Lo scenario

Trasferimento tecnologico, ecco il ruolo e l’impatto degli EU digital innovation hub

Gli European digital innovation hub, contemplati dal PNRR, sono pensati per favorire il trasferimento tecnologico alle aziende, in particolare sul fronte di strumenti e competenze digitali: un decreto del MISE punta a movimentare 33,6 milioni di euro, prevedendo anche il rifinanziamento dei competence center

31 Mag 2022
Nicola Testa

Presidente U.NA.P.P.A. Unione Nazionale Professionisti Pratiche Amministrative

disinformazione online

Il Ministero per lo sviluppo economico ha licenziato il decreto inerente sia il co-finanziamento comunitario per i cosiddetti EU Digital Innovation Hub contemplati dal PNRR (Linea 2.3, Missione 4, Componente 2) e sostenuti attraverso il Programma Europa Digitale della Commissione europea, sia il rifinanziamento dei Competence Center già esistenti, per il quale il MISE ha annunciato l’uscita a breve di un bando.

Il decreto tratta di movimentare 33,6 milioni dei trecentocinquanta complessivamente appostati, finalizzati a potenziare i meccanismi del trasferimento tecnologico, soprattutto per quel che concerne gli strumenti e le competenze digitali.

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La ripartizione dei fondi

Questo complesso piano per il trasferimento tecnologico avrà come destinatari privilegiati, come si è detto, soprattutto le piccole medie imprese, sotto il vincolo di non arrecare danni all’ambiente, attraverso contributi diretti alla spesa rispetto ai costi sostenuti nell’erogazione dei servizi, il 40% dei quali, per finalità contemplate nel PNRR, saranno riservati alle imprese delle regioni del Mezzogiorno. La durata dei progetti di servizio alle imprese sarà complessivamente di 36 mesi e la loro conclusione dovrà avvenire, come da scadenze contemplate nel PNRR per questa linea di intervento, entro il 31 ottobre 2025. Vi è comunque la possibilità che la Commissione europea, a seguito di una valutazione di merito e si presume di risultati di particolare rilievo, decida di estenderne la durata per ulteriori 4 anni.

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Come funzionano gli European Digital Innovation Hub

Gli European Digital Innovation Hub (d’ora in poi useremo l’acronimo Eidh) sono stati concepiti come veri e propri “sportelli unici” sul territorio, finalizzati a offrire servizi alle imprese, in particolare alle Pmi (ciò rende questo strumento particolarmente rilevante per l’economia italiana), per l’accesso a tecnologie innovative e a competenze digitali avanzate. Come ben sappiamo, i recenti anni di pandemia hanno di fatto spinto il mondo delle imprese a fare più decisi passi in avanti sulla strada della innovazione digitale.

Strada contrassegnata anche da importanti provvedimenti dei governi che si sono succeduti nel corso dell’attuale legislatura, con particolare impulso – e non a caso – dal 2020, nell’ambito soprattutto dei programmi Transizione 4.0 e Transizione impresa 4.0 Plus. E prima ancora, nel 2019, vi era già stata la Nuova Legge Sabatini, oltre che l’introduzione dei voucher per i manager dell’innovazione. Gli Eidh trovano perciò un’adeguata collocazione entro questo importante orizzonte che, come sottolineato anche dal Ministro per lo Sviluppo economico Giorgetti, risponde alla necessità “di investire su una rete nazionale di Poli di trasferimento tecnologico (…) rafforzando la capacità di incontro tra il mondo della ricerca e le imprese nell’applicazione di tecnologie all’avanguardia”.

I punti critici

A ben vedere, però, ci sono ancora almeno due importanti punti critici da sciogliere. Il primo riguarda le modalità inerenti l’erogazione specifica dei finanziamenti: chi e come verrà finanziato fra i diversi poli in lizza. Il secondo concerne l’integrazione fra Competence Center e Eidh, che sebbene siano i due obiettivi di finanziamento del decreto non è ben chiaro come gli investimenti in queste due diverse reti di trasferimento tecnologico potranno in futuro interagire in maniera sinergica. Ma vediamo questi aspetti critici più in dettaglio.

Il percorso verso i finanziamenti europei per gli Eidh è stato costruito in due fasi. Dopo una preselezione avviatasi nel 2020, l’Italia ha selezionato 42 candidature, un numero sensibilmente superiore a quello inizialmente previsto, che sono state trasmesse alla Commissione europea per partecipare alla selezione finalizzata al conseguimento di un bollino di eccellenza (seal of excellence) comunitario, che per i migliori 20 poli (la quota europea di Eidh riservata all’Italia) si tradurrà anche in un finanziamento al 50% dei servizi che progetteranno di fornire alle imprese.

L’accesso ai finanziamenti

Dobbiamo pertanto ritenere che delle 42 candidature poco più della metà non potranno accedere ai finanziamenti europei, anche qualora dovessero acquisire il bollino di eccellenza. Ciò detto, nelle note di dettaglio del PNRR si dice che i poli che riceveranno tale bollino ma non rientreranno nelle disponibilità del finanziamento europeo potranno comunque essere finanziati dal Governo italiano attraverso le risorse del Recovery Plan. Si aggiunga che il MISE aveva messo in chiaro da subito che il superamento della preselezione nazionale non avrebbe di per sé rappresentato una condizione sufficiente per l’assegnazione delle risorse di finanziamento nazionale.

Quindi la possibilità di accedere quanto meno a finanziamenti nazionali dovrebbe restare circoscritta al solo novero dei poli che si vedranno attribuire il bollino di eccellenza. Vi è perciò da presumere che gran parte dei 20 poli che verranno selezionati dalla Commissione europea fra i 42 indicati dal MISE vedranno i loro progetti co-finanziati in sede europea e nazionale, attraverso la stipulazione di due distinte convenzioni, l’una con la Commissione stessa e l’altra con il Ministero dello sviluppo economico. Viceversa, i candidati che rimarranno esclusi dal co-finanziamento europeo, nonostante si siano comunque visti riconoscere il bollino di eccellenza, dovrebbero comunque concorrere a un finanziamento nazionale parziale delle loro attività.

Del resto, il MISE, nel confermare di aver già stanziato sul Fondo per la crescita sostenibile 97 milioni di euro per il co-finanziamento nazionale, ribadisce che la copertura dei costi ammissibili potrà “in alcuni casi essere pari al 100%” (e ciò significa che in altri no), mentre ribadisce che alla quota di co-finanziamento nazionale potranno concorrere anche altri Ministeri, così come Regioni, Province autonome e altre amministrazioni pubbliche mediante proprie risorse rese disponibili attraverso proprie deliberazioni. Ed è proprio rispetto a questi ultimi passaggi che la cosa non risulta affatto chiara. Ammettendo infatti che vi sia un esubero di poli riconosciuti di eccellenza (con tanto di bollino) rispetto alla quota dei 20 co-finanziata dall’Europa, come si stabilisce quanto finanziamento nazionale, a parziale copertura dei loro costi, verrà riconosciuto ai poli che non verranno premiati dal co-finanziamento di Commissione europea e MISE? E non essendo affatto certo l’ammontare di risorse che andrà a concorrere a tale finanziamento, sarà forse necessaria un’ulteriore terza selezione? Si noti che tutto ciò assume rilevanza non soltanto per quel che riguarda gli esiti complessivi del finanziamento degli EdiH, ma anche rispetto all’impatto conseguente effettivo dei progetti di trasferimento tecnologico sul territorio.

Il rapporto con i competence center

Ancor più critico potrebbe infine essere il tema del rapporto fra i già esistenti Competence Center e i Edih di eccellenza che risulteranno sostenuti dai finanziamenti europei e nazionali. Tra l’altro, non è ancora chiaro se i fondi che verranno destinati ai Competence Center finanzieranno, oltre alle nuove attività che verranno selezionate grazie al bando in arrivo, anche il consolidamento delle strutture esistenti e le attività già in essere. Non dobbiamo infatti dimenticare che al momento sono già attivi otto Competence Center distribuiti sul territorio nazionale, dei quali sei nel Nord Italia, uno nel Lazio e uno in Campania. Molti addetti ai lavori lamentano che il MISE sembra più attento allo sviluppo futuro dei Edih che alla crescita e all’espansione dei Competence Center. E qui si rivede all’opera uno dei tipici limiti della politica nazionale: l’incapacità di scelte strategiche in grado di coniugare l’inaugurazione di nuovi filoni con il consolidamento di quelli già esistenti, integrandoli all’interno di una comune logica di sviluppo.

In questo caso, sarebbe necessario che l’investimento negli Edih non trascurasse lo sviluppo dei Competence Center, nella logica di un sistema unico integrato per il trasferimento tecnologico, che tra l’altro dovrebbe collegarsi strettamente anche alle politiche Transizione e Impresa 4.0, oltre che all’utilizzo dei voucher per i manager dell’innovazione già sperimentati in passato, esperienza che vale la pena continuare. Soltanto in questo modo le scelte strategiche in atto per la transizione digitale potranno risultare davvero efficaci, generando ricadute sul sistema delle imprese e sulle filiere produttive più importanti per il nostro paese in grado di accrescere la nostra competitività economica.

I piani per la transizione digitale

Un’ultima osservazione per quanto riguarda la parte dei programmi di intervento sulla transizione digitale che investono le pubbliche amministrazioni. I due decreti del MISE di cui abbiamo parlato si occupano esclusivamente del trasferimento tecnologico delle imprese, con particolare attenzione verso le Pmi. Sappiamo tuttavia che un’area critica, e peraltro decisiva per accrescere la competitività del nostro sistema economico, riguarda i rapporti con la PA, soprattutto rispetto alle procedure di autorizzazione amministrativa per le attività produttive. E’perciò indispensabile, oltre che prioritario, affiancare quanto prima a politiche come quelle attivate grazie a questi due decreti del MISE anche iniziative di supporto o finanziamento delle attività di servizio che si occupano di intermediare i rapporti fra imprese e Pubbliche amministrazioni sfruttando competenze professionali in campo digitale. Anche questo tipo di attività, delle quali ci occupiamo noi professionisti delle pratiche amministrative, sono decisive per accrescere la competitività del sistema Italia.

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