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Le big tech si accordano con Trump: l’AI security è un affare tra potenti


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Alla Casa Bianca sei aziende tecnologiche hanno firmato un accordo volontario per la sicurezza dell’AI. Ci sono verifiche interne ed esterne, ma non standard vincolanti né sanzioni. L’uomo più potente del mondo e le aziende che più ne possono segnare il destino con l’AI, hanno trovato un accordo. Tutti noi ne vivremo le conseguenze.

Pubblicato il 30 set 2026

Maurizio Carmignani

Founder & CEO – Management Consultant, Trainer & Startup Advisor

Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu



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Controlli interni, un gruppo di verifica, un revisore esterno e un comitato del consiglio di amministrazione. L’accordo firmato da Google, Anthropic, Meta, OpenAI, xAI e Nvidia riprende lo schema dei controlli delle banche, ma senza un’autorità di vigilanza, standard comuni o sanzioni.

Trump lo definisce moralmente vincolante e affida il resto al Dipartimento di Giustizia e all’FBI. Il cambio di nome, per ora solo lessicale, prevede entro novembre una proposta di definizione per legge. In Europa, tre dei firmatari hanno già sottoscritto impegni più dettagliati nel quadro dell’AI Act.

Trump says tech giants will ‘police themselves’ on AI after White House meeting

Cosa è successo alla Casa Bianca sull’AI

Martedì 29 settembre Donald Trump ha riunito alla Casa Bianca circa venti dirigenti del settore tecnologico. Al termine del pranzo ha firmato, insieme a sei di loro, un documento di una pagina intitolato White House Accord on Super Intelligence, con il sottotitolo Joint Commitment on Frontier Responsibilities. Si tratta di un impegno comune sulle responsabilità di chi sviluppa i modelli di frontiera, cioè i sistemi di intelligenza artificiale più avanzati oggi disponibili.

I firmatari sono Sundar Pichai, amministratore delegato di Google, Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, Mark Zuckerberg, fondatore e amministratore delegato di Meta, Greg Brockman, presidente di OpenAI, Elon Musk per xAI; Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia. Il testo è stato reso pubblico da Trump con un post su Truth Social, il suo social network.

Trump ha descritto l’accordo come quasi una costituzione e, alla domanda se fosse vincolante, ha risposto che lo è moralmente. Lo Speaker della Camera dei rappresentanti, Mike Johnson, lo ha presentato come una dichiarazione di principi e di impegni volontari da parte dell’industria.

Nella stessa giornata il presidente ha presentato America.gov, un sito che usa l’intelligenza artificiale per orientare i cittadini tra servizi e prestazioni federali. Ha inoltre firmato un ordine esecutivo che, negli atti e nelle comunicazioni del governo federale, sostituisce Artificial Intelligence con Super Intelligence.

Cosa prevede l’accordo volontario AI Casa Bianca

Il principio di partenza è che ogni azienda è responsabile di sviluppare la propria tecnologia in modo sicuro, costruendo fiducia presso clienti e pubblico. Chi addestra e distribuisce modelli di frontiera deve quindi dotarsi di processi interni che verifichino che i sistemi si comportino come previsto e che i problemi vengano individuati e corretti in fretta.

Il testo indica quattro livelli di controllo e verifica, da aggiungere alle precauzioni già in uso:

  1. Controlli interni che monitorino capacità e allineamento dei modelli, cioè la coerenza del loro comportamento con gli obiettivi fissati, sia durante l’addestramento sia durante l’uso. L’attenzione è su cybersicurezza, rischi biologici, chimici e sulla possibilità che un modello violi o acceda a sistemi informatici in modi non previsti.
  2. Un gruppo interno incaricato di accertare che controlli, monitoraggio e rilevamento funzionino e che le criticità vengano risolte.
  3. Un revisore o valutatore esterno e indipendente, che verifichi il funzionamento di quei controlli.
  4. Un comitato indipendente del consiglio di amministrazione, che riceva i rapporti dei gruppi interni e dei revisori e vigili sulla soluzione dei problemi.

Il documento aggiunge che le aziende firmatarie si incontreranno con regolarità per definire standard e buone pratiche. In chiusura osserva che nel tempo potrebbe avere senso tradurre questi passaggi in leggi o regolamenti, ma che le aziende si impegnano ad applicarli in ogni caso.

I limiti dell’accordo sui modelli di frontiera

Il testo descrive un’organizzazione dei controlli, non un risultato da raggiungere. Non indica soglie di capacità oltre le quali un modello non dovrebbe essere rilasciato, né metriche, scadenze o conseguenze per chi non rispetta gli impegni. Non chiarisce cosa renda indipendente un revisore esterno e non individua un’autorità incaricata di verificare.

Il New York Times ha osservato che il documento non è un atto ufficiale e che non è chiaro chi dovrebbe farlo rispettare. Il precedente più vicino sono gli impegni volontari presi dalle principali aziende nel 2023, durante l’amministrazione Biden. Anche quelli non erano vincolanti e sono stati in gran parte abbandonati dopo l’insediamento di Trump.

Alla domanda su chi debba vigilare, Trump ha dato due risposte. Le aziende si controlleranno a vicenda; per gli usi illeciti, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, bastano le autorità esistenti, a partire dal Dipartimento di Giustizia e dall’FBI.

Resta poi da capire cosa l’accordo aggiunga davvero, OpenAI e Anthropic si erano già impegnate a far valutare i propri modelli da soggetti terzi.

Le reazioni riflettono questa ambiguità. Zuckerberg e Amodei hanno definito l’accordo un inizio, Amodei ha ribadito che la tecnologia comporta rischi molto concreti. Secondo l’Associated Press, diversi osservatori hanno criticato la vaghezza del linguaggio; Nazanin Andalibi, docente all’Università del Michigan, ha descritto l’autoregolamentazione come un assetto di potere più che come una forma di controllo.

Da notare anche come Amodei metta assieme il messaggio del presidente su “vincere nell’AI” per vincere nella competizione con la Cina e la sicurezza: win safely, dice.

Amodei ha sempre propugnato la necessità di vincere sulla Cina, anche con blocchi più forti nell’export dei chip, ma è la prima volta che vira questo messaggio verso una linea vicina a quella del presidente Trump, con cui invece fino a poco tempo fa era in forte disaccordo.

Amodei (Anthropic): “Come ha detto il presidente, chi vince nell’IA, vince. Penso che questo sia molto importante. Tuttavia, ritengo che la tecnologia comporti rischi molto concreti e che il meccanismo, ovvero il modo in cui affrontiamo tali rischi, sia ancora oggetto di discussione”.

“Ma dobbiamo lavorare tutti insieme per assicurarci di poter vincere, e di poterlo fare in sicurezza. Se agiamo nel modo giusto, se collaboriamo con il presidente e con tutti i presenti, potremo vincere in sicurezza

Super Intelligence: il nuovo nome federale dell’AI

L’ordine esecutivo Inaugurating the Era of Super Intelligence, firmato lo stesso 29 settembre, parte da una premessa: le capacità dei sistemi attuali vanno oltre quanto si immaginava quando nacque l’espressione Artificial Intelligence nel 1956. Per questo stabilisce che il ramo esecutivo del governo federale usi Super Intelligence e SI al posto di Artificial Intelligence e AI. Aggiunge che l’amministrazione non riconoscerà l’uso dei vecchi termini.

L’obbligo riguarda corrispondenza ufficiale, comunicazioni pubbliche, siti web, rapporti e documenti di indirizzo delle agenzie federali. Non tocca regolamenti, contratti e atti già emanati.

Sul piano giuridico, per ora, cambia solo il nome. L’ordine precisa che Super Intelligence indica le stesse tecnologie già coperte dalla definizione di intelligenza artificiale presente nella legge federale. Entro 60 giorni, cioè entro la fine di novembre, l’assistente del presidente per la scienza e la tecnologia dovrà però proporre un testo di legge per una definizione federale di Super Intelligence, valutando se debba ampliare o sostituire quella di intelligenza artificiale.

Il nuovo lessico era già in circolazione, il Dipartimento di Stato aveva chiesto ai diplomatici impegnati nelle organizzazioni internazionali di adottarlo, lo Speaker Johnson ha presentato l’accordo usando la sigla SI. Il corpo del testo firmato, invece, continua a parlare di modelli di frontiera.

Il contesto della sicurezza AI negli Stati Uniti

L’accordo arriva dopo mesi in cui la discussione sulla sicurezza si è fatta più concreta, ad aprile Anthropic ha rinunciato a rendere pubblico il modello Mythos, ritenendolo troppo pericoloso. A luglio alcuni modelli di OpenAI sarebbero usciti da un ambiente di test protetto e avrebbero violato i sistemi della piattaforma Hugging Face, la settimana scorsa un modello della stessa azienda è stato trovato a interferire con siti del governo federale.

In questi giorni OpenAI ha deciso di non rilasciare il suo ultimo modello, GPT-6.1 Astra, per ragioni di sicurezza. A inizio settembre i vertici di Anthropic, OpenAI e Google DeepMind avevano chiesto di rallentare lo sviluppo dei modelli più avanzati.

Attorno al tavolo le posizioni restano distanti, Amodei chiede da tempo regole federali e test sui modelli, Huang considera esagerate le preoccupazioni sulla sicurezza e sostiene che nuove regole favorirebbero la Cina. Il vicepresidente JD Vance e lo Speaker Johnson ritengono che salvaguardie formalizzate danneggerebbero la competitività americana. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha invece insistito sulla responsabilità delle aziende per i danni causati dai loro modelli e ha ipotizzato un dialogo con la Cina sugli standard.

La Cina è l’altro elemento del quadro. La visita di Stato di Xi Jinping a Washington, la settimana scorsa, non ha prodotto progressi su standard di sicurezza condivisi, Trump ha spiegato di aver affrontato poco il tema perché, con gli Stati Uniti in vantaggio, non vedeva motivo di intervenire. Nei giorni scorsi, alle Nazioni Unite, aveva respinto ogni ipotesi di regolazione internazionale, definendola uno schema globalista.

Sullo sfondo c’è un’opinione pubblica che, secondo i sondaggi recenti citati, chiede in maggioranza più intervento federale. I prossimi passi annunciati da Trump sono la nomina, attesa entro pochi giorni, di un nuovo responsabile per l’intelligenza artificiale alla Casa Bianca e un possibile comitato di circa dieci persone dedicato alla sicurezza.

Una lettura dell’accordo volontario AI Casa Bianca

L’accordo non è una regolazione e non pretende di esserlo, è un sistema di garanzia: stabilisce chi controlla, chi riferisce e a chi, ma non cosa un modello possa o non possa fare.

Chi conosce il sistema dei controlli interni delle banche riconosce lo schema, controlli nelle funzioni operative, funzioni di verifica interne, revisore esterno, comitato del consiglio di amministrazione. In pratica la stessa architettura, trasferita ai modelli di frontiera. In banca, però, quell’architettura funziona perché poggia su tre elementi esterni, un’autorità di vigilanza che fissa le regole e le fa rispettare, standard comuni rispetto ai quali il revisore certifica, conseguenze per chi sbaglia.

Nell’accordo della Casa Bianca nessuno dei tre è presente. Gli standard dovranno essere scritti dalle stesse aziende che si impegnano a rispettarli, e il revisore esterno verificherà che i controlli funzionino, non che siano sufficienti.

Il quarto livello è quello che potrebbe avere effetti meno volontari di quanto sembri. Portare i rapporti sulla sicurezza dei modelli al consiglio di amministrazione li rende parte dei doveri di vigilanza degli amministratori. Per le società quotate si crea così una traccia documentale che gli azionisti potrebbero invocare in caso di danni.

Resta uno scarto che l’impostazione di Trump non colma. Dipartimento di Giustizia e FBI intervengono dopo, su condotte illecite; l’accordo riguarda la prevenzione, cioè ciò che accade prima che un modello venga rilasciato. Tra le due funzioni manca un soggetto pubblico che stabilisca le soglie.

L’ordine esecutivo del 2 giugno aveva già scelto la stessa strada, prevedendo un accesso volontario del governo ai modelli fino a 30 giorni prima del rilascio ed escludendo esplicitamente un sistema di licenze. Il comitato e il nuovo responsabile annunciati potrebbero essere il luogo in cui il vuoto viene affrontato, ma per ora non se ne conosce il mandato.

Anthropic e OpenAI, su tutti, avevano chiesto al Governo di aiutarli a fare leggi vincolanti per la sicurezza dell’AI. Trump ha risposto che non ce n’è bisogno (bastano le attuali leggi e i tech leader possono auto rallentarsi se hanno timori; non si può frenare la competizione con la Cina). Nvidia gli ha dato ragione. Questo accordo sembra il massimo a cui l’industria può ambire al momento, da questa amministrazione.

Il cambio di nome per l’AI va letto con la stessa attenzione. Oggi è soltanto lessicale, ma ha un effetto sul dibattito. Nella letteratura sulla sicurezza, superintelligenza indica sistemi che superano le capacità umane in tutti i campi, è lo scenario a cui si riferiscono Amodei e altri quando parlano di rischi.

Usare la stessa parola per i sistemi attuali rende più difficile distinguere il presente dalla soglia che preoccupa, proprio quando un accordo sulla sicurezza avrebbe bisogno di soglie chiare. La proposta di definizione attesa entro fine novembre dirà se il cambiamento resterà nel vocabolario o entrerà nella legge.

Per l’Europa il confronto è istruttivo. L’AI Act continua a parlare di sistemi di intelligenza artificiale e prevede obblighi vincolanti per i modelli di uso generale con rischio sistemico, che la Commissione europea può far valere dal 2 agosto 2026. Google, OpenAI e Anthropic hanno aderito nel 2025 al codice di buone pratiche europeo per questi modelli, che contiene impegni più dettagliati su valutazione e sicurezza, Meta aveva scelto di non firmarlo.

Le stesse aziende operano quindi sotto due regimi: uno scritto da un’autorità pubblica, l’altro scritto da loro stesse. L’accordo del 29 settembre non segna una svolta, fotografa un equilibrio: aziende che in parte chiedono regole, un governo che preferisce siano loro a scriverle con un’architettura di controllo in cui manca ancora chi stabilisce la misura.

Adesso questi protagonisti, l‘uomo più potente del mondo e le aziende che più ne possono segnare il destino con l’AI, hanno trovato un accordo. Tutti noi ne vivremo le conseguenze.

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