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Freedom of information act

Palmieri (FI): “Foia è ennesima delusione digitale di Renzi”

di Antonio Palmieri, Forza Italia

07 Apr 2016

7 aprile 2016

Le critiche contenute nell’editoriale di Ferruccio De Bortoli pubblicato dal Corriere della Sera il primo aprile non sono un “pesce d’aprile ma colgono assolutamente i punti di debolezza della proposta del governo. Ancora una volta il titolo del tema non corrisponde al suo svolgimento, le slide restano in video ma non diventano realtà. 

Silenzio/rigetto, limitazione degli atti accessibili, assenza di uno sportello e di un responsabile a cui rivolgersi, non gratuità. Queste le principali negatività di un decreto legislativo dal quale tutti ci attendevano di più.

Non è la prima volta, del resto. Il Piano per la scuola digitale, annunciato come fondamentale per dare agli studenti e agli insegnanti le competenze necessarie per studiare e lavorare nell’era digitale estromette oltre un milione di alunni (e i loro docenti) delle scuole paritarie. Il Piano per la banda larga, che sarà annunciato per l’ennesima volta a giorni, ha trasformato la parola “Piano” da sostantivo in aggettivo…

Mi sarebbe realmente piaciuto che questo governo riuscisse a completare e anzi addirittura a fare meglio di quanto avessero fatto i governi Berlusconi. Chi mi conosce sa che lo dico sul serio, in quanto considero il digitale un tema di bene comune. Invece ci troviamo a dover commentare negativamente una politica di annunci del tutto condivisibili cui seguono fatti che vanno in direzione opposta. Hanno ancora tempo per correggersi. Sapranno cogliere l’occasione?

 

  • bastiano

    Il problema dei nostri dati amministrativi, formato obsoleto a parte, è proprio quello della loro gestione successiva all’adozione/approvazione.
    Tutti, ormai, si sono accorti che è assurdo ricopiarli (praticamente a mano) in lunghe liste da inviare agli open data . Ancora peggio è ritenere queste azioni dispersive di energie e inutili a capire se una procedura è corretta o meno, come strumento anticorruzione.
    Ho cercato di avviare una discussione su un ragionamento, che comincia ad essere oltre che compreso anche condiviso, è il seguente: se le Procedure sono “native digitali” fin dalla loro formazione, non c’è alcun lavoro per “pubblicarle” con ulteriori attività amministrative e , cosa fondamentale, non c’è bisogno di “DOMANDA” per accedervi.
    Se gli atti (anzi i dati in essi contenuti) sono tutti sul Web, ovviamente strutturati in un sistema che ne mantenga i legami della stessa procedura, chiunque, dopo essersi univocamente identificato, può accedervi e “conoscere” l’operato della P.A.
    Discutere ancora su come stratificare normative intorno ai file *.pdf è, lasciatemelo dire, perdere tempo.
    Lasciate il Decreto 33/2013 così com’è (è chiarissimo) e pensiamo a cambiare del nostre delibere che, pdf a parte, sono ancora quelle del 1934 !

  • elena

    Bastiano, tutto ruota intorno ai suoi “se”. Se fosse come dice, allora certo sarebbe facile. Ma la realtà è che le pratiche NON SONO ASSOLUTAMENTE native digitali. E allora c’è lavoro (enorme!) per pubblicare i dati. E invece di sprecare lavoro per questa c…ata, conviene rivedere i processi e poi, solo ed esclusivamente poi, parlare di pubblicazioni. Anche perchè mi spiace contraddirla ma il decreto 33 fa pena e se lei guarda i dati pubblicati su molti siti della PA centrale vedrà che sono montagne di dati di qualità pessima, buttati online tanto per dire “ho adempiuto”. E non c’è modo di sanzionare questo modo di procedere. Quindi per una volta, prima le priorità poi le buffonate a uso e consumo dei gonzi!

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