Perché SIpEIA oggi: nasce la Società italiana per l’etica dell’intelligenza artificiale - Agenda Digitale

IA ed etica

Perché SIpEIA oggi: nasce la Società italiana per l’etica dell’intelligenza artificiale

SIpEIA è la società scientifica che coordinerà le attività accademiche nel settore dell’etica dell’Intelligenza Artificiale. L’IA è solo uno dei quattro indicatori della nuova fase di storia della scienza che stiamo vivendo: le sfide aperte e come affrontarle

18 Mag 2021
Maurizio Mori

Presidente SIpEIA

Ora che l’intelligenza artificiale sembra assumere il ruolo di coordinamento della crescita dei diversi settori di sviluppo, è prevedibile che l’etica sia soggetta a grandi trasformazioni. Ecco perché è nata la SIpEIA, la Società Italiana per l’Etica dell’Intelligenza Artificiale, una società scientifica che coordina le attività accademiche nel settore.

Il compito di SIpEIA è tanto più importante in Italia, in cui la posizione prevalente è che l’intelligenza artificiale costituisca un aiuto tecnico di eccezionale potenza che, tuttavia, non scalfisce né l’eccezionalità umana né l’etica.

La scienza procede come un fiume, che per lo più scorre con pendenza pressoché lineare, scendendo in modo calmo e costante, ma a tratti crea rapide in cui la corrente si fa tumultuosa e vivace, e altre volte, più raramente, crea vere e proprie cascate che segnano una cesura netta.

È difficile sapere con precisione a che punto siamo nel lungo percorso del fiume della storia e di quello particolare della storia della scienza, ma ci sono indicazioni che portano a credere che si sia a una svolta importante: se non una cascata, sicuramente una crescita davvero notevole che segna l’uscita dalla fase proto-scientifica e l’ingresso in una fase nuova in cui la scienza diventa davvero pervasiva nella vita quotidiana di ciascuno di noi.

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Perché siamo in una nuova fase di storia della scienza

Un primo indicatore, più remoto, riguarda quella che il biologo e scrittore Julian Huxley ha chiamato la “esplosione della conoscenza“: a partire dagli anni ’50 del Novecento, le conoscenze sono cresciute in modo eccezionale in tutti i campi del sapere.

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Un secondo indicatore, in ordine cronologico, è la Rivoluzione biomedica, avvenuta negli anni ’60 e ’70, che ha portato al controllo del mondo organico: se nel 1957 uno studioso attento come Arnold Gehlen poteva ancora scrivere che le nostre concezioni sulla vita biologica erano sostanzialmente quelle dei Greci, per cui diventava difficile intervenire in modo efficace sulla vita, oggi la situazione è radicalmente cambiata. Se, in precedenza, la vita appariva avvolta in una sorta di impenetrabile mistero che le consentiva di procedere su binari propri, ora quell’iniziale oscurità viene scandagliata da importanti lampi di luce che illuminano consentendo ampi tratti di controllo del processo. Così, per la prima volta nella storia, abbiamo cominciato a controllare la riproduzione umana (e non), un passo gigantesco.

Un terzo indicatore riguarda le nanotecnologie, ossia le conoscenze del mondo microscopico, quello che riguarda una scala dimensionale nell’ordine del nanometro, un miliardesimo di metro. Sul tema i progressi sono notevoli, ma non hanno ancora trovato una collocazione pubblica ampia. Per ora questo settore sembra procedere sottotraccia, ma c’è da aspettarsi che presto emerga dispiegando tutta la sua potenza.

Quarto e ultimo indicatore di novità riguarda l’Intelligenza Artificiale (IA) considerata in sé stessa: per svariate ragioni connesse con l’aumentata capacità di calcolo, ovvero le capacità di acquisire, conservare e analizzare dati, nonché di combinare assieme i vari aspetti e di prospettarne altri ancora, nel giro di pochi anni è cresciuta enormemente la possibilità di creare macchine in grado di apprendere e anche di autocorreggersi. Siamo agli inizi e ciò che oggi è possibile fare pare sia solo l’inizio di un processo molto più ampio. È tuttavia sufficiente per dire che il fiume ha cessato di procedere nel corso placido e tranquillo, e sia entrato in una rapida che aumenta la vivacità della corrente: non sappiamo bene quel che accadrà, ma già ci sono indicazioni a favore di cambiamenti di notevole portata. Al di là della creazione di robot capaci di sostituire attività umane come la guida di aerei o automobili, l’IA può costituire una sorta di “occhio di dio” capace di registrare tutte le nostre azioni o i nostri dati. Già questo costituisce un salto di qualità straordinario su cui riflettere.

Sappiamo che la Rivoluzione industriale è nata dall’interazione tra scienza, capacità di elaborare tecniche e manufatti, unite a favorevoli condizioni sociali: il mix dei diversi fattori ha avuto come esito quel processo storico che, come ha scritto lo storico Eric Hobsbawm, costituisce “la più grande trasformazione dell’umanità di cui abbiamo documenti scritti”. Forse oggi possiamo dire che quella del XVIII-XIX secolo ha dato l’avvio a quel grandioso processo di trasformazione dell’umanità, che oggi entra in una fase nuova, più matura e con caratteristiche specifiche e peculiari. Sembra, infatti, che la combinazione dei tre elementi sopra ricordati (Rivoluzione biomedica, nanotecnologie, IA) produca effetti oggi difficili da prevedere: in un senso le innovazioni in corso vanno considerate come la continuazione della Rivoluzione industriale o un suo completamento, ma in un altro senso bisogna riconoscere che sono tanto sorprendenti da non escludere la possibilità di una ulteriore cesura storica.

L’avvento della Rivoluzione industriale ha profondamente cambiato l’etica pubblica, che da aristocratica è via via diventata democratica. La proposizione “la sovranità è del popolo”, che per noi oggi è ovvia e scontata, ancora agli inizi del XIX secolo era da molti ritenuta empia, blasfema e impronunciabile. A partire dagli anni ’60-70 del secolo scorso, la Rivoluzione biomedica ha profondamente trasformato l’etica riguardante la vita, rendendo sempre più palese che i divieti assoluti di aborto, fecondazione assistita, eutanasia dipendevano più dalla fissità delle circostanze storiche che da una loro natura intrinseca. La nascita della bioetica ha rivelato quanto rapidamente possa cambiare la tavola dei valori e l’affermazione di diverse gerarchie e priorità. È prevedibile che l’Intelligenza Artificiale trasformerà l’etica ancor di più. Da qui, il compito di SIpEIA.

SIpEIA: un dialogo aperto per governare i cambiamenti etici che verranno

Il logo della “Rome Call for AI Ethics”, imponente iniziativa tenutasi in Vaticano a fine febbraio 2020,  è RenAIssance: l’AI – Artificial Intelligence è parte centrale di Rinascimento. Fuor di metafora, significa: l’Intelligenza Artificiale è alla base di un nuovo Rinascimento in cui l’uomo resta al centro e si avvale delle eccezionali tecniche per riaffermare la propria centralità. In questo senso, l’etica resterebbe invariata e le novità apportate dalla grande Rivoluzione imminente generata dal mix dei tre fattori delineati sarebbero marginali sul piano morale.

Riteniamo che questa prospettiva non faccia altro che riproporre l’idea che la moralità sia istituzione divina o naturale, e che quindi sia immutabile. Al contrario pensiamo che la moralità sia istituzione storica che cambia al mutare delle circostanze e delle nuove esigenze. In questo senso, l’avvento dell’IA porterà novità difficili da prevedere e intercettare. Ma dobbiamo essere pronti a farlo e soprattutto avere la duttilità di coglierne gli aspetti positivi e isolare eventuali difficoltà. Come in tutte le cose umane, queste non mancano mai, ma invece di continuare a vedere le innovazioni come degli eccessi da bloccare, bisogna mantenere equilibrio in modo da riuscire a discernere gli aspetti connessi alle passioni anti-sociali e negative, e quelli che invece aumentano il benessere di tutti.

I documenti elaborati dall’Unione Europea mettono al centro i “diritti fondamentali” e in questo modo possono mantenere una maggiore flessibilità, a seconda della interpretazione data ai diritti in questione. Il problema è enorme e non può essere affrontato qui, dove è solo richiamato per ricordare che è possibile intendere i “diritti fondamentali” in una prospettiva statica e fissista, contrapposta a una più progressiva e evolutiva.

Mentre tendenzialmente SIpEIA propende per quest’ultima visione, non ha posizioni certe e precostituite, se non quella che non si debba pensare al futuro sulla scorta di categorie valide nel passato.  È necessaria una prospettiva aperta all’innovazione e capace di costruire posizioni rispondenti alle esigenze future, comprese quelle di eventuali possibili macchine intelligenti. Per questo riteniamo sia della massima importanza organizzare con SIpEIA dibattiti e sviluppare riflessioni in modo da aprire gli atteggiamenti e evitare prospettive apocalittiche e contrarie all’innovazione. Come sarà la nuova etica dell’IA non lo sappiamo, perché non lo si può sapere a priori, ma con SIpEIA cerchiamo di pensarci e di trovare le soluzioni più rispondenti alla razionalità: non so se ci riusciremo, ma almeno potremo dire di averci provato.

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