Industria 4.0

Lanciamo il bonus 4.0 per innovare le aziende: c’è pochissimo tempo

Bello il bando del Mise da 100 milioni per le pmi, ma servono progetti di respiro, della durata di almeno due, tre anni o anche di più per dare solidità alle imprese che hanno voglia di investire. Incentivi shock per il 2021. Anche sui processi, non solo su macchinari e software. Ecco le idee che ci servono

09 Ott 2020
Gianni Potti

presidente CNCT - Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici


Qualcosina si muove su Industria 4.0, ed infatti è appena stato pubblicato dal Mise il bando per la trasformazione digitale delle PMI, con una dotazione di 100 milioni di euro. Si badi bene che parliamo di una misura approvata dal Governo nell’aprile scorso e arrivata ora al bando. Va bene così, anche se ci si chiede come si possano perdere mesi e mesi come nulla fosse, mentre le nostre imprese soffrono e muoiono… Per non farci soverchie illusioni sull’intero importo il 40% è un finanziamento agevolato e solo il 10% a fondo perduto.

Che errore abbandonare il 4.0

Questo ci da un’idea delle difficolta del Paese visto dal mondo delle imprese. Tante parole, promesse, magari anche un buon decreto, poi tempi infiniti, burocrazia etc etc. E quello appena descritto ne è buon esempio…

Ma torniamo alle tante discussioni sollevate su Industria 4.0. Sfida tornata fortemente d’attualità grazie al nuovo Presidente di Confindustria Carlo Bonomi e al suo vice con delega al 4.0 Marchesini. “È stato un errore abbandonare Industria 4.0” – dice Bonomi, e prosegue “abbandonare il 4.0 è stato un errore e non possiamo non dirlo”. È una critica costruttiva.

All’iperammortamento nel 2017 la manifattura ha risposto in maniera molto importante, perché quando c’è uno stimolo molto positivo l’economia risponde. Industria 4.0 non è solo per noi, ma con la crescita creiamo benessere per il Paese, un benessere che torna al territorio, perché gli imprenditori quel territorio lo vivono”.

Tutti gli interventi che servono in Industria 4.0

Come dargli torto! Bonomi ha ragione quando Confindustria chiede interventi di sistema, stabili nel tempo e non interventi spot… Queste sono le misure da inserire nel Recovery Fund, magari con l’aggiunta di incentivi shock nel 2021 per stimolare la ripresa dell’economia, magari con un incremento delle aliquote.

E ancora. Investiamo sui processi, non solo su macchinari e software, stimoliamo alfabetizzazione delle imprese e ancor più (anche a cura delle associazioni) di noi imprenditori, facendo capire l’importanza del digitale.

Infine un idea – tra tante – molto interessante, lanciamo un 4.0 bonus tipo l’ecobonus appena varato per l’edilizia. Questo stimolerebbe investimenti come non mai. Pensate a uno sconto in fattura del 50% per quanti investono nel 4.0 la formazione e le tecnologie abilitanti!

Servono progetti di respiro, della durata di almeno due, tre anni o anche di più per dare solidità alle imprese che hanno voglia di investire. Sulla strada della cultura e della conoscenza non dimentichiamo l’apporto dell’Europa, spesso decisivo, infatti stanno per decollare i DIH europei (i digital innovation hub europei) Anche questa partita è da seguire con attenzione da parte dell’Italia.

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