Media sociology

Siamo uomini o transumani? Come stiamo cambiando nella società ipertecnologizzata

L’ibridazione tra mass media e personal media è stato un passaggio fondamentale per l’emergere del transumano: una categoria che comprende sia gli esseri umani “potenziati” dalla tecnologia sia i dispositivi tech “umanizzati”. I dettagli, cosa comporta questa nuova fase, esempi

06 Lug 2022
Davide Bennato

professore di Sociologia dei media digitali all’Università di Catania

transumano

La tecnologia è entrata in maniera pervasiva nell’organizzazione del mondo che ci circonda. Chiunque abbia in tasca uno smartphone è parte – più o meno – integrante di questa società tecnologica che è nata con un mezzo di comunicazione (internet) e si è sviluppata come spazio antropologico (piattaforme digitali).

Ma visto che il nostro ruolo sociale è stato potenziato dalle tecnologie digitali, siamo ancora gli stessi uomini frutto della società del XX secolo o abbiamo bisogno di una nuova categoria?

Siamo ancora umani o siamo diventati transumani?

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Il transumanesimo debole e il caso LaMda

Un chiarimento terminologico: voglio sposare quello che potremmo chiamare il transumanesimo “debole”, ovvero considero il transumano una metafora che serve per descrivere una condizione simbolica sociologicamente collocata e sostanzialmente nuova, che richiede un modo diverso di guardare alla società contemporanea.

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Nel momento in cui sto scrivendo queste righe, sui social si dibatte – in maniera più o meno critica – sulla sospensione di Black Lemoine, ingegnere di Google del gruppo Responsible AI, per aver sostenuto che LaMda, un chatbot dotato di una sofisticata intelligenza artificiale, potrebbe essere considerata come senziente.

Ai fini di questo articolo, la questione non è se LaMda sia senziente o meno, ma se possa essere considerata una nuova forma di soggetto sociale che interagisce, che ha una sua identità tecnologica, ma che non è un essere umano, bensì un nuovo “abitante” della società del XXI secolo e che può essere considerato un transumano.

Noi consideriamo transumani i soggetti che trascendono i limiti umani grazie alla tecnologia, ma potremmo considerare transumano un soggetto artificiale che trascende le caratteristiche macchiniche e possiede delle proprietà che lo rendono legittimato ad esistere nello stesso orizzonte in cui vivono gli individui nel XXI secolo.

Quindi, transumano può essere considerato sia il percorso dal soggetto sociale al soggetto sociale tecnologicamente potenziato che il percorso dall’oggetto tecnologico al soggetto tecnologicamente fondato. Tutto ciò può sembrare fantascienza, ma lo è molto meno di quanto si pensi.

Alcuni tipi di soggetti transumani

Il piano sociale in cui viviamo si è progressivamente fuso con il piano digitale, fino a configurare una situazione ibrida di cui ancora non abbiamo ben chiari i confini.

Soggetti sociali transumani sono praticamente un po’ ovunque. Sono i soggetti collettivi politici che tramite la tecnologia fanno attivismo – come Anonymous – o che sensibilizzano l’opinione pubblica – come nel caso dell’hashtag activism (#metoo, #blacklivesmatter).

Sono i soggetti socio-tecnici che tramite la tecnologia riorganizzano il potere economico come gli algoritmi della sharing economy (Uber, Airbnb) oppure come i capitalisti delle infrastrutture (delle piattaforme digitali come Bezos, oppure no come Musk). Sono i soggetti digitali che capitalizzano visibilità e celebrità come influencer umani (in Italia i Ferragnez) o non umani (come i virtual influencer).

Come si è arrivati a questo meccanismo progressivo di costruzione della soggettività transumana?

L’ibridazione tra personal e mass media come causa

Tra le mutazioni antropologiche dell’orizzonte sociale che hanno legittimato il soggetto transumano, un passaggio è stato cruciale: la confusione fra mass media e personal media.

Nella storia dei media come mezzi di comunicazione, c’è sempre stata una rigida distinzione fra mezzi di comunicazione di massa (stampa, cinema, radio, televisione) e mezzi di comunicazione personali (lettere, fotografia, telefono). Nel XIX secolo il rapporto è sempre stato di rigida separazione: i mass media sono appannaggio dei sistemi di potere – politico, economico – e quindi essenzialmente inaccessibili a chi non faceva parte di questi sistemi.

Bisognava essere un magnate industriale o un primo ministro per accedere ai mass media, perché erano strumenti che definivano lo spazio pubblico. Ovviamente, i personal media erano molto più accessibili – la lettera, la cartolina – ma come strumenti per la relazione sociale; quindi, si proiettavano su uno spazio privato, intimo, personale.

Nel XX secolo il rapporto fra mass media e personal media è di sovrapposizione: cominciano ad apparire media che si collocano in uno spazio intermedio fra lo spazio pubblico e quello privato. Agli estremi di questo rapporto ci sono le tecnologie elettroniche: fra i mass media questo è il periodo della televisione, fra i personal media il telefono diventa lo strumento principe della relazione sociale.

Ma cominciano a nascere spazi “intermedi”. Per esempio, le radio pirata, protagonista della partecipazione politica degli anni ’70 oppure le televisioni di quartiere, frutto della voglia di televisione locale e primi tasselli di quello che sarebbe diventato il sistema di distribuzione di contenuti delle reti private.

Anche lo spazio privato nel suo tecnologizzarsi sviluppa strumenti di comunicazione che aspirano ad essere un po’ pubblici e un po’ privati giocando sulla componente della portabilità: come i sistemi di registrazione domestica nati con la rivoluzione del VHS, oppure il Walkman, risposta alle esigenze di disaccoppiare la fruizione musicale dal salotto domestico.

Nel XXI secolo con l’istituzionalizzazione di internet il rapporto fra mass media e personal media è di confusione. Se da un lato, i mass media vengono inglobati dal digitale per migliorare le opportunità distributive – la televisione digitale terrestre, la radio digitale – o per far nascere nuovi media di massa – i videogiochi, le piattaforme di streaming cinematografico – dall’altro lato la battaglia si gioca sui personal media.

Internet diventa il posto dove parlare a uno, nessuno, centomila persone. Lo hanno dimostrato i blog col testo scritto, lo hanno dimostrato i podcast con il suono e questa attitudine è stata potenziata dalle piattaforme dei social media.

Ad un certo punto, potevi avere un profilo su una piattaforma social ed essere tu a decidere se quel profilo avrebbe dovuto rivolgersi ai tuoi contatti stretti (chi ricorda i profili Twitter privati?), oppure rivolgersi al mondo: per la prima volta lo stesso strumento era sia mass media che personal media.

Questa ambiguità non poteva non avere conseguenze. Usare la stessa piattaforma come strumento di comunicazione di massa e personale, vuol dire che quello che cambia è il linguaggio mediale che usi e le strategie di costruzione della tua base di contatti.

Una piattaforma social, utenti con linguaggi e relazioni diverse

Prendiamo una piattaforma come Instagram e un influencer come Fedez: usa i profili social come estensione della sua vita quotidiana, ma comunicando ad un numero molto alto di persone, in pratica il linguaggio della soap opera applicato ad un’audience estesa.

Prendiamo invece Dario Bressanini: usa il proprio profilo Instagram come estensione della sua professione di docente di chimica e scrittore di libri di divulgazione rivolgendosi a gran numero di persone (anche se meno di Fedez), ovvero il linguaggio della divulgazione applicato ad un’audience ampia.

Se invece prendiamo la maggioranza dei profili Instagram, la media dei contatti è tra i 500 e i 1000, ovvero una quantità media di persone (considerando amici, parenti, colleghi, e contatti sporadici).

Quello che rende Fedez, Bressanini e l’utente generico di Instagram delle soggettività transumane è che la piattaforma consente di esercitare una parte della propria identità sociale grazie alle opportunità permesse dalle tecnologie digitali. Fedez è una star (spazio pubblico), Bressanini è un accademico (spazio pubblico), l’utente generico è una persona che comunica con Instagram (spazio “privato”).

La confusione fra mass media e personal media ha fatto sì che sulla stessa piattaforma ci sono gli attori dello spazio pubblico, gli attori dello spazio privato e tutti quanti si collocano in posizioni diverse all’interno di questo continuum.

Conclusioni

La prossima volta che vedremo un balletto su Tiktok, attenti a giudicare con snobismo quel contenuto che potremmo anche considerare come kitsch, ma probabilmente è di una persona che tenta un uso comunicativo alla ricerca di una propria collocazione in uno spazio privato – diventare celebre fra gli amici – o in uno spazio pubblico – diventare una celebrità riconosciuta da chi abita quegli spazi digitali.

Probabilmente, essere transumani vuol dire questo: capire cosa ci caratterizza come umani in una società pesantemente tecnologizzata, in cui è facile confondersi fra bot, IA, influencer, meme, boomers, quando in realtà si è tutti alla ricerca di una identità compatibile con il periodo che stiamo vivendo.

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