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Fattura elettronica e contrasto alle frodi: resta il problema dell’evasione di consenso

L’obbligo di fattura elettronica è stato introdotto come metodo di contrasto alle frodi fiscali: se il sistema è utile contro grandi caroselli e società cartiere, tuttavia sembra non influire sull’evasione di consenso che si realizza per le operazioni di piccoli imprenditori o artigiani a diretto contatto con il cliente

Pubblicato il 21 Mar 2019

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Sì, le grandi frodi fiscali, tramite caroselli e società cartiere, con l’introduzione dell’obbligo di fattura elettronica saranno quasi impossibili; ma lo stesso non si può dire per il fenomeno dell’evasione di consenso. Quella piccola ma diffusa, fatta con il consenso del consumatore, che accetta di non ricevere fattura, avrà vita anche nel prevedibile futuro.

E’ necessario evidenziare questo punto, all’indomani degli annunci trionfalistici dell’Agenzia delle Entrate, che dichiara di aver bloccato falsi crediti IVA per 688 milioni di euro proprio grazie ai migliori controlli possibili con la fatturazione elettronica.

Sappiamo infatti che la fatturazione elettronica è stata introdotta principalmente come mezzo di lotta all’evasione: i controlli in tempo reale permettono subito di individuare irregolarità, lo SDI inoltre rileva discrepanze negli importi e può rifiutare la fattura.

Resta tuttavia il grosso problema di artigiani, liberi professionisti e piccoli imprenditori che per operazioni a contatto diretto con il cliente, semplicemente possono scegliere di non fatturare. Del resto, “il consumatore finale non ha alcun tipo di vantaggio a chiedere la fattura”, spiega ad agendadigitale.eu Claudio Pucci, Vicepresidente Unimpresa con delega a Fisco e Bilancio, che indica come possibile soluzione di contrasto al fenomeno la predisposizione di un sistema di incentivi per i clienti.

Fattura elettronica ed evasione di consenso

Il Vat Gap è il valore che rappresenta la discrepanza tra l’Iva che teoricamente si dovrebbe incassare e quella che risulta effettivamente ottenuta. In Italia la cifra è importante e ammonta a circa 35 miliardi di euro, motivo per cui si è proceduto all’obbligo di fatturazione elettronica per cercare di colmare il divario. Di questa cifra totale, circa 15 miliardi di euro sono dovuti all’evasione di consenso. Il fenomeno si manifesta nel rapporto diretto con il consumatore finale, quando il fornitore di una prestazione o di un servizio chiede al cliente se può non fare fattura e ottiene il consenso. Il pagamento dunque avviene in nero, in contanti, non ce n’è traccia, senza fattura è come se mai fosse esistito. È ovviamente una forma di evasione fiscale.

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La fattura elettronica in questo caso funge “senz’altro da deterrente, una barriera innalzata più dettata dal timore di incappare nelle sanzioni che non da altro – analizza Pucci -. Non credo però che con la fatturazione elettronica si risolva il problema di quella fascia evasiva che già esisteva”, composta per esempio da artigiani, professionisti, piccoli imprenditori. Pucci racconta un esempio: “Viene l’idraulico a casa a fare la riparazione e alla fine fa pagare cento euro senza fattura. Il problema sono tutte quelle attività che prevedono il contatto con il consumatore finale, che dal suo canto non ha alcun tipo di vantaggio a chiedere la fattura”. Anzi: “Chiaro che se risparmia l’Iva, il cliente è anzi portato ad acconsentire a questo sistema”.

Auspicando un cambiamento culturale, nel frattempo la soluzione potrebbe essere proprio quella di lavorare sul consumatore finale, dandogli una motivazione concreta per chiedere al professionista di fare fattura. Per esempio “dovrebbe essere predisposto un sistema per cui in qualche modo i costi sostenuti dal consumatore finale avessero un ritorno in termini fiscali – precisa Pucci-. Nel mondo anglosassone c’è la possibilità di detrarre alcuni costi di questo genere, dunque il cliente ha una motivazione per chiedere il documento a chi fa questi lavori, invece in Italia non è così”. Passi però sono stati fatti in relazione alle ristrutturazioni edilizie e agli interventi per l’ottimizzazione energetica: “Il problema è stato risolto in parte per quel che riguarda le ristrutturazioni edilizia e il consumo energetico, perché sono state inserite detrazioni importanti”, sottolinea Pucci, incentivi per cui il cliente è spinto “a chiedere la fattura perché poi può ottenere detrazioni nella dichiarazione dei redditi”.

Per il momento tuttavia, non c’è motivo, se non l’onestà del singolo, per cui il cliente debba essere spinto a chiedere la fattura al momento del pagamento: “Credo che la realtà del piccolo e dell’artigiano inserita nel mondo della fatturazione elettronica cambi poco”, conclude Pucci. Diverso il discorso per quanto riguarda le grandi frodi.

Fattura elettronica e grandi frodi

Al 18 marzo 2019 circa 2,7 milioni di operatori hanno inviato 350 milioni di fatture elettroniche, la percentuale di scarto è del 3,85% di euro. L’Agenzia delle entrate ha comunicato che analizzando i dati del portale Fatture e corrispettivi, in due mesi è stato scoperto e sgominato un sistema di frodi a mezzo di società cartiere: le autorità hanno bloccato falsi crediti IVA per 688 milioni di euro. Il monitoraggio permette dunque di individuare in breve tempo flussi di fatturazione sospetti, false fatturazioni e grandi importi truffaldini: “La fattura elettronica rappresenta un deterrente all’effettuare certe operazioni che prima potevano essere condotte più facilmente – spiega Pucci -. Il tempo di emissione della fattura elettronica andrà a impedire quelle attività che avevano un intento evasivo e che riguardavano non solo i piccoli, ma anche le imprese più strutturate”.

Riguardo ai falsi crediti IVA bloccati dall’Agenzia delle entrate, “non mi pare che ci sia stato una comunicazione dettagliata – racconta Pucci -. In questo periodo di rodaggio c’è stato il caos all’interno delle piattaforme, situazione che ha messo in difficoltà un po’ tutti”. Errori e irregolarità vengono individuati dallo SDI: “Diversi elementi possono in qualche modo bloccare la procedura di fatturazione elettronica, perché magari c’era qualche codice errato o un importo che era impostato male, ci sono tanti motivi per cui il sistema non accetta alcuni documenti con caratteristiche particolari”. In caso di problemi per esempio, lo SDI comunica il codice errore della fattura elettronica, cosicché chi ha emesso il documento capisca qual è il problema che ha portato al rifiuto della sua fattura e possa provvedere a rifarla.

La tecnologia rappresenta dunque un deterrente per le grandi frodi legate alla falsa fatturazione, per cifre consistenti, fenomeno che al tempo della fattura cartacea era molto diffuso tra i grandi evasori, che con questo sistema riuscivano a nascondere al fisco milioni di euro. Ma se è vero che il denaro lascia tracce, come visto non è così nell’ambito dei pagamenti in nero.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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