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Nessuno tocchi Impresa 4.0: ecco che deve fare il nuovo Governo

Bisogna lasciare che un provvedimento che ha permesso nell’ultimo anno di svecchiare realmente il nostro parco macchine continui a dare i benefici. Ecco come consolidare il piano. Sperando che il nuovo Governo ascolti l’invito

Pubblicato il 11 Apr 2018

Paolo Manfredi

Confartigianato

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Nessuno tocchi Impresa 4.0: ecco che deve fare il nuovo Governo

Partiamo da un appello accorato rivolto a chi (al momento non sappiamo) avrà l’onore e l’onere di governare il nostro Paese: non toccate Impresa 4.0! Lasciate che un provvedimento che ha permesso nell’ultimo anno di svecchiare realmente il nostro parco macchine, accrescere la produttività e fare ripartire la domanda interna in un settore cruciale come quello dei macchinari continui a produrre i suoi effetti benefici innanzitutto come strumento di aiuto soft alla trasformazione digitale delle imprese indipendentemente dalle loro dimensioni.

L’appello non è peregrino, in primis per la normale incertezza verso gli assetti futuri di governo dopo elezioni che hanno profondamente mutato il panorama politico, in secondo luogo perché alcuni segnali inducono a pensare che le opzioni politiche uscite vincenti dalle elezioni privilegino chiaramente la protezione allo sviluppo. Impresa 4.0, come tutti i grandi sforzi di politica industriale per l’innovazione è invece anche una scommessa cauta ma ottimista sul futuro e sarebbe opportuno che questo patrimonio di ottimismo non fosse dilapidato, anche perché la misura ha cominciato a produrre risultati tangibili.

I dati sui benefici di Impresa 4.0

Secondo i dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato gli incentivi di Impresa 4.0 hanno sostanzialmente contribuito a muovere la nostra economia nell’ultimo anno. Un’economia che, è bene ribadirlo, rimane prevalentemente manifatturiera (oltre il 50% del PIL si genera in relazione alla manifattura) e dove le micro e piccole imprese sono leader europee per numero di occupati (oltre 1,9 milioni contro gli 1,5 della Germania seconda) ed export (il 3,6% del PIL contro l’1,9% della Spagna). Proprio gli investimenti in macchinari (+6%) e l’export (+5,4%) hanno guidato la dinamica finalmente positiva di crescita del PIL nel 2017. Consolidato ormai il peso dell’export è interessante notare come proprio Impresa 4.0 abbia rappresentato un potente volano per la domanda interna di macchinari, che cresce nel biennio 2016-2017 di ben l’8,1% grazie alla domanda interna, che supera decisamente quella estera (3,6%). Questa domanda di macchinari rappresenta ancora ben il 53% della spesa in innovazione delle micro e piccole imprese, mentre tende a contrarsi al crescere delle dimensioni aziendali in favore di investimenti in innovazione diversificati (più R&S e design e meno “ferro”). Ulteriore primato tutto italiano è il boom dell’istallazione di macchinari, crescita nel 2017 in Italia del 6,6% contro una media UE del 4,5%.

Si tratta di numeri che sostengono l’auspicio espresso un anno fa sul 2017 come anno della concretezza digitale. Grazie anche agli incentivi di Impresa 4.0 molto si è mosso e le imprese, tranquillizzate da una congiuntura economica che in alcune parti del Paese è tornata al bello, hanno scommesso sulle tecnologie come volano di crescita.

È vera gloria? Oggi è un po’ presto per rispondere e per capire se gli incentivi fiscali hanno messo in moto un volano in grado di muoversi autonomamente e di continuare a girare anche quando (a fine 2018?) Impresa 4.0 dovrebbe terminare. Poiché rimangono molti mesi a disposizione, ritengo sia più utile concentrarsi sugli aspetti che a mio parere dovranno essere considerati tanto dalle politiche pubbliche quanto nella percezione degli addetti ai lavori per non interrompere questo circolo virtuoso, facendo invece diventare Impresa 4.0 un vero momento di svolta della nostra economia.

Dovendo sintetizzare gli ambiti prioritari di intervento per consolidare le positività di Impresa 4.0, ritengo che queste ruotino attorno ai temi intrecciati dell’inclusione e della domanda di innovazione e digitale.

Come consolidare Impresa 4.0

A fronte di un aumento della propensione a innovare e a investire da parte delle imprese (e uno studio dell’Università di Padova mostra come la distribuzione delle imprese “illuminate” sia piuttosto trasversale ai settori e alle dimensioni), permangono ancora troppe ineguaglianze fra imprese in trasformazione e imprese ferme, a scapito della salute del sistema (e delle statistiche). Si tratta per molti versi di una diseguaglianza figlia del nostro individualismo: imprenditori eccellenti, curiosi e ottimisti sono in grado di eccellere indipendentemente dai settori e dalle dimensioni ma è molto più difficile clonare questi geni shumpeteriani e diffonderli nel sistema.

Recuperare gli esclusi deve essere dunque una priorità sistemica. Bene in questo senso l’allargamento degli incentivi alla formazione che recuperano in parte il grave gap di competenze ma la vera montagna da smuovere è quella degli imprenditori, figure cruciali in un sistema economico come il nostro. Coinvolgere chi non si è mosso autonomamente per ignoranza, poca fiducia o mancanza di offerta convincente, convincerlo che la trasformazione digitale lo riguarda e offrire qualcosa di immediatamente utile e comprensibile è la vera sfida che aspetta gli innovatori più attenti. Più parlo con le imprese e più mi accorgo che lamentare la debolezza della domanda di innovazione è per molti versi segno di pigrizia mentale da parte di chi gestisce l’offerta, che nel caso delle micro e piccole imprese è troppo spesso non all’altezza delle sfide.

Non è ad esempio all’altezza delle sfide l’attenzione ancora eccessiva alle tecnologie e non ai campi di applicazione. Non è detto che un imprenditore agroalimentare debba conoscere la blockchain e certo non dovrebbe essere misurato su quello, ma sono certo che gli si presenterà una soluzione tecnologica semplice per la tracciatura dei suoi prodotti sarà molto interessato e probabilmente la applicherà come gli orafi hanno applicato la stampa 3D, perché era chiara e utile.

Non lasciare nessun settore produttivo indietro, ma individuare per ognuno il contributo che potrebbe arrivare dal digitale e implementarlo, dall’officina meccanica al sarto, dal meccatronico al barbiere. Noi di Confartigianato abbiamo chiamato questo approccio Orizzonte Tecnologico Ottimale e ne abbiamo fatto la filosofia della rete dei nostri Digital Innovation Hub (vedi il quadro) , con l’obiettivo di raggiungere una crescita esponenziale nel numero di imprese connesse alla trasformazione digitale, senza snobismi ma con la priorità di smuovere il corpo del sistema economico.

Speriamo di incontrare su questa strada molti nuovi compagni di viaggio.

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