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l'analisi

I 100 milioni del Governo per innovare le pmi italiane: ecco il senso

Il nuovo stanziamento del CIPE svilupperà il Wi-Fi e l’innovazione delle pmi con intelligenza artificiale, blockchain, internet delle cose. Ecco perché è utile e un po’ compensa il taglio agli incentivi industry 4.0

31 Ott 2018

Gianni Potti

presidente CNCT - Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici


La notizia è che il Governo in una rimodulazione del CIPE, di alcune risorse disponibili, ha messo 100 milioni per il Wi-Fi a tutti gli italiani e per le tecnologie innovative nel made in Italy.

Cento milioni per il made in Italy

Le tecnologie emergenti cui si fa riferimento sono intelligenza artificiale, blockchain, internet delle cose: obiettivo del piccolo, ma significativo intervento, è innovare le aziende italiane – il famoso Made in Italy – per renderle più competitive sul mercato globale. Lo stanziamento è arrivato dal Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), su richiesta del ministero dello Sviluppo economico, guidato dal Ministro Di Maio. Ed è un provvedimento significativo perché sposta, a mio avviso la logica dei governi precedenti, vedi Industria 4.0 e il piano Calenda, puntando a stimolare nuove energie davvero innovative nel Paese.

La nuova delibera Cipe infatti da un lato compensa il taglio agli incentivi a Industria 4.0, i famosi iper e superammortamento, puntando su nuovi investimenti in blockchain, intelligenza artificiale e internet delle cose.

Da quando è stato varato il pino Calenda il mondo è cambiato a velocità rapidissima; invece il piano – vedi Competence Center e Digital Innovation Hub – sono andati avanti lenti a singhiozzo… E finora è anche giusto dire che il piano Industria 4.0 (azione più che meritevole e che ho condiviso fin dall’inizio) ha puntato a rinnovare il parco macchine industriali del Paese (con ottimi risultati), e favorire, anche fiscalmente gli investimenti delle grandi aziende e non certo delle piccole e medie.

Ora invece i 100 milioni (che sono un inezia mi rendo conto) potrebbero essere l’inizio di un nuovo indirizzo, più aggiornato alla mutata realtà dei mercati, in cui Industria 4.0 serva a migliorare i processi per dare valore aggiunto al prodotto/servizio, in particolare rivolgendosi alla enorme platea delle pmi italiane.

Insisto infatti nel dire che Industria 4.0 come è nata in Germania e poi evoluta in Giappone e in tante altre economie manifatturiere è prima di tutto l’occasione di ripensare le nostre imprese in una logica 4.0, non solo cambiando i macchinari, ma ripensando il processo produttivo, l’organizzazione, fino ai prodotti/servizi al consumatore. Ecco quindi che vanno stimolate attività di affiancamento e consulenza (e sono in arrivo i manager di Industria 4.0 al posto del credito d’imposta in formazione) di cybersecurity, di big data, di e-marketing, di blockchain, di intelligenza artificiale, di internet delle cose etc Insomma di tutto ciò che può davvero dare valore aggiunto alle nostre imprese del Made in Italy e ai prodotti che queste immettono sul mercato. Ottimo quindi – a mio avviso – investire in queste tecnologie e puntare su Information Technology e Cyber Physical, ovvero la piena integrazione tra IT e digitale.

In conclusione ritengo che negli ultimi anni abbiamo operato troppo in direzione dell’offerta, stimolando troppo poco la domanda. Dopo infrastruttura e tecnologia, ci stiamo accorgendo che dobbiamo avere un mercato e i principali indicatori ci dicono che a livello di utilizzo degli strumenti web siamo costantemente fanalino di coda. Investire in wi-fi significa avvicinare le persone alla rete, investire nelle tecnologie emergenti vuol dire avvicinarci alle altre nazioni europee.

Il nuovo grande sforzo quindi va fatto nello stimolare l’alfabetizzazione digitale, sia per le imprese, che per i cittadini, che sono alla fine il primo mercato di riferimento.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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