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Fatturazione elettronica, nel 2016 sarà l’innesco di una rivoluzione italiana

E’ stato l’evento protagonista nel panorama della digitalizzazione in Italia, nel 2015. Nel 2016 dovrà esplicare un proprio ruolo più di sistema. A patto che si risolvano alcuni problemi…

19 Gen 2016
Irene Facchinetti

direttore Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione del Politecnico di Milano

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Guardando al 2015, la fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione è l’evento che fa da protagonista nel panorama della digitalizzazione in Italia: considerato l’innesco di una rivoluzione, in chiave digitale, della Pubblica Amministrazione italiana ma anche un trampolino di lancio verso un percorso – alla portata di tutte le organizzazioni, non solo pubbliche ma anche private – volto all’innovazione, all’efficienza e, di conseguenza, alla crescita di competitività del nostro Paese. Il percorso è effettivamente iniziato e sembra continuare con la fatturazione elettronica tra privati, “nuovo ossigeno” con cui il Legislatore stimola la rivoluzione attivata.

Oltre 22 milioni di file Fattura scambiati, 53.000 uffici pubblici e circa 590.000 fornitori coinvolti: in termini di numeri che vengono associati al “digitale” è certamente un fenomeno importante. Oggi, in Italia, sono circa 600.000 le organizzazioni che fanno Fatturazione Elettronica, per almeno una parte dei propri cicli commerciali. Se guardiamo alla diffusione di soluzioni per lo scambio di dati – tra cui le Fatture, ma più in generale almeno un documento del Ciclo dell’Ordine – in formato elettronico strutturato, l’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione nel 2014 si riferiva a 60.000 organizzazioni. È corretto, quindi, parlare di innesco di una rivoluzione in chiave digitale.

Riconoscere questa “funzione” alla Fatturazione Elettronica verso la PA non significa, tuttavia, riconoscere la riuscita – e, tanto meno, la conclusione – di un “buon” percorso di digitalizzazione. Di queste 600.000 organizzazioni, la maggior parte ancora oggi si è limitata semplicemente ad adempiere a un obbligo, non cogliendo l’opportunità di intraprendere un percorso di revisione e innovazione dei propri processi. È pur vero che permangono oggi diverse difficoltà nel processo di Fatturazione Elettronica, che limitano la possibilità di automatizzare la gestione delle fatture elettroniche: si spazia dalle frequenti e molteplici richieste avanzate ai fornitori da parte di alcuni Enti pubblici in merito alla differente rappresentazione di informazioni all’interno del tracciato FatturaPA, alla limitata qualità dei dati – che risultano incoerenti – rappresentati all’interno della fattura (solo per citarne alcune). A ragione, le Pubbliche Amministrazioni stanno lamentando obblighi, connessi alla normativa vigente, di stampa delle fatture elettroniche e segnalano l’inadeguatezza – se si vuole traguardare una gestione completamente digitale delle fatture – delle soluzioni messe loro a disposizione (e la mancanza di risorse, economiche ma non solo, per adeguarle).

Il primo passo è stato fatto, ma molti altri sono ancora da compiere. Non è questo il momento per insabbiare i problemi, ma piuttosto quello corretto per affrontarli. La Fatturazione Elettronica verso la PA è vista come banco di prova per altri progetti, non soltanto a livello italiano ma anche a livello europeo. È un modello cui stanno guardando, con molta attenzione, anche altri Paesi: perché possa proporsi come esempio è necessario affrontare e risolvere le principali criticità. I casi positivi del “si può” ed “è conveniente” fare Fatturazione Elettronica ci sono: sia tra gli enti Pubblici – ne abbiamo raccolto la testimonianza in un contributo che, come Osservatorio, abbiamo recentemente pubblicato – sia tra le aziende fornitori della PA, che sono riuscite a cavalcare questa opportunità.

Se il 2015 è iniziato all’insegna della digitalizzazione delle relazioni tra PA e imprese, in chiusura apre prospettive interessanti dal punto di vista della digitalizzazione nel mondo privato. Il Legislatore vede, infatti, nella Fatturazione Elettronica B2b uno strumento efficace per la semplificazione e la sburocratizzazione dei rapporti tra Fisco e imprese (come da Decreto legislativo n. 127 del 5 agosto 2015, pensato per una trasmissione dei dati più semplice e trasparente). La Direzione Generale dell’Agenzia delle Entrate emanerà – auspicabilmente nei primi mesi del 2016 – un provvedimento attuativo contenente regole, soluzioni tecniche e termini per la trasmissione telematica, in formato strutturato, dei dati di tutte le fatture emesse e ricevute. Un fornitore potrà, quindi, decidere di inviare tramite il Sistema di Interscambio le proprie Fatture Elettroniche – nel formato XML già utilizzato per la Fatturazione Elettronica verso la PA – anche ai propri clienti “non PA”, rendendo così omogeneo tutto il proprio ciclo attivo. Con un’adozione estensiva da parte dei contribuenti del regime opzionale di trasmissione elettronica dei dati, sarà via via più agevole anche la trasmissione dei dati delle fatture passive. Le imprese hanno, quindi, un’ulteriore possibilità per intraprendere o, ancor meglio, continuare il proprio percorso verso il digitale. Hanno imparato a usare il Tracciato FatturaPA nelle relazioni con gli Enti pubblici, ora possono trasferire quanto hanno appreso anche nel mondo privato. Strada già intrapresa da alcune organizzazioni – tra cui vale la pena citare le esperienze di Enel, Ferservizi e Telecom – in prossimità dello scorso 31 marzo, che ora è alla portata di tutti. Oltretutto, un sistema gratuito di generazione, trasmissione e conservazione verrà messo a disposizione di tutti i contribuenti dall’Agenzia delle Entrate a partire dal prossimo 1° luglio 2016.

Tutte le imprese avranno quindi l’opportunità non solo di eliminare onerosi adempimenti (tra cui Spesometro, Black List, Intrastat) ma anche di procedere nel proprio percorso di digitalizzazione – specifico, secondo il punto di partenza, la cultura e le risorse a disposizione. Per realizzare in concreto una “Digital Business Transformation” è però necessario avere una visione d’insieme che può portare a identificare un percorso di adozione effettivamente orientato all’ottimizzazione dei processi (interni e di interfaccia). Non è probabilmente sufficiente, certamente non efficace, che i differenti progetti di digitalizzazione vengano implementati singolarmente, in logica stand alone. Soltanto una visione sistemica della digitalizzazione può consentire a un’organizzazione la riduzione dei costi operativi e la massimizzazione delle opportunità. Viceversa, anche le due progettualità citate finora rimarranno aride e fini a se stesse: la Fatturazione Elettronica verso la PA rimarrà un oneroso adempimento e la trasmissione telematica dei dati delle fatture diverrà una nuova – seppur alternativa – modalità di comunicazione con l’Agenzia delle Entrate.

Il corretto approccio alla digitalizzazione dei processi rimanda a paradigmi organizzativi innovativi, radicalmente diversi sia dalla semplice automazione di attività isolate sia dalla mera dematerializzazione di singoli documenti. La spinta al digitale che il Legislatore sta mettendo in atto può essere cavalcata, con la giusta consapevolezza, dalla organizzazioni del nostro Paese: attuando una politica dei piccoli passi, orientata a muoversi anche lentamente in prima battuta, che consenta poi di iniziare a “correre”, nella solida consapevolezza sia del risultato verso cui si intende muovere sia delle implicazioni insite in ogni singolo passo.

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