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Supply chain, nel 2024 alle imprese serve proattività: lo scenario



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Non affrontare i problemi quando si presentano, ma prepararsi a una gestione del rischio proattiva: le interruzioni della supply chain stanno diventando la nuova normalità, ecco cosa ci aspetta quest’anno

Pubblicato il 4 gen 2024

Federica Maria Rita Livelli

Business Continuity & Risk Management Consultant, BCI Cyber Resilience Committee Member, CLUSIT Scientific Committee Member, BeDisruptive Training Center Director



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La continua congestione delle infrastrutture di trasporto e di logistica, la scarsità di container, le varie crisi geopolitiche ed economiche, i conflitti in atto, gli attacchi cyber in aumento e gli eventi climatici estremi hanno reso consapevoli le organizzazioni che le continue interruzioni nella supply chain stanno diventando la nuova normalità.

Pertanto le organizzazioni, anche nel 2024, dovranno imparare a gestire e prepararsi costantemente in modo proattivo alla gestione dei rischi e alle interruzioni della supply chain, invece di limitarsi ad affrontare i problemi man mano che si presentano.

Come prepararsi alle interruzioni della supply chain nel 2024

Nel 2024, le organizzazioni dovranno essere in grado di fornire le difese contro le situazioni dirompenti, le sfide politiche ed ambientali che possono causare interruzioni alle supply chain. Si tratta, di fatto, capire dove risiedano i rischi e i punti di cedimento. Bisogna subito dopo attuare strategie per ridurne l’impatto, adattare i piani di disaster recovery, di business continuity e di emergenza, utilizzando una tecnologia aggiornata e collaborando con partner logistici integrati.

Un recente studio della società americana Gartner dal titolo “Balancing Sustainability and Resilience Survey” evidenzia che è in atto un cambiamento degli approcci aziendali quando si tratta di dimostrare la resilienza al rischio. Ovvero, le supply chain stanno passando da un’attenzione al basso costo e all’ottimizzazione a dare priorità alla resilienza al rischio e alla sostenibilità. Un cambiamento che richiede un delicato equilibrio per mantenere costi ragionevoli, senza compromettere l’efficienza o i profitti aziendali ed essere in grado di prepararsi a un’ampia gamma di potenziali scenari.

Trend e rischi della supply chain da monitorare nel 2024

Nel 2024 le organizzazioni dovranno porre particolare attenzione ad una serie di trend e di rischi in termini di supply chain. Di seguito vediamo cosa ci attende.

Digitalizzazione/innovazione della supply chain

Le supply chain diventano sempre più complesse e, di conseguenza, le organizzazioni mirano a diventare più resilienti di fronte a maggiori colli di bottiglia.

Le organizzazioni – secondo quanto si evince dal report “Supply Chain Trends & Insights: Innovation” pubblicato da Catena Solutions (società americana, leader nelle soluzioni di supply chain management) – hanno aumentato significativamente gli investimenti nell’innovazione della supply chain nel 2023, quasi raddoppiando la spesa media rispetto al 2022. Inoltre, la ricerca ha rilevato che il 67% dei CEO prevede di aumentare gli investimenti nei processi di rilevamento delle interruzioni e di innovazione.

È doveroso evidenziare che i principali eventi che hanno innescato questa ondata di investimenti includono: la carenza di manodopera, gli eventi metereologici estremi, la crescente domanda (in quantità e qualità) dei consumatori e l’aumento dei costi di spedizione (che sono aumentati dell’86% durante la pandemia e continuano ad avere un impatto sulla catena di approvvigionamento).

Ne consegue che nel 2024 si registri un continuo aumento dell’uso delle piattaforme digitali per: accrescere la visibilità della supply chain, ottimizzare la logistica e consentire una maggiore adattabilità e reattività.

Automazione del magazzino

L’automazione del magazzino è diventata oramai un imperativo per la moderna gestione della supply chain. Il reclutamento e la fidelizzazione di dipendenti qualificati è una sfida crescente in tutte supply chain. Di fatto se, da un lato, le aziende devono far fronte alla carenza di manodopera, all’aumento della domanda di e-commerce e alle interruzioni della catena di approvvigionamento, dall’altro lato, stanno implementando sempre più tecnologie di magazzino.

Secondo un recente altro studio della citata Gartner dal titolo “Hype Cycle for Mobile Robots and Drones”, la carenza di manodopera e le sfide nel trattenere i talenti – insieme ai progressi tecnologici come l’apprendimento automatico e l’intelligenza artificiale – continueranno a guidare l’adozione di robot intelligenti. Inoltre, entro il 2027, più del 75% delle aziende avrà adottato una qualche forma di automazione cyber-fisica nelle operazioni di magazzino ed è probabile che ci saranno migliaia di robot mobili in più che lavoreranno nelle supply chain nei prossimi tre anni. Per quanto riguarda i droni, il rapporto di Gartner afferma che, sebbene sempre più utilizzati, essi vengono impiegati in modi più mirati, i.e. per effettuare ispezioni di luoghi o per garantire la consegna di beni critici, come i medicinali in aree remote.

Si segnala, altresì, che DHL Supply Chain – parte del Gruppo DHL e principale fornitore di servizi logistici a livello mondiale – sta pianificando l’apertura di altri quattro magazzini automatizzati per digitalizzare ulteriormente le sue operazioni di stoccaggio globali e – grazie ai sistemi di stoccaggio e prelievo automatizzati di AutoStore – mira ad aumentare la produttività, consentendo al contempo una rapida scalabilità e adattabilità alle fluttuazioni della domanda.

Di fatto, nel 2024, l’automazione del magazzino continuerà ad evolversi, con una maggiore attenzione alla robotica per migliorare l’efficienza, aumentare la velocità di evasione degli ordini e ridurre i costi di manodopera.

L’ascesa del nearshoring

Il nearshoring è la pratica di spostare la produzione più vicino al cliente. Una tendenza guidata da una serie di fattori, tra cui le tensioni geopolitiche, la crescente importanza della velocità di immissione sul mercato e la necessità di una maggiore resilienza della supply chain.

Le aziende di prodotti di consumo e di vendita al dettaglio stanno diversificando e localizzando sempre più le loro reti di supply chain. Secondo il rapporto del think tank globale Capgemini Research Institute intitolato “Illuminating the path: Building resilient and efficient supply chains in the consumer products and retail industry”, quasi 8 aziende su 10 (79%) stanno diversificando la propria base di fornitori, con il 71% che investe attivamente nella regionalizzazione e nella localizzazione. Inoltre, l’83% delle organizzazioni sta investendo attivamente nel friend-shoring, una pratica in crescita in cui le reti della supply chain si concentrano su paesi considerati alleati politici ed economici, per ridurre ulteriormente l’esposizione al rischio.

Nel 2024, si ritiene, un maggior numero di aziende adotteranno il near-shoring per costruire supply chain in grado di garantire una crescita redditizia e resistere alle interruzioni future.

Disordini politici globali o rischio geopolitico

I disordini politici globali contribuiscono in modo significativo alle interruzioni della supply chain in tutto il mondo. Conflitti di alto profilo come la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, il conflitto armato tra Russia e Ucraina e quello, sopravvenuto, tra Israele e Palestina sono ottimi esempi di come gli eventi globali possano ripercuotersi sulle supply chain, spesso con effetti dirompenti. Ovvero, siamo di fronte a dinamiche geopolitiche che creano ambienti operativi imprevedibili e che comportano un aumento dei costi e una maggiore complessità gestionale oltre che, in pratica, una riduzione dell’efficienza delle supply chain.

È doveroso ricordare che tali rischi hanno anche un impatto sulle rotte logistiche globali e possono aumentare le tensioni transfrontaliere. Inoltre, i rischi geopolitici non si limitano alla scena globale ma pongono anche sfide significative all’interno dei singoli paesi. A livello nazionale, le dinamiche politiche interne – tra cui i conflitti tra partiti politici, le manifestazioni, gli scioperi dei lavoratori e altri eventi – interrompono in modo significativo le supply chain.

Tuttavia, le organizzazioni possono mettere in atto strategie per mantenere la continuità operativa, ricordando che una strategia per la resilienza sta nel non fare eccessivo affidamento su un unico fornitore almeno per gran parte dei propri prodotti. Ovvero, le organizzazioni, diversificando la base dei fornitori, possono prendere decisioni più flessibili e allocare le risorse in modo ottimale all’interno delle loro supply chain, rimanendo proattive di fronte ai rischi.

L’utilizzo di tecnologie come l’intelligenza artificiale e l’analisi predittiva può migliorare l’agilità della supply chain, permettendo alle organizzazioni di identificare rapidamente i fornitori più resilienti all’interno della propria supply chain e di mitigare i rischi.

Sfide economiche e gestione dell’inflazione

L’inflazione ha influenzato negli ultimi tempi significatamene la supply chain in vari settori.  Durante la pandemia le supply chain hanno registrato un’impennata della domanda di prodotti di consumo. Tuttavia, soddisfare questa domanda si è rivelato sempre più difficile poiché i lockdown in tutto il mondo avevano interrotto le operazioni logistiche, portando a un aumento dei costi di produzione e di trasporto.

Inoltre, la carenza di manodopera indotta dalla pandemia e aggravata dalla necessità di rigorosi standard sanitari, ha creato scenari di gestione ancora più complessi all’interno delle supply chain. Ancora, un numero crescente di organizzazioni, per compensare la crescente carenza di manodopera e tenere il passo con la domanda dei consumatori, -soprattutto in aree fortemente influenzate dalle pressioni e dalle incertezze della supply chain, quali la produzione, la distribuzione, l’evasione degli ordini e l’e-commerce – si sta rivolgendo all’automazione.

Da un punto di vista economico, l’aumento dei costi delle materie prime, dei trasporti e della manodopera rappresenta un fattore di forte rischio per la supply chain, soprattutto considerando che difficilmente si tornerà ai livelli pre-pandemia e continuerà ad impattare sui costi di produzione.

Già nello scorso ottobre, un articolo della società di consulenza McKinsey dal titolo “Navigating the new normal: Operations insights for 2024” aveva messo in guardia dal pericolo che l’intera supply chain è destinata a subire un aumento sostanziale dei tassi nel 2024 pari al 2,9% a fronte di: continui cambiamenti economici e geopolitici del mercato, pressioni sui costi e persistenti interruzioni della supply chain.

Nei fatti, il contesto inflazionistico ha notevolmente modificato le dinamiche all’interno delle operazioni della supply chain. Ovvero, se in passato le operazioni e i programmi di produttività potevano compensare l’inflazione, negli ultimi anni i tassi di inflazione (compresi tra il 7% e il 10%) hanno reso sempre più difficile tale compensazione, imponendo, per reagirvi, ulteriori requisiti alle supply chain e alle organizzazioni.

Il cambiamento climatico e il rispetto degli standard ESG

La presa di consapevolezza del cambiamento climatico ha imposto sfide significative alle supply chain, costringendole a adattarsi alle nuove normative. Si prevede che l’aumento della frequenza e della gravità dei rischi climatici – quali eventi meteorologici estremi – causerà ulteriori interruzioni nelle supply chain globali con inevitabile disruption della produzione, aumento dei costi e i prezzi, impattando negativamente sui ricavi aziendali.

È doveroso ricordare che supply chain specifiche, come quelle dei semiconduttori e dei metalli delle terre rare, sono altamente concentrate in aree geografiche con una crescente probabilità di rischi climatici rilevanti. Ne consegue che le organizzazioni, per far fronte alle mutevoli condizioni climatiche, devono necessariamente adottare un approccio sostenibile quando lavorano con i propri fornitori, considerando che gli investitori e i clienti, oggigiorno, richiedono alle organizzazioni di essere conformi agli standard ESG e di sostenibilità e garantire tale conformità all’interno della loro rete di fornitori.

Tuttavia, ciò richiede investimenti iniziali significativi, che possono essere impegnativi per le organizzazioni con budget limitati. Inoltre, un approccio sostenibile, se da un lato può garantire una pratica di approvvigionamento più ecologica, dall’altro lato, può anche ostacolare la diversificazione dei fornitori e può danneggiare l’organizzazione, limitandola a lavorare solo con fornitori con le capacità di seguire norme sostenibili. Pertanto, per prosperare in quest’epoca di incertezza climatica, è imperativo che i fornitori adottino pratiche di sostenibilità sia per la loro sopravvivenza sia per aiutare le organizzazioni clienti a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità.

Evoluzione del panorama delle minacce informatiche

Lo scenario delle minacce informatiche – in particolare tra le organizzazioni e i relativi fornitori di terze parti – è in rapida evoluzione. Pertanto, oggigiorno, è quanto mai fondamentale -a fronte di reti globali di fornitori sempre più interconnesse – considerare attentamente il modo in cui i dati proprietari vengono condivisi con i fornitori. Inoltre, le organizzazioni si confrontano con la natura complessa di queste reti che spesso coinvolgono numerose terze parti e che si convertono nel bersaglio ideale per gli hacker a causa della ridotta tracciabilità e trasparenza. Ovvero, le misure di sicurezza informatica di un fornitore (o la loro mancanza) possono esporre l’organizzazione a rischi.

Le soluzioni di sicurezza basate sull’intelligenza artificiale e sulla threat intelligence, sebbene possano rafforzare in modo significativo la capacità di prevedere e identificare le minacce informatiche, sono sfruttate, altresì, dai criminali informatici per perfezionare i propri metodi di attacco. Ne consegue che le organizzazioni devono essere in grado di stabilire sinergie collaborative con i propri partner in modo da garantire una solida sicurezza informatica e, al contempo, verificare che i propri fornitori – lungo tutta la catena – stiano implementando rigorose misure di sicurezza informatica, oltre a possedere un solido quadro di governance e un approccio alla gestione del rischio. Ovvero, si deve: anticipare il rischio cyber, essere sempre all’erta, scegliere dove concentrarsi in base all’entità del rischio, diffondere la cultura della cybersecurity all’interno dell’organizzazione, utilizzare password complesse e controlli di sicurezza, mantenere aggiornati i sistemi e assicurarsi che tutti gli anelli della supply chain siano consapevoli dell’importanza della cybersecurity.

Conclusione

Nel 2024, il panorama dei rischi della supply chain è destinato ad evolversi rapidamente, presentando nuove sfide, ma, paradossalmente, anche nuove opportunità. Le organizzazioni, in questo scenario dinamico, utilizzando la leva strategica della tecnologia, dovranno dimostrare di essere in grado di garantire l’adattabilità e la gestione proattiva del rischio propedeutiche alla resilienza operativa ed organizzativa.

I progressi tecnologici, in particolare nell’intelligenza artificiale e nell’IoT, si convertono in leve strategiche per migliorare la visibilità e la reattività della supply chain, favorendo una migliore anticipazione e gestione delle interruzioni. Inoltre, la sostenibilità e la conformità ESG sono sempre più parte integrante della gestione della supply chain a fronte della crescente consapevolezza dei consumatori e delle normative sempre più stringenti, non solo per la mitigazione del rischio, ma come principio aziendale fondamentale in grado di aprire la strada a nuove opportunità di mercato e di innovazione.

La collaborazione e la condivisione di informazioni tra i partner della supply chain è altresì fondamentale per garantire una cultura della fiducia e della trasparenza e, al contempo, resistere collettivamente a vari rischi. Le organizzazioni, quindi, devono rimanere vigili, agili e perfezionare continuamente le strategie di gestione del rischio, della continuità operativa e della cybersecurity, oltre a prevedere i necessari cambi di paradigma, non solo per proteggere le operazioni, ma anche per esplorare nuove strade per la crescita e per l’innovazione in un ecosistema connesso a livello globale.

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