L'ANALISI

Ecco perché è l’ora dei FabLab nelle scuole

Cosa significa l’apertura di un FabLab a scuola? Ecco un’analisi dei principali problemi da affrontare e dei cambiamenti necessari

Pubblicato il 23 Giu 2017

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Ecco perché è l’ora dei FabLab nelle scuole

La diffusione dei FabLab (e dei Maker Spaces) sul territorio nazionale è oramai un fatto consolidato. Praticamente ogni regione italiana conta uno o più laboratori dove i makers di diversa estrazione sociale ed età si cimentano nella progettazione e realizzazione di dispositivi meccanici, elettrici, elettronici e informatici. Nei FabLab vige la regola della condivisione del sapere e delle risorse e tutti imparano facendo, da soli o in compagnia di amici e colleghi.

Un fenomeno invece relativamente nuovo che sta prendendo campo in Italia, sulla scia dei paesi anglosassoni, è l’apertura dei FabLab dentro le Scuole. A parte qualche scuola particolarmente innovativa che ha anticipato i tempi, la grande spinta è arrivata con il bando ministeriale relativo agli Atelier Creativi rivolto alle scuole italiane dove venivano finanziati progetti che comprendessero la realizzazione di un laboratorio ispirato ai FabLab per tipo di attrezzatura e modalità di lavoro.

Indire si occupa delle influenze del movimento Makers con la Scuola dal 2014 con il progetto di ricerca Maker@Scuola. In particolare si è lavorato a stretto contatto con numerosi Istituti Comprensivi, a partire dalla Scuola dell’Infanzia, sperimentando approfonditamente l’uso della stampante 3D in classe come si può leggere negli articoli pubblicati. Dal 2016 l’indagine si è estesa andando a coinvolgere tutti gli aspetti che vengono coinvolti nell’apertura di un FabLab a scuola: l’architettura scolastica (i cambiamenti agli edifici), la gestione dell’orario, il rinnovamento del curricolo e la formazione dei docenti che si trovano di fronte a un cambiamento di dimensioni notevoli rispetto al normale andamento di una classe.

La ricerca è entrata nella fase operativa nella primavera del 2017 e non si è ancora conclusa. Prevede una serie di osservazioni (in parte già effettuate) a numerose scuole italiane che hanno un FabLab già attivo al loro interno, condotte seguendo uno specifico protocollo, con lo scopo di studiare tutti i cambiamenti indotti da questa novità. In particolare si indaga sui seguenti aspetti:

  • Architettura scolastica: quali cambiamenti strutturali sono necessari per aprire un FabLab in una scuola? Che tipo di spazio è necessario predisporre. Si è valutato se sia indispensabile che lo spazio abbia un ingresso indipendente per assicurare l’apertura anche in assenza del personale scolastico. Quali norme di sicurezza è necessario adottare.
  • Orario di apertura: Si è studiato quanto sia importante che il FabLab sia aperto anche fuori dall’orario scolastico. E’ importante prendere in considerazione i vari modelli di sostenibilità relativi alla gestione dello spazio: lo gestiscono solo gli insegnanti, gli inseganti e gli studenti o anche personale esterno come ad esempio operatori qualificati e associazioni create allo scopo?
  • Attività curricolari e extracurricolari: Un punto cruciale da studiare approfonditamente riguarda le attività che vengono svolte nel laboratorio. In questo caso il dialogo con Dirigenti e Insegnanti è indispensabile. E’ fondamentale capire se si riescono a fare attività compatibili con il normale svolgersi dell’attività curricolare oppure se il FabLab diventa occasione di attività “eccezionale” difficilmente incasellabile in una o più discipline e nel curricolo. Inoltre il tema della certificazione delle competenze e delle metacompetenze diventa cruciale.
  • La formazione del corpo docente: è chiaro che sia un punto fondamentale. Soprattutto se si vuole che il FabLab sia parte integrante della scuola e non una bolla futuristica completamente scollegata al resto delle attività. Più i docenti saranno formati, non solo all’uso delle macchine ma soprattutto alla progettazione di percorsi didattici laboratoriali, maggiore sarà l’integrazione del FabLab con la scuola. Inoltre è oggetto di studio l’efficacia della presenza di personale qualificato esterno alla scuola che presti attività professionale/volontaristica per affiancare gli insegnanti durante le attività.

Come si può leggere l’argomento non è banale e lascia intravedere notevolissimi ambiti di ricerca e approfondimento. E’ di questi giorni la visita del referente della ricerca, autore di questo articolo, al FabLearn Labs, presso il Traformative Learning Technology Lab (TLTL) della Stanford University dove studiano queste dinamiche fin dai primi anni 2000. Lo scambio di esperienze e la collaborazione accademica con questo realtà ed altre di altrettanta importanza, porteranno nei prossimi mesi alla pubblicazione di testi e articoli che siano di supporto per tutte le scuole che vorranno, in futuro, dotarsi di un FabLab al loro interno. La speranza, maturata dopo la prima fase di visite presso le scuole, è che questi laboratori siano dei virus positivi che infettino l’intera scuola ispirando un cambiamento basato sulla didattica laboratoriale e non rimangano delle isole poco accessibili, quasi separate dal resto della scuola regno di qualche insegnante tecnologico e pochi studenti nerd.

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