Regolamentazione

La guerra di NY contro i social media: a rischio la salute mentale dei ragazzi



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La città di New York ha lanciato un attacco contro i giganti dei social media, sollevando preoccupazioni sulla loro influenza sulla salute mentale dei giovani. Questa iniziativa sottolinea l’urgente necessità di regolamentare le piattaforme digitali per proteggere gli utenti più vulnerabili

Pubblicato il 10 apr 2024

Angelo Alù

studioso di processi di innovazione tecnologica e digitale



Digital,Contents,Concept.,Social,Networking,Service.,Streaming,Video.,Nft.,Non-fungible

La città di New York ha recentemente lanciato un attacco senza precedenti contro i giganti dei social media, sostenendo che le loro pratiche commerciali possano avere un impatto nocivo sulla salute mentale dei giovani. Questa iniziativa pone nuovamente l’accento su una questione sempre più urgente: la responsabilità delle piattaforme digitali nell’affrontare gli effetti potenzialmente dannosi che possono avere sul benessere degli utenti, in particolare dei minori.

New York City sues social media companies, accuses them of contributing to 'youth mental health cri

Ma oltre alle possibili conseguenze legali per i big tech, emerge anche un interrogativo più ampio: come dovrebbe evolvere la regolamentazione dei social media? E quali strumenti abbiamo a disposizione, oltre alla legge, per proteggere i più vulnerabili nell’era digitale? Tutto ciò rappresenta l’ultimo capitolo di una discussione globale in cui si intrecciano diritti individuali, interessi commerciali e nuove sfide educative.

New York contro i giganti dei social media: il contesto

La recente notizia sull’annunciato avvio della causa intentata dalla città di New York contro i gestori delle piattaforme sociali, rei, ad avviso dell’amministrazione ricorrente, di aver presumibilmente cagionato asseriti danni alla salute mentale dei giovani è divenuta di rilevante interesse conoscitivo nel dibattito generale, non solo per gli specialistici del settore, ma per l’opinione pubblica e la società civile.

L’azione legale, depositata presso la Corte Superiore della California, è un’iniziativa da inquadrare nell’ambito della complessiva strategia degli interventi regolatori che la città di New York sta pianificando in materia.

La causa legale rappresenta l’ennesimo scontro che si registra, in un clima di crescente tensione nei confronti delle principali aziende tecnologiche per le presunte colpe alle stesse addebitate rispetto alle possibili implicazioni negative delle tecnologie riscontrabili sul piano empirico nella concreta prassi: ciò consente di delineare, con uno sguardo analitico di osservazione sistematica, uno spunto personale di riflessione sulla questione, ben oltre le specifiche dinamiche del relativo contenzioso, a prescindere da quale sarà il suo eventuale esito.

Le accuse contro i social media: quali sono le preoccupazioni?

Al fine di ricostruire il focus oggetto della presente trattazione, è opportuno brevemente richiamare gli aspetti principali del “casus belli” da cui è scaturita la lite giudiziaria: all’origine delle contestazioni mosse ai social media vi sarebbe una vera e propria emergenza sanitaria, come si evince, secondo quanto resto noto, dal notevole esborso di ingenti risorse pubbliche (addirittura quantificate per un ammontare complessivo di circa 100 milioni di dollari annui) sostenute per programmi e servizi terapeutici destinati al recupero della salute mentale dei giovani, sempre più compromessa dall’impatto tossico che l’utilizzo di tali strumenti sembrerebbe in grado di provocare sui frequenti casi di bullismo, depressione, disturbi alimentari, sino a comportare, nelle ipotesi più drammatiche, il suicidio, come estremo gesto di fragilità psicologica manifestato da un crescente numero di adolescenti.

L’impatto dei social media sulla salute mentale dei giovani

L’accusa rivolta ai gestori delle piattaforme sociali, messa nero su bianco in un corposo atto di oltre 300 pagine (ove sono riportati una serie di studi e dati statistici a supporto delle richieste risarcitorie e inibitorie avanzate), evidenza, come grave profilo di responsabilità rilevata, la progettazione “intenzionale” di “algoritmi dannosi mirati ai giovani”, sviluppati deliberatamente con “caratteristiche manipolative”, piegando così alle logiche lucrative del profitto il “benessere dei bambini”, al fine di creare dipendenza alla permanenza online degli utenti mediante meccanismi di interazione e condivisione volti a stimolare un uso prolungato e compulsivo dei social media. I flussi continui di contenuti personalizzati, veicolati mediante sofisticati sistemi di pubblicità profilata, sarebbero in grado di generano uno stato permanente di ansia da reazione immediata, facendo leva sul desiderio di ottenere una ricompensa, stimolata dal costante rilascio di dopamina nel cervello dei giovani, ancora in via di sviluppo, con rilevanti ripercussioni pregiudizievoli nel breve, medio e lungo termine.

Le azioni intraprese dalla città di New York per la yutela dei minori online

Non a caso, al di là della battaglia legale intrapresa per fronteggiare tali criticità, la città di New York ha promosso l’ambizioso programma di salute mentale “Care, Community, Action”, dedicando particolare attenzione alla cura dei più gravi disturbi che colpiscono le categorie di soggetti maggiormente vulnerabili, nell’ottica di recuperare, in chiave preventiva, il benessere psico-fisico delle persone e salvare vite umane grazie al generale potenziamento dei servizi di assistenza sanitaria.

Il Piano di salute mentale della città di New York

In attuazione degli impegni formalizzati nell’agenda politica cittadina, dopo aver organizzato un vertice “multistakeholder” sui social media (riunendo esperti, professionisti del settore, ricercatori e rappresentanti istituzionali, al fine di condividere, in sede di dibattito pubblico, la comprensione sull’impatto negativo delle piattaforme sociali come potenziale minaccia per la salute generale), l’amministrazione di New York ha adottato un piano di salute mentale, ispirato alle rilevazioni empiriche del rapporto del Surgeon General degli Stati Uniti, che ha organicamente approfondito i potenziali danni provocati ai giovani dai social media.

A tale scopo, il citato piano di salute prevede la predisposizione di azioni concrete volte a proteggere i bambini dalle insidie tecnologiche, con l’intento di rendere più sicure le piattaforme sociali, promuovere percorsi di educazione digitale per favorire l’uso sano e consapevole di tali strumenti, nonché, altresì, incrementare la ricerca scientifica sull’impatto dei social media in relazione alle possibili implicazioni negative che incidono sulla vita dei giovani.

Il servizio di tele-salute mentale TeenSpace

Per le medesime ragioni, l’amministrazione di New York ha lanciato, in collaborazione con la piattaforma di terapia online Talkspace, il servizio di tele-salute mentale “TeenSpace”, disponibile per tutti gli adolescenti di età compresa tra i 13 e 17 anni senza alcun costo, per consentire ai giovani utilizzatori di connettersi con un terapista autorizzato tramite telefono, video e SMS.

Alla luce del complessivo scenario di riferimento così delineato, si coglie, pertanto, la portata, anche politica, della causa intentata dall’amministrazione cittadina contro i gestori delle piattaforme sociali che, peraltro, si inserisce in un filone “bipartisan” sempre più trasversale che si sta formando, anche sul piano istituzionale, per cercare di fronteggiare le insidie poste dall’ambiente digitale.

Emblematica, tra l’altro, la recente audizione che si è svolta in senso alla Commissione Giustizia del Senato USA, al fine di acquisire testimonianze ed elementi utili sugli effetti pregiudizievoli prodotti dai social media proprio a discapito dei minori.

Il NY Child Data Protection Act

Sul versante legislativo, merita di essere menzionato, il cd. NY Child Data Protection Act” – A8149 (complementare alla disciplina di cui al Senate Bill S7695), predisposto per proteggere i minori dall’accesso ai propri dati personali, limitandone la raccolta e l’utilizzo ai fini della fruizione dei servizi digitali.

Particolarmente rilevante è, altresì, il cd. “SAFE for Kids Act” – Senate Bill S7694, istitutivo della legge “Stop Addictive Feeds Exploitation (SAFE) For Kids”, recante norme dirette a vietare alle piattaforme telematiche la fornitura di feed suscettibili di creare dipendenza ai minori, a tutela della salute mentale dei bambini.

La Social Media Youth Addiction Law

Occorre, inoltre, menzionare la “Social Media Youth Addiction Law” – SB-976, che introduce specifiche norme in tema di dipendenza giovanile dai social media, ponendo il rispetto di stringenti requisiti a carico delle aziende che forniscono servizi, prodotti e funzionalità ai bambini, nel rispetto della disciplina generale sulla privacy di cui al California Consumer Privacy Act del 2018 e al California Privacy Rights Act del 2020.

Nel merito delle novità predisposte, il disegno di legge qualifica come illecita qualsivoglia forma di dipendenza virtuale configurabile qualora la connessione alle piattaforme avvenga durante specifiche fasce orarie (comprese tra le ore 00:00 e le ore 6:00 incluse nel fuso orario locale dell’utente; ovvero tra le ore 8:00 e le ore 15:00, dal lunedì al venerdì da settembre a maggio nel fuso orario locale dell’utente). Al ricorrere delle prestabilite finestre temporali opera una condizione ostativa all’invio di notifiche verso i minori, a meno che l’operatore non abbia ottenuto il consenso verificabile dei genitori. Viene, inoltre, prevista, la possibilità, per i genitori, di limitare l’accesso da parte dei propri figli alle piattaforme sociali, mediante un’impostazione di utilizzo programmato ex ante per un periodo di tempo giornaliero, che il gestore telematico è vincolato a rispettare. Peraltro, le piattaforme sociali sono tenute a circoscrivere la visualizzazione del numero complessivo di “mi piace” e di altre forme di interazione nei confronti degli utenti minorenni per impostazione predefinita, in ogni caso sempre attiva.

Il KIDS Act

La proposta “Kids Internet Design and Safety Act (aka KIDS Act)” mira a proteggere i minori di 16 anni dal marketing manipolativo progettato mediante l’utilizzo di algoritmi dannosi, vietando le funzionalità che stimolano gli adolescenti ad aumentare il tempo di utilizzo delle piattaforme sociali.

Il “Children and Teens’ Online Privacy Protection Act” stabilisce misure rafforzate di protezione della privacy a favore degli utenti dai 13 anni ai 15 anni, vietando integralmente la pubblicità personalizzata e la raccolta di informazioni personali.

In generale, ben oltre gli esempi regolatori riportati, la disamina dedicata alla ricognizione del citato panorama normativo vigente, anche tenuto conto di eventuali possibili nuove proposte derivanti dall’approvazione dei futuri interventi richiamati, dimostra il notevole fermento giuridico che sta alimentando il dibattito generale (politico-legislativo e giudiziario). Si evince, dunque, la centralità assunta da tali questioni sia all’interno degli scranni parlamentari, che nelle aule giudiziarie, come tematiche sempre più rilevanti che peraltro, vanno complessivamente inquadrate nell’ambito della generale ipotesi di revisione della Sezione 230 del “Communications Decency Act”, da tempo tra gli obiettivi di riforma della politica statunitense (contestualmente alle indagini avviate dalla Federal Trade Commission), anche se per adesso, senza concreti riscontri di sviluppo normativo.

Proprio per tale ragione, è di indubbio interesse verificare la sorte di tutti i vari disegni di legge in corso di discussione; se sarà effettivamente possibile (e quando) passare dalle parole ai fatti in un contesto ordinamentale, come quello statunitense, in cui bisogna considerare, oltre alle fisiologiche oscillazioni elettorali di alternanza governativa, come ulteriore variabile pratica da “realpolitik”, l’ipotetica incidenza – presunta o reale – del “lobbying digitale”, sulla produzione legislativa elaborata in materia.

Oltre la legge: l’importanza dell’educazione digitale

Rispetto ai possibili scenari configurabili nei prossimi anni, sarà, infine, utile comprendere, sul piano metodologico dell’efficacia rimediale ottenuta, l’impatto applicativo di qualsivoglia riforma legislativa (o, a maggior ragione, di condanne giudiziarie emesse dopo l’avvenuta verificazione di fatti lesivi e dannosi), nell’ottica di riscontrare se, mediante simili interventi correttivi, sia possibile fattualmente realizzare una reale diminuzione delle implicazioni asseritamente “patologiche” connesse all’utilizzo delle piattaforme telematiche (di cui proliferano i relativi riscontri “tossici” nelle evidenze empiriche di numerosi studi), senza (o comunque a prescindere da) un pervasivo cambio di paradigma culturale in grado di stimolare una capillare educazione digitale da parte della collettività, come decisivo fattore da cui, probabilmente, dipende l’uso consapevole, sicuro e affidabile di tutte le tecnologie, sia sotto il profilo individuale che sociale.


Le opinioni espresse nel presente articolo hanno carattere personale e non sono, direttamente o indirettamente collegate, in alcun modo, alle attività e funzioni lavorative svolte dall’Autore, senza, quindi, impegnare, in alcun modo, l’Amministrazione di appartenenza del medesimo.

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