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Direttore responsabile Alessandro Longo

La riflessione

Perché abbiamo bisogno ancora di Musei, al tempo del digitale?

di Fabio Fornasari, università di Urbino, Accademia delle Belle Arti di Milano

23 Apr 2014

23 aprile 2014

La questione non è più la ricerca di originali ma l’originalità di una esperienza che si manifesta intorno alla condivisione. E nel fare circolo della propria esperienza in forma di racconto – che siano 140 caratteri o più-, di immagini mostrate su Instagram o con la pubblicazione di brevi video su Viddy o Youtube

Ma perché abbiamo ancora bisogno di musei? Chiediamocelo, ai tempi del digitale e delle distanze fannullabili con un clic. Che senso ha la nostra presenza in un luogo fisico-collezione di oggetti? 

Una prima risposta: siamo animali onnivori. Passiamo le nostre giornate a raccogliere cose, guardare immagini incuriositi dalle novità con la voglia di immergerci nelle storie di altri per farle un poco proprie. I musei sono i luoghi dove fino ad ora si erano conservate queste cose, le miniere, i caveau di opere d’arte, archivi di storie. Che sia per raccontarle o che sia solo per possederle e metterle da parte è comunque a partire dal collezionismo e dai musei che partiamo per lavorare sul nostro immaginario.

Una seconda risposta può essere legata alle connessioni che creiamo quando immaginiamo e pensiamo. Quando mettiamo insieme costruiamo connessioni, uniamo punti dando senso a tutto quello che vediamo.

Il museo, fa questo: costruisce connessioni a livello istituzionale secondo maglie  strette.

Maglie un tempo legate all’enciclopedismo, allo studio per materie e temi. Oggi allargate dal collezionismo come forma di arte contemporanea innanzitutto e dall’attitudine che si è sviluppata all’interno delle mostre di collegare luoghi a opere d’arte secondo connessioni decise dai curatori.

I musei sono luoghi dove si conservano oggetti e storie, archivi e miniere, memorie di dati e di materiali.

Tutto questo arricchisce di giorno in giorno il nostro patrimonio. Abbiamo anche imparato che tenere tutto questo per noi non serve a nulla, diventa un fardello inutile. Solo confrontandolo mettendolo in circolo produce, restituisce soddisfazione alla fatica.

A livello individuale lo facciamo nelle nostre case e lo mettiamo in rete con le cose che disponiamo. La rete è il primo di questi elementi: una soglia di scambio, la soglia tra noi e gli altri che attraversiamo ogni giorni per conoscere e farci conoscere. Una soglia tanto larga che è diventata territorio e ha bisogno di mappe di parole chiave, adotta etichette, hashtag per aiutare l’attraversamento.

Ma una terza risposta arriva da quello che possono fare i musei per noi oggi e che possiamo fare noi ai musei. Le connessioni che si creano tra interno e esterno dei musei.

In forma un poco più larga le connessioni le creano le persone che ne fanno visita che mettono insieme secondo percorsi individuali e personali ma che raccontano dove sta la natura che interessa oggi intorno all’oggetto museo: l’esperienza, che deve essere originale.

In questa possibilità sta l’attuale potenza del sistema museo: alimentare ed essere alimentato dai percorsi di condivisione in rete, dalla possibilità di costruire una collezione effimera di senso rappresenta e commenta l’esperienza mussale che non è più una esperienza di pezzi originali ma che è essa stessa originale.

La questione non è più la ricerca di originali ma l’originalità di una esperienza che si manifesta intorno alla condivisione e nel fare circolo della propria esperienza in forma di racconto – che siano 140 caratteri o più- , di immagini mostrate su Instagram o con la pubblicazione di brevi video su Viddy o Youtube. In altre parole lo storytelling individuale che viene messo in rete che non si limita più a consumare ma utilizzando “le cose” di internet di Tom Keeley.

Questo allarga potentemente il pubblico del museo e lo hanno capito le imprese che lavorano nel marketing culturale: offrire connessioni, offrire la possibilità di partecipare a immaginari culturali  tessere storie intorno al grande patrimonio che disponiamo e che è collezionato in forma di originale dentro i museo e che trovano originalità nei percorsi narrativi degli utenti.

In chiusura il museo è un inesauribile deposito di contenuti che alimentano i discorsi della rete. Usando la la potente struttura della rete e delle sue “cose”, le persone rappresentano i facilitatoti onnivori che si alimentano e alimentano di contenuti la rete. #MuseumWeek

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