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Direttore responsabile Alessandro Longo

Polimi

Fatturazione elettronica: primi segni di una fase futura

di Paolo Catti e Irene Facchinetti, Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione - School of Management Politecnico di Milano

28 Ott 2014

28 ottobre 2014

Bilancio positivo in questi primi mesi di Fatturazione Elettronica verso la PA. Crescono le Fatture Elettroniche inoltrate tramite Sdi. Ma siamo ancora in una fase iniziale, che lascia intravedere prospettive interessanti. Anche per le imprese, non solo per la PA. Si va verso infatti l’estensione del digitale all’intero Ciclo dell’Ordine

Siamo ancora in una fase di transizione, ma ogni mese crescono i volumi di fatture inviate al Sistema di Interscambio (Sdi), si riducono gli errori e si annoverano “buone pratiche” tra le Pubbliche Amministrazioni, anche tra le PA Locali (che – secondo quanto detta la normativa – dovranno farsi trovare preparate “solo” dal prossimo 31 marzo 2015). Nel mese di settembre sono state 259.120 le fatture ricevute da Sdi e oltre 200.000 le fatture “andate a buon fine”, ovvero inoltrate alla PA (rispetto alle circa 140.000 di luglio e agosto). La percentuale di fatture scartate da Sdi è passata dal 39,2%, dato rilevato in corrispondenza dell’avvio, al 21,68%, come emerge dagli ultimi numeri pubblicati dall’Agenzia delle Entrate.

Sono numerose, in questi mesi di avvio, le PA che stanno affrontando con convinzione e consapevolezza il proprio percorso di adeguamento all’obbligo di Fatturazione Elettronica. Tra queste, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – un caso che già si era fatto notare a marzo come prima PA partita con la Fatturazione Elettronica – ha portato avanti il progetto con i propri fornitori, ottenendo significativi benefici in termini di riduzione del tempo (quasi dimezzato) di gestione delle fatture.

Lato PA Locali, la fase cui stiamo assistendo è in generale quella del “prepararsi a fare”, tuttavia vi sono Amministrazioni che già hanno mosso diversi passi. Alcune Regioni – ne sono esempi Emilia Romagna, Lazio e Lombardia – già oggi consentono ai propri fornitori di inviare Fatture Elettroniche tramite Sdi e stanno lavorando, al contempo, per facilitare gli altri Enti Locali a “prepararsi”. Chi fornendo alle singole PA strumenti a supporto della relazione con il Sistema di Interscambio. Chi sviluppando soluzioni – per esempio, per la composizione di una Fattura secondo il Tracciato FatturaPA – inserite poi nel catalogo nazionale dei programmi riutilizzabili e così messe a disposizione di tutte le Amministrazioni.

Non solo “Fatturazione Elettronica”, quindi. Alcune Pubbliche Amministrazioni hanno affrontato questo primo passo come occasione per cogliere appieno le opportunità dell’innovazione digitale. Ne rappresenta un caso paradigmatico l’Azienda Ospedaliera “Istituti Ospitalieri” di Cremona che, nel corso del 2013, ha attivato un progetto ampio di dematerializzazione dei documenti: non solo Fatture ma anche Ordini di acquisto e Documenti di Trasporto. Secondo i dati dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione, è proprio con l’estensione – delle logiche della Digitalizzazione – all’intero Ciclo dell’Ordine che un’organizzazione può ottenere i maggiori benefici. I risparmi sono fino a sei maggiori: la singola organizzazione può risparmiare da 3 a 8,5 euro per singola fattura in caso di interscambio di flussi di dati strutturati; attraverso la completa Digitalizzazione del Ciclo dell’Ordine può ottenere benefici compresi tra i 25 e i 65 euro/ciclo.

La Fatturazione Elettronica verso la PA, dunque, sta prendendo piede. Possiamo anche dire che sta rispettando le attese, fungendo da “volano” per la Digitalizzazione del Paese? Questo è ancora prematuro, in quanto siamo in una fase che potremmo definire “sperimentale”, dove grande è il fermento e crescente la consapevolezza che la Fatturazione Elettronica verso la PA può rappresentare un’occasione importante. Non solo per la PA ma anche per le nostre imprese, di qualsiasi dimensione. In fondo, una volta approntato il modello che prevede la trasmissione dell’XML firmato alla PA e la relativa Conservazione Digitale, perché non valutare di estenderlo a tutte le fatture emesse non in altri formati elettronici e strutturati? Lato emittente, significherebbe estendere i benefici della Conservazione dell’Attivo e uniformare il processo di Fatturazione (se va bene per le PA, il tracciato ragionevolmente andrà bene anche “tra imprese”). E lato ricevente significherebbe avere in ingresso file XML strutturati: decisamente più facili da registrare e inserire a sistema.

Come Osservatorio lanciamo volentieri la richiesta ufficiale: se qualche impresa ha già cominciato a fatturare verso altre imprese secondo le regole della Fatturazione Elettronica previste verso le PA, ci mandi un’email. Approfondiremo con grande soddisfazione l’esperienza.

  • elena

    I benefici li state vedendo solo voi. Io lavoro in un ente pubblico e ho piccole imprese che lavorano saltuariamente da noi e che non possono fatturare perchè non ci saltano fuori. Una si è sentita chiedere dal suo consulente 350 euro a fattura pe ril servizio di fatturazione e conservazione sostitutiva. Non lavorerà mai più per lo Stato. Posso citarvi anche altri casi di nostri fornitori che han deciso di mollare, se credete.
    Per come è gestita ora, la fatturazione elettronica non è altro che l’annientamento della presenza delle PMI nei rapporti con lo Stato italiano a vantaggio delle medie-grandi imprese.
    Lo Stato stampa ogni cosa esattamente come prima (semplicemente la carta adesso la paga lui, non le imprese), il costo della conservazione sostitutiva annienta il vantaggio dell’eliminazione della carta per le imprese.
    Forse la fatturazione elettronica è un grande vantaggio, un meraviglioso volano per l’economia italiana, ma forse è il contrario. Quando vi leverete i paraocchi e farete analisi CONCRETE e non basate sui puri numeri?

  • Paolo

    Con grande piacere cercherò di contattarla.

  • elenal

    Concordo in pieno con l’analisi proposta dall’articolo, mi preme un appunto, fino a quando si continuerà a stampare l’xml (o quello che deriva dal foglio di stile) tutti (PA, professionisti ed imprese) non capiranno i benefici di questa maxi operazione, percepiranno solo costi ed un aggravio di operatività. Dovremmo iniziare a sensibilizzare il mercato sui benefici della system integration, parlando di “contabilizzazione automatica” (anche se probabilmente qualcuno si lamenterà dell’eccessiva automatizzazione e dall’ulteriore potenziale perdita di posti di lavoro). Su questi temi, a mio avviso, siamo veramente ancora all’inizio, putroppo è l’esperienza diretta sul mercato ad insegnarmelo.

  • Daniele Marazzi

    Gentilissima Elena, mi permetto di segnalare che le analisi che facciamo sono concrete e non basate su puri numeri. Naturalmente, la Fatturazione Elettronica è un potenziale volano di efficienza ed efficacia a patto di essere “fatta bene”, cosa che peraltro non manchiamo mai di sottolineare e ribadire. Se le PA che ricevono l’XML della fattura non intervengono sui propri processi e procedono a una mera stampa, be’… ovviamente ha ragione lei. Ma non sono affatto pochi gli Enti – e li abbiamo visti, sentiti e incontrati direttamente – che si sono attrezzati e si stanno attrezzando per cogliere l’opportunità di una gestione maggiormente informatizzata dei propri processi di contabilizzazione interna (dalla registrazione della fattura alla chiusura dell’iter di verifiche che porta al benestare). Si tratta di un colpo di spugna che in pochi giorni rivoluzionerà l’intero sistema economico con effetti taumaturgici? Mi sembra un insulto all’intelligenza di tutti anche solo immaginare che lo si possa pensare. Per contro, è l’innesco di un processo di evoluzione e cambiamento – che va opportunamente orientato affinché sia efficace – che se mai comincia mai arriverà a compiersi pienamente. Lato nostro, cerchiamo di indicare la direzione in cui procedere e di chiarire il traguardo a cui tendere. A disposizione per discuterne direttamente e approfondire meglio la questione, riporto la mia email per agevolare l’eventuale contatto: daniele.marazzi@polimi.it
    Daniele Marazzi, Senior Advisor Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione

  • Massimo

    Premetto che svolgo la professione di dottore commercialista.
    Purtroppo, quando si parla di estendere la fatturazione elettronica ai rapporti tra imprese, ci si scorda di almeno tre problematiche:
    – la struttura del tessuto produttivo italiano, che vede prevalere la presenza di piccole o piccolissime imprese, con strutture organizzative modeste se non nulle, per le quali gli inevitabili costi di adeguamento generano le situazioni descritte dalla signora Elena;
    – la carenza delle infrastrutture: non è possibile chiedere alle piccole imprese che non possono disporre di una connessione internet “accettabile” di passare alla digitalizzazione;
    – la farraginosità e l’eccessiva complessità del sistema fiscale, che non consente, ad esempio, di automatizzare il “trattamento contabile” delle fatture, a meno di un completo ripensamento della struttura del file XML e di un ulteriore aggravio di tempi e costi per la creazione della fattura digitale.
    Occorre inoltre riflettere sul fatto che moltissime imprese hanno rapporti tanto con altre imprese quanto con privati cittadini: la fatturazione verrebbe ad essere forzatamente “mista”, in parte digitale e in parte cartacea, con i problemi gestionali facilmente immaginabili.
    Personalmente sono favorevole all’estensione della fatturazione digitale, ma senza la creazione delle condizioni di base (diffusione universale della “banda larga”, reale semplificazione fiscale, alfabetizzazione informatica) dubito che tale tentativo possa avere successo.

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