Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Direttore responsabile Alessandro Longo

Il COMMENTO

Split payment IVA: cosa comporta la nuova scadenza al 2020

di Daniele Tumietto, Commercialista, partner Menocarta

10 Mag 2017

10 maggio 2017

Arriva il sì del Consiglio Europeo all’estensione dello split payment IVA contenuta nella manovra bis, con proroga al 2020 per la scissione dei pagamenti, e un impatto anche sulla fatturazione elettronica. Ma se questa fosse obbligatoria anche fra privati, non sarebbe stato necessario

L’Europa ridefinisce l’ambito di applicazione della norma sullo split payment, la scissione dei pagamenti, in Italia, e fissa la scadenza dell’applicazione del nuovo meccanismo al 30 giugno 2020. Lo prevede la Decisione di autorizzazione 2017/784 del 25 aprile 2017, pubblicata in GUCE il 6 maggio scorso. La novità incide anche sulla fatturazione elettronica, obbligatoria verso la PA dal 2015.

Non si tratta di una proroga alla precedente Decisione di autorizzazione 2015/1401, ma di una nuova autorizzazione che riprende le novità legislative introdotte dal D.L. 50/2017 (la manovra bis), che prevede a partire dal primo luglio 2017 un allargamento del campo di applicazione del meccanismo di “scissione dei pagamenti” che verrà esteso a tutte le attività della Pubblica Amministrazione, ricomprendendo pertanto anche le società da essa controllate e le aziende quotate in borsa sul listino delle blue chips di Piazza Affari (indice FTSE-MIB). Questa estensione dell’ambito di applicazione ha impedito di ricorrere a una proroga della precedente Decisione di autorizzazione, rendendo necessario emanarne una nuova, anche se è ribadito che essa rappresenta una misura speciale e, pertanto, ha carattere temporaneo.

Giova evidenziare che la predetta Decisione fa riferimento alla Fattura Elettronica verso la Pubblica Amministrazione, obbligatoria dal 2015 e l’articolo 2 della Decisione UE dispone che “in deroga all’articolo 226 della direttiva 2006/112/CE, l’Italia è autorizzata a imporre che nelle fatture emesse in relazione alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate a favore dei soggetti elencati all’articolo 1 sia apposta una specifica annotazione secondo cui l’IVA deve essere versata…”

E il Consiglio Europeo, nel rimarcare tale aspetto, ha anche preso atto (nelle premesse della Decisione), che l’Italia ha varato una serie di adempimenti a carico dei contribuenti (obbligo della fatturazione elettronica verso le PA, comunicazione dei dati delle fatture emesse e ricevute) che permettono all’Amministrazione Finanziaria di velocizzare l’attività di verifica e controllo dei versamenti IVA. In considerazione dell’evoluzione normativa e regolamentare che l’Europa sta avendo, anche con il nuovo formato di Fattura Elettronica ai sensi della Direttiva 2014/55, il controllo dei versamenti IVA andrà a regime e quindi questo meccanismo di “scissione dei pagamenti” non avrà più necessità di esistere.

Per l’Italia permane una grande incognita, rappresentata dall’iter di conversione del D.L. 50/2017, che prevede, salvo modifiche che potrebbero sempre intervenire in sede di conversione del Decreto Legge, l’applicazione della “scissione dei pagamenti” estendendola anche alle prestazioni professionali soggette a ritenuta d’acconto.

L’auspicio, rinnovato, è che l’Italia tenga conto delle raccomandazioni che più volte la Commissione Europea ha espresso per fare in modo che la fattura elettronica costituisca l’occasione per una reale semplificazione per PMI e professionisti, ed in particolare ricordiamo che nella sua comunicazione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni COM(2010)712 del 2 dicembre 2010, avente ad oggetto “Sfruttare i vantaggi della fatturazione elettronica in Europa”, l’esecutivo comunitario ha indicato che la fatturazione elettronica fa parte dell’iniziativa faro della Commissione europea “un’agenda digitale europea” che attribuisce un ruolo di primo piano alla realizzazione di un Mercato Unico Digitale e invita all’eliminazione degli ostacoli normativi e tecnici che impediscono l’adozione in massa della fatturazione elettronica. E questo perché più del 99% delle imprese Europee è rappresentato da PMI, e di queste la maggioranza è rappresentata da imprese individuali e lavoratori autonomi.

Si evidenzia che tale deroga è chiesta proprio perché non c’è stato il completamento di quell’innovazione ed evoluzione digitale nella Pubblica Amministrazione per completare la gestione dei processi amministrativi e nell’attività di accertamento e controllo dell’Agenzia delle Entrate. Il fallimento della Fatturazione Elettronica tra privati, con meno dell’1% di aderenti tra tutte le partite IVA interessate, dimostra che più che una strategia digitale, si portano avanti provvedimenti casuali, come il DL 193/2016 che ha modificato le regole del Dlgs. 127/2015 in ritardo ed in modo confuso tanto che è stato necessario spostare il termine di adesione al regime opzionale della fatturazione elettronica tra privati dal 1/1/17 al 31/3/17.

Infine segnalo che i nuovi provvedimenti che hanno introdotto la comunicazione dei dati delle liquidazioni Iva hanno comportato notevoli perdite di tempo per le elaborazioni necessarie nonché l’acquisto di nuove procedure, quindi ulteriori costi, per aziende e professionisti. E proprio per questo due giorni fa, in risposta ad una interrogazione in Commissione Finanze, è stata annunciata la disponibilità del Governo a disporre una breve proroga del termine di trasmissione della comunicazione delle liquidazioni periodiche IVA (scadenza al 31 maggio per il primo trimestre 2017). Infatti è stato precisato che, nonostante la trasmissione delle liquidazioni periodiche IVA “segua modalità diverse da quelle tradizionali per le dichiarazioni, i professionisti saranno messi in condizioni di effettuare gli adempimenti previsti con diverse modalità operative, interamente digitali, sia in maniera integrata con i propri software gestionali prodotti dal mercato, sia con i necessari strumenti software messi a disposizione dall’Agenzia, in linea con il principio di unificazione dell’adempimento previsto dalla normativa”. Il tutto a 20 giorni dalla scadenza.

Come ultima, e amara considerazione, ecco qui sotto la foto fatta ieri mattina alla pagina di acceso al portale Fatture e Corrispettivi.

 

Articoli correlati