Patent box 2020 per software, marchi e know how: ecco come funziona | Agenda Digitale

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Patent box 2020 per software, marchi e know how: ecco come funziona

Che cos’è e a cosa serve il Patent box, la tassazione dei redditi derivati dall’uso di software, brevetti e marchi che punta a incentivare la presenza sul mercato delle aziende digitali. Vediamo come funziona e qual è la sua utilità

16 Set 2020
Flavio Angeli

Privacy Officer e consulente legale d’impresa- Syntex stp srl

Patent box

Il Patent box è uno strumento che mira ad agevolare la presenza sul mercato delle imprese innovative e digitali. L’adozione di questa misura potrebbe portare dei vantaggi sia al singolo beneficiario, come risparmio fiscale, sia al mercato nazionale, quale incentivo agli investimenti in ricerca e sviluppo (R&D), scongiurando la delocalizzazione dei beni immateriali presenti in Italia o favorirne il rientro. In più, riafferma la centralità dell’utilizzo di software nella creazione di modelli di business, valorizza il know-how sviluppato dalle aziende, conferendogli una tutela giuridica. Uno dei grandi benefici, infatti, è proprio l’importanza conferita all’esperienza acquisita nei processi industriali, che rappresentano una grande ricchezza per le aziende e per il tessuto economico nazionale.

Significato Patent box 2020: cos’è e a cosa serve

Il patent box è un regime di tassazione agevolata che permette una parziale esenzione tributaria (ad oggi il 50%) per i redditi che provengono dall’utilizzo, diretto o indiretto, di alcuni beni immateriali , quali ad esempio i software protetti da copyright, brevetti industriali e marchi, ma anche know-how, disegni e modelli giuridicamente tutelabili o anche derivanti da un utilizzo congiunto, ovviamente con rapporto di complementarità, di due o più di questi.

A chi è rivolto il patent box: requisiti

I soggetti che possono beneficiare di questa misura sono i titolari di reddito di impresa, a prescindere dalla dimensione, che svolgono attività di ricerca e sviluppo, elencati all’art. 1, c. 37 e 38 della legge di stabilità 2015 (società di capitali, enti commerciali, ecc), sono escluse invece le società di persone, quelle sottoposte a procedure concorsuali, lavoratori autonomi e professionisti. Ulteriore requisito, è che il soggetto beneficiario sia quello che materialmente sostiene o ha sostenuto i costi di sviluppo del bene immateriale, da cui provengono i redditi esentabili. Su questo punto, è bene specificare che, nel caso di attività di ricerca e sviluppo, questa è ammissibile sia che sia svolta internamente sia che venga affidata esternamente a società terze o enti di ricerca purché, appunto, i costi ricadano sul soggetto beneficiario.

Come accedere

Come accennato prima, è possibile accedere al patent box sia in uso diretto che indiretto, con differenze operative non secondarie. Infatti, con l’uso diretto, e quindi relativamente a quei redditi che provengono dall’uso dei beni immateriali riconosciuti dalla disciplina, da parte dello stesso beneficiario, è obbligatorio un accordo preventivo con l’Agenzia delle Entrate (cd ruling obbligatorio). Questo accordo si raggiunge solo a seguito di diverse fasi, che vedono la presentazione di un’istanza sottoposta all’accettazione dell’Autorità. Successivamente alla verifica dei requisiti, seguirà una fase di contraddittorio e solo in ultimo, l’accordo.

Diversamente, per uso indiretto, si intende la concessione in uso del bene stesso oppure le plusvalenze realizzate in ambito di infragruppo. In questo caso, per il contribuente, sarà sempre possibile accedere alla procedura di accordo descritta sopra (ruling facoltativo) oppure è prevista una determinazione autonoma del beneficio, attraverso l’autoliquidazione del reddito agevolabile. Ovviamente, occorre la predisposizione di un idoneo set informativo, che provi come sia stato “autoliquidato” il premio, poiché l’Autorità può, e spesso lo fa, verificare l’esistenza dei presupposti e sanzionare la condotta che non rispetta la normativa.

Patent box calcolo: perché serve un esperto

Che sia una tipologia o l’altra, è bene riferirsi a consulenti specializzati in questo ambito, poiché la corretta predisposizione documentale (che può giustificare una penality protection) ed i rapporti di contraddittorio con l’Amministrazione finanziaria, richiedono molta competenza tecnica ed una conoscenza approfondita della normativa, così da scongiurare il rischio di vedersi rigettata l’istanza o una sanzione irrogata per un’erronea quantificazione e/o qualificazione del reddito agevolabile.

Lo scenario nell’emergenza: perché l’agevolazione è utile

Da chiarire che nel corso dell’emergenza da coronavirus si è assistito a un grande incremento di investimenti nella produzione di software che potessero, in qualche modo, sostituire gli strumenti e le abitudini che siamo stati costretti a cambiare. Oltre allo slancio sociale ed economico, necessarie conseguenze di un prodotto innovativo, c’è anche da considerare la quantità di agevolazioni fiscali che vi orbitano intorno.

Nelle realtà imprenditoriali di oggi, stare al passo con le evoluzioni normative non è mai semplice. Esistono una grande quantità di istituti da dover monitorare, al fine di trarre il maggior beneficio possibile sfruttando ogni strumento che permette alle imprese di incrementare la propria presenza sul mercato. Uno degli strumenti da monitorare con maggior attenzione, è senz’altro quello della finanza agevolata.

Cosa è la finanza agevolata? Rovistando nel web, difficilmente troverete una definizione univoca ed esaustiva dell’argomento, ma diciamo che potrebbe essere qualificata come l’insieme di tutti gli strumenti finanziari che il legislatore nazionale mette a disposizione di imprese e professionisti, per favorire dinamiche di investimenti, di impiego o di riqualificazione. Ne fanno parte sgravi fiscali e contributivi, agevolazioni sugli investimenti, contributo a fondo perduto.

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