, ad oggi, in Italia: alcune “cose” vanno irrimediabilmente smantellate a colpi di dinamite, perché ricostruire è più semplice che ristrutturare. Ficchiamocelo nella TESTA una buona volta e buona giornata a tutti.

  • Armando Bruni

    L’etica pubblica discute questioni di valore in un’epoca di secolarizzazione. Sue premesse ineliminabili sono pluralismo e individualismo. Il pluralismo viene inteso sia come un fatto che caratterizza la vita delle società democratiche, sia come un valore da tutelare e difendere. L’individualismo non va confuso con l’egoismo, e va interpretato come “individualismo normativo”, e cioè come possibilità di ordinare da un punto di vista morale scelte tra alternative, significative per la società. La possibilità stessa di un’etica pubblica razionale dipende dal fatto che i filosofi hanno, negli ultimi decenni, messo in crisi il dogma positivista di una separazione forte tra fatti e valori, prescrizioni e descrizioni, norme e versioni del mondo. Una conseguenza generale della fine di questo dogma è costituita dal tramonto della congiunzione tra secolarizzazione e trascendenza, scetticismo razionale e dogmatismo religioso, congiunzione che aveva una sua necessità se collegata all’impossibilità di discutere razionalmente questioni di valore.

  • Antonia-M

    Il degrado culturale del nostro paese può essere combattuto solo partendo dalla scuola, la quale, negli ultimi vent’anni, è degradata enormemente; nelle strutture e nell’organizzazione. Il corpo insegnante vive un profondo disagio e, in assenza di un programma di aggiornamento professionale, che sia serio, condiviso ed unitario, la qualità dell’insegnamento rimarrà per sempre ad un livello puramente nozionistico. Con il veloce evolversi della società, questo non possiamo proprio permettercelo!

  • Anonimo

    Io del tuo post non ho capito nulla!

  • Armandino

    Altro che RAC-CORTI, questi sono RAC-LUNGHI… Scherzi a parte, mi sembra un lavoro egregio, che esprime da parte degli autori un netto schieramento a favore del serio impegno etico, civile e sociale. Un tentativo profondamente apprezzabile e condivisibile.

  • Amerigo Tirillo

    Oggi se non sbaglio dovrebbe uscire il vaso di terracotta. Vero?

  • GM

    Io l’ho cercato ma non l’ho trovato, la redazione può dirci qualcosa?

  • Anonimo

    Il fatto che il vaso di terracotta non sia ancora stato pubblicato è descrittivo della serietà dei suoi autori…

  • Adele Fanti

    Il gruppo di lavoro della Corte dei conti mi sembra stia effettuando un lavoro eccellente, e, tra l’altro, colgo l’occasione per complimentarmi con tutti loro, ma, fermo restando ciò, non credo proprio che il core business delle loro attività sia pubblicare articoli e non penso riescano a farlo in tempi tanto brevi… ma forse sbaglio e verrò smentita dai fatti!

  • Fabio&Massimo

    Progetto creativo e decisamente incisivo!

  • Andrea Camilleri

    Nel commissariato di Vigata non c’è proprio niente da fare. Catarella s’impegna senza speranza nella soluzione di cruciverba e rebus e Montalbano leggicchia un romanzo di Simenon quando è inopinatamente costretto a recitare la parte alla Bruce Willis in un film americano. In un vecchio palazzo abitato da due anziani bigotti, i fratelli Gregorio e Caterina Palmisano, le cui manie religiose sono ormai arrivate al culmine della pazzia. Il vecchio allucinato si è messo a sparare dalla finestra e Montalbano, a sfida del suo sentirsi ormai vecchio, arrampicandosi pericolosamente su per una scala dei pompieri riesce a rendere inoffensivo il vecchio pazzo.

    Nel palazzo fatiscente, in una foresta di crocefissi di ogni fattura illuminata da innumerevoli lumini, Montalbano crede di aver scoperto una giovane uccisa ma si accorge che si tratta di una consunta bambola gonfiabile ormai malridotta dal prolungato uso, senza un occhio e con un buco riparato alla meglio.

    Ricoverati i due fratelli, l’inerzia sembra tornata nel commissariato di Vigata quando giunge la notizia di un cadavere ritrovato in un cassonetto. Non è il corpo di una vittima ma di un’altra bambola identica a quella rinvenuta nel palazzo dei fratelli Palmisano. In quegli stessi giorni il commissario riceve una strana lettera anonima dove lo si sfida con indovinelli in versi ad una caccia al tesoro che per curiosità e perché non aveva altro da fare accetta. Dopo due o tre indizi gli nasce il sospetto che il gioco nasconda qualcosa di pericoloso e di folle. Purtroppo il suo fiuto da “sbirro” non lo inganna.

  • Anonimo

    Speriamo che questo sia l’ultimo, non se ne può più!

  • Alessio Manca (meno anonimo che mai)

    Speriamo invece in una produzione costante e continuativa durante tutto il corso dell’anno!

  • un lettore

    Chi non ha compreso la portata del messaggio, né la bellezza di come è stato proposto, è un misero!

  • Ennio

    Questi rac-corti sono uno spasso garantito!

  • R. Marini

    Finalmente qualcuno della Pubblica Amministrazione che parla di etica e che ne parla nel modo giusto. A nessun Ministro italiano ho mai sentito dire certe cosa.

  • Antonietta

    Gli italiani sono pecore belanti al pascolo, mentre il ronzino di Firenze cosa fa in merito al digitale? Nulla. Almeno Berlusconi faceva sorridere con le sue barzellette. Spero che chi si approfitta dei pensionati e chi è corrotto cada dal letto e si sfasci le corna! Ma l’articolo è forte mi piace

  • Rudolph Morris

    Excellent writing in giving importance to ethics. It’s not merely about getting the top rank matters in digital marketing. Other factors that should be given importance include creativity and collaboration which responsive public management has a lot to do with. This is worth sharing.

  • Giacomo

    Un lavoro davvero grandioso!

  • Amelia

    Questi dirigenti sono integerrimi figli della repubblica italiana

  • PAOLO

    Ma quando è prevista l’uscita del prossimo articolo?

  • claudiof

    Sono totalmente d’accordo con quanto riportato nel rac-corti e da tempo, senza conoscerlo, ne condivido l’analisi e lo spirito.
    Perfetta l’analisi sulla necessità di una nuova coscienza sociale e comportamentale, è roba che sento mia.
    Va bene l’esempio delle carte gettate a terra e delle macchine in doppia fila però dovremmo anche affondare un po’ di più sui temi comportamentali, di ognuno di noi ma anche di chi governa la politica. Si parla tanto di contenimento della spesa pubblica, di abbattimento degli sprechi, di spending review e si delineano soluzioni che sono solo paliativi forse buoni per l’oggi ma nodi scorsoi al collo della nostra economia di domani.
    Abbattimento del numero delle centrali di acquisto: concentrando gli acquisti, cioè aumentando i volumi, si ottengono maggiori sconti (???). forse per l’immediato potrebbe anche andare bene, ma cosa ne sarà di quel tessuto artigiani e di piccola e media industria che ha sempre sorretto le sorti economiche di intere aree del paese ? Non potranno partecipare alle gare, diverranno subcontractor e saranno prese per il collo dalle multinazionali (oramai tutte straniere) che imporranno loro condizioni da caporalato agricolo. L’industria italiana stà diventando straniera, la piccola e media industria la stiamo uccidendo, chi pagherà le tasse domani ?
    Secondo la logica governativa ridurre le centrali di acquisto significa anche diminuire i centri di malaffare (???): ma nessuno si ricorda che gli scandali più grossi avvengono sempre là dove è concentrata maggiore massa ? (Expò, Mose, …).
    Il problema non è concentrare i punti di acquisto, che fra l’altro non darebbe neanche risposte concrete alle necessità dei singoli enti (pensate a cosa succederebbe negli ospedali con tutte le loro criticità !), il problema è governare bene le gare di acquisto.
    Oggi le gare più importanti se le aggiudicano quelle società che hanno investito per tempo sugli “scrittori”. Bisogna saper scrivere bei romanzi per convincere una commissione di gara (che fra l’altro spesso non viene scelta con criteri di competenza, ma questo sarebbe un altro tema) tanto poi chi va a controllare se veramente quanto scritto viene veramente erogato, i tecnici veri, quelli che stanno “sul pezzo”, scrivono da tecnici e spesso non vengono capiti. Poi le grosse aziende hanno investito su figure commerciali con spiccate capacità di lobbing, bisogna prepararle le gare e bisogna dare supporto all’ente pubblico. Vuoi che il funzionario che si trova a gestire un corposo capitolato non sia contento di trovare qualcuno che gli da una mano ?
    Però io mi chiedo: ma chi è che può fare tutti questi investimenti in risorse che non sono certo a basso costo ?
    Però c’è un aspetto fondamentale che mi lascia ogni volta stupito, perchè una gara sia gestita in modo corretto bisognerebbe almeno essere certi, in assoluto, che qualcuno non abbia la possibilità di accedere alle offerte dei concorrenti prima dei tempi dovuti. Questo aspetto è ancor più rilevante nelle gare telematiche che introducono anche un terzo attore che è il gestore della piattaforma di negoziazione. Hai voglia ad inserire password, crittografia, cifratura ed altro, hai voglia a certificarti ISO non so cosa per dimostrare che il tuo personale è irreprensibilmente allineato ai codici etici e che le tue procedure sono rigorose e controllate (ma i flies do log sono aperti e nelle loro disponibilità !). Per quanto alta possa essere la difficoltà di accedere ai dati non c’è mai la certezza che questo non possa avvenire. Poi si scopre che c’è una piccola azienda che ha brevettato un flusso che ti perette di avere l’assoluta certezza che i documenti presentati a gara sono intrinsecamente inviolabili !!! Sia per il personale del provider che per quello della Stazione Appaltante. E’ l’uovo di Colombo, perfetto. Peccato che se ne siano accorti solo i provveditori seri e che vogliono fare le cose per bene (ce ne sono parecchi anche in questa Italia !). Le grandi centrali di committenza non ne vogliono sapere. Chissà perchè. Ma coloro che oggi stanno redigendo il nuovo Codice degli Appalti ne sanno qualche cosa ? Si sono informati in merito ? Sanno quali siano i rischi che si corrono ?

    Le gare di appalto però non sono il vero bubbone dell’economia pubblica, sono solo l’istante iniziale di un rapporto di collaborazione fra Enti Pubblici e società fronitrici, gli sprechi vengono fondamentalmente dalla gestione dei contratti che partono dalle gare (ti prometto di fare delle cose) e che proseguono, a volte per anni, in un rapporto che spesso diventa il vero elemento di spreco della PA. Però questo è un altro tema che merita lunghe riflessioni ed io ho già scritto fin troppo.
    Ma ad Attias e Melchionda dico di continuare a spendere il loro tempo e le loro risorse per cercare di migliorare questo status quo perchè questa è la strada giusta.

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