Progetto Cassandra, usare la letteratura per prevedere il futuro: come funziona e i risultati - Agenda Digitale

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Progetto Cassandra, usare la letteratura per prevedere il futuro: come funziona e i risultati

La letteratura è in grado di prevedere il futuro? Sebbene la risposta scientificamente corretta sia no, il progetto tedesco Cassandra cerca di dimostrare che la letteratura è in grado di canalizzare le tendenze sociali, grazie anche alla enorme sensibilità degli scrittori nel cogliere i segni dei tempi che cambiano

23 Lug 2021
Davide Bennato

professore di Sociologia dei media digitali all’Università di Catania

Nel film del 1975 “I tre giorni del Condor” di Sydney Pollack, si vede un giovane Robert Redford che lavora alla American Literary Historical Society, in realtà copertura di un ufficio della CIA, ma non si occupa di intercettare messaggi, visualizzare satelliti o decifrare messaggi segreti, bensì di qualcosa di molto più prosaico (e realistico): leggere tutto quanto abbia a che fare con la produzione editoriale di paesi delicati come Cina, Medio Oriente, URSS – in particolare rotocalchi, riviste e romanzi popolari – alla ricerca di tracce, segnali, informazioni utili alla Guerra Fredda secondo un approccio più umano e meno distaccato rispetto ai classici rapporti di intelligence basati su intercettazioni, rivelazioni, raccolta di documenti riservati.

Ovviamente il film prende le mosse da un fatto di sangue per poi iniziare una narrazione legata al classico schema della rivelazione del complotto alla base di tanti film di spionaggio. Ma sicuramente il fatto che possa esistere un reparto dell’intelligence americana il cui scopo è quello di comprendere l’avversario usando lo strumento della letteratura – pop e non solo – è sicuramente affascinante, e colpisce l’immaginazione di tanti che vorrebbero avere un lavoro in quanto lettori professionisti.

Open Source Intelligence: a cosa serve e come può essere impiegata per il sociale

Tecnicamente potremmo dire che l’ufficio in cui lavora il personaggio di Robert Redford è specializzato in quella che adesso si chiama OSINT (Open Source Intelligence), ovvero una raccolta sistematica di informazioni relative ad un obiettivo – intelligence – usando fonti aperte, oggi dette open source e digitali, ma nella metà degli anni ’70 rappresentata da riviste popolari e letteratura dall’ampia circolazione.

L’idea in sé non è nuova: fin dalle origini della fantascienza – nata come letteratura di speculazione scientifica – si dibatte se sia in grado di prevedere il futuro. Ovviamente la risposta scientificamente corretta a questa domanda è no: la fantascienza non è in grado di prevedere il futuro nonostante la cultura pop che circola sul tema delle predittività di forme narrative contemporanee come le anticipazioni tecnologiche in film come “2001 Odissea nello spazio” (in cui Stanley Kubrick ci dà una rappresentazione realistica e impressionante di un tablet nel 1968) oppure le celebri previsioni dei Simpsons (che spaziano dagli smartwatch all’elezione di Donald Trump presidente degli Stati Uniti).

In realtà il fatto che una forma narrativa possa prevedere il futuro dipende molto dalla struttura della forma narrativa stessa. Detto in altri termini: la fantascienza – in quanto speculazione – è in grado di prevedere il futuro con la stessa probabilità che si ha nel prevedere un numero di un lancio di sei dadi, complesso ma con una probabilità tutto sommato accettabile.

Ma se usiamo un meccanismo narrativo con regole più stringenti, con vincoli realistici – economici, culturali, politici – la capacità di prevedere il futuro diventa più fattibile. Nelle scienze sociali che si occupano di politologia esiste la tecnica dell’analisi di scenario che sulla base di una descrizione dettagliata di un contesto politico sociale e con una definizione accurata degli attori in gioco, cerca di prevedere come potrebbe evolvere una particolare situazione – politica o economica – cercando di attribuire dei gradi di probabilità ai diversi sviluppi che potrebbe avere.

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Il progetto Cassandra

Alla luce di questo contesto, diventa molto interessante il progetto Cassandra di Jürgen Wertheimer dell’Università di Tubinga. Lo scopo di questo progetto nato nel 2018 su fondi del Ministero della difesa tedesco è quello di prevedere scenari futuri di tipo sociale e geopolitico e preparare così l’azione delle istituzioni della Germania. L’idea alla base è che la letteratura – nella visione di Wertheimer – sia in grado di canalizzare le tendenze sociali, grazie anche alla enorme sensibilità degli scrittori nel cogliere i segni dei tempi che cambiano, rendendo così i romanzi dei veri e propri sismografi del conflitto sociale, riuscendo così ad anticiparlo.

Questa capacità che hanno le opere letterarie è una visione piuttosto diffusa non solo tra gli studiosi di letteratura, ma anche tra gli esperti di comunicazione: un grande sociologo come Marshall McLuhan riteneva gli scrittori artisti in grado di sentire i cambiamenti prima che avvenissero. Usare la letteratura per prevedere i fenomeni politici poteva sembrare un azzardo visionario, ma ci sono due fattori che hanno giocato al sostegno del progetto.

Il primo è che Wertheimer ha scritto nel 2014 una lettera all’allora Ministro della Difesa tedesco Ursula von der Leyen, per avvisarla della pericolosità di Boko Haram in Nigeria, gruppo radicale islamico che aveva cominciato a prendere di mira biblioteche e scuole. Pur non ricevendo mai una risposta ufficiale, venne coinvolto dal Ministero in una serie di riunioni strategiche ad altissimo livello. Il secondo fattore è stato la costante attenzione scientifica allo studio dell’imprevedibilità. Archetipo di questa nuova sensibilità del XXI secolo è il concetto di cigno nero, alla base di alcuni libri di successo di Nassim Nicholas Taleb, ovvero la possibilità di elaborare previsioni in un mondo sempre più complesso e sempre più imprevedibile. Questo ha portato diverse organizzazioni – spesso politiche e militari – ad uscire dal proprio orizzonte teorico tradizionale (potremmo definirlo la comfort zone epistemologica) per sperimentare nuovi approcci, compreso quello letterario.

Nel mettere a punto il suo progetto, Wertheimer ha iniziato con una impostazione narratologica: leggere libri di quei paesi oggetto dell’analisi per cogliere lo sviluppo e l’evoluzione di alcune idee che potrebbero avere delle conseguenze sociali, come nel caso del rogo delle scuole da parte di Boko Haram. Questo approccio, che ricorda da vicino quello del film di Pollack, si scontrava con l’impossibilità di gestire una tale mole di informazioni – d’altronde il gruppo di lavoro era di sole tre persone Wertheimer compreso – e la difficoltà di accedere a testi scritti in lingue che il gruppo non padroneggiava. A questo punto si è fatta strada una nuova idea: studiare l’infrastruttura letteraria, ovvero la vita sociale del testo e del suo autore. Domande come: il testo ha avuto riconoscimenti statali? Ha ricevuto premi dalle società letterarie locali? Oppure il libro è stato censurato? L’autore ha dovuto abbandonare il paese? Sono tutte domande ben note a chi si occupa di sociologia della letteratura, ma che nel progetto vengono tradotte in early warnings, ovvero segnali che indicano l’emergere di un particolare scenario politico-sociale.

Un esempio di successo è la capacità che ha avuto il progetto Cassandra di considerare l’Algeria uno scenario strategico. L’Algeria durante la primavera araba era rimasta sostanzialmente silente e pertanto veniva considerata uno stato stabile, ma guardando la produzione letteraria sembrava che in realtà qualcosa si stesse muovendo sotto la superficie. Il romanzo di Amar Mezdad “Yiwen Wass Deg Tefsut” del 2014 si sviluppa seguendo le vicissitudini un gruppo di persone che si uniscono in una manifestazione che alla fine viene dispersa in modo cruento. Il romanzo del 2015 di Boualem Sansal “2084: la fine del mondo” (tradotto in italiano da Neri Pozza), palesemente ispirato alla distopia di George Orwell, descrive un dittatore islamista che vuole controllare la mente delle persone attraverso la manipolazione del linguaggio. Un altro romanzo distopico scritto da Mustapha Benfodil nel 2018 “Body writing” racconta di un immaginario astrofisico morto in un incidente d’auto piuttosto sospetto che attraverso una serie di appunti, riflessioni e documenti, descrive il desiderio di cambiamento democratico del protagonista. Sono tutti elementi che nel quadro analitico del progetto Cassandra hanno anticipato una tensione sociale che è effettivamente esplosa nel febbraio 2019 con una serie di proteste civili che vengono ricordate con il nome di movimento Hirak, che hanno costretto alle dimissioni l’allora presidente Abdelaziz Bouteflika.

Conclusioni

Ovviamente la metodologia del progetto Cassandra è assolutamente perfettibile. Ci sono diversi problemi come: la mancanza di un sistema di valutazione obiettivo del peso di un testo letterario, la consapevolezza del ruolo giocato da fattori esterni (il marketing editoriale per esempio) che potrebbero disturbare la genuina predittività di un testo, la possibilità di attribuire probabilità a scenari difficilmente quantificabili e così via. Ma sicuramente la strada è interessante, e magari in un prossimo futuro un mix di strumenti computazionali e nuove strategie interpretative da parte di analisti potrebbe dare al progetto quella affidabilità scientifica che al momento è bassa.

A ogni modo possiamo trarre una specie di morale da questo progetto di ricerca piuttosto peculiare. Il XXI secolo è un secolo complesso che ha infranto le certezze e gli ottimismi ingenui del secolo precedente e in cui la società si è completamente frammentata in un una serie di processi che sono molto difficili da comprendere. Allora ben vengano i progetti scientifici che usano i romanzi come chiave di accesso all’incomprensibilità contemporanea, d’altronde è proprio questo il ruolo sociale della letteratura: fornire una chiave di lettura coerente a un mondo in cui la coerenza è diventata una merce rara.

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