Lo scenario

Smart contract per il settore bancario: tutti i vantaggi e i rischi

Il settore bancario e finanziario registra un elevato numero di casi d’utilizzo della tecnologia blockchain e degli smart contract: un momento di evoluzione per le banche, che reca numerosi vantaggi. Tuttavia, non mancano le perplessità sull’impiego di tali tecnologie

Pubblicato il 04 Ott 2019

Costanza Brandimarte

Avvocato, consulente privacy

AI semantica

Il settore che maggiormente ha implementato ed investito sulla tecnologia blockchain è quello bancario e finanziario, che registra un numero di casi di utilizzo di tale innovazione più del doppio rispetto ai settori assicurativo, governativo e sanitario. Se dal punto di vista giuridico l’utilizzo della tecnologia blockchain ed in particolare dello smart contract intimorisce e solleva non poche perplessità, legate alla sua inalterabilità e all’automatismo dell’esecuzione, nel settore bancario tali aspetti non rappresentano dei limiti, ma al contrario dei veri e propri punti di forza.

Vantaggi dello smart contract per il settore bancario

Lo smart contract incorpora clausole contrattuali standard ed univoche, tali per cui al verificarsi di determinate condizioni, lo smart contract si esegue automaticamente, si parla infatti di funzione “if/then”. Tale automatismo è evidente che nel settore bancario rappresenti un punto di forza. Inoltre, i servizi bancari e finanziari ben si prestano ad essere digitalizzati ed automatizzati in un contesto digitale integrato e decentralizzato come è la tecnologia blockchain, ossia caratterizzate: da “Database Distribuiti” ossia i Ledger, che possono essere aggiornati, gestiti e controllati da parte di più nodi di una rete. Ogni nodo è autorizzato ad aggiornare i Ledger in modo indipendente dagli altri, ma sotto il controllo consensuale di quest’ultimi, in questo contesto gli operatori finanziari agirebbero da “nodi”, facilitando così lo scambio sicuro e trasparente di informazioni e di valori. Non sorprende dunque, innanzi ai benefici che comporterebbe l’utilizzo della tecnologia blockchain e degli smart contracts, che sia proprio l’ambito finanziario quello in cui sono maggiormente implementate tali tecnologie, funzionali alle prestazioni di servizi per il mercato di capitali, per il trade finance, servizi di pagamento e retail banking.

Attraverso la tecnologia Blockchain è possibile tracciare delle identità digitali e le banche centrali si mostrano sempre più interessate, non soltanto per emettere monete digitali e fornire servizi di pagamento ma anche per effettuare la regolatory compliance, gestire titoli di proprietà. Certamente il grande beneficio derivante dall’utilizzo degli smart contract consiste nella ridotta necessità di ricorrere ad intermediari ed 104. Cinfrastrutture, il ché comporterebbe un drastica riduzione dei costi trasattivi. Si pensi, ad esempio, all’utilizzo degli smart contract nel procedimento di erogazione di mutuo, non soltanto si eliminerebbero le lungaggini legate al deposito di documentazione, intervento del notaio. Ma gli esperti hanno evidenziato che determinerebbe un risparmio compreso tra i 480 e 960 dollari, ossia tra l’11%-22% di costi legati all’accensione di un mutuo. Si pensi ancora, ai prestiti sindacati, l’utilizzo degli smart contract, abbatterebbe significativamente i ritardi accumulati nella procedura, il che secondo gli esperti condurrebbe ad una crescita delle richieste con maggiori guadagni e minori costi operativi per le banche di investimento. Inoltre, l’accorciarsi dei tempi ridurrebbe anche il rischio d’inadempimento di una delle parti, rischio del mancato “settlement”, determinando un minor bisogno di ricorrere a meccanismi di compensazione centralizzati e prestazioni di garanzie. Gli smart contract permetterebbero un’automazione dei processi backoffice, con conseguente minimizzazione del rischio di errori e controversie legali.

I rischi

Allo stesso tempo, però, il ricorso a blockchain e smart contract non vale a neutralizzare i rischi caratteristici dei mercati finanziari, potendo anzi esacerbarli o generarne di nuovi. Sebbene la tecnologia blockchain vanti una estrema affidabilità dal punto di vista della sicurezza informatica, non può escludersi che l’evoluzione tecnologica possa condurre un domani ad attacchi informatici da parte di hacker che possano così compromettere l’integrità e la sicurezza dei relativi sistemi, oppure si pensi ad un errore nel programmare uno smart contract potrebbe ingenerare una serie di rischi operativi. A questo si aggiunga che trattandosi di nuove tecnologie, l’implementazione, il monitoraggio e, più in generale, la gestione di piattaforme basate su blockchain, richiedono competenze specialistiche non ancora diffuse, ma concentrate nelle mani di un ridotto numero di professionisti.

Delle distorsioni del mercato potrebbero essere altresì facilitate anche dalla pubblica reperibilità di certe informazioni, rendendo evidente un trade-off tra trasparenza, da un lato, e privacy e confidenzialità, dall’altro. Un’altra grave preoccupazione, messa in luce dagli esperti è la prospettiva di assenza di intermediari finanziari che potrebbe determinare un vuoto in termini di rapporto fiduciario.

Gli scenari previsti dal Comitato di Basilea

Il comitato di Basilea per la vigilanza bancaria ha ipotizzato possibili scenari cui lo sviluppo del Fintech potrebbe condurre. In primo luogo, ha ipotizzato un’idea di “banca migliore” in cui gli incumbent (Barclays e Societé Générale) si confermano operatori dominanti perché avendo investito sulla tecnologia hanno rinnovato la fiducia dei clienti. Un’alternativa invece porterebbe ad ipotizzare che si diffondano nuove banche pensate e create per l’era digitale tali che determinerebbero il venir meno degli incumbent.

Un altro scenario, a cui ha pensato il Comitato di Basilea per la vigilanza, è l’idea della banca che si affianca ad imprese Fintech, in questo contesto gli incumbent continuerebbero ad esistere. Ed infine, l’ipotesi più drastica che vede soccombere gli incumbent, lasciando che le imprese Fintech possano offrire prodotti e servizi finanziari. Uno scenario che farebbe pensare ad una realtà già prospettata nel 1994 nel “Cyphernomicon” di Timothy C. May, secondo il quale “proprio come la tecnologia della stampa ha modificato e ridotto il potere delle corporazioni medievali e la struttura del potere sociale, allo stesso modo anche i metodi di crittografia altereranno fondamentalmente la natura delle grandi imprese e l’interferenza del governo nelle transazioni economiche. In combinazione con i mercati emergenti dell’informazione, la cripto-anarchia creerà un mercato liquido per ogni tipo di materiale che può essere trasferito in parole e immagini”.

Conclusione

Senza aderire a tale idee radicali, per altro scongiurate dagli esperti, si deve certamente ammettere che la blockchain rappresenta un momento di grande evoluzione non soltanto tecnologica ma economico-sociale, tale per cui sarà necessario adeguare gli strumenti, ormai obsoleti, al cambiamento.

Spetta alle Autorità di vigilanza un compito complesso, se da un lato, infatti, devono continuare a preservare la sicurezza e la solidità del sistema finanziario; dall’altro, devono adottare la necessaria flessibilità nella “manutenzione” della regolamentazione secondaria e nell’applicazione di essa e della normativa primaria, concepite in un mondo non ancora digitale.

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