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Direttore responsabile Alessandro Longo

piano triennale

Assintel: “Danni al mercato IT dal piano Agid, ecco i problemi”

di Giorgio Rapari, Presidente Assintel

06 Set 2017

6 settembre 2017

Si stanno prospettando alcuni scenari critici, che se realizzati rischiano di erodere la libera concorrenza nel mercato digitale e di minacciare i diritti di tutte quelle aziende italiane che hanno deciso di investire per poter lavorare per la Pubblica Amministrazione

Per chi si addentra nel labirinto di norme e accadimenti legati alla digitalizzazione della Pubblica Amministrazione non è difficile incontrare il Minotauro, mostro mezzo uomo e mezzo toro, la cui fama e ferocia scoraggia i più temerari. L’unica salvezza è dipanare un lungo filo rosso che cerchi di unire in modo coerente i vicoli intrecciati del labirinto, cercando percorsi che portino ad una via d’uscita. Ma l’impresa è ardua, anche oggi che sono passati secoli dal mito greco. Noi di Assintel ci stiamo provando, immaginandoci non tanto di percorrerne in soggettiva i meandri, che sembrano costruiti apposta per perdersi, quanto di sollevarci da una prospettiva aerea, come Teseo fece con le sue ali, ma non troppo in alto per non bruciarsi le ali.

La visione d’insieme ci permette di ragionare a mente fredda su alcuni temi caldi, in particolare il Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione, il prossimo esame da parte del Consiglio dei Ministri del testo recante modifiche al Codice dell’Amministrazione Digitale, ed infine alcune recenti dichiarazioni di Luigi Casero, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, sui temi della fatturazione elettronica.

Il filo rosso che le unisce, a nostro avviso, è sottile e pericoloso: noi lo leggiamo come un tentativo, non sappiamo se orchestrato o frutto di casualità, di erodere la libera concorrenza nel mercato digitale. E dunque tutte quelle aziende italiane che hanno deciso di investire per poter lavorare per la Pubblica Amministrazione e che ora vedono minacciati i loro diritti.

Mi spiego meglio.

Partiamo dal Piano Triennale per l’Informatica nella Pubblica amministrazione 2017–2019, di per sé un segnale molto positivo di come il Governo, dopo anni di tentennamenti, di manifesti e di piani mai messi in pratica, finalmente si sia dato una cabina di regia sulla digitalizzazione. Ma la lettura approfondita del documento fa emergere almeno tre criticità.

La prima: è prevista la costituzione di “Poli di conservazione”, sistemi realizzati dalle Pubbliche Amministrazioni per la conservazione perenne degli archivi digitali della PA.

La norma crea ambiguità sui perimetri di competenza dei futuri Poli: può, ad esempio, un polo regionale conservare documenti prodotti da un Ministero? O documentazione sanitaria per conto di un’azienda ospedaliera di un’altra Regione? Può un Ministero conservare documenti per conto di aziende private, sollevandole da quest’onere?

Ma soprattutto: può lo Stato fare concorrenza alle aziende private nell’erogare un servizio per il quale lo stesso Stato le ha accreditate? Questo è il tema più spinoso, su cui le oltre 70 imprese ICT private accreditate AgID faranno battaglia, grazie alla sezione Assoconservatori Accreditati di Assintel, perché hanno speso (e dovranno spendere ancora) decine di migliaia di euro per rientrare nel registro e alle quali il CAD stesso dà il diritto di fornire questi servizi.

Il secondo elemento critico, in cui torna il filo rosso dell’attacco al mercato ICT, riguarda la fatturazione elettronica B2B ed è emerso in una recente intervista a Luigi Casero, Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, in cui ventila la costituzione di una fattura elettronica tutta italiana, veicolata da un unico provider di stato (SdI di Sogei) e conservata da un unico ente centralizzato governativo. Se si avverasse, andrebbe contro gli indirizzi di Bruxelles, che tutelano la libera concorrenza attraverso l’idea di access point certificati ma liberi. La soluzione corretta sarebbe invece l’approvazione di un unico standard di riferimento europeo (CEN), che permetterebbe alle aziende che lavorano con l’estero di avere un solo tracciato, e tanti provider di mercato certificati dall’UE con la compliance Peppol per la trasmissione delle stesse all’Agenzia, e infine una conservazione a norma lasciata al libero mercato attraverso i conservatori accreditati AgID.

E veniamo al problema più spinoso. Tra i 74 Conservatori Accreditati presso AgID, ad oggi figurano 8 realtà pubbliche. Naturalmente è più che legittimo che una PA, dopo aver fatto una valutazione di “Make or buy”, decida di svilupparsi “in casa” una soluzione per la conservazione digitale a norma. Diverso è che queste PA abbiano iniziato una vera e propria guerra commerciale con i player privati, offrendo sul mercato i propri servizi ad altre Pubbliche Amministrazioni in dichiarata concorrenza con le imprese, potendo permettersi tariffe molto più basse e fuori mercato dato che alle leggi del mercato non sono soggette. Letto dal punto di vista delle imprese che Assintel rappresenta, questo si traduce in un danno con beffa aggiunta: se da un lato vediamo il nostro mercato sempre più invaso da una concorrenza sleale, con il dumping delle tariffe, dall’altro lato vediamo che tutto questo è possibile solo grazie ai soldi dei contribuenti e dunque anche delle imprese private stesse!

Come Assintel riteniamo fondamentale creare una discontinuità in questo scenario inquietante che si sta prospettando ai danni delle imprese che hanno investito decine di milioni di euro, a salvaguardia del diritto di fare impresa in un quadro normativo stabile ed imparziale. Abbiamo già avviato contatti con AgID, Anac, Autorità garante della concorrenza e del mercato, Ministero dello Sviluppo Economico, per chiedere l’apertura di tavoli di confronto sul tema: ma siamo anche pronti a ricorrere ad azioni legali, perché il labirinto è intricato e il Minotauro è in agguato dietro ad ogni angolo.

  • VLampariello

    Piacentini come risponde alle osservazioni di Assintel https://www.youtube.com/watch?v=8j9U54m5Shk

  • elena

    Il problema sollevato da Assintel semplicemente non esiste. Già c’è una normativa europea sull’in house providing che ne traccia i limiti. Esiste da anni ed è ormai recepita dalla giurisprudenza. Se una PA la sta violando basta che Assintel o una delle sue associate presenti ricorso.
    Per quanto mi riguarda, Assintel dovrebbe ringraziare Dio e tutti i santi che anche solo una minimissima parte della conservazione pubblica sia lasciato in mano privata, perchè per quanto mi riguarda vista la delicatezza del tema l’autoproduzione del servizio dovrebbe essere neppure una regola, ma un obbligo!! Altro che ricorso al mercato!

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