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Detrazione IVA 2026, cosa prevede il correttivo Omnibus


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La detrazione IVA con il Decreto Omnibus cambia il margine operativo delle imprese: per registrare le fatture di acquisto e recuperare l’imposta arriva una finestra più ampia, pensata anche per i ritardi prodotti da workflow digitali, controlli interni e sistemi non perfettamente integrati

Pubblicato il 12 ott 2026

Rosario Farina

Componente Advisory Board dell’Osservatorio B2B del Politecnico di Milano – School of Management



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fatturazione elettronica




Una fattura elettronica arriva, ma resta bloccata in un controllo automatico, in un flusso di approvazione o in un sistema che non dialoga correttamente con la contabilità. Finora un ritardo di questo tipo poteva trasformarsi in un problema molto serio: la perdita della possibilità di recuperare l’IVA pagata. Il Decreto correttivo Omnibus cambia scenario e concede alle imprese più tempo per registrare le fatture di acquisto ed esercitare la detrazione.

La novità è contenuta nell’articolo 12 del decreto legislativo 7 agosto 2026, n. 148. In parole semplici, il termine non è più legato alla dichiarazione dell’anno in cui nasce il diritto alla detrazione: ora arriva fino alla dichiarazione relativa al secondo anno successivo. Lo stesso orizzonte più ampio vale per la registrazione delle fatture e delle bollette doganali.

Non è soltanto una modifica fiscale. È una regola più vicina al funzionamento reale delle aziende digitali, dove una fattura attraversa controlli antifrode, verifiche sull’ordine, confronti con la merce ricevuta, autorizzazioni interne, workflow automatici e integrazioni tra piattaforme diverse. Quando uno di questi passaggi si ferma, anche la registrazione contabile può slittare.

Detrazione IVA nel Decreto Omnibus: perché cambia la vecchia regola

Dal 2017 i tempi per recuperare l’IVA sugli acquisti erano stati fortemente ridotti. L’obiettivo era rendere i controlli più rapidi e avvicinare la detrazione al momento della registrazione. Nel frattempo, però, la fatturazione elettronica ha cambiato il contesto: l’Amministrazione riceve già molte informazioni attraverso il Sistema di Interscambio e le imprese gestiscono volumi elevati di dati con processi sempre più automatizzati.

In questo nuovo ambiente, un errore non nasce necessariamente da negligenza. Può dipendere da un’anomalia nell’interfaccia tra il portale acquisti e l’ERP, da un documento non abbinato all’ordine corretto, da una verifica manuale rimasta in sospeso o da una regola automatica configurata male. Il risultato, però, poteva essere sproporzionato: un problema operativo rischiava di cancellare un diritto economico reale.

Il caso che ha reso evidente il problema è la risposta dell’Agenzia delle Entrate n. 115 del 17 aprile 2025. Una società aveva ricevuto alcune fatture nel 2023, ma non le aveva registrate in tempo né aveva indicato la relativa IVA nella dichiarazione. L’Agenzia aveva escluso la possibilità di recuperare l’imposta con una dichiarazione integrativa, perché mancava la registrazione tempestiva dei documenti.

Quella lettura ha acceso un confronto importante: è giusto che un errore nel processo amministrativo faccia perdere del tutto la detrazione, anche quando l’acquisto è reale, la fattura esiste e l’operazione è verificabile? Il correttivo del 2026 prova a dare una risposta più equilibrata, ampliando i tempi senza eliminare i controlli.

Come cambiano i termini per la detrazione IVA

La riforma interviene su due passaggi collegati: il momento entro cui si può esercitare il diritto alla detrazione e quello entro cui la fattura deve essere annotata nel registro IVA degli acquisti. Il confronto rende immediata la differenza.

Prima e dopo la riforma: i nuovi termini per la detrazione IVA

NormaPrima della riformaDopo la riforma
Art. 19, comma 1, DPR 633/1972
Diritto alla detrazione
L’IVA poteva essere detratta, al più tardi, con la dichiarazione relativa all’anno in cui il diritto era sorto, alle condizioni esistenti in quel momento.L’IVA può essere detratta, al più tardi, con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto è sorto, sempre alle condizioni esistenti al momento della sua nascita.
Art. 25, comma 1, DPR 633/1972
Registrazione degli acquisti
La fattura o la bolletta doganale doveva essere annotata prima della liquidazione periodica nella quale si esercitava la detrazione e, in ogni caso, entro il termine della dichiarazione annuale relativa all’anno di ricezione, con riferimento al medesimo anno.La fattura o la bolletta doganale può essere annotata, al più tardi, entro il termine della dichiarazione annuale relativa al secondo anno successivo a quello di ricezione. Viene inoltre eliminato il vincolo del riferimento obbligatorio al medesimo anno.

In sintesi: prima il termine fiscale era concentrato sulla dichiarazione dell’anno in cui nasceva il diritto e sulla dichiarazione dell’anno di ricezione del documento; dopo la riforma, sia la detrazione sia la registrazione dispongono di una finestra che arriva alla dichiarazione del secondo anno successivo. Non cambiano, però, i requisiti sostanziali: l’acquisto deve essere reale e inerente, l’imposta deve essere detraibile e la fattura deve essere ricevuta e valida.

Esempio: per una fattura ricevuta nel 2026, prima della riforma l’annotazione e l’esercizio della detrazione dovevano normalmente concludersi entro la dichiarazione IVA relativa al 2026; con la nuova disciplina, il termine può estendersi fino alla dichiarazione IVA relativa al 2028. È quindi una finestra temporale più ampia, non un rinvio automatico della corretta contabilizzazione.

Consideriamo una fattura ricevuta nel 2025. In passato, se l’errore fosse stato scoperto dopo la scadenza della relativa dichiarazione IVA, il recupero dell’imposta sarebbe diventato difficile. Con la nuova disciplina, registrazione e detrazione possono avvenire, in linea generale, entro la dichiarazione del secondo anno successivo, cioè quella relativa al 2027.

Questo non significa che si possa rinviare liberamente ogni registrazione. Significa, invece, che un ritardo individuato dai controlli interni non produce subito una conseguenza irreversibile. Le aziende dispongono di una finestra più realistica per correggere anomalie, completare le verifiche e ricostruire il percorso digitale della fattura.

Detrazione IVA e dati: la sfida per le imprese digitali

Per le imprese più digitalizzate, la novità dovrebbe diventare l’occasione per migliorare il governo dei dati. Non basta sapere che esiste più tempo: serve capire dove e perché una fattura si blocca. I sistemi dovrebbero segnalare automaticamente i documenti ricevuti ma non registrati, le fatture ferme nei workflow, gli scostamenti tra ordine, consegna e documento contabile e le anomalie che rischiano di superare le nuove scadenze.

ERP, piattaforme di procurement, strumenti di riconciliazione e soluzioni di intelligenza artificiale possono lavorare insieme per creare vere liste di eccezioni. L’obiettivo non è controllare tutto manualmente, ma concentrare l’attenzione sui casi a rischio: documenti duplicati, dati incoerenti, approvazioni mancanti, registrazioni non completate e fatture prossime alla scadenza.

Tre azioni per gestire la detrazione IVA

  1. Mappare i punti di blocco. Individuare dove le fatture restano sospese tra ricezione, verifica, approvazione e contabilizzazione.
  2. Configurare avvisi automatici. Creare alert periodici sui documenti ricevuti ma non registrati e sulle pratiche ferme oltre le soglie previste.
  3. Rendere i controlli tracciabili. Conservare evidenze digitali delle verifiche, delle correzioni e delle responsabilità lungo il processo.

Più tempo per la detrazione IVA, senza meno controlli

Il Decreto Omnibus offre un margine più ampio, ma non sostituisce una buona organizzazione. La direzione è chiara: regole fiscali e trasformazione digitale devono procedere insieme. La fatturazione elettronica rende i dati disponibili; l’automazione aiuta a intercettare gli errori; una governance solida permette di correggerli prima che diventino un costo.

La novità, quindi, non è soltanto avere due anni in più. È poter costruire processi amministrativi più resilienti, capaci di riconoscere un’anomalia, spiegarne la causa e risolverla senza trasformare un semplice ritardo digitale in una perdita economica definitiva.

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