Questo sito web utilizza cookie tecnici e, previo Suo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsente all'uso dei cookie. Leggi la nostra Cookie Policy per esteso.OK

lo scenario

Rivoluzione blockchain: così scardinerà i tre pilastri della nostra società

La tecnologia blockchain promette una una rivalutazione del nostro sistema economico e sociale: le tre “C” alla sua base – condivisione, convenzione e certificazione – rimarrebbero sistema portante della nostra società, ma in una forma nuova e inedita. Vediamo perché

19 Ago 2019

Giovanni Perani

consulente in digital transformation


La tecnologia blockchain potrà attuare una rivisitazione del nostro sistema sociale ed economico, attualmente incardinato su tre pilastri portanti – condivisione, convenzione e certificazione – e  condurre a un ridimensionamento di una grande quantità di strutture, e non ci riferiamo solo a istituti di credito, organismi notarili o legali e via dicendo, bensì anche ai giganti del web, oggi dei veri e propri monopoli della trattazione e dell’accesso ai dati, il cui ruolo di garanzia è totalmente autoreferenziale.

Per comprendere in che modo la blockchain scompaginerà e riposizionerà alcune certezze creando probabilmente anche un nuovo impianto di interconnessione di validità sociale è però necessario soffermarsi ad analizzare in modo distaccato l’ordito del presente.

Le tre “C” alla base della nostra società

Come abbiamo accennato, il nostro sistema sociale ed economico è incardinato sulle tre “C” di condivisione, convenzione e certificazione

  • Condivisione: perché è innegabile che vi sia un interscambio continuo – economico, relazionale, contrattuale, affettivo – fra tutti i componenti della nostra società.
  • Convenzione: perché nella narrazione sociale abbiamo creato ruoli e valori condivisi su cui fondiamo la realtà e le nostre certezze, il che equivale a dire la rete degli interscambi. Ma si tratta unicamente di convenzioni, sulle quali convergiamo in modo collettivo. Secondo l’affascinante teoria dello storico, saggista e professore di fama internazionale Yuval Noah Harari, l’uomo gode, a differenza degli altri esseri animali, di un tipo di percezione che, oltre a essere soggettiva e oggettiva, è anche intersoggettiva. In virtù di quest’ultimo livello di percezione è possibile creare una realtà di narrazione collettiva che, diventando intersoggettivamente condivisa, rappresenti la realtà del presente e la nostra storia. Guardandoci intorno rimaniamo storditi se osserviamo con il cannocchiale di questa prospettiva la nostra società. Uno dei casi più evidenti di questa complessità è la misurazione del tempo: una larga maggioranza di umanità si interfaccia sulla base del calendario gregoriano, che avvia il timer al momento della nascita di Gesù ma, per fare solo un esempio fra i tanti calendari, l’anno uno per la datazione islamica corrisponde al 622 del calendario giuliano, dunque non proprio per un’esigua rappresentanza di persone. Nella nostra dichiarazione dei redditi presentata sarà comunque necessario per tutti far riferimento all’anno in corso secondo il calendario gregoriano. O ancora: il lunedì è l’inizio di settimana per convenzione; il treno che parte alle 18.00 fissa un’ora condivisibile e non un punto nello spazio del tempo. Il Consiglio dell’Unione Europea ha preso in esame la possibilità di abolire il passaggio annuale all’ora legale, rinviando la discussione al 2021: qualsiasi sarà la decisione, risulta evidente che seguiremo le indicazioni che ne deriveranno. L’ora esatta è dunque un riferimento comune e certificato da enti autorevoli e dunque riconosciuti, nulla più. Lo stesso vale per il biglietto di carta grigino che riporta la scritta “5 euro” e che corrisponde a un decimo di quello più grande e arancione con la dicitura “50 euro”. Questa è la realtà, ma nuovamente non per un valore intrinseco di verità o di valore bensì per una convenzione. Nell’ambito dell’Eurosistema, la Banca d’Italia emette banconote in relazione e in base agli accordi europei in materia di politica monetaria, assumendo l’autorità di stampare quella moneta di cui certifica validità e peso. Stessa cosa dicasi degli effetti giuridici conseguenti per esempio all’atto di matrimonio, oppure al decadere degli stessi in seguito al divorzio; e ciò vale per molto altro ancora.
  • Certificazione: è un vocabolo derivato dal latino tardo certificare, a sua volta composto da certus (‘certo’) e facere (‘fare’), ovvero sancire con un attestato. Ad oggi la certificazione è di pertinenza, onere e onore dell’autorità o di enti riconosciuti. Ciò che attesta la credibilità e consacra il titolo è sempre il meccanismo della certificazione. Ma quali sono le sue caratteristiche imprescindibili? La certificazione è essenzialmente composta da due elementi fondamentali: certezza da un lato e immutabilità dell’informazione temporale dall’altro. La memoria della certificazione è di norma conservata in specifici registri che contengono dati indiscutibili. Oggi alla certificazione è concatenata una trasmissione consultabile, che attiene a un avvenuto immutabile e riconosciuto dal sistema. Ne consegue che la certificazione, nella sua forma o sostanza, è accettata e riconosciuta valida anche dall’ordinamento giuridico, è tutelata dalla legge e per convenzione genera degli effetti.

Certificazione e centralizzazione

In questa prospettiva è necessario focalizzarci di conseguenza su quanto l’informazione certa, diffusa e condivisa si traduca anche in diritti e garanzie creando credito e affidamento.

I tre ingredienti di certezza, diffusione e condivisione generano nella nostra società la fiducia che funziona come fluidificante del sistema, generando cioè quella linfa vitale di trasmissione che permette economia e interscambi.

Specificando ulteriormente possiamo dire che la “Comunione” è un’esigenza, la “Certificazione” è la garanzia, la “Condivisione” è una convergenza.

Ma torniamo al concetto di certificazione nel nostro sistema attuale: l’insieme delle certificazioni costituisce la mappa delle informazioni che sono custodite nel ledger, vale a dire quell’ipotetico libro mastro delle autorità o degli enti autorevoli che disegna e dà accesso alle certezze alle quali noi facciamo riferimento per organizzare la nostra esistenza in termini di legittimità e pretese.

Le informazioni iscritte nei ledger fanno parte degli archivi che consentono analisi, controllo e verifica e che prima dell’avvento dell’informatica erano iscritti e conservati su materiale cartaceo.

Con l’avvento dell’informatizzazione la struttura di ciò che era conservato e ripartito sulla carta è stato catalogato e conservato ma la struttura su logica centralizzata è la medesima, ciò che è andato mutando è unicamente il supporto di archiviazione – forse quegli scaffali a perdita d’occhio pieni di fascicoli di carta legati con le stringhe non esistono più- ma il principio è rimasto il medesimo. Sicuramente l’accesso ad alcune informazioni e la consultazione è migliorata, sicuramente il controllo e la velocizzazione di alcuni passaggi è stato reso più semplice ma di fatto la struttura ha replicato il paradigma analogico già esistente con la differenza dell’uso di strumenti digitali.

Questo processo ha coinvolto tutti gli enti autorevoli di certificazione, dagli archivi delle banche, al Catasto, alle Pubbliche Amministrazioni, ma ha investito anche realtà assai più modeste o circoscritte, come, per fare un esempio, gli istituti di certificazione agroalimentare.

Ne consegue che, fino a oggi, l’unica certificazione autorevole possibile è per sua natura centralizzata.

Gli ambiti applicativi della blockchain

Tutto ciò premesso la tecnologia blockchain può risultare, anzi senz’altro lo sarà, utile a certificare informazioni e a consentire il libero accesso delle stesse, in modo trasparente e immediato, ad un vasto panorama umano.

Non solo, con l’avvento dell’intelligenza artificiale inoltre, questa stessa tecnologia sarà strumento di interfaccia perciò, per fare un esempio pratico, il consorzio del prosciutto o del formaggio Dop oppure del vino Doc sarà oggetto e soggetto di informazioni certe e incontestabili su ogni dettaglio, come stagionatura, stoccaggio, provenienza delle materie e via dicendo: maggiore trasparenza, ridotte possibilità di falsificazione e dunque maggior tutela di tutti gli attori, consumatori e produttori.

In ambito finanziario la blockchain potrà garantire un nuovo “sistema di simil-cartolarizzazione”, rilanciando un sistema collettivo di azionariato e di micro-azionariato, con pubblico più ampio e gestione più trasparente.

La sua applicazione in ambito immobiliare potrebbe aprire a un nuovo sistema di fondi d’investimento collettivo e a transazioni più rapide. Grazie all’utilizzo dei contratti intelligenti il nostro sistema economico garantirà l’attuazione automatica degli impegni delle parti, riducendo i contenziosi e garantendo maggiore sicurezza contrattuale.

Molto, se non tutto, potrà essere tokenizzabile.

Insomma, sono molti i settori che potrebbero trarre vantaggi dalla tecnologia blockchain, dalla tutela dei diritti d’autore, all’acquisto e la vendita di beni immobili e mobili, fino al tracciamento delle filiere produttive.

In molti ambiti la nuova certificazione tramite blockchain è passibile di licenziare l’intermediario e distribuire certificazioni condivise e di libero accesso, potrebbe ridurre in modo considerevole alcuni ruoli e creare un nuovo sistema di interconnessione fra i cittadini.

Non poca cosa senz’altro!

I tre pilastri, le tre grandi C del nostro sistema – Comunione, Condivisione, Certificazione –, permarrebbero alla base e rimarrebbero sistema portante della nostra società, per quanto in una forma nuova e inedita.

Ma la celebrazione della nuova tecnologia, che talvolta è stata definita da alcuni esperti potenzialmente “distruttiva del sistema” implica anche, nella sua vision originale, il concetto di decentralizzazione che implica disintermediazione e dunque altera il riferimento del “trust” per come oggi noi lo conosciamo.

Perché la vera potenza e la straordinaria portanza della tecnologia, che sarà duttile ed utile come detto in moltissimi campi, esplica il suo reale impatto solo se sovverte il principio di centralità.

In sostanza, finché la blockchain verrà applicata entro i confini di realtà private e controllate alla fonte da un riferimento centralizzato – una sorta di “vigilante” esclusivo – svolgerà un lavoro molto simile alla trasformazione che è avvenuta nel passaggio dall’archiviazione cartacea a quella informatica digitale, migliorando straordinariamente l’efficienza ma non mutando il paradigma analogico.

Blockchian e rivalutazione del nostro sistema

Ma tale tecnologia possiede caratteristiche intrinseche capaci di attuare anche un mutamento del paradigma morfologico della nostra società se utilizzata più ampiamente: laddove la Condivisione rimarrebbe un’esigenza inalterata, ma la Certificazione potrebbe essere conseguenza della Condivisione e non più viceversa. In tal senso davvero una rivalutazione del nostro sistema.

In questa prospettiva, la blockchain determinerebbe una rivisitazione delle modalità di erogazione e governance di molti servizi. È lecito immaginare, infatti, che qualsiasi attività attualmente regolata da una “autorità centrale” potrà essere riorganizzata in un “peer to peer, trust-based network”.

Questa trasformazione potrebbe condurre a un ridimensionamento di una grande quantità di strutture, e non ci riferiamo solo a istituti di credito, organismi notarili o legali e via dicendo, bensì anche ai giganti del web, oggi dei veri e propri monopoli della trattazione e dell’accesso ai dati, il cui ruolo di garanzia è totalmente autoreferenziale.

Qualcuno a volte sorride ma credo che bisogna dare il giusto tempo, e non sarà certo domani, per l’assorbimento da parte del sistema.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4