l'analisi

Strategia italiana sull’IA, l’impatto su Università e Ricerca

La strategia per l’Intelligenza Artificiale presentata dal Governo solo formalmente sembra ispirata dalla necessità di dare gambe nazionali alle politiche UE. C’è il rischio di una allocazione opaca dei fondi. Un esempio è dato dalle modalità di destinazione dei fondi al mondo dell’Università e della ricerca. Vediamo perché

10 Dic 2021
Franco Pizzetti

professore emerito diritto costituzionale all'Università di Torino, ex Garante Privacy

ai bill rights usa

Se prendiamo in considerazione il Programma strategico sull’intelligenza artificiale adottato dal Governo italiano, non possiamo non constatare che esso si presenta molto generico e basato essenzialmente su un impianto metodologico molto datato.

La stessa parte che più avrebbe potuto essere approfondita, e cioè quella relativa all’implementazione delle conoscenze digitali e delle discipline STEM, indicando e sviluppando programmi di formazione e di ricerca innovativi, è affermata come uno degli obbiettivi da raggiungere ma senza specificare né in che modo, né attraverso quali iniziative concrete, né con quali costi.

Intelligenza artificiale, Pizzetti: “Nasce vecchio il piano italiano, ecco le priorità dimenticate”

Strategia italiana sull’IA: una metodologia da modificare con urgenza

In sostanza, e questa è già una critica di fondo che pare di poter fare al Programma in questione, siamo in presenza di un documento ancora essenzialmente metodologico, basato su un approccio di tipo programmatico, certamente utile per far capire la direzione nella quale il Governo intende muoversi nell’uso delle ingenti risorse assegnate all’Italia per incrementare la conoscenza digitale, la ricerca scientifica nelle materie STEM, la cooperazione tra centri di ricerca e anche l’evoluzione tecnologica e produttiva nel campo della IA. Tuttavia, e questo è il punto importante, si tratta sempre e soltanto di un Programma metodologico che dedica troppa poca attenzione alla indicazione di azioni concrete di attuazione degli obbiettivi indicati.

WHITEPAPER
IoT Platform: trasforma le promesse del 4.0 in realtà
IoT
Integrazione applicativa

Il compito di passare dalla fase metodologica a quella operativa sembra affidato al Comitato Interministeriale per la transizione tecnologica più ancora che al Consiglio dei ministri.

In sostanza, se vogliamo indicare con chiarezza gli effetti del Programma italiano possiamo dire che su un punto essenziale come quello relativo all’intelligenza artificiale, e in generale all’incentivo dell’utilizzazione delle tecnologie digitali nella nuova “data driven economy” l’Italia si è per ora dotata, anche per corrispondere alle richieste che accompagnano l’assegnazione degli ingenti quantitativi di risorse del Recovery fund in materia digitale, di un piano essenzialmente di metodologia generale, privo di indicazioni concrete e operative, che istituisce nuove sedi di governance concorrendo alla moltiplicazione e, forse, anche alla sovrapposizione delle sedi decisionali italiane in materie di utilizzazione delle risorse europee in un settore essenziale quale è la modernizzazione digitale del Paese e del suo sistema economico, di istruzione e di ricerca.

Questa metodologia appare rischiosa e forse da modificare con urgenza.

Il rischio di una allocazione opaca delle risorse del PNRR

Il rischio maggiore e più pericoloso è quello di rendere inevitabilmente opaca la allocazione delle risorse relative al Recovery fund nei settori indicati.

Si tratta peraltro di un rischio che, per un verso, coinvolge una parte ampia e importante delle risorse a disposizione e che, per un altro verso, sembra riguardare un metodo che forse minaccia di essere adottato anche in altri settori.

Quello che è certo è che questo sistema, che comporta un grado elevato di opacità proprio per la complessità della governance che richiede, allo stesso tempo, anche per la genericità della metodologia dottata nell’analisi delle necessità alle quali si vuole far fronte e delle modalità che si vogliono adottare a tale scopo, rischia di accentuare le difficoltà del Governo di costruire un rapporto chiaro col Parlamento e con la sua stessa maggioranza rispetto all’uso delle risorse assegnate dal Recovery fund accentuando così le difficoltà del governare in un momento così delicato.

A questo si deve poi aggiungere che il metodo qui ricostruito comporta inevitabilmente un grado elevato di rinvio a cascata dei processi decisionali necessari per la allocazione concreta delle risorse con la conseguenza ulteriore di facilitare, o comunque di lasciare il campo aperto a, un’attività di lobbying di grandi dimensioni, sostenuta anche dagli ingenti mezzi a disposizione delle imprese interessate soprattutto nell’ambito degli OTT e dei Gatekeeper telematici, con la ulteriore conseguenza di esasperare il dibattito politico, di accrescere le difficoltà di governo complessivo delle ingenti risorse a disposizione, e di accrescere la diffidenza degli operatori di settore nell’operato delle istituzioni con evidente e conseguente distacco del rapporto tra sistema economico e produttivo, operatori della ricerca, formatori delle nuove generazioni e decisori politici.

La destinazione dei fondi al mondo dell’università e della ricerca: le linee guida del Miur

Un primo esempio di quanto si sta segnalando è dato dal modo col quale si è operato per la destinazione al mondo universitario e della ricerca dei fondi da destinare appunto sia alla ricerca che alla formazione degli studenti nelle materie STEM.

La vicenda ha avuto inizio con le Linee Guida definite dal MIUR con il contributo consultivo di un “Supervisory board” non previsto nel Programma sull’Intelligenza Artificiale ma istituito ad hoc dal Ministro Messa.

Queste Linee Guida hanno fornito alle Università informazioni chiave per partecipare a bandi o presentare manifestazioni di interesse rispetto a investimenti per 6 miliardi di euro nei prossimi 5 anni, finalizzati a finanziare gruppi di ricerca in filiera.

Le Linee Guida di cui si parla riguardano finanziamenti per circa 60 progetti.

Si tratta dei finanziamenti relativi ai trasferimenti delle risorse PNRR dalla Commissione europea ai destinatari finali che si snodano, secondo quanto chiarito dalle Linee guida, attraverso numerosi livelli decisionali che coinvolgono a cascata la Commissione, lo Stato membro, le Amministrazioni titolari di interventi PNRR, i soggetti attuatori e i soggetti realizzatori.

I pagamenti sono previsti su base semestrale e durano fino al 2026. Essi sono subordinati a indicatori specifici che le Linee Guida considerano “trasparenti”.

Tali indicatori riguardano quelli che sono definiti i “milestone” e cioè i traguardi, che devono essere risultati oggettivamente verificabili, associati a scadenze temporali specifiche e individuati e verificati in modo affidabile, fattuale e preciso. Accanto ai “milestone” devono essere indicati i target, e cioè gli obbiettivi. Questi, a loro volta, devono indicare risultati quali-quantitativi basati su indicatori che consentano la verifica e la prova di progressi continui.

Quelle richiamate sono, secondo le Linee Guida, le Misure della Componente 2 “Dalla ricerca all’impesa” che, a loro volta, fanno parte della Missione 4 “Istruzione e ricerca” del PNRR.

Requisiti generali di queste misure sono che le attività programmate non comportino danni significativi all’ambiente; che promuovano “transizioni gemelle” quali la transizione verde e quella digitale; che abbiano come obbiettivo anche superare la disparità territoriale (40% delle risorse devono essere destinate al Mezzogiorno), superare la disparità di genere (40% del personale a tempo determinato deve essere di genere femminile e il 40% delle borse deve essere destinato a ricercatrici), mentre deve essere garantito il coinvolgimento di ricercatori/ricercatrici che hanno il dottorato da meno di dieci anni e l’attrazione di giovani ricercatori di Paesi UE e non UE.

Sempre secondo queste Linee Guida, inoltre, sono previsti i cosiddetti “partenariati estesi” ai quali possono essere destinati da 80 a 160 milioni di euro per programma.

Rientrano tra i “partenariati estesi”, che possono essere proposti, le “reti diffuse” di Università, enti pubblici di ricerca e altri soggetti pubblici e privati nel campo della ricerca che siano riconosciuti come altamente qualificati. Questi soggetti, per poter essere coinvolti in “partenariati estesi”, devono essere organizzati in consorzi secondo il modello “Hub & Spoke” (una tipologia organizzativa prevista dalle medesime Linee Guida) e devono riguardare almeno 10 grandi programmi di ricerca fondamentale o/e applicata trasversale. Per ogni programma devono essere previsti tra gli 80 e i 160 milioni di euro.

I partenariati, a loro volta, devono avere come oggetto una tra le tematiche indicate nelle stesse Linee Guida. Si tratta di 15 tematiche che vanno dall’Intelligenza Artificiale fino alle Attività spaziali e comprendono gli “Scenari energetici per il futuro”, i “Rischi ambientali e antropici” le “Scienze e tecnologie quantistiche” e altri 11 sotto-settori di molto varia denominazione.

Sono poi previsti, sempre nelle Linee Guida in esame, i “Centri Nazionali” ai quali possono essere destinati dai 200 ai 400 milioni di euro per programma. Anche i Centri Nazionali sono “reti diffuse” di Università, enti pubblici di ricerca, altri soggetti pubblici o privati impegnati in attività di ricerca che siano riconosciuti come altamente qualificati.

Anche questi Centri devono essere organizzati in fondazioni e consorzi secondo il modello “Hub & Spoke” e per ogni programma può essere previsto un finanziamento tra i 200 e i 400 milioni di euro.

I Centri Nazionali devono sviluppare la loro ricerca intorno a 5 tematiche individuate dalle Linee Guida che vanno dalla “Simulazione, calcolo e analisi dei dati ad alte prestazioni” fino alla “Mobilità sostenibile” e alla “Bio-diversità”.

Vi sono poi gli “Ecosistemi dell’Innovazione” definiti come “reti diffuse di Università, enti pubblici di ricerca, enti pubblici territoriali e altri soggetti privati impegnati in attività di ricerca e riconosciuti come altamente qualificati”.

Anche questi Ecosistemi devono essere organizzati in Consorzi secondo il metodo “Hub & Spoke” e possono arrivare fino al numero di 12. Per ciascuno di essi è previsto un finanziamento tra o 60 e i 120 milioni di euro e devono garantire di svolgere un “ruolo cruciale nella redazione e promozione del territorio”. Per questi centri le Linee Guida non indicano tematiche predefinite, limitandosi a chiedere che essi operino secondo un approccio “orientato alle grandi sfide, alla creazione di innovazione di impatto e a promuovere l’imprenditorialità”. Solo vincolo è che il 40% delle spese sia orientato al settore digital.

Infine, sono previste le “Infrastrutture di ricerca e Tecnologiche di Innovazione” anche se rispetto a queste non si definisce un investimento previsto. Ci si limita a dire che queste Infrastrutture potranno essere fino a 30 e dovranno essere organizzate nella forma del Partenariato Pubblico/Privato. L’investimento per ciascuna iniziativa può arrivare fino al 40% dell’investimento totale e dei costi di esercizio. Lo scopo deve essere quello di “aumentare le competitività nella attività di ricerca e sviluppo tecnologico dell’industria e dei servizi di pubblica utilità”.

Le procedure di selezione

È chiaro che rispetto a queste Linee Guida, anche per il modo col quale sono organizzate, diventano essenziali le procedure di selezione previste.

A questo tema è dedicata, infatti, molta attenzione ma, in sostanza, ci si limita a specificare che le selezioni devono avvenire su base competitiva e che i criteri per la selezione dei progetti, da specificare nei bandi, devono essere ispirati a: qualità scientifica, coerenza e ambizione dei progetti; qualificazione scientifica dei soggetti proponenti; massa critica dei gruppi proponenti; prospettiva di impatto a lungo termine; ricadute nazionali sul sistema economico e produttivo sociale e culturale del Paese; chiarezza del piano di attività, credibilità della scansione temporale prevista e cantierabilità.

Si precisa, inoltre, che la procedura di selezione deve avvenire in due fasi: a) manifestazione di interesse; b) proposta integrale. La manifestazione di interesse deve contenere una progettazione di massima e comporta una verifica formale, una valutazione di merito e, infine, la selezione delle manifestazioni di interesse invitate alla fase successiva.

La fase successiva riguarda la proposta integrale e consiste in una valutazione definitiva che individua le proposte con punteggio più alto da finanziare.

Infine, le Linee Guida precisano che per ogni bando Università/EPR e altri soggetti pubblici proponenti possono presentare una sola candidatura per tematica.

La procedura di selezione deve definire i criteri di valutazione relativi alla qualità scientifica, alle caratteristiche e alle modalità di realizzabilità e controllo, all’impatto del programma.

Inoltre, le Linee Guida specificano che deve esse istituito un “Servizio centrale presso il MEF con compiti di coordinamento, monitoraggio, rendicontazione e controllo del PNRR”. Questo Servizio si interfaccerà con il Servizio centrale per il PNRR per fornire flussi informativi adeguati in merito allo stato di avanzamento fisico e finanziario degli interventi e al fine di attivare i circuiti finanziari per il trasferimento delle risorse ai soggetti attuatori.

Per il supporto delle attività di gestione, monitoraggio, rendicontazione e controllo delle componenti del Next Generation EU, il MEF istituirà e renderà disponibile un ennesimo “Apposito Sistema Informatico: il ReGIS”.

Sono poi definiti i circuiti finanziari di cui si è già detto che prevedono in modo scalare l’intervento della Commissione verso lo Stato membro, del MEF verso le Amministrazioni titolari degli interventi del PNRR e, infine, il rapporto tra il MUR e i soggetti attuatori.

Gli effetti delle Linee Guida e delle modalità di attuazione del PNRR sul mondo universitario

Non è difficile immaginare gli effetti che queste Linee Guida e le modalità di attuazione del PNRR nel mondo universitario comportano, piombando su un sistema che ha già le sue modalità per organizzare la ricerca interna, la formazione dei ricercatori e la ripartizione delle risorse e che si trova ora a mediare tra leggi e vincoli di settore da tempo vigenti e nuove Linee Guida, accompagnate dall’istituzione di nuovi centri di controllo senza che siano sufficientemente specificate le modalità di attuazione e di controllo e, soprattutto, il rapporto tra la legislazione precedente, peraltro tuttora in vigore, e queste nuove linee metodologiche che in larga misura sembrano rimettere alle Università stesse la scelta di come darvi attuazione.

Il risultato allo stato attuale, per quanto è dato sapere, sembra essere quello di determinare impressionanti fenomeni di accentramento e, soprattutto, di verticalizzazione delle decisioni: il contrario dell’elasticità dei programmi e della responsabilità dei ricercatori che invece le Linee Guida e il PNRR sembrava voler promuovere.

In tanta incertezza non stupisce poi che il PNRR e la sua attuazione diventino nuova fonte di tensione e di scontro nell’ambito delle nostre tradizionali strutture di ricerca scientifiche e universitarie: il che certo non favorisce la collaborazione pubblico/privato, né aumenta e vitalizza la disponibilità delle imprese a farsi coinvolgere nella progettazione e nella attuazione dei nuovi piani di ricerca.

Non può stupire, dunque, che in un contesto siffatto, sia le pressioni lobbistiche che le diffidenze del mondo scientifico e imprenditoriale siano destinate ad aumentare non agevolando certamente un’efficiente e pienamente positiva attuazione del PNRR e uso delle ingenti risorse in settori assolutamente strategici per la UE e per l’Italia.

Conclusioni

Si tratta ora di trarre alcune provvisorie conclusioni di quanto sin qui detto. Proprio l’esame di quanto sta avvenendo nel mondo della ricerca e della formazione universitaria, condotto attraverso l’esame dei documenti ufficiali del MIUR e dei soggetti istituiti dal Governo per dare attuazione all’uso delle risorse in questi settori, consente di dare ancora più fondamento alla preoccupazione, dalla quale siamo mossi, che il Programma strategico per l’Intelligenza Artificiale presentato dal Governo italiano solo formalmente sembra ispirato dalla necessità di dare gambe nazionali alla politica sull’Intelligenza Artificiale promossa dalla UE a partire dal Libro bianco del 19 febbraio del 2019 e, in generale, alle ambizioni e alle speranze che l’UE ha riposto nel lancio del PNRR per accelerare la capacità della UE di competere a livello globale nell’epoca digitale e nell’economia dei dati.

Diventa, invece, sempre più concreto il rischio, giù delineato in premessa, che proprio il Recovery fund, e le sue modalità di gestione, anche tenendo conto delle ingenti somme previste per l’Italia, rischi di aumentare le difficoltà del Governo e di rendere sempre più difficile un corretto rapporto non solo tra Governo e Parlamento, ma anche tra il Governo e la sua maggioranza parlamentare.

Forse sarebbe il momento giusto per una riflessione più approfondita sul Recovery fund e le sue modalità di gestione nel nostro Paese, anche in considerazione del rilievo che esso ha sia per l’Europa che per l’Italia.

Quanto poi all’intelligenza artificiale, è certo giunto il momento di andare oltre i documenti puramente esplicativi e metodologici per passare alla fase dei documenti operativi, che definiscono anche le modalità di attuazione della nuova tecnologia e indicano in questo modo anche un concreto e solido terreno di sviluppo per il nostro sistema imprenditoriale e produttivo.

Non poco tempo è già stato speso nel moltiplicare gli enti e le strutture giuridico-amministrative e nel programmare sempre nuove piattaforme e centri di calcolo, dei quali peraltro non abbiamo ancora indicazioni circa la realizzazione. Ora sembra davvero venuto il momento di un necessario e rapido “cambio di passo”.

Un cambio di passo che consiste nel passare dal prospettare e promettere, al progettare e fare, individuando anche le nuove strutture amministrative e di governo eventualmente necessarie per la nuova epoca.

Da questo punto di vista, è necessario che piani e progetti, nel cercare di approdare a una concretezza che finora sembra un poco mancare, sappiamo dare anche il necessario spazio alle riforme istituzionali e della Pubblica Amministrazione.

L’Intelligenza Artificiale così come la digitalizzazione della PA non richiedono solo nuove tecnologie ma anche un ridisegno delle strutture e delle relazioni tra i diversi soggetti coinvolti, a partire dagli utenti/consumatori per passare attraverso un sano e trasparente rapporto pubblico/privato e approdare, infine, a un ridisegno delle modalità e delle regole che presidiano i processi decisionali che l’Amministrazione digitale comporta e sulla base dei quali vanno progettate nuove procedure, nuove regole, e coerenti risorse tecnologiche e informatiche.

L’augurio è che tutto questo sia compreso rapidamente e tradotto in linee operative nuove ed efficaci perché in qualche modo ormai è la nostra stessa democrazia e la civiltà di matrice europea che è in ballo.

WHITEPAPER
Robot intelligenti: i vantaggi nei progetti di automazione nell'Industry4.0
Industria 4.0
Realtà virtuale
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
Salute digitale
Formazione
Analisi
Sostenibilità
PA
Sostemibilità
Sicurezza
Digital Economy
CODICE STARTUP
Imprenditoria femminile: come attingere ai fondi per le donne che fanno impresa
DECRETI
PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico: investimenti per oltre 600 milioni
IL DOCUMENTO
Competenze digitali, ecco il nuovo piano operativo nazionale
STRUMENTI
Da Istat e RGS gli indicatori per misurare la sostenibilità nel PNRR
STRATEGIE
PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: cos’è e novità
FONDI
Pnrr, ok della Ue alla seconda rata da 21 miliardi: focus su 5G e banda ultralarga
GREEN ENERGY
Energia pulita: Banca Sella finanzia i progetti green incentivati dal PNRR
TECNOLOGIA SOLIDALE
Due buone notizie digitali: 500 milioni per gli ITS e l’inizio dell’intranet veloce in scuole e ospedali
INNOVAZIONE
Competenze digitali e InPA cruciali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr
STRATEGIE
PA digitale 2026, come gestire i fondi PNRR in 5 fasi: ecco la proposta
ANALISI
Value-based healthcare: le esperienze in Italia e il ruolo del PNRR
Strategie
Accordi per l’innovazione, per le imprese altri 250 milioni
Strategie
PNRR, opportunità e sfide per le smart city
Strategie
Brevetti, il Mise mette sul piatto 8,5 milioni
Strategie
PNRR e opere pubbliche, la grande sfida per i Comuni e perché bisogna pensare digitale
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
CODICE STARTUP
Imprenditoria femminile: come attingere ai fondi per le donne che fanno impresa
DECRETI
PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico: investimenti per oltre 600 milioni
IL DOCUMENTO
Competenze digitali, ecco il nuovo piano operativo nazionale
STRUMENTI
Da Istat e RGS gli indicatori per misurare la sostenibilità nel PNRR
STRATEGIE
PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: cos’è e novità
FONDI
Pnrr, ok della Ue alla seconda rata da 21 miliardi: focus su 5G e banda ultralarga
GREEN ENERGY
Energia pulita: Banca Sella finanzia i progetti green incentivati dal PNRR
TECNOLOGIA SOLIDALE
Due buone notizie digitali: 500 milioni per gli ITS e l’inizio dell’intranet veloce in scuole e ospedali
INNOVAZIONE
Competenze digitali e InPA cruciali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr
STRATEGIE
PA digitale 2026, come gestire i fondi PNRR in 5 fasi: ecco la proposta
ANALISI
Value-based healthcare: le esperienze in Italia e il ruolo del PNRR
Strategie
Accordi per l’innovazione, per le imprese altri 250 milioni
Strategie
PNRR, opportunità e sfide per le smart city
Strategie
Brevetti, il Mise mette sul piatto 8,5 milioni
Strategie
PNRR e opere pubbliche, la grande sfida per i Comuni e perché bisogna pensare digitale
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articolo 1 di 4