L'approfondimento

Patent box 2022 per software, marchi e know how: ecco come funziona

Che cos’è e a cosa serve il Patent box, la tassazione dei redditi derivati dall’uso di software, brevetti e marchi che punta a incentivare la presenza sul mercato delle aziende digitali. Vediamo come funziona e qual è la sua utilità

05 Nov 2021
Flavio Angeli

Consulente legale d'impresa e privacy officer

Patent box

Il Patent box è uno strumento che mira ad agevolare la presenza sul mercato delle imprese innovative e digitali. L’adozione di questa misura potrebbe portare dei vantaggi sia al singolo beneficiario, come risparmio fiscale, sia al mercato nazionale, quale incentivo agli investimenti in ricerca e sviluppo (R&D), scongiurando la delocalizzazione dei beni immateriali presenti in Italia o favorirne il rientro. In più, riafferma la centralità dell’utilizzo di software nella creazione di modelli di business, valorizza il know-how sviluppato dalle aziende, conferendogli una tutela giuridica. Uno dei grandi benefici, infatti, è proprio l’importanza conferita all’esperienza acquisita nei processi industriali, che rappresentano una grande ricchezza per le aziende e per il tessuto economico nazionale.

Il decreto fiscale 2022 emanato dal Governo a ottobre 2021 ha implicato importantissime revisioni del patent box per come era stato applicato nel 2020. Sembra riduttivo parlare di un restyling, infatti il decreto che anticipa la manovra finanziaria di fine anno, ha totalmente stravolto questo istituto.

Significato Patent box 2022: cos’è e a cosa serve

Il patent box è un regime di tassazione agevolata che permette una parziale esenzione tributaria (nel 2020 il 50%) per i redditi che provengono dall’utilizzo, diretto o indiretto, di alcuni beni immateriali , quali ad esempio i software protetti da copyright, brevetti industriali e marchi, ma anche know-how, disegni e modelli giuridicamente tutelabili o anche derivanti da un utilizzo congiunto, ovviamente con rapporto di complementarità, di due o più di questi.

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Nel 2021, con la bozza della manovra 2022, è stato sostanzialmente sostituito con una super deduzione maggiorata del 90% dei costi sostenuti per lo sviluppo di tali beni. Nella sostanza, i beni immateriali che danno diritto alla super deduzione anche nel 2022 sono rimasti gli stessi (software, brevetti industriali, disegni, modelli e processi), ma vengono aggiunti i marchi di impresa. L’unica condizione è che tali beni siano utilizzati in maniera diretta o indiretta nell’esercizio dell’impresa.

Cosa cambia nel 2022

Appare immediato che il patent box ha integralmente cambiato paradigma. Per come era concepito, rappresentava un istituto premiante nei confronti delle aziende che avviavano e mantenevano cicli virtuosi di produzione di beni innovativi, alimentavano il proprio know-how e ne sapevano trarre dei ricavi. Con questa riforma, invece, appare evidente che tali concetti siano stati del tutto svuotati e sostituiti con un premio per chi sostiene più costi, anche in perdita, al pari di come era il vecchio credito di imposta per ricerca e sviluppo. Viene da chiedersi se per un’esigenza di semplificazione, che sicuramente era necessaria, valga la pena cambiare del tutto lo schema di un istituto che poteva essere uno stimolo concreto allo sviluppo e all’innovazione.

A chi è rivolto il patent box: requisiti

I soggetti che possono beneficiare di questa misura sono i titolari di reddito di impresa, a prescindere dalla dimensione, che svolgono attività di ricerca e sviluppo, elencati all’art. 1, c. 37 e 38 della legge di stabilità 2015 (società di capitali, enti commerciali, ecc), sono escluse invece le società di persone, quelle sottoposte a procedure concorsuali, lavoratori autonomi e professionisti. Ulteriore requisito, è che il soggetto beneficiario sia quello che materialmente sostiene o ha sostenuto i costi di sviluppo del bene immateriale, da cui provengono i redditi esentabili. Su questo punto, è bene specificare che, nel caso di attività di ricerca e sviluppo, questa è ammissibile sia che sia svolta internamente sia che venga affidata esternamente a società terze o enti di ricerca purché, appunto, i costi ricadano sul soggetto beneficiario.

Anche per il 2022, i soggetti che possono beneficiarne sono sostanzialmente quelli previsti dalla vecchia normativa, ossia i titolari di redditi di impresa come definito dall’art. 55 del TUIR. I soggetti devono ovviamente svolgere attività di ricerca e sviluppo, i cui costi possono includere contratti di ricerca stipulati “con società diverse da quelle che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa; ovvero con università o enti di ricerca e organismi equiparati”.

Come accedere

Come accennato prima, è possibile accedere al patent box sia in uso diretto che indiretto, con differenze operative non secondarie. Infatti, con l’uso diretto, e quindi relativamente a quei redditi che provengono dall’uso dei beni immateriali riconosciuti dalla disciplina, da parte dello stesso beneficiario, è obbligatorio un accordo preventivo con l’Agenzia delle Entrate (cd ruling obbligatorio). Questo accordo si raggiunge solo a seguito di diverse fasi, che vedono la presentazione di un’istanza sottoposta all’accettazione dell’Autorità. Successivamente alla verifica dei requisiti, seguirà una fase di contraddittorio e solo in ultimo, l’accordo.

Diversamente, per uso indiretto, si intende la concessione in uso del bene stesso oppure le plusvalenze realizzate in ambito di infragruppo. In questo caso, per il contribuente, sarà sempre possibile accedere alla procedura di accordo descritta sopra (ruling facoltativo) oppure è prevista una determinazione autonoma del beneficio, attraverso l’autoliquidazione del reddito agevolabile. Ovviamente, occorre la predisposizione di un idoneo set informativo, che provi come sia stato “autoliquidato” il premio, poiché l’Autorità può, e spesso lo fa, verificare l’esistenza dei presupposti e sanzionare la condotta che non rispetta la normativa.

Patent box calcolo: perché serve un esperto

Che sia una tipologia o l’altra, è bene riferirsi a consulenti specializzati in questo ambito, poiché la corretta predisposizione documentale (che può giustificare una penality protection) ed i rapporti di contraddittorio con l’Amministrazione finanziaria, richiedono molta competenza tecnica ed una conoscenza approfondita della normativa, così da scongiurare il rischio di vedersi rigettata l’istanza o una sanzione irrogata per un’erronea quantificazione e/o qualificazione del reddito agevolabile.

Opzione irrevocabile Patent box 2022

I soggetti che intendono beneficiare della super deducibilità dei costi di ricerca e sviluppo maggiorata del 90% dovranno esercitare opzione irrevocabile e rinnovabile per il quinquennio successivo. Le modalità e le tempistiche di tale opzione saranno definite con apposita circolare dell’Agenzia delle Entrate, ma quel che è già chiaro è che anche per quest’anno vale la penality protection di cui abbiamo detto sopra. Infatti, in caso di scostamento rispetto al credito spettante, aver predisposto un adeguato fascicolo documentale ed averne dato comunicazione, potrà scongiurare l’applicazione delle sanzioni previste per infedele dichiarazione in caso di accertamenti ed ispezioni.

Resta inteso che tali agevolazioni possono applicarsi solo alle opzioni esercitate successivamente all’entrata in vigore del decreto, quindi del 22 ottobre 2021 e per chi la esercita, resta esclusa la possibilità di fruire del credito di imposta di ricerca e sviluppo per i medesimi beni inseriti nell’opzione del patent box.

Regime transitorio

Il decreto stabilisce chiaramente che chi ha esercitato la previgente opzione del patent prima dell’entrata in vigore del 22 ottobre 2021, possa discrezionalmente scegliere di aderire al nuovo regime agevolativo, dandone debita comunicazione all’Amministrazione. Da questo si deduce che non sussiste alcun obbligo di transito da una modalità all’altra, ma resta aperta la possibilità di applicazione del vecchio istituto, per il quinquennio pattuito.

Sono esplicitamente esclusi da questo beneficio i soggetti che hanno presentato istanza di ruling (di cui sopra) all’Agenzia delle Entrate, o di rinnovo della stessa, e che abbiano già sottoscritto l’accordo preventivo. Diversamente, chi ha presentato tale istanza di ruling o di rinnovo ma non ha ancora sottoscritto l’accordo, potrà optare per il nuovo regime agevolativo, dando comunicazione all’Agenzia medesima. Anche in questo caso, sarà necessaria una nota informativa da parte dell’Ente, che spieghi modalità e scadenze.

I fronti critici

La novazione ha però dimenticato di regolamentare tutte quelle aziende che per l’anno 2020 hanno inteso di applicare il beneficio fiscale mediante l’autoliquidazione ma ancora non hanno espresso opzione nella dichiarazione dei redditi, con scadenza 30 novembre 2021. Questo vulnus normativo sembrerebbe far ricadere tali soggetti automaticamente nel nuovo regime di patent, per il solo motivo di non aver presentato la dichiarazione dei redditi prima del 22 ottobre 2021. Questa situazione ha inevitabilmente ingenerato grandi perplessità, tanto nel mondo delle imprese quanto in quello istituzionale, per cui sembra non solo auspicabile ma del tutto necessaria, un’integrazione in sede di conversione in legge, anche per evitare contrasti con lo statuto del contribuente.

Lo scenario nell’emergenza: perché l’agevolazione è stata utile nella pandemia

Da chiarire che nel corso dell’emergenza da coronavirus si è assistito a un grande incremento di investimenti nella produzione di software che potessero, in qualche modo, sostituire gli strumenti e le abitudini che siamo stati costretti a cambiare. Oltre allo slancio sociale ed economico, necessarie conseguenze di un prodotto innovativo, c’è anche da considerare la quantità di agevolazioni fiscali che vi orbitano intorno.

Nelle realtà imprenditoriali di oggi, stare al passo con le evoluzioni normative non è mai semplice. Esistono una grande quantità di istituti da dover monitorare, al fine di trarre il maggior beneficio possibile sfruttando ogni strumento che permette alle imprese di incrementare la propria presenza sul mercato. Uno degli strumenti da monitorare con maggior attenzione, è senz’altro quello della finanza agevolata.

Cosa è la finanza agevolata? Rovistando nel web, difficilmente troverete una definizione univoca ed esaustiva dell’argomento, ma diciamo che potrebbe essere qualificata come l’insieme di tutti gli strumenti finanziari che il legislatore nazionale mette a disposizione di imprese e professionisti, per favorire dinamiche di investimenti, di impiego o di riqualificazione. Ne fanno parte sgravi fiscali e contributivi, agevolazioni sugli investimenti, contributo a fondo perduto.

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