social e politica

Truth Social: cosa si nasconde dietro la nuova piattaforma di Donald Trump

Truth Social è la piattaforma lanciata da Donald Trump in risposta all’espulsione dell’ex Presidente dai principali social. Un primo tassello di una strategia pianificata in vista delle prossime elezioni presidenziali? Cosa c’è da sapere

03 Mar 2022
Angelo Alù

PhD, Consigliere Internet Society Italia, saggista e divulgatore digitale

È durato poco l’esilio dai social di Donald Trump: l’ex Presidente Usa ha, infatti, recentemente lanciato il suo nuovo social network Truth Social.

La nuova piattaforma social sembra rappresentare la mossa concreta escogitata dal magnate miliardario per diffondere liberamente le sue opinioni, come reazione alla tirannia della Big Tech: il casus belli è la sospensione dai maggiori social subita da Trump come diretta conseguenza della rivolta che ha preso di mira il cuore “politico” degli Stati Uniti nel gennaio 2021. Come tutti ricorderanno, gli eventi culminarono nell’attacco al Campidoglio, addebitato alla comunicazione istigatrice dell’ex Presidente sconfitto, reo di aver alimentato le tensioni al punto da provocare i relativi episodi di violenza.

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Cos’è Truth Social e gli obiettivi di Trump

Truth Social è una piattaforma di social media, creata dalla società Trump Media&Technology Group, fondata da Trump poco dopo aver lasciato la Casa Bianca nel 2021.

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La piattaforma funziona in modo simile a Twitter, e consente agli utenti di pubblicare commenti di testo, foto e video su un feed, con l’ulteriore possibilità di mettere mi piace ai post altrui, mediante l’uso di una funzionalità analoga al retweet di Twitter.

Al netto del “fiuto” per gli affari (che ha sempre contraddistinto la vita di Trump), rispetto al possibile business legato allo sfruttamento della piattaforma – è probabile che tale iniziativa, come rivincita dopo la recente sconfitta, costituisca il primo tassello di una generale strategia pianificata in vista delle prossime elezioni presidenziali, evidentemente considerate un obiettivo concreto da raggiungere, sebbene ancora non siano maturi i tempi per la formale investitura da parte dei “grandi elettori” repubblicani (che, in realtà, sembrano attualmente mostrarsi “tiepidi” alla possibilità di manifestare un ulteriore sostegno nei confronti di Trump come candidato ufficiale del “Grand Old Party”).

Di certo, la vittoriosa campagna elettorale di Trump è stata basata sull’uso massivo dei social network (Twitter e Facebook), che sono stati i principali canali comunicativi di cui il magnate americano si è servito anche durante la sua presidenza, sfruttando l’interazione diretta di tali piattaforme rispetto alle forme più statiche dei tradizionali mass media, come peculiarità tipica dello stile anticonvenzionale dell’ex Presidente.

Perché Trump vuole giocare d’anticipo

Probabilmente, nell’ottica di evitare futuri provvedimenti di sospensione nei suoi confronti, con il rischio di paralizzare il flusso comunicativo veicolato alla platea di milioni di followers che rappresentano lo “zoccolo duro” dei sostenitori irriducibili, Trump sembra stavolta giocare in anticipo, predisponendo una piattaforma auto-gestita per chiamare a raccolta le proprie “truppe” di seguaci e mobilitare l’elettorale di riferimento al massimo livello possibile di engagement.

Truth Social, infatti, è disponibile gratuitamente dall’App Store e, non a caso, sin dal giorno del suo lancio, avvenuto lo scorso 21 febbraio 2022, è stato in cima alla classifica delle app gratuite più scaricate.

L’app può essere attualmente installata soltanto su dispositivi Apple, anche se si prevede presto che sarà disponibile su Google Play Store per i dispositivi Android.

Uno spazio social privo di censura?

In perfetta linea con la narrazione promossa da Trump nell’ultimo periodo, la visione sottesa al lancio di Truth Social mira ad accentuare la contrapposizione con i colossi del web ritenuti, insieme ai media mainstream, troppo faziosamente sbilanciati a favore del pensiero politico di sinistra, mettendo quindi a tacere, con svariati interventi di filtro, controllo, cancellazione e censura, le voci che non si allineano a tale ideologia dominante.

In tale prospettiva, Trump intravede l’esistenza di uno spazio (politico – ed economico?) per tentare di “intercettare” le aspettative di una comunità sui generis di stakeholder eterodossi alla ricerca di piattaforme aperte in cui sia possibile condividere contenuti, bypassando le restrizioni imposte dalle tradizionali piattaforme sociali.

In questo senso, Truth Social potrebbe presto rappresentare, anche con finalità emulative, un punto di riferimento per tutte le organizzazioni, persone e gruppi che, attratti dalla promessa di un ambiente virtuale svincolato dalla rigida censura delle voci appartenenti al status quo del sistema conservatore, sarebbero agevolmente in grado di veicolare anche messaggi propagandistici estremistici, rivendicando la libertà assoluta di parola.

I social della destra alternativa

Tutto ciò potrebbe influenzare la creazione di una Rete alternativa e parallela, in linea con la tendenza alla progressiva frammentazione dell’ecosistema digitale, ove prolifera il lato oscuro di Internet a causa della diffusione incontrollata di disinformazione, che alimenta contenuti violenti e svariate forme di odio online: l’iniziativa di Trump non rappresenta, infatti, un progetto isolato. Al contrario, risultano attive altre piattaforme dal medesimo tenore, come ad esempio, il social network di microblogging Gettr, fondato da Jason Miller (ex assistente e portavoce di Trump), che, nell’autodefinirsi un rifugio dalla censura, sfida il monopolio dei tradizionali social media come piattaforma alternativa finalizzata a creare un “vero mercato delle idee”. Online, la “galassia” dei sostenitori di teorie complottiste ed estremiste trova ulteriore terreno fertile nel servizio Parler (che funziona come una sorta di clone di Twitter), al pari di Rumble, fondata nel 2013 per raccogliere anche gran parte dei video virali “censurati” da YouTube.

Grazie alla registrazione di decine di milioni di utenti che sono pronti massivamente ad abbandonare i social network tradizionali per sostenere le proprie cause politiche senza subire restrizioni e imposizioni, le piattaforme alternative stanno già ora ottenendo una crescita esponenziale e, in una prospettiva di medio-lungo termine, possono diventare efficaci strumenti comunicativi da utilizzare durante lo svolgimento di campagne elettorali. In questi casi, infatti, la maggiore intensificazione dello scontro dialettico tra i contrapposti schieramenti politici, potrebbe incrementare la viralizzazione del flusso informativo strategicamente generato per coinvolgere un elevato numero di utenti attirati dall’ideologia di estrema destra.  Questo, anche sulla base di affermazioni complottistiche false, fatte circolare per disorientare l’opinione pubblica e alterare il processo di formazione del consenso elettorale, con impercettibili effetti manipolativi.

Conclusioni

Non vi è dubbio che la propaganda politica estremistica online tenda a diffondersi grazie ad un sistema di polarizzazione dei contenuti che privilegia gli orientamenti ideologici più radicali e sovversivi in grado di stimolare, con un elevato livello di coinvolgimento, le emozioni degli elettori secondo una narrazione comunicativa massimalistica prevalentemente fondata su parole chiave come nazione, protezione, sicurezza, rabbia, paura. Contenuti destinati a circolare sui social con maggiore facilità rispetto alle posizioni politiche rassicuranti espresse mediante visioni “moderate” meno coinvolgimenti online, con il risultato di favorire l’incitamento all’odio, mediante reazioni violente che esprimono una radicale “polarizzazione” di idee priva di qualsivoglia sano confronto pluralistico tra opinioni divergenti.

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