Perché gli indicatori di divario di genere devono entrare nel DESI

I dati sono chiari: il divario di genere nell’uso del digitale e nel settore ICT è tra i maggiori elementi di debolezza per la capacità di crescita e di innovazione di un Paese. Per questo è necessario intervenire monitorandone i progressi. A partire dagli indicatori DESI della Commissione Europea

23 Nov 2015
gendergap-150927171415

La crescita digitale e la salute della democrazia dei Paesi dipendono fortemente dalla presenza di adeguate competenze nelle popolazioni, in particolar modo competenze digitali. In Italia la situazione è particolarmente critica, con circa due terzi della popolazione che può essere considerato “analfabeta funzionale” e altrettanti con competenze digitali non sufficienti per l’esercizio di una piena cittadinanza digitale e per affrontare le sfide dei nuovi lavori. Nonostante i segnali di ripresa, è evidente il rischio che il ritardo nella crescita (digitale), la carenza nella definizione di una politica industriale, la difficoltà di cambiare modello di sviluppo, di accogliere il digitale come opportunità di cambiamento profondo, costituiscano pesanti zavorre per la nostra società e di non fermare un’involuzione culturale che si è sviluppata in modo sempre più marcata e che a sua volta le alimenta, in un circolo vizioso. Naturalmente il problema non è solo italiano, anche se nel nostro contesto, come Paese ad economia avanzata, assume dimensioni rilevanti.

Secondo i dati dell’ITU (International Telecommunication Union) l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di ICT, nel mondo il divario tra uomini e donne in rete è di 200 milioni (rapporto di aprile 2015) e la tendenza nel 2016 è di arrivare a 350 milioni, in mancanza di interventi. Sempre secondo i dati dell’ITU, solo il 19% dei manager ICT sono donne, rispetto alla media del 45% degli altri settori e soltanto il 9% degli sviluppatori di app sono donne. E, guardando nello specifico all’Europa, i numeri non sono migliori: solo il 3% delle ragazze in Europa si laurea in discipline informatiche. In Italia il gap è maggiore che in Europa: nel nostro Paese la percentuale di chi non ha mai utilizzato Internet è del 36% per le donne e del 26,9% per gli uomini, mentre in Europa il divario è solo del 3% .

Le diverse manifestazioni di un problema culturale

La situazione disastrosa in cui è oggi il tema delle pari opportunità, soprattutto nell’ambito dei generi, è specchio fedele di questa involuzione. E le manifestazioni di questo disastro, focalizzando l’attenzione in particolare sull’ambito dell’ICT e del digitale, sono a più livelli, ad esempio:

  • nel linguaggio, dove continua il predominio “maschile”. Non solo nelle metafore “belliche” di qualsiasi iniziativa di evoluzione e di cambiamento, ma anche negli appellativi e nei titoli spesso declinati solo al maschile anche quando la stessa grammatica nazionale di stampo maschile non lo richiede (es. l’uso del termine “direttore” anche per una donna direttrice). Nell’ambito politico dobbiamo rilevare positivamente che le iniziative sistematiche della Presidente Boldrini stanno producendo qualche risultato;
  • nelle attività di comunicazione, dove la presenza femminile continua ad essere un’eccezione e sono ancora tanti gli eventi su temi di ICT e digitale in cui le relatrici sono semplici testimonianze o del tutto assenti (come ha tra l’altro evidenziato la rete Wister);
  • nel sistema educativo, dove predomina l’idea che scienza e tecnica siano di genere maschile (e le materie letterarie siano di genere femminile), a tal punto che, nonostante le diverse iniziative di successo sviluppate da più organizzazioni per promuovere l’ICT tra le bambine e le ragazze, queste vedano la propria carriera scolastica più indirizzata verso le materie umanistiche. Non è un caso che anche le prove Invalsi evidenzino questa tendenza, con le studentesse che superano anche in modo consistente gli studenti nelle prove letterarie mentre avviene il viceversa per la matematica, con una tendenza che porta poi alla divaricazione spinta tra laureate e laureati nelle discipline scientifiche. Qui, secondo il Rapporto ITU, solo 29 laureate su 1.000 provengono da corsi legati alle ICT (gli uomini sono 95 su 1.000) e solo 4 su 1.000 lavorano effettivamente nel settore;
  • nel lavoro, dove l’essere donna è un disvalore che porta a retribuzioni più basse, come è evidente in tutti i campi e che persiste, anche se in misura minore, nell’ICT. A parità di competenze ed esperienze, in Italia nel settore ICT il divario è intorno al 15%, secondo l’ultima rilevazione 2014 dell’Osservatorio per le Competenze Digitali, in linea con il divario registrato nella media delle retribuzioni Europee. In un ambito in cui, sempre secondo l’ITU, c’è una sproporzione netta man mano che si risale la piramide aziendale: solo il 19,2% dei lavoratori nel settore delle ICT ha un capo donna, contro il 45,2% in altri settori. E in questo campo è sicuramente importante l’iniziativa ONU “HeforShe” che ha portato alcune organizzazioni a impegnarsi pubblicamente per piani specifici per le pari opportunità.

In Italia, se consideriamo l’epifenomeno dell’utilizzo di Internet, dai dati Eurostat vediamo come il divario tra maschi e femmine che non hanno mai utilizzato Internet sia rimasto pressoché invariato dal 2005 a oggi (passando dal 10,4% al 9,1%), mentre la media europea registra una riduzione significativa (dal 7% al 3,7%), con i Paesi europei ad economia avanzata (e non solo) tutti con un divario al di sotto del 5%. Il problema è quindi sicuramente internazionale e anche europeo, ma in Italia appare certamente molto significativo.

Quale strada per invertire la rotta?

Alcuni spunti per cambiare

Bisogna passare dalle iniziative isolate di contrasto al divario di genere a un approccio organico, a una politica ampia e capillare che guardi a tutti gli aspetti che compongono il gap. Un divario che ha senz’altro una base culturale ma che si rafforza con la necessità di preservare e conservare posizioni di potere.

Per questo è essenziale che la misurazione e il monitoraggio del divario diventino elementi delle scoreboard europee sulla maturità di innovazione dei singoli Paesi, così come è necessario che per ciascun Paese questo diventi un punto qualificante per attestare l’assenza di discriminazioni (e quindi da dimostrare, con dati ed evidenze). Non è un caso, infatti, che i Paesi europei con più alto punteggio rispetto al DESI (Digital Economy and Society Index), abbiano tutti un basso divario di genere e che la Danimarca, prima in Europa per il DESI, sia quella dove il divario è praticamente assente.

La correlazione è politica, culturale, strategica. E deve essere considerata come essenziale per la misurazione non solo della maturità, ma anche della solidità di un Paese dal punto di vista della sua capacità di innovare. Per questo è fondamentale monitorare la riduzione costante del divario come aspetto di maturità e di salute del Paese nella sua dimensione di “readiness” all’innovazione. Naturalmente, il cambiamento si costruisce su tutti gli aspetti culturali.

Come si rileva dall’ultimo “Gender Equality Eurobarometer”, il Rapporto Europeo sull’eguaglianza tra uomini e donne, la percezione di quanto sia importante eliminare la disparità di trattamento economico tra uomini e donne è in Italia tra le più basse in Europa (29%) e l’unico fattore che viene riconosciuto davvero prioritario è quello relativo alla violenza contro le donne (63%). Segnale di un problema sentito e ben presente, ma anche della sostanziale disattenzione (o sottovalutazione) per il fenomeno sociale della discriminazione in ambito lavorativo. Disattenzione che è testimonianza di un problema poco avvertito come importante, a prescindere dalla sua reale dimensione: in Svezia, ad esempio, il tema del divario economico è generalmente considerato molto importante (79%), nonostante la sua dimensione molto ridotta (l’estremo opposto è La Bulgaria, con un divario molto alto e una sensibilità al fenomeno molto bassa).

Sulla stessa linea l’Italia, quart’ultima in Europa secondo il GEI (Gender Equality Index ), l’indice per l’eguaglianza di genere soprattutto per il forte divario in ambito lavorativo (dimensione “work”), di conoscenza (dimensione “knowledge”), e nelle posizioni decisionali nelle organizzazioni e in politica (dimensione “power”). Anche in Italia, all’elevata dimensione del divario corrisponde una scarsa percezione dell’importanza del fenomeno. E per invertire la tendenza, da qui bisogna anche partire. Certamente con forzature normative: la norma è sempre un messaggio culturale e politico di importanza fondamentale perché afferma la presenza di principi che devono indirizzare i comportamenti. In questo senso, ben vengano gli statuti cittadini e regionali che costringono all’eguaglianza di genere nelle giunte delle amministrazioni, così come le leggi che intervengono sulla composizione dei consigli di amministrazione.

Ma non basta: occorre anche intervenire con un lavoro costante e capillare che metta in evidenza (in qualche caso anche alla gogna) ciò che è coerente con la logica discriminatoria. Per questo, porre l’attenzione all’eguaglianza di genere nell’ICT anche nella formazione dei gruppi di lavoro, nella composizione dei panel dei convegni è segnale positivo che “ci si tiene”, che si considera questa una lotta fondamentale da promuovere nel quotidiano e in tutte le attività. Una delle ossessioni vitali che deve pervadere ogni iniziativa che si vuole innovatrice e di cambiamento. Perché il cambiamento culturale avviene anche con la coltivazione paziente di un nuovo paradigma, la cui forza dipende dalla diffusione non superficiale, mediatica e di trend, ma profonda, nelle convinzioni, radicata.

E in questo tutti noi abbiamo una responsabilità diretta, nelle nostre attività, nelle nostre iniziative di innovazione, nel cambiamento che vogliamo realizzare. Come tutti i problemi di eguaglianza sociale, è un problema nostro.

Diversi brani del testo sono tratti dal contributo dell’autore all’ebook “Anche i maschi nel loro piccolo…”

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
PA
Sostemibilità
Analisi
Formazione
Salute digitale
Sicurezza
Sostenibilità
Digital Economy
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articoli correlati