L'analisi

Coronavirus, i big data per aiutare meglio imprese e lavoratori

Approfondiamo i benefici che l’uso dei big data porterebbe nella crisi coronavirus. Se solo la PA italiana sapesse usare. Per erogare bonus inps e l’identificazione delle imprese delle filiere essenziali, per esempio, secondo Confartigianato

27 Apr 2020
Enrico Quintavalle

Responsabile Ufficio Studi Confartigianato

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L’utilizzo dei big data da parte della PA nell’emergenza coronavirus avrebbe evitato intoppi e disservizi e certo reso più efficiente molte misure. Un’occasione sprecata, finora, che però è ancora recuperabile.

Big data per evitare disservizi negli incentivi

L’esempio più clamoroso è quello delle richieste per il bonus 600 euro Inps che hanno mandato in tilt il sito dell’istituto di previdenza. Il primo aprile il sito dell’Inps non è stato in grado di sostenere il flusso di richieste per il bonus a sostegno dei lavoratori autonomi. Aver ipotizzato un click day nei giorni precedenti, ipotesi rientrata dopo le sollecitazioni del mondo delle piccole imprese, ha certamente affollato le richieste nel primo giorno. Una accurata gestione dei big data in possesso della PA avrebbe semplificato la vita di 5,3 milioni di lavoratori autonomi alle prese, nella quasi totalità, con la peggiore crisi economica della loro vita professionale. Sono trascorsi oltre otto anni dal varo del decreto Salva Italia del 2011 con cui la PA dispone delle transazioni bancarie dei cittadini italiani.

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Sarebbe stato sufficiente associare i dati bancari dei lavoratori indipendenti e procedere ad un bonifico bancario, verificando ex post con i dati di fatturazione elettronica l’avvenuta riduzione dei ricavi nei primi mesi del 2020. Tali operazioni sono senz’altro possibili a fronte di 372 milioni di euro all’anno (media 2008-2017) di spese di funzionamento sostenute dall’Inps per l’elaborazione automatica dei dati, come rendicontato dalla Corte dei conti (2018). Nessun click day, nessuna ansia burocratica, nessun crash informatico.

Big data per individuare i servizi essenziali nel lockdown

L’elaborazione dei big data da parte della Pa sarebbe stato altrettanto utile nell’individuazione delle imprese delle filiere di produzione e di servizio essenziali. Nel corso del mese marzo abbiamo assistito ad uno stillicidio di provvedimenti finalizzati a contenere il contagio da Covid-19. Fin dalla prima decade di marzo appariva opportuna una chiusura estesa per contenere al più presto l’epidemia e ridurre i tempi del lockdown (Confartigianato 2020). Con tre decreti successivi, quello dell’11 marzo, del 22 marzo e infine del 25 marzo si sono individuate le attività che dovevano essere sospese, provocando incertezze intollerabili per le imprese (Confartigianato, 2020a). Nei tre provvedimenti, infatti, è stata utilizzata la classificazione Ateco 2007 per definire le attività essenziali. Come è ben noto agli economisti d’impresa, tale strumento è poco adatto per identificare le relazioni tra imprese all’interno delle filiere. Anche le più sofisticate matrici intersettoriali (input-output) prodotte dall’Istat (2019) non appaiono adeguate nella selezione delle imprese essenziali nella lotta al coronavirus. Inoltre la trasformazione digitale del sistema produttivo ha determinato una ricomposizione delle matrici tecnologiche e produttive delle imprese che, miscelando produzione con servizi tecnologici, riduce il potere informativo degli attuali criteri di classificazione di attività economica.

Per garantire la massima selettività, e mantenere aperte le sole imprese attive in filiere essenziali, avremmo potuto usare i big data generati dalla fatturazione elettronica. L’elaborazione di questi big data, processo concretamente possibile grazie alle eccellenze di capitale umano, di know how e tecnologia disponibili presso le Amministrazioni pubbliche che trattano i dati d’impresa, come il Mef, l’Agenzia delle entrate e l’Istat, consentirebbe di individuare i fornitori delle imprese operanti nei settori essenziali o strategici selezionando le sole imprese attive nelle filiere, ottimizzando l’intervento per ridurre i rischi di contagio.

Big data e fatturazione elettronica post emergenza

Oltre ad una migliore gestione dell’emergenza Covid-19, l’analisi dei big data prodotti dalla fatturazione elettronica porterebbe a rilevanti scoperte nel campo dell’economia di impresa. Fin dal 2018 le nostre analisi (Confartigianato, 2018) avevano evidenziato come l’analisi dei flussi dei dati di milioni di fatture elettroniche emesse in un anno consentirebbe di descrivere, in modo innovativo, la struttura delle filiere produttive e l’interdipendenza tra imprese. L’abbinamento – in linea con le norme sulla privacy e sul segreto statistico – dei dati strutturali delle imprese dei registri statistici con quelli inviati alla piattaforma di fatturazione elettronica metterebbe a disposizione nuove matrici intersettoriali che svelerebbero la composizione delle filiere produttive con la distribuzione del valore delle vendite, in riga, per classe dimensionale e settore dell’impresa venditrice e, in colonna, per dimensione e settore dell’azienda acquirente. Analoghe tavole per numero delle imprese, addetti, valore aggiunto, ecc., metterebbero in luce le inedite caratteristiche strutturali dei cluster di imprese che compongono le filiere.

Con questo trattamento del flusso delle fatture elettroniche potremmo misurare la partecipazione delle imprese alla filiera del made in Italy e l’attivazione della domanda di beni e servizi generata dalle esportazioni; potremmo cogliere la lunghezza delle filiere nazionali, misurare l’intensità delle relazioni tra imprese nei distretti e individuare nuovi sistemi territoriali di impresa basati sull’interdipendenza economica delle unità produttive. Il rilascio di un datawarehouse – quello dell’Istat ne è un ottimo esempio – consentirebbe agli oltre cinque mila professori e ricercatori universitari nel campo delle scienze economiche e statistiche e ai centri di ricerca di arricchire la produzione scientifica, conferendo alla ricerca economica italiana una posizione di leadership in Europa: l’Italia, infatti, è l’unico tra i maggiori paesi dell’Unione che prevede l’obbligo di fatturazione elettronica estesa a tutte le transazioni B2B.

La proposta Confartigianato

Lo schema che proponiamo produrrebbe analisi di grande interesse anche se applicato ai flussi di big data generati dalla fatturazione alla Pa, consentendo di analizzare gli effetti della domanda pubblica su occupazione e produttività delle imprese. Last but not least, si potrebbero associare servizi a valore aggiunto per circa un milione di imprese fornitrici della Pa qualora la piattaforma che gestisce la fatturazione acquisisse i dati dei pagamenti delle Amministrazioni pubbliche: una semplice app potrebbe dare la notifica degli avvenuti pagamenti e le statistiche sui tempi medi di pagamenti delle amministrazioni clienti.

Il valore per la comunità ottenibile dai dati prodotti in base all’obbligo di fatturazione elettronica, in particolare in situazioni di emergenza, consentirebbe di riequilibrare l’impatto generato sul sistema delle imprese, in particolare su quelle di minore dimensione. Più in generale l’offerta di servizi che scaturiscono dall’elaborazione dei flussi di big data contribuirebbe a migliorare il posizionamento digitale della Pubblica amministrazione italiana. L’analisi dei dati su cui è articolato il Digital economy and society index predisposto dalla Commissione europea (2020), nel 2019 la quota di cittadini italiani che interagiscono con la Pa spedendo moduli compilati on line è pari al 14,1%, più che dimezzato rispetto al 37,6% della media dei paesi dell’Unione europea; quote più elevate si registrano in Francia (63,7%) e Spagna (46,6%). Nell’ultimo anno la percentuale di coloro che hanno inviato on line moduli compilati alla Pa è salita di 3,4 punti nella media dell’Unione mentre è scesa di 0,6 punti in Italia; tra gli altri maggiori paesi dell’Ue la quota di cittadini che interagiscono digitalmente con la Pa è salita di 5,9 punti in Spagna, di 5,7 punti in Francia e di 3,5 punti in Germania.

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Bibliografia

  • Commissione europea (2020), Digital Economy and Society Index (DESI)
  • Confartigianato (2018), Alla scoperta delle filiere produttive con i big data della fatturazione elettronica, News Studi del 9 luglio
  • Confartigianato (2020), Coronavirus – Il Governo vara nuove restrizioni per fermare il contagio. Il commento di Confartigianato, nota del 12 marzo
  • Confartigianato (2020), Coronavirus – Il Presidente Merletti: ‘Incertezza intollerabile’, comunicato stampa del 25 marzo
  • Corte dei conti (2018), Determinazione e relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), 2017
  • Istat (2019), Il sistema di tavole input-output
  • Cittadini che hanno inviato on line moduli compilati alla Pa nei Paesi UE

Anno 2019, % popolazione tra 16 e 74 anni che hanno inviato negli ultimi 12 mesi

Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione europea

  • Variazione della quota di cittadini che hanno inviato on line moduli compilati alla Pa nei Paesi Ue tra 2018 e 2019

Differenza in punti percentuali

Elaborazione Ufficio Studi Confartigianato su dati Commissione europea

  1. L’articolo riflette le opinioni personali dell’autore, senza impegnare la responsabilità dell’organizzazione di appartenenza.
@RIPRODUZIONE RISERVATA

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