Siamo tutti "migrati digitali": così il covid ha rotto i freni inibitori | Agenda Digitale

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Siamo tutti “migrati digitali”: così il covid ha rotto i freni inibitori

Ci si trasforma con un processo, lungo, graduale, fatto anche di ripensamenti e resistenze, passi indietro. La migrazione invece si compie per stati finiti, si parte da un posto e si finisce in un altro. Eravamo in ufficio a fare la trasformazione digitale. Siamo a casa, migrati digitalmente. Non c’è stato tempo

18 Giu 2020
Alessandro Bazziga

Responsabile transizione digitale della PAT

Andrea Nicolini

Project Manager per TrentinoSalute4.0


Abbiamo parlato molto in questi anni di trasformazione digitale. Ci è sembrata una definizione sexy, informatizzazione ci aveva stufato. Abbiamo cercato di farci aiutare dal potere evocativo di questo nuovo termine, meno tecnico, meno polveroso e più vicino alla sensibilità e all’entusiasmo anche dei non addetti ai lavori.

E poi siamo finiti di là: abbiamo migrato. Termine forse meno glamour, ma più secco, radicale.

Trasformazione vs migrazione digitale

Ci si trasforma con un processo, lungo, graduale, fatto di accelerazioni e soste, nel percorso di trasformazione si incontrano ripensamenti e resistenze. Si fanno anche passi indietro. Passa il tempo, cambiano interlocutori, i progetti si fermano e ripartono. La trasformazione ha il tempo di essere vissuta, metabolizzata. Certe volte troppo a lungo.

La migrazione invece si compie per stati finiti, si parte da un posto e si finisce in un altro. Niente gradualità, niente passi, solo un viaggio o corto o lungo e poi si arriva e ci si siede. Dall’altra parte.

Eravamo in ufficio a fare la trasformazione digitale. Siamo a casa, migrati digitalmente.

Stavamo progettando la trasformazione digitale anche per il lavoro da remoto. Siamo migrati in smart working. Non c’è stato più tempo. Per nulla.

Ci sono molti eventi in questo passaggio, tutti di discreta portata simbolica. I comportamenti digitali sono effetto di una migrazione fisica e non viceversa. Rovesciamento di paradigma. Abbiamo lavorato per anni guardando la cosa dal punto di vista opposto, erano le piattaforme digitali che dovevano abilitare a questo o a quello e adesso è la quarantena che abilita. La migrazione abilita la trasformazione.

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In questo quadro, in cui a nostro avviso è irrinunciabile anche una riflessione profonda per comprendere il valore simbolico e prospettico di quanto sta accadendo, abbiamo provato a confrontarci proprio con l’intento di valorizzare nel miglior modo possibile i nostri progetti di digitalizzazione e accelerare verso gli obiettivi – così tanto auspicati – dell’agenda digitale italiana ed europea.

Dialogo semiserio su migrazione e trasformazione

Lo abbiamo fatto cercando di non dimenticare l’ironia, grande agente di digitalizzazione.

Andrea: Alessandro come sta andando lo smartworking, l’ente dove lavori è grande e ha molte deleghe istituzionali – cosa sta succedendo?

Provo a ricostruire la situazione distinguendo alcune fasi, in ognuna delle quali si sono mescolati ingredienti culturali, di management e di tecnologia. Nella prima fase abbiamo resistito. Eravamo all’inizio e in un clima di incertezza sono prevalsi aspetti di dibattito che pur svolto a livello manageriale, rimaneva sul modello organizzativo e di missione della PA. E’ corretto reagire in modo difensivo, utilizzare tutti gli strumenti di smart working a disposizione rispetto ad un mercato che sembrava essere più cauto? Ma poi in smart working generalizzato e orizzontale… davvero si riesce a lavorare con la stessa performance? E’ stata molto interessante in questa fase la discussione metodologica: pur avendo già sperimentato forme anche innovative di telelavoro e di smart working, la percezione che il lavoro da remoto potesse essere di colpo pervasivo e interessare una quantità enorme di colleghi ha portato a riflettere su questioni di fondo. L’aumento della crisi sanitaria e i decreti del governo hanno interrotto questa riflessione di metodo e di articolazione e siamo passati alla fase successiva, una esplosione di processi sia organizzativi che di revisione ICT. Abbiamo creato un gruppo di lavoro con tre dimensioni, quella organizzativa e regolatoria, quella tecnologica e di project management e quella di operation e di service, siamo molto soddisfatti del lavoro, affrontando contemporaneamente le tre dimensioni in una settimana la maggior parte dei dipendenti è stata attivata da casa e sta lavorando da casa.

Alessandro: nella Sanità cosa sta succedendo? Tu lavori su intersezione interessantissima, ente di ricerca, eccellenza ICT e nel contempo sei nel dominio Sanità, la cosa più importante di questo periodo, e non solo di questo…

Il centro di competenza sulla sanità digitale, TrentinoSalute4.0, di cui faccio parte ha veramente vissuto l’evento epocale da una posizione privilegiata, i tre enti di cui siamo sintesi, Pat, Apss e Fbk, hanno caratteristiche diversissime e di conseguenza hanno reagito.

Per questo parlerei di transumanza digitale, ci sono stati greggi, mandrie e pastori che hanno fatto il percorso a velocità diverse, tutti hanno raggiunto lo stesso punto, il benessere e la sicurezza personale pur continuando a lavorare, ma secondo strade differenti.

Sulla Pat non aggiungerò nulla a quanto hai detto, per il centro ricerche FBK è stato istantaneo come se qualcuno avesse premuto un interruttore e dalla sera alla mattina ha cominciato a lavorare totalmente in telelavoro. Certo un centro ricerche peraltro con competenze ICT è avvantaggiato perché lavora sulla conoscenza, tuttavia la cartina di tornasole è stata la parte amministrativa, pur sempre oltre il 20% del personale, ha immediatamente attivato modalità a distanza senza apparente soluzione di continuità e così abbiamo neo assunti che hanno cominciato a lavorare direttamente in smartworking. In Apss per ovvi motivi lo scenario è stato completamente diverso e non solo perché l’emergenza è sanitaria, ma anche per aspetti culturali, quindi con tempi più lunghi e maggiori riflessioni una buona ed ampia parte del personale amministrativo è andato in smartworking.

Andrea: e i colleghi come si comportano, cosa rilevi in generale rispetto alla disponibilità e alla capacità di mettersi in gioco?

In tutto il progetto – lo abbiamo trattato così, proprio come un progetto – è come se fossero diminuiti i freni inibitori. Ognuno ha detto al volo quello che pensava, sono aumentate le accelerazioni per autorevolezza e non per autorità. Una sorta di macchina della verità “positiva”, siamo riusciti a mediare delle soluzioni che definissero una discontinuità rispetto alla situazione normale e che nel contempo cercassero di rimanere in un perimetro di buon senso e rigore rispetto ai grandi temi ICT, dalla sicurezza alla privacy fino alla spinta forte verso il paradigma Byod, già auspicato prima di questo difficile periodo. I nostri colleghi sono stati molto disponibili e credo abbiano capito l’immane lavoro fatto dal team ict per consentire a tutti la nuova forma di lavoro. Per ognuno dei temi si potrebbero scrivere pagine e stiamo cercando di documentare le “lesson learned”, dallo sviluppo di una consapevolezza verso il cloud – che in tempi normali non avremmo raggiunto se non a patto di enormi sforzi e battaglie “ideologiche” – fino ad un modello di servizio e di funzionamento della “macchina ICT” completamente diverso.

Alessandro: ma da questa emergenza come si uscirà rispetto alla consapevolezza della centralità dell’ict nella evoluzione della Sanità?

Credo che sarà come dopo uno tsunami, quando l’acqua si ritira rimangono molte macerie e tornare a lavorare come prima richiederà uno sforzo notevole, ecco perché molti che si saranno costruiti una nuova casa lontano dalla costa e dai pericoli dello tsunami decideranno di continuare a vivere e a lavorare in quella casa. Quello tsunami avrà abbattuto tutte o quasi le barriere all’utilizzo delle tecnologie che conoscevamo prima, la quasi totalità avrà provato una video conferenza ed avrà capito cosa vuol dire il tele lavoro e potrà decidere con consapevolezza se proseguire magari per parte del proprio tempo in quelle modalità. In sanità il personale sanitario avrà sperimentato le televisite ed il telemonitoraggio e forse attuare la telemedicina non sarà più una utopia, così come i cittadini si saranno abituati a fruire di servizi a distanza e non credo che torneranno ad accettare di dover fare da postini delle informazioni sanitarie per i diversi ambulatori. Il livello di attesa dei cittadini per i servizi digitali sarà aumentato di molto, dovremo tenerne conto.

Andrea: ti rifaccio la stessa domanda orientandola di più alla trasformazione digitale: secondo il tuo punto di vista cosa di questo periodo condizionerà lo sviluppo futuro, vedi qualche cambiamento in atto?

Come va di moda in questo periodo Andrea direi innanzitutto “grazie della domanda”. Credo che tutti stiano capendo innanzitutto il valore vero e profondo della trasformazione digitale e nessuno è più disposto a dire (e gli altri ad accettare) la famosa frase “eh sai non sono un tecnico, questa cosa la dobbiamo fare nella vecchia maniera”. Qui siamo diventati tutti “tecnici” e di colpo. Abbiamo gestito 2000 ticket in poco più di una settimana, tutti a casa a configurarsi Vpn e accessi applicativi, invece di profili social. Sulla trasformazione digitale credo che sia emerso un approccio non nuovo ma forse un po’ messo da parte, quick and dirty, bisogna fare veloce in fretta. Il digitale in questa emergenza non è stata la sostituzione ma la soluzione. C’è differenza. Se devi raccogliere delle domande di contributo nella situazione normale avresti aperto un dibattito sui canali e sui processi. Fatto riunioni. Troppe. In questo tempo – dove ci si trova in assenza di sportelli e di relazioni by default – si costruisce una front-end e un backoffice in 5 giorni. Chiudo con un sorriso: emerge un nuovo vocabolario, una delle frasi più frequenti è stata “dobbiamo rilassare questo requisito”.

Al di là degli scherzi credo che la trasformazione digitale stia dimostrando, nella sua essenzialità, di essere la dorsale del cambiamento e di poterlo fare nel rispetto degli standard ma anche con un approccio di massima operatività e velocità.

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