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Il dibattito

Fatturazione elettronica, le richieste delle imprese verso l’obbligo 2019

Particolarmente critica la posizione delle imprese, chiedono proroghe e un passaggio graduale. Vediamo l’analisi dei costi, il rischio di outsourcing, l’opportunità competitiva della digitalizzazione, la validità in chiave antievasione

14 Mag 2018

Barbara Weisz


«La criticità principale è la formazione delle aziende»: Roberto Bellini, direttore generale di Assosoftware, propone una considerazione sull’obbligo di fatturazione elettronica B2B del gennaio 2019 (anticipato parzialmente dalla scadenza di luglio per i carburanti e gli appalti) che con sfumature diverse risulta condivisa da tutti i principali attori del settore. I quali, poi, si dividono, anche vistosamente, sulla soluzione.

Stefano Valvason, direttore generale API, associazione piccole e medie imprese, chiede «un avvio graduale, con una fase di transizione, per esempio di un anno, durante la quale si prevede un sistema misto», ovvero la possibilità di emettere anche le fatture cartacee, oltre che quelle digitali. «Quando si inizia con le proroghe, poi non si parte mai», sottolinea Bellini, il quale invece ritiene che la fatturazione elettronica rappresenti «un’occasione per fare un salto di qualità come sistema paese», e propone alle imprese un cambio di prospettiva: «c’è il rischio la fatturazione elettronica venga vista come adempimento, invece è un’opportunità per fare il salto di qualità verso un’automazione funzionale».

Il tributarista, Marco Allena (Università Cattolica), ritiene sensate le richieste relative a fase transitoria, doppio binario, in nome del principio che le riforme importante vadano adeguatamente accompagnate, ma avverte: «non è credibile che un’impresa che vuole stare sul mercato, vendere online, ritenga di non essere in grado di fare una fattura digitale».

I punti critici della fattura elettronica

Come si vede, la posizione più critica è quella dell’associazione delle piccole e medie imprese. Il principio generale in base al quale a regime si tratta di un vantaggio, sia in termini di avanzamento tecnologico sia in termini di costi, in realtà è condiviso: «è lo stesso motivo per cui siamo positivi su Industria 4.0: è positivo che la professionalità dell’operaio cresca, e che sia in grado di governare le macchine».

La stessa cosa avverrà in amministrazione, il contabile farà più lavoro di concetto, non dovrà più inserire i dati.

Il problema numero uno, insomma, è la transizione. E questo riguarda anche l’appuntamento di luglio con l’obbligo di e-fattura per chi scarica le spese di carburante (imprese, professionisti): «temo che vedremo i benzinai con la fila di automobilisti che devono fare la fattura elettronica. E’ vero che ci sono le schede carburante per la fattura a fine mese, ma per utilizzarle bisognerebbe andare sempre dallo stesso benzinaio».

Il rischio, lo sottolineiamo, è avanzato anche dalle associazioni di categoria, Figisc-Confcommercio sottolinea il rischio di congestione dell’attività degli impianti a fronte di un adempimento che interessa milioni d’imprese grandi e piccole, su un territorio che conta 21mila stazioni, che fra l’altro in luglio entrano nel periodo dell’esodo estivo. Fnaarc, Federazione Nazionale Associazioni Agenti e Rappresentanti di Commercio, ricorda che giornalmente sulle strade italiane si muovono oltre 250mila agenti di commercio, che percorrono e 500mila chilometri ogni anno. La richiesta, anche in questo caso è di una proroga accompagnata da un periodo di transizione con doppio binario.

In ogni caso, sottolinea Michele Castellana, responsabile servizi fiscali API, il tema più scottante per le imprese è l’obbligo previsto del 2019. «Le aziende strutturate non avranno problemi, ma il problema si pone per i piccoli artigiani, e le aziende di dimensioni ridotte. da una parte c’è una reticenza culturale ad abbandonare il cartaceo. Dall’altra, segnala Castellana, «in Italia ci sono oltre 40 mld di transazione all’anno B2B, che dal 2019 dovranno essere gestire elettronicamente. C’è il rischio che si creino blocchi del sistema senza precedenti, come già successo con lo Spesometro in settembre».

Castellana segnala anche le difficoltà a livello di fatturazione verso i paesi extraeuropei: «non si sa come andrà implementata». Uno dei punti su cui l’Agenzia delle Entrate va incontro alle imprese riguarda la possibilità di rivolgersi agli intermediari per gestire il processo di fatturazione elettronica. Ma, in realtà, si tratta di un punto su cui le associazioni imprenditoriali sollevano diversi dubbi. Perché «scaricare l’adempimento su un professionista esterno – segnala Valvason – significa non interiorizzare la digitalizzazione». Stessa considerazione da parte di Bellini: «se l’intermediario si sostituisce all’impresa, quest’ultima non fa il salto verso l’informatizzazione. L’Italia è un paese già abbastanza indietro nella digitalizzazione, è quindi opportuno stimolare l’informatizzazione». Al momento, su 5 mln di imprese, 1 milione ha un sistema gestionale, gli altri lavorano con excel, word, strumenti manuali. «Ben venga il contributo dei professionisti, ma informatizzare l’impresa è importante».

Si profila quindi uno scenario che vede un numero consistente di imprese che, per adeguarsi, deve apportare notevoli cambiamenti all’organizzazione aziendale, sia dal punto di vista della digitalizzazione sia da quello dell’organizzazione del lavoro e delle competenze interne. Un’operazione costosa insomma. In realtà, gli studi dimostrano che la fatturazione elettronica comporta un risparmio per l’azienda. Ma questo vale a regime, spiega Valvason, la fase transitoria invece va gestita gradualmente.

Il ruolo degli intermediari

In realtà la fatturazione elettronica non può essere considerata una novità, visto che è già obbligatoria verso al PA dal 2016. Non è stata una palestra sufficiente? No, sottolinea Castellana, perché un conto è gestire qualche fattura all’anno, magari affidandola in outsourcing, un altro è digitalizzare l’intero ciclo aziendale». Valvason offre anche una stima più precisa: «per chi fattura più del 30% con la PA, ci sono addirittura dei vantaggi. Ma per tutti gli altri, la fattura elettronica verso la PA è un costo. Proprio perché in genere si ricorre al professionista». Le imprese preferirebbero potersi rivolgersi agli intermediari e ai consulenti per fare business, non per effettuare gli adempimenti. Che, fra l’altro, in Italia sono molti e si sovrappongono, e «a furia di caricare le aziende di adempimenti, il personale continua a fare lavoro che non genera valore, non si qualifica, e si perde competitività».

Le richieste delle imprese

Insomma, il problema è tecnico, secondo le associazioni imprenditoriali in estrema sintesi bisogna ulteriormente semplificare l’adempimento, potenziare i servizi gratuiti di conservazione per andare incontro alle imprese più piccole che non hanno gli strumenti di archiviazione adeguati, effettuare dei test, per misurare l’impatto dell’operazione e gestirlo al meglio, e rimodulare l’entrata in vigore dell’obbligatorietà, prevedendo un periodo di doppio binario, che consentirebbe alle imprese un’implementazione graduale del passaggio alla completa digitalizzazione del ciclo fattura. Conclude Valvason: «il principio di fondo è che non si può fare una legge che si applichi in modo indistinto a tutti, senza tenere conto della struttura delle imprese in Italia».

Bellini, che come detto è invece favorevole a rispettare le tempistiche previste, si pronuncia piuttosto a favore di un alleggerimento delle sanzioni, ad esempio per i sei mesi da luglio a dicembre, che «potrebbero rappresentare un campo di sperimentazione per tutti».

Digitalizzazione fiscale

Nel frattempo, Assosoftware si unisce allo sforzo delle istituzioni di semplificare il più possibile l’adempimento, proponendo un software gratuito a imprese, professionisti e PA che va incontro a una specifica esigenza: quella di leggere una fattura elettronica da parte di chi non è attrezzato. Uno dei punto controversi è rappresentato proprio dal fatto che le aziende dal 2019 saranno obbligate alla fatturazione elettronica verso tutti, ma i consumatori, piuttosto che le partite IVA in regime dei minimi, possono non essere attrezzati a riceverla. «Il vero problema è per chi riceve – spiega Bellini -, ad esempio una fattura elettronica via pec in formato xml. Assoinvoice consente di visualizzare la fattura nella forma in cui sono abituate a vederla le imprese». Consente di estrapolare, renderlo visibile, stamparlo.

Infine, Alleva mette in luce quello che, dal punto di vista del tributarista, è l’argomento forte a favore della fatturazione elettronica: «avendo noi in Italia un grosso problema di evasione fiscale, ogni strumento diventa il benvenuto». Le esperienze «dimostrano che l’utilizzo informatico, e i controlli incrociati del fisco, siano di enorme aiuto all’Agenzia delle Entrate». E comunque, è importante sottolineare che «l’Italia si dimostra in prima fila su questi temi. Prendiamo il successo enorme della dichiarazione precompilata. Mi è capitato, nel corso di alcuni incontri in Germania, di vedere tedeschi impressionati. In Germania non hanno la dichiarazione precompilata, ma vorrebbero copiarcela. Ci lamentiamo sempre che la nostra pubblica amministrazione sia arretrata, burocratizzata, non al passo con i tempi. Invece l’Agenzia delle Entrate dimostra di essere all’avanguardia». E la fatturazione elettronica potrebbe diventare, da questo punto di vista, una nuova best practice.

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