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Direttore responsabile Alessandro Longo

Poca fibra e pirateria rallentano la musica digitale italiana

di Enzo Mazza, Fimi

19 Mag 2015

19 maggio 2015

Il mercato cresce grazie al digitale e in particolare lo streaming, ma si può fare meglio, si può fare di più. “Serve una più diffusa rete fissa di buona qualità. Il solo mobile non basta”

L’industria discografica prosegue il suo percorso di rinnovamento anche nel 2014, con il segmento digitale che a livello globale, per la prima volta, pareggia i ricavi provenienti dal supporto fisico. I due settori rappresentano il 46 % del fatturato delle etichette musicali. 

Secondo l’ultimo report di IFPI, pubblicato nei giorni scorsi nella versione italiana da FIMI i ricavi complessivi globali della musica digitale hanno raggiunto lo scorso anno i 6,85 miliardi di dollari.

La killer application del 2013 che ha trainato la crescita è il segmento dello streaming, pur ancora meno rilevante del download, è aumentato del 39% e rappresenta il 23 % dei ricavi digitali.

Più di 41 milioni di persone a livello globale sono abbonate ad un servizio streaming ed é evidente a tutti che il modello ad accesso presto oscurerà definitivamente il modello legato al possesso. Anche in Italia i numeri sono importanti e l’intero settore guarda con un certo ottimismo al futuro, soprattutto grazie all’integrazione dei servizi in abbonamento con il mobile.

Nel 2014 i servizi streaming come Spotify, TIMmusic, Deezer ed altri hanno generato ricavi in crescita dall’80% secondo Deloitte rappresentando il  57 % dei ricavi digitali.

Quali sono le prospettive dunque e quali opportunità si aprono nel nostro Paese, ma soprattutto, anche alla luce dell’impegno italiano nel Digital Single Market, quale ruolo potrebbe avere l’Italia in questo contesto? 

Certamente vi sono ancora alcuni ostacoli strutturali che limitano lo sviluppo dei contenuti nelle reti. Ad esempio, la scarsa penetrazione del digitale in Italia, comparato con Paesi come la Svezia o UK costituisce un freno per l’accesso dei consumatori a questi servizi da rete fissa.

Il nostro Paese si colloca, secondo Netindex, al 92esimo posto su duecento Paesi censiti per quanto riguarda la qualità delle connessioni domestiche. A livello residenziale si naviga in media a 10,95 megabit per secondo in download, contro una media globale di 23,15 e contro i 30,54 della Germania. I dati di Agcom ci dicono che le reti di nuova generazione sono solo 800 mila, ovvero il 3,8 per cento del totale contro il 32 per cento del Regno Unito. 

Una maggiore diffusione della rete fissa significherebbe automaticamente un deciso incremento dei consumi streaming da parte degli clienti di servizi internet. Il solo mobile non è in grado di sviluppare un volume di abbonamenti paragonabile a quello in essere in Paesi dove la penetrazione delle reti è molto elevata comparata all’Italia.

Pertanto, da parte dell’industria si guarda con attenzione alle prossime mosse del Governo in tale ambito, ma soprattutto ci si aspetta che la situazione che pone l’Italia ai margini dell’Europa venga finalmente affrontata seriamente.

Un secondo aspetto sul quale tuttavia l’Italia ha già mostrato un deciso cambio di rotta rispetto al passato è io contrasto all’offerta illecita.

Con il regolamento Agcom, il contrasto in sede penale da parte di GdF e magistratura, e la contestuale crescita dell’offerta legale, il settore musicale ha visto un effettivo e misurabile declino degli accessi alle piattaforme pirata e questa strada non deve essere interrotta ma deve essere ulteriormente accentuata.

Oggi noi guardiamo a quello che è l’evoluzione nel settore della musica, ma vale la pena ricordare che questa è solo l’avanguardia della rivoluzione digitale. Tutti i settori dei contenuti saranno profondamente trasformati nei prossimi due anni.

 

 

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