Il caso

Merge di Ethereum, cosa cambia per la blockchain: rischi e opportunità dopo la svolta

La blockchain Ethereum a inizio settembre 2022 ha realizzato l’aggiornamento per attuare un importante cambiamento sul metodo in cui i blocchi vengono convalidati: l’algoritmo del consenso da Proof of work è stato sostituito con Proof of stake, vediamo cosa ciò comporta

22 Set 2022
Emanuele Gambula

Data Protection Specialist

Tommaso Ricci

Avvocato, Data Protection & LegalTech Specialist presso DLA Piper

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Il 6 settembre 2022 la blockchain di Ethereum ha realizzato l’update per la transizione dalla Proof of Work (“PoW”) alla Proof of Stake (“PoS”), ossia un cambiamento importantissimo (il c.d. Merge) sul modo in cui i blocchi vengono convalidati all’interno della blockchain.

Ethereum è attualmente la blockchain con il più grande numero di applicazioni e utilizzi esistente. Si tratta della blockchain sulla quale vengono scambiati il maggior numero di nft e su cui vengono eseguiti il maggior numero di Smart contract ogni giorno a livello globale. Ethereum ha però un problema ovvero gli ingenti consumi energetici basti pensare che la sola ethereum ha lo stesso fabbisogno energetico dell’intera Olanda. Per questa ragione è stata introdotta una modifica che avrà un notevole impatto sulla operatività di Ethereum e che svelerà svelerà notevoli potenzialità di sfruttamento di questa tecnologia.

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Proof of work e Proof of Stake per la blockchain Ethereum

All’inizio del mese di settembre 2022 è stato ufficialmente previsto l’aggiornamento “Bellatrix” sulla Beacon Chain di Ethereum che ha permesso la sostituzione dell’algoritmo del consenso da PoW a PoS.

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In particolare, la Beacon Chain di Ethereum utilizza l’algoritmo del consenso PoS. Quest’ultimo meccanismo permette l’utilizzo di un consenso distribuito sulla convalida dei singoli blocchi da parte di validatori, e non più minatori, tramite un processo di staking anziché di mining. In altre parole, al posto di risolvere un complesso problema matematico per trovare la soluzione, quindi minare il blocco e ricevere la relativa ricompensa, il validatore dimostrerà la propria affidabilità tramite un deposito cauzionale (stake) consistente in un determinato ammontare di criptovalute (precisamente 32 ETH, ovvero circa 47 mila euro al tasso di cambio attuale).

La Proof of Stake di Ethereum prevede che per diventare validatori si debbano prendere in considerazione una serie di informazioni, tra cui:

  • il valore del deposito
  • la sua longevità (c.d. coin age)
  • un fattore casuale di scelta.

A differenza del sistema precedente, dunque, tale meccanismo apporterà notevoli migliorie, inclusa la tanto discussa efficienza energetica della blockchain Ethereum la quale, attualmente, necessita di una potenza computazionale (quindi energia elettrica) molto alta per la risoluzione dei puzzle matematici tipici della PoW. Inoltre, nell’ambito del vecchio modello, taluni sostengono che la decentralizzazione della rete venga minacciata dal progressivo accentramento per il ruolo minatore dovuto ad alti standard computazionali ed economici richiesti per il mining, a cui la maggior parte dei componenti non ha accesso.

Un aspetto altrettanto rilevante risiede nel volume di transazioni che la blockchain è in grado di gestire. Attualmente, Ethereum gode di una soglia massima di circa trenta transazioni al secondo (30 TPS). Tuttavia, taluni sostengono che successivamente al Merge, attraverso il c.d. “Surge” e mediante la tecnica dello “Sharding” (ossia un tipo di partizionamento di database di grandi dimensioni), sarà possibile incrementare la scalabilità della blockchain e l’accessibilità ai dati. Ciò significa che l’attività del nodo potrà essere svolta più facilmente, anche da tablet o smartphone aumentando la decentralizzazione della rete. Poi, grazie al c.d. “Purge”, verranno resi maggiormente efficienti i processi di gestione dei dati da parte dei singoli nodi, così da permettere ad Ethereum di gestire fino a 100,000 TPS. Un eccessivo numero di transazioni rispetto alla relativa capacità di gestione comporta un congestionamento della rete e, dunque, un rincaro dei costi delle fee per transazione.

Le sanzioni per i validatori scorretti

Nel meccanismo di PoS, e in particolare in quello di Ethereum, a seconda della gravità del fatto, il validatore subirà delle sanzioni per comportamenti scorretti o fraudolenti. Ad esempio, egli potrà perdere anche una parte significativa dello stake bloccato e non ricevere più l’incarico per la stessa posizione nel caso in cui convalidi un blocco falso. Possono essere comminate sanzioni il cui valore varia a seconda della quantità di nodi attivi, nel caso in cui il validatore non svolga il proprio compito convalidando le transazioni e rimanendo inattivo. Insomma, anche volendo spendere quantità di denaro insostenibili (pari ad almeno il 51% delle criptovalute in circolazione), l’attacco alla rete è poco conveniente in termini economici dal momento che il prezzo delle fee su cui il validatore fraudolento guadagnerebbe non sarebbe sufficientemente alto, visto che il mercato valuterebbe il prezzo dell’offerta della criptovaluta molto meno rispetto al prezzo di acquisto.

Cosa aspettarsi per la blockchain dopo il Merge

Il 15 settembre alle 6:42:42 UTC è stata azionata la c.d. difficulty bomb. Quest’ultima si riferisce a un aggiornamento insito nel protocollo che rende esponenzialmente complessi i calcoli richiesti dalla PoW, con l’effetto di rendere poco redditizio il mining e indurre i nodi a migrare verso l’algoritmo del consenso alternativo. Tuttavia, se un numero significativo di utenti di Ethereum continuerà a utilizzare il modello PoW, la vecchia blockchain potrebbe dividersi in due: ETHPOS e ETHPOW (c.d. hard fork). Al contrario, la c.d. “Ice Age” di Ethereum potrà verificarsi sia a causa difficulty bomb sia per mezzo di un sempre maggiore disinteresse nei confronti del vecchio meccanismo.

Premettendo che Etherum non è soltanto una valuta virtuale, ma soprattutto un ecosistema nato per le Decentralized Application (Dapp) e per quasi la totalità dei protocolli Decentralized Finannce (DeFi), cosa accadrebbe nel caso di un hard fork? Il processo è simile a quello di un albero che si ramifica: tutte transazioni future sulle blockchain presenti su separati rami divergono e vengono convalidate seguendo un protocollo separato. Da qui, un particolare fenomeno di duplicazione degli storici delle transazioni avvenute prima del Merge su entrambe le blockchain ETHPOS e ETHPOW.

Questa potenziale controindicazione sembra innocua ma è facile intuire che si tratta di un eventuale problema, specie da un punto di vista legale. Infatti, i tokenID degli NFT di una skin, un’opera d’arte, un nome a dominio Etherum Name Service – ENS (che in prossimità della data del Merge hanno hanno superato un volume settimanale di scambi pari a 2.249 ETH, con un aumento del prezzo medio del 167%), oppure i governance token nell’ambito di una DAO convalidati prima del Merge, subiranno un’indebita duplicazione su entrambe le blockchain.

Perché servono rapporti contrattuali chiari

Da qui, la necessità della previsione di termini e condizioni chiari in caso di fork, quindi, chiarire i rapporti contrattuali qualora, ad esempio, la licenza di un NFT venga memorizzata su entrambe le blockchain. In caso di fork, dovrà quindi predeterminarsi la titolarità della licenza rispetto alla compravendita dell’NFT. L’aggiunta di clausole contrattuali riguardanti un fork della blockchain, trova peraltro un suo precedente nel caso Archer v. Coinbase, secondo il quale i giudici californiani ritengono che l’exchange non sia responsabile nei confronti di un investitore laddove manchi una clasuola ad hoc riguardante un eventuale fork. Ad oggi, infatti, molte piattaforme asset-trading su blockchain (comprese le piattaforme di trading di NFT) prevedono espressamente nei loro termini di servizio il diritto di determinare verso quali fork della blockchain esse rimangono obbligate.

Allo stesso modo, il merge ha un impatto importante in tutti i contratti di mutuo e derivati su criptovalute. Nel crypto-lending viene predeterminato quando e come ciascuna delle parti riceve certi benifici dall’operazione e, per questo motivo, non è possibile escludere eventuali comportamenti opportunistici da parte degli operatori economici, che sfrutterebbero l’ambiguità definitoria dell’evento fork per determinare condizioni contrattuali eccessivamente onerose per la controparte (ad esempio determinando la mancata restituzione).

Parimenti, nell’ambito di derivati aventi a sottostante la valuta digitale Etherum (ETH) o un prodotto collegato ad essa, si rende necessaria una revisione della documentazione contrattuale al fine di minimizzare le aree di incertezza che potrebbero determinare comportamenti opportunistici da parte degli operatori economici a seguito del Merge. Un eventuale fork su un prodotto derivato di questo genere avrebbe impatti notevoli sulla sua valutazione, regolamento (settlement), garanzie e fattibilità legale dell’operazione. Ad esempio, l’impatto sulla valutazione dell’investimento, dato anche dalla mancanza di un tasso di cambio unificato e dalla diversa entità dei prezzi pubblicati dalle singole trading venues di settore, influirebbe su una serie di fattori quali i rendimenti per singola transazione e costi per la chiusura anticipata dell’operazione. A tal fine, l’organizzazione internazionale commerciale dei partecipanti al mercato dei derivati over-the-counter (ISDA), ha individuato diversi approcci finalizzati alla standardizzazione delle clausole del contratto quadro (Master Agreement), impiegato nella negoziazione dei prodotti derivati.

La clausola in caso di fork

Dal momento che spesso vengono adottate clausole standardizzate ISDA, si rende necessaria un’attenta revisione di tutte quelle riguardanti i c.d. disruption events, eventualmente includendo una clausola che definisca i rapporti contrattuali in caso di fork. Più precisamente, la revisione si baserà su tre fattori tra cui:

  • il monitoraggio delle informazioni relative all’andamento del mercato e gli sviluppi normativi;
  • determinazione oggettiva degli eventi che influiranno sul rapporto contrattuale al fine standardizzare le clausole, riducendo altresì il margine per un’interpretazione soggettiva di esse;
  • le parti dovranno decidere se lo smart contract sotteso agirà in via automatica in base a un certo disruptive event, piuttosto che bloccarsi e lasciare una maggiore discrezionalità alle stesse.

Le clausole standardizzate sui derivati di crypto-asset, dovranno essere integrate con il resto della documentazione ISDA nel suo complesso. Per esempio, nel Master Agreement si rinvengono spesso riferimenti al “luogo dell’esecuzione” del contratto: l’adozione di uno standard comune consente di chiarire come deve essere interpretato tale concetto e quali approcci seguire alla luce di transazioni eseguite su una blockchain che, per sua natura intrinseca, è a-territoriale. L’adozione di standard contrattuali, adattati come necessario in base alle circostanze specifiche che differiscono da caso a caso, incentiva e facilita l’impiego di prodotti derivati su crypto-asset favorendo una maggiore efficienza, risparmio sui costi e certezza del diritto.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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