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infocert

Come evolve la firma digitale col cloud: i vantaggi per PA e imprese

di Pierpaolo Benintende, Direttore Marketing di InfoCert – Gruppo Tecnoinvestimenti

30 Mag 2017

30 maggio 2017

Il mercato chiede strumenti di dematerializzazione sempre più performanti, firma cloud, connessione, nuovi ambiti di applicazione: vediamo come sta progredendo la firma digitale, le esigenze dello smart working

La firma digitale sta acquisendo un ruolo sempre più rilevante per imprese private e pubbliche amministrazioni. Nata come obbligo normativo diversi anni fa, oggi la Firma Digitale è alla base di quella digitalizzazione dei processi che oggi è sentita come improrogabile non solo in un’ottica di abbattimento di costi – in primis quelli legati all’utilizzo della carta – ma soprattutto di efficientamento e velocizzazione dei processi.

È il mercato stesso che, con una rilevante consapevolezza nei confronti del potenziale offerto dagli strumenti di dematerializzazione, chiede che siano sempre più performanti e rispondenti alle diverse necessità d’impiego. Sta aumentando, ad esempio, la richiesta di firme cloud – ossia firme digitali che, grazie a un’app sul cellulare, consentono agli utenti di firmare dovunque, in qualsiasi situazione e senza necessità di chiavi USB o smart card – magari con funzionalità aggiuntive che consentano oltre che di firmare anche di gestire da remoto i flussi documentali. Un’altra esigenza, espressa soprattutto dalle organizzazioni di grandi dimensioni, è invece quella di integrare la firma digitale nelle applicazioni già esistenti: queste realtà richiedono soluzioni di firma in grado di coprire solo l’ultimo miglio di un processo documentale, così da non rinunciare agli investimenti già effettuati e contenere i nuovi.

C’è poi anche un’ulteriore necessità, più recente e direttamente connessa al lavoro in mobilità: quella di estendere le caratteristiche base della firma digitale anche ad altri ambiti. Soprattutto, la certificazione del dove – ossia il luogo in cui l’utente si trova al momento in cui appone la sua firma – da aggiungere ai tre elementi tradizionalmente certificati dalla firma digitale: il chi (utente), il cosa (documento digitale) e il quando (marca temporale).

In sintesi, la firma sta evolvendo secondo alcune precise tendenze: si sta emancipando dal token e diventa sempre più “mobile”, si arricchisce di nuove funzionalità, quali la georeferenziazione, si integra con le applicazioni già esistenti nelle organizzazioni e permette di lavorare in modo più smart superando i perimetri aziendali.

Ma c’è un’ulteriore evoluzione che impatterà a breve su quello che potremmo definire il DNA della firma digitale: la sua globalizzazione. Basandosi su protocolli di comunicazione standard riconosciuti a livello cross-nazionale, la firma digitale può infatti diventare completamente interoperabile, ossia tecnicamente riconosciuta e utilizzabile da chiunque nel mondo. E’ con questo obiettivo che, circa un anno fa, è nato il Cloud Signature Consortium, un organismo internazionale, guidato da Adobe, impegnato proprio nella definizione di nuovi standard aperti, in ambito web e mobile, per le firme digitali remote e in cloud.

Noi di InfoCert, società del Gruppo Tecnoinvestimenti, non solo siamo stati tra i membri fondatori del consorzio, ma siamo l’unica Certification Authority (CA) italiana a farne parte e, da giugno, offriremo all’utente, in qualunque parte del mondo, una firma digitale con pieno valore legale direttamente tramite App mobile.

Quali saranno gli effetti di questa ulteriore evoluzione? Proviamo a rispondere con un paio d’esempi. Le pubbliche amministrazioni, giacché pioniere nell’uso della firma digitale, sono paradossalmente rimaste legate ai dispositivi fisici come token e smart card: per loro, passare ad una firma in cloud completamente interoperabile (senza sforzi d’implementazione perché integrata nativamente negli applicativi già in essere) significherà compiere un ulteriore e significativo passo avanti verso la loro completa trasformazione digitale. Per le imprese private, la grande opportunità – oltre a quella di raggiungere la cosiddetta operational excellence, ossia l’efficientamento delle operazioni interne – è l’attuazione di politiche di customer centricity a più ampio raggio, con – ad esempio – la possibilità di individuare opportunità di business sui propri clienti anche a livello internazionale. Insomma, la firma digitale continua a crescere per diffusione, utilizzo e maturità di soluzione. E, insieme a lei, continuano a crescere i benefici di chi la sceglie non “solo” per firmare, ma anche per gestire qualunque processo approvativo e autorizzativo avendo tutte le pratiche sempre sotto controllo su PC, telefono e tablet.

 

 

  • Iacopo Tani

    Non capisco il valore aggiunto della firma cloud rispetto alla già nota e diffusa firma remota (*). Forse che la firma cloud sia (o sarà) l’unica apponibile da dispositivi mobili?

    *) http://www.agid.gov.it/agenda-digitale/infrastrutture-architetture/firme-elettroniche

    • ruggero alessi

      Ciao! La firma Cloud è la firma remota! è solo un nome più “internazionale” dato che il mercato globale parla di “cloud signature” ma è esattamente la firma remota che si può già utilizzare con Dike mobile sullo smartphone.

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