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Direttore responsabile Alessandro Longo

Memory Squad - 88° PUNTATA

Torchio

31 Lug 2015

31 luglio 2015

Cronache dal futuro (anno 2333), a cura del docente visionario Edoardo Fleischner per Agendadigitale.eu

Il dottor Annthok Mabiis ha annullato tutte, o quasi, le memorie connesse della galassia per mezzo del Grande Ictus Mnemonico. “Per salvare uomini e umanidi dalla noia assoluta” perché le memorie connesse fanno conoscere, fin dalla nascita, la vita futura di ciascuno in ogni particolare. La Memory Squad 11, protagonista di questa serie, è incaricata di rintracciare le pochissime memorie connesse che riescono ancora a funzionare. Non è ancora chiaro se poi devono distruggerle o, al contrario, utilizzarle per ricostruire tutte quelle che sono state annientate, se devono dunque completare il lavoro del dottor Mabiis o, al contrario, riportare la galassia a “come era prima”.

 “…e disse di avere due figli, due gemelli, una ragazza e un ragazzo, lei si chiamava Andri e lui Samman… Samman era il mio bis bis bis bis nonno… quattro volte bis… fine della memoria! Hai scritto?”
“Ho scritto, ho scritto… Siediti lì e aspetta… ti chiamiamo quando è pronto, stai tranquilla…”

“…poi si cuoce per una ventina di minuti, quando si forma una bella crosta dorata, si può sfornare… Hai scritto? Hai scritto?… scusa l’insistenza, ma sono emozionato… sono anni che aspetto questo momento… sai… da quando c’è stata la grande implosione… tutti lo sappiamo…”
“Nessuno se lo può dimenticare…”

 “… infine il giardino… Era un piccolo giardino… ma era un muro di verde… dicono…”
“Hai delle immagini… delle foto?”
“Non ho fotografie… non ho disegni… tutto distrutto… tutto cancellato… è come se mi avessero tolto gli occhi… ma anche una gamba, un braccio, un polmone… faccio fatica a respirare… sono lobotomizzato… ogni tanto sogno di essere in una stanza con solo una parete e un pezzo, solo un pezzo di pavimento… il resto, il soffitto, le altre pareti, tutto è nero fitto… niente porte, niente finestre, solo muri neri… e se mi appoggio a uno di questi muri neri, mi risucchiano, mi inghiottono, e non vedo più nulla… divento cieco…”
“Ok ok, chiudo col giardino piccolo molto verde, va bene?… Vai a farti un giro ci vorrà almeno un’ora… Oggi c’è un mucchio di gente… è sempre così alle partenze settimanali per le colonie astrali!”

L’odore del fango. Della bassa marea. Il mare caracollava lontano. Il bus rosso a due piani, sede di copertura della Memory Squad 11 , ne era infastidito. Sbrucavano le rondini sul pesco scosso. Qui furono solo ghiacci profondi. Ora primavere eterne.
“Non rilassiamoci, agenti! È un paradiso questo posto, lo sappiamo…” biasimava la comandante Khaspros. Tristeggiava. Appendiciava. Struggeva. La quiete è un bivio. Porta alla silenziazione di sé. Oppure alla dissoluzione degli altri. Entrambe le strade si ricongiungono davanti ad un portone chiuso. La comandante Akila Khaspros non lo aveva mai aperto. Né aveva mai bussato. Bussare forte fa sempre male alle nocche.
“…e ricordatevi il foglio bianco!” Alzò. Lo sventolò.
“Questa è una missione diversa agenti… non stiamo cercando qualche memoria connessa sfuggita al grande ictus mnemonico… qui stiamo ricucendo noi stessi…” Accorò. Lo guardò. Il foglio bianco.

“…ballarono come si usa… ballarono fino all’alba… lui era instancabile… lei ubriaca fradicia… beh questo non lo mettere… e poi come faccio a dire che era ubriaca fradicia… non ero lì due secoli fa… scrivi che era brilla… come le stelle… era stupendamente brilla… stupendamente…”
“Finisco con stupendamente ripetuto?”
“Bella idea! Sì ripetilo! Ripeti stupendamente… bello…”

 “…passando per Bogotà capì che era ormai alla fine del viaggio.”
“Fine, vero?… Guardi che non c’è più posto…”
“E io sono alla fine dei miei ricordi… o della mia memoria… solo i ricchi hanno memoria! Ma questo non scriverlo… chi arriva da famiglia ricca, che ha potuto permettersi di riempirsi di quaderni, di blocchi, di diari…”
“Scusi signore, cosa sono…?”
“Mucchi di carta messi insieme… non si usano da oltre due secoli… roba che solo i ricchi hanno potuto fabbricare in casa, quando la carta non è stata più prodotta… tu vedi fogli solo singoli… ma sai bene che per millenni sono esistiti i libri…”
“Tutto per il crollo a catena delle distese dei servi, o come si chiamavano … la grande gi, la grande effe, la grande i… e tutti gli altri… uno sterminio di memorie… e noi esseri viventi, rimasti soli, coi nostri cervellini, smemorati da generazioni…”
Gastah tenne il foglio stretto fra il pollice e l’indice. Scostò la tenda viola. Si richiuse. Sorrise.

Finì di comporre la pagina.
Sistemò il foglio.
Afferrò il pomo di metallo.
A due mani fece calare il pesante piatto del piccolo torchio.

(88 – continua la serie. Ogni episodio è “chiuso”)

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