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eFattura e reati finanziari

Lotta all’evasione grazie alla fatturazione elettronica: ecco come

L’obbligo di fatturazione elettronica è stato introdotto per ridurre il gap Iva da 35 miliardi di euro, puntando al contrasto dell’evasione. Questo sarà possibile con controlli puntuali che non lasceranno scampo a società cartiere e alle frodi basate sui dati difformi. Preoccupa però il fenomeno dei pagamenti in nero

30 Gen 2019

Nicoletta Pisanu


C’è la lotta all’evasione dietro il salto in avanti dell’Italia verso la fatturazione elettronica: è un punto che spesso viene dimenticato. Ma è importante.  Sappiamo infatti che l‘Italia è stato infatti il primo Paese europeo a introdurre l’obbligo di fattura elettronica tra privati. Questo perché l’Italia è il Paese europeo con il gap Iva più alto: il Vat Gap rappresenta la discrepanza tra l’Iva che teoricamente si dovrebbe incassare e quella che risulta effettivamente ottenuta e in Italia ammonta a circa 35 miliardi di euro. Il divario è causato da frodi fiscali, evasione ma anche bancarotte e fallimenti.

La fatturazione elettronica è stata introdotta proprio con l’idea di ridurre questo valore: «l’effetto atteso consiste in una drastica riduzione dell’evasione da omessa dichiarazione. Il Dipartimento delle Finanze del Mef ha stimato che la fatturazione elettronica comporterà un recupero di gettito Iva pari ad almeno 1,97 miliardi di euro», spiegano ad Agendadigitale.eu dall’Agenzia delle entrate.

Fatturazione elettronica e contrasto all’evasione

Dei 35 miliardi di euro di gap Iva, «circa 15 miliardi di euro derivano dal fenomeno dell’evasione di consenso tra i due soggetti – spiega Umberto Zanini, commercialista e responsabile delle attività di ricerca in ambito tecnico-normativo dell’Osservatorio Fatturazione elettronica & eCommerce B2B del Politecnico di Milano . Una situazione che si configura ad esempio quando un professionista chiede al cliente se far fattura oppure no».

L’introduzione dell’obbligo mira al contrasto dell’evasione su due fronti, quello della prevenzione e della repressione. Da una parte infatti, come raccontano dall’Agenzia delle entrate, «potrà determinare un effetto di deterrenza verso quei soggetti che emettono fatture con dati difformi rispetto alle prestazioni effettivamente rese. Tale obbligo consentirà, inoltre, di verificare il magazzino nei confronti dei soggetti che effettuano acquisti regolarmente fatturati, ma non emettono fatture in relazione alle proprie operazioni di vendita», inoltre «sarà possibile incrociare i dati disponibili, con particolare riguardo alle liquidazioni periodiche dell’Iva, per realizzare una vera attività di contrasto all’evasione nei confronti degli operatori che emettono le fatture ma non le registrano regolarmente, come anche verso i soggetti che detraggono l’Iva in assenza di una fattura emessa».

Cambierà anche il lavoro di chi si occupa di rilevare gli illeciti, ispettori dell’Agenzia delle entrate e Guardia di finanza: «Grazie alla fatturazione elettronica sarà possibile effettuare tempestive e automatiche verifiche di congruità tra Iva dichiarata e Iva versata. Gli effetti positivi del recupero di somme imponibili ai fini Iva si estenderanno anche al recupero di somme relative alle imposte dirette», dicono dall’ADE.  Sarà più semplice e veloce individuare e contrastare anche le evasioni più articolate, come quelle attuate attraverso l’uso delle cosiddette società cartiere. Zanini ricorda che «prima dello spesometro servivano diciotto mesi per individuare queste società, con lo spesometro il tempo è sceso a otto mesi, mentre con la fattura elettronica bastano due-tre mesi». Anche perché si evolveranno anche le attività di indagine: «Bisogna vedere l’obbligo che impatto avrà sui commercialisti, sull’Agenzia delle entrate, anche la Guardia di finanza cambierà i propri modi di fare i controlli, saranno molto più sofisticati e incisivi. Si avranno soluzioni sempre più digitalizzati», aggiunge Zanini. Il contrasto all’evasione secondo le previsioni darà i primi risultati già da quest’anno.

Il problema del sommerso

Se sarà più semplice rilevare irregolarità nelle fatturazioni, si prospetta che nulla cambierà per chi riceve pagamenti in nero. Il dato infatti, in quel caso rimane sommerso: «Non verranno intercettati a meno che si abbassi la soglia del contante. Oggi si possono pagare in contanti fino tremila euro, se si riporta il limite a mille euro si riduce drasticamente il problema. Occorrerebbe un intervento politico, per tracciare i pagamenti e limitare l’evasione consensuale», sottolinea Zanini.

Stefano Capaccioli, dottore commercialista, rileva anche un altro problema: «Al momento non è previsto il rifiuto della fattura dalle piattaforme, per i privati. Se la fattura non è emessa per operazioni esistenti, bisogna contestarla via Pec e non registrarla».

La previsione: come evolverà il crimine

Non è escluso che i soggetti fraudolenti cambino il loro comportamento con l’avvento dell’obbligo di eFattura. Come tutti i fenomeni sociali, anche il crimine si adegua e si modernizza a seconda dello scorrere del tempo e delle innovazioni. Per contrastare i fenomeni criminali dunque «dovrà essere rivista la normativa. Si porranno una serie di problematiche che dovranno essere risolte dalla dottrina e dalla giurisprudenza», ha commentato Capaccioli.

Le previsioni sono comunque ottimistiche: «Le società cartiere si ridurranno drasticamente o prenderanno altre forme, come quella dei soggetti minimi, perché chi è in regime forfettario dei minimi non è monitorato – spiega Zanini -. Ma faranno meno danno rispetto alle forme diffuse durante l’era della fattura cartacea. Le grandi frodi, i cosiddetti caroselli, verranno subito intercettate». L’evasione era particolarmente diffusa in due filiere, quella del settore petrolifero e dei subappalti, proprio i settori che per primi sono stati coinvolti, a luglio 2018, dall’obbligo di fatturazione elettronica. Si potranno contrastare anche le situazioni in cui le aziende non registrano le fatture di vendita e, di conseguenza, non pagano l’Iva, perché i controlli saranno puntuali. «Lo spesometro non bastava perché era semestrale ed era troppo lungo come tempistica e si intercettavano le frodi quando ormai era tardi – pensa Zanini -. Si sarebbe dovuto fare uno spesometro mensile».

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