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Direttore responsabile Alessandro Longo

Il punto

Piano Nazionale Scuola Digitale: ecco tutte le sfide da superare

13 Mag 2016

13 maggio 2016

Il Piano Nazionale Scuola Digitale connota il dibattito in rete, anche del Cantiere Scuola Digitale di FPA, e gli interventi, in maggioranza, riconoscono la bontà e l’ambizione dell’impianto, ma ne discutono le modalità di applicazione e di accompagnamento, con miglioramenti possibili e auspicabili, e cambiamenti culturali che richiedono un’apertura e una partecipazione attiva di dirigenti e insegnanti

La sfida e l’ambizione del Piano Nazionale per la Scuola Digitale (Pnsd) sono notevoli, perché l’obiettivo dell’innovazione che si vuole realizzare pervade tutte le aree, dalla didattica all’organizzazione dei tempi e degli spazi, dai contenuti alla digitalizzazione dei processi amministrativi e alla trasformazione organizzativa, con cambiamenti significativi sul fronte delle competenze del personale e anche sul loro modo di operare anche nelle relazioni con il territorio e con le altre scuole.

È, in altri termini, un piano che si propone di proiettare la scuola nel pieno della trasformazione digitale della nostra società, ed è quindi, come naturale conseguenza, un piano che deve tener conto di agire in un sistema complesso come la scuola. Per questa ragione, non è possibile definire nel dettaglio e rigidamente le azioni che sono chiamati a realizzare i diversi attori (dirigenti scolastici e docenti in primo luogo) e il piano non può che porsi come ambito di intervento la definizione degli indirizzi e degli interventi (anche in termini di risorse e tempi), l’abilitazione degli attori in ogni singola scuola e il loro accompagnamento, il monitoraggio dei risultati. È un piano che si realizza capillarmente con le azioni dei singoli docenti, delle singole scuole, ed è così che accompagnamento e ascolto diventano ingredienti essenziali di questo percorso, anche in un’ottica di progettazione collettiva, dove le prassi si affinano e con il riuso e l’esperienza diventano patrimonio comune, conoscenza condivisa.

In questo senso assume un’importanza fondamentale l’apertura di molteplici spazi di confronto e quindi di connessione tra le diverse esperienze ed è in quest’ambito che si pone l’iniziativa del Cantiere Scuola Digitale, sia nella forma del canale editoriale sia in quella del tavolo ristretto di discussione, per favorire l’adozione sempre più naturale di un metodo di condivisione delle esperienze “in progress”, oltre che di monitoraggio.

In particolare, il Cantiere Scuola Digitale si propone di fornire il proprio supporto al percorso di attuazione delle iniziative istituzionali avviate e in corso di definizione, attraverso l’approfondimento di quattro focus di particolare valenza strategica

  1. meccanismi di governance dell’innovazione e collegamento con la ricerca internazionale;
  2. ambienti di apprendimento;
  3. formazione del personale e interventi di accompagnamento alle istituzioni scolastiche per l’innovazione;
  4. contenuti digitali e materiali didattici digitali.

Quest’articolazione consente di sviluppare una riflessione rispetto allo scenario proposto, alle iniziative governative in atto, cercando di identificare criticità e opportunità su ciascun focus.

Governance

La “governance”, cioè i meccanismi con cui le strategie vengono impostate e rese operative (con i vari ruoli per i vari attori), è un argomento non esplicitamente messo in discussione dal Piano Nazionale Scuola Digitale, anche se sottointeso in vari punti. Il tema è cruciale, perché indirizza il processo di attuazione e monitoraggio rispetto agli attori della scuola e ai diversi stakeholder (mondo della ricerca, territori ed amministrazioni, famiglie, …), oltre che comportare riflessioni ad ampio spettro su più temi: autonomia delle scuole, ruolo dei dirigenti, ruolo di aziende, famiglie e territorio sia negli indirizzi che le attuazioni, ruoli all’interno delle scuole (es. animatori digitali, coordinamento pedagogico-tecnologico,..), meccanismi per finanziamenti all’innovazione, Internazionalizzazione del mondo della scuola, rapporti tra mondo della ricerca e la scuola, visione ecosistemica della scuola.

Dal dibattito che si è sviluppato nell’ambito del Cantiere Scuola Digitale, emerge un quadro dove il bilanciamento tra coordinamento centrale e autonomia locale progettuale e attuativa è ancora in gran parte in via di definizione, con una fluttuazione che ha ad un estremo le spinte innovative sui temi oggetto dei bandi di questi mesi (es. Lan Wifi, atelier creativi) che dettano azioni vincolate nei tempi e nei modi (e che però, per le modalità richieste, l’organizzazione e le competenze attuali, rischiano di ingolfare le scuole nell’azione burocratica), e dall’altro la larga autonomia progettuale sull’organizzazione interna, sulla definizione dei ruoli e delle competenze, fino al rischio di frammentazione nella definizione dei percorsi formativi per DS, DSGA e animatori digitali. Il tutto in un contesto in cui potrebbe essere maggiormente delineato il processo partecipativo che si vuole attuare, attribuendo ad esempio un ruolo alle reti di scuole, e alle comunità di animatori, docenti, dirigenti, e evitando il rischio di un rapporto uno a molti tra il Miur e i docenti delle scuole.

 

Ambienti di apprendimento e organizzazione dei processi di apprendimento

Una delle innovazioni più radicali sulla didattica è legata al cambiamento degli ambienti di apprendimento e dell’organizzazione dei processi di apprendimento. Cambiamenti che portano non solo quindi al superamento della lezione frontale, e ad un utilizzo delle tecnologie finalizzato a modalità di apprendimento collaborative in cui gli allievi hanno ruolo sempre più attivo e da protagonista, ma anche ad una rivisitazione profonda dell’organizzazione degli spazi e dei tempi, andando ad una diffusione pervasiva e matura di quanto già sperimentato con le scuole 2.0 e poi con diversi approcci metodologici innovativi, come quello della classe capovolta o quello della classe scomposta. L’iniziativa degli atelier creativi è certamente una delle più connotanti da questo punto di vista, quasi la proposta di un esercizio collettivo di ristrutturazione del pensiero sugli spazi di apprendimento. Ma, ed è questa la critica che soprattutto emerge, questo rischia di avvenire in un contesto culturale la cui evoluzione rimane ancora in gran parte legata alle iniziative dei singoli, con un  accompagnamento da rafforzare, che sarebbe bene assumesse, ad esempio, la forma organica di task force, di centri di competenza di supporto.

 

La formazione del personale

La formazione è centrale nel Piano Nazionale Scuola Digitale, e le iniziative che sono state lanciate in questi mesi prevedono un impegno di risorse senza precedenti. L’indirizzo del Miur è chiaro sulle ore e sui tempi, sui ruoli da formare, ma ancora non abbastanza in termini di profili di competenze da sviluppare (con qualche eccezione, come quelle legate al coding e al pensiero computazionale), di indirizzi metodologici, di modalità didattiche, e non è del tutto evidente il quadro complessivo che consenta di connettere tra loro le iniziative formative sui diversi ruoli. Anche la successione dei tempi, legata in parte anche alle scadenze dei PON, non chiarisce il disegno del processo di cambiamento, nel quale i dirigenti scolastici rappresentano uno dei nodi principali, ma che sono stati chiamati, ad esempio, a indicare gli animatori digitali, a validare il loro piano, prima di iniziare il percorso formativo e di accompagnamento.

Nell’estremo della massima autonomia, l’attuazione del piano consente la predisposizione di moduli formativi con modalità didattiche, contenuti e obiettivi formativi del tutto diversi tra i singoli poli formativi e anche tra gli snodi formativi. La frammentazione possibile (mitigata dalla capacità e dalla buona progettazione dei poli) è molto ampia. Così, anche, per la scelta dei formatori, i loro requisiti, le loro competenze. Ma non, ad esempio, per la possibile apertura a soggetti formatori esterni (es. università, aziende, ..) o a percorsi formativi già in essere (ad esempio corsi di Master o di Perfezionamento).

Sul tema delle modalità didattiche, è utile sottolineare la contraddizione possibile di un percorso formativo che si realizza secondo modalità diverse da quelle che poi l’allievo dovrà applicare: infatti, come si può formare, ad esempio, all’apprendimento collaborativo attraverso lezioni frontali? È evidente che il cambiamento culturale passa dalla sperimentazione diretta dell’innovazione.

 

Contenuti digitali

Infine, ma ormai quasi sullo sfondo, nonostante l’importanza, il tema  dei contenuti digitali, fino a poco tempo fa al centro del dibattito. La riduzione di attenzione, nonostante gli indirizzi innovativi espressi nel PNSD, lascia sul tavolo problemi ancora da affrontare in modo organico, come quello dell’autoproduzione dei materiali didattici e della loro integrazione con i materiali dell’editoria digitale, con una cultura del libro di testo ancora predominante tra i docenti e un approccio  degli editori ancora troppo monolitico e legato alla digitalizzazione dei testi cartacei. Così come sono da esplorare temi come l’uso didattico dei materiali digitali pubblici (es. Rai), il ruolo di MOOC e corsi online, gli assemblaggi per le “dispense digitali”, la gestione dei contenuti disponibili in rete, lo scambio e il riuso dei contenuti autoprodotti.

Questi sono solo alcuni focus, scelti dal Cantiere per poter fornire approfondimenti significativi e utili, ma chiaramente l’innovazione della scuola include tanti altri temi, come la trasformazione digitale dei processi amministrativi, o l’approccio strutturato al miglioramento che ha (o aveva, data la caduta di attenzione?) nel Rapporto di AutoValutazione (RAV) uno degli strumenti più significativi per una riflessione collaborativa sulle specificità del cambiamento in ogni singola scuola.

L’ambiziosa trasformazione definita dal PNSD non si realizza soltanto con una comunicazione più agile e chiara, con le attività formative, con le diverse azioni puntuali che si stanno avviando, necessarie tutti per dare una scossa, per dare il messaggio che il cambiamento non è di facciata, ma profondo ed effettivo. La trasformazione ha bisogno di nuove competenze, di un cambio di cultura, di una gestione paziente e tenace del cambiamento, basata sull’ascolto e sulla partecipazione attiva, e di una consapevolezza profonda della complessità del sistema. E di una sfida fondamentale per il futuro del nostro Paese che può riuscire coltivando due importanti ingredienti su cui tutti gli attori sono chiamati a contribuire: l’apertura della scuola e la forza della partecipazione. 

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