Lo scenario

Blockchain, dalle piattaforme alle applicazioni concrete: una strada ancora lunga

Il 2019 è stato l’anno del boom per blockchain e distributed ledger, tecnologie che porteranno all’abilitazione dell’Internet of value. Tuttavia, non mancano i problemi

04 Feb 2020
Valeria Portale

Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano

Giacomo Vella

Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano

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Dalla ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano è emerso un messaggio forte e netto: il 2019 è stato l’anno della conferma dell’importanza della blockchain. Questa tecnologia infatti nel corso dell’anno scorso è entrata in una fase di consolidamento ed è ormai riconosciuta come le infrastrutture distribuite che abiliteranno l’Internet of Value. Se nel passato il valore delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger è stato messo in discussione, nel 2019 qualcosa sembra essere cambiato. Tutti ora guardano con grande interesse a queste tecnologie: sviluppatori, startup, aziende, big tech, governi, istituzioni e pubbliche amministrazioni. Uno spunto per riflettere anche sugli scenari futuri che si configurano.

La diffusione di blockchain e distributed ledger: i dati

L’utilizzo di tecnologie Blockchain e Distributed Ledger, partito dal settore finanziario, si è ora diffuso in molti altri ambiti. Colossi come Walmart (grande distribuzione), Maersk (logistica) e LVMH (moda e lusso) hanno intrapreso importanti progetti di innovazione basati su queste tecnologie; le big tech si sono attivate: Facebook con Libra; Telegram con TON; Amazon, Microsoft e Alibaba con soluzioni “Blockchain as a Service” per le aziende. Anche le istituzioni pubbliche e i governi hanno iniziato a investire in maniera decisa sulla Blockchain: la Cina ha annunciato l’imminente lancio di una sua moneta digitale, il Regno Unito sta lavorando a un catasto nazionale, gli Stati Uniti e la Russia stanno testando diverse applicazioni dal voto al pagamento delle tasse, la Commissione Europea ha lanciato l’European Blockchain Service Infrastructure (EBSI), per promuovere servizi pubblici basati su queste tecnologie.

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Tuttavia il grande interesse stenta a concretizzarsi in progetti operativi e le applicazioni di questa tecnologia stentano ancora a decollare. Nel 2019, si contano 488 progetti Blockchain e Distributed Ledger nel mondo ma di questi solo 158 sono implementativi (di cui appena 47 già operativi, il resto sono sperimentazioni o proof of concept), mentre ben 330 sono solo annunci. Come mai una delle tecnologie che negli ultimi anni ha ricevuto maggiore attenzione fatica ancora a essere utilizzata in maniera più diffusa per applicazioni reali? Proviamo a dare alcune possibili risposte a questa difficile domanda. Le ragioni sono molteplici e vanno dall’incertezza normativa alla difficoltà da parte delle aziende nel comprendere le potenzialità di questa tecnologia che le porta a cambiare il modo con cui sono solite operare. Tuttavia la ragione principale è che il mercato è ancora molto concentrato sulla creazione e sullo sviluppo di nuove piattaforme Blockchain e Distributed Ledger invece che sullo sviluppo di applicazioni. Nella maggioranza dei casi infatti, il 65%, i progetti sviluppati dalle aziende hanno portato alla creazione di nuove piattaforme, piuttosto che all’utilizzo di quelle esistenti. Questo ci porta a dire che il mercato è ancora in una fase di progettazione delle infrastrutture su cui poi andare a costruire delle applicazioni.

Le piattaforme

In tutto il mondo sono state sviluppate centinaia, se non addirittura migliaia, di diverse piattaforme (nuovi protocolli e/o nuove infrastrutture) Blockchain e Distributed Ledger. Le piattaforme nate in questi anni sono riconducibili a due categorie principali: quelle “general-purpose” (come ad esempio Ethereum) e quelle “application-specific”. Le piattaforme “general purpose” sono sfruttate per la creazione di molteplici applicazioni; possono essere sia permissionless, come Ethereum, sia permissioned, come Libra e Ebsi. Tra le piattaforme “application-specific”, che si focalizzano su una specifica applicazione o un limitato ambito applicativo, possiamo trovare molte criptovalute e le piattaforme sviluppate dalle aziende, come we.trade per il trade finance, Food Trust per la tracciabilità di filiera o Tradelens per il trasporto logistico delle merci.

Il continuo proliferare di nuove piattaforme, indice di un mercato ancora non maturo, da un lato crea confusione nelle aziende che si domandano se dovranno creare nuove piattaforme o se potranno affidarsi a piattaforme sviluppate da terze parti; dall’altro ostacola lo sviluppo completo di un vero Internet of Value: infatti molteplici piattaforme che funzionano come silos separati potrebbero limitare le potenzialità di queste tecnologie. Non a caso uno dei temi di cui si sente più parlare nelle conferenze sulla Blockchain è l’interoperabilità. È sicuramente difficile aspettarsi che nei prossimi anni assisteremo alla convergenza del mercato verso un’unica piattaforma Blockchain. Per questo motivo è necessario che queste piattaforme siano progettate tenendo conto che il vero valore delle applicazioni Blockchain può essere ottenuto solo attraverso piattaforme che possano dialogare tra loro e che permettano di essere utilizzate per creare diverse applicazioni.

I rischi

Le aziende, in genere, quando approcciano un progetto blockchain partono dalla creazione di una nuova piattaforma che richiede mesi o addirittura anni prima di passare dall’idea al progetto operativo poiché complesse da avviare. Queste richiedono la generazione della rete di attori coinvolti, la definizione di regole condivise e della governance, l’identificazione delle specifiche tecniche e la valutazione del contesto regolamentare vigente. Abbiamo censito nel 2019 la creazione di 103 nuove piattaforme che abilitano per ora un’unica applicazione e non si pongono l’obiettivo di essere allargate a numerosi use case diversi. Tra le nuove piattaforme, 51 utilizzano un protocollo già esistente (18 creano nuovi protocolli, 34 non forniscono informazioni sul protocollo utilizzato). I protocolli più utilizzati sono Hyperledger Fabric (24 progetti), Corda (16 progetti), Ethereum, nelle sue versioni permissioned, (7 progetti). Stupisce notare che nel 62% di questi casi il progetto coinvolge meno di 3 attori. In moltissimi casi queste piattaforme promosse dalle aziende sono molto centralizzate e presentano poche delle caratteristiche tipiche delle tecnologie Blockchain e Distributed Ledger. In questo ultimo anno, grazie a un generale aumento di consapevolezza, sono iniziati a nascere progetti più interessanti che puntano a creare piattaforme permissioned che possano essere la base per applicazioni di settore. In queste piattaforme, la decentralizzazione è garantita dal coinvolgimento dei diversi attori che fanno parte del settore e che partecipano a un’ampia infrastruttura di nodi validatori.

Questo modo di creare applicazioni infatti, oltre a essere poco efficiente e poco decentralizzato, presenta alcuni rischi che potrebbero compromettere lo sviluppo del cosiddetto “Internet of Value”. Il continuo sviluppo di nuove piattaforme rischia infatti di portare alla creazione di numerosi ecosistemi chiusi incapaci di comunicare tra loro. Alcuni attori hanno ben chiaro questo problema e hanno sviluppato le loro piattaforme già pensando già all’interoperabilità con altri progetti, molti altri invece intendono affrontarlo solo in un secondo momento. Tuttavia, è auspicabile che il focus di aziende e governi si sposti verso la creazione di applicazioni basate su piattaforme già esistenti o che in caso sia necessario creare di nuove, esse siano orientate alla massima inclusione e all’interoperabilità. Esistono già in molti settori dei progetti di ecosistema che sono stati in grado di coinvolgere numerose aziende attorno ad un’unica piattaforma.

Conclusione

Questi progetti hanno richiesto diversi anni di sviluppo e di discussioni per andare in produzione. Per non ripetere gli stessi sforzi e per velocizzare la creazione di applicazione sarebbe opportuno che da una parte le piattaforme siano aperte a nuovi partecipanti e dall’altra che le aziende vadano prima alla ricerca di ecosistemi già creati piuttosto di imbarcarsi nella creazione di nuovi. In questo settore potrebbe sicuramente portare una forte spinta alla creazione di nuove applicazioni l’avvento di Ebsi, la European Blockchain Services Infrastructure. Questa infrastruttura permetterà di utilizzare più protocolli Blockchain e avrà lo scopo di supportare la realizzazione di molteplici applicazioni a livello europeo.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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