politica dello spettro

Reti-servizio per il 5G, Sassano: “Italia in ritardo, ecco cosa bisogna fare”

Il nostro Paese ha ancora la possibilità di seguire i Paesi Europei più avanzati, sviluppando una strategia di gestione dello spettro lungimirante e coerente con lo sviluppo dello scenario 5G delle reti-servizio. Servono al più presto una “Spetrum Review” e un Piano a lungo termine di utilizzo delle risorse spettrali

04 Dic 2020
Antonio Sassano

Presidente della Fondazione Ugo Bordoni, ordinario di Ricerca Operativa, Dipartimento di Informatica, Automatica e Gestionale "Antonio Ruberti", Università di Roma "La Sapienza"

5g

Con il 5G pronto al vero decollo sarebbe opportuno che l’Italia seguisse la scia di molti altri Paesi Ue – Germania in primis – e strutturasse una adeguata delle reti-servizio, con assegnazione locale e diretta dello spettro alle aziende che ne facessero richiesta.

Come fare? La necessità di una “Spectrum Review analoga a quelle adottate dai maggiori paesi europei e di un piano a lungo termine di utilizzo delle risorse spettrali che consenta agli operatori di pianificare i propri investimenti di rete – finora considerate questioni da addetti ai lavori – diventano in questa fase una necessità assoluta.

Questo, sia per non perdere ulteriori posizioni nell’indice Desi, dove una delle poche soddisfazioni per il nostro Paese arriva dall’indicatore “connettività”, ma anche perché ormai a tutti chiaro, molto di più di quanto non lo fosse dieci o venti anni fa, che la porzione wireless delle reti di futura generazione è almeno altrettanto importante della rete fissa ad altissima capacità (VHCN) che l’Europa si è data come obiettivo continentale.

Non a caso il nuovo quadro regolamentare europeo ha messo sullo stesso piano l’ultimo miglio in fibra e quello in modalità “fixed wireless”.

Spettro a disposizione del mercato, perché l’Italia rischia il suo primato

Per capire l’urgenza e la rilevanza del tema, riprendiamo l’indice DESI, con il quale la Commissione Europea fotografa lo stato della corsa verso la “società digitale” dei Paesi Membri. Ebbene, il DESI è costantemente impietoso con il nostro Paese. Nel 2020 l’Italia è al 25° posto nell’indice aggregato e al 17° posto, sostanzialmente allineata con la media europea, nella classifica relativa all’indicatore “connettività” che fotografa la qualità della copertura delle nostre reti fisse e mobili. Questa miglior prestazione del nostro Paese nelle infrastrutture di rete è legata a due scelte strategiche dei nostri Governi: il Piano Banda Ultralarga e la gara per le frequenze 5G del 2017.

WHITEPAPER
Scopri le funzionalità chiave per gestire i punti vendita in maniera più efficace
Fashion
Retail

Esiste un indicatore nel quale siamo addirittura largamente i primi nel DESI 2020 ed è quello della quantità di spettro armonizzato a livello europeo messo a disposizione del mercato. L’Italia lo ha messo tutto a disposizione degli operatori tranne una piccola porzione concentrata soprattutto nella banda 3.4-3.6 e riservata ad usi militari.

Questa nostra posizione di preminenza nell’utilizzazione dello spettro 5G non è però destinata a durare senza una costante e lungimirante cura nella gestione delle risorse dello spettro elettromagnetico. Già nel passaggio dal DESI2019 al DESI2020 abbiamo perso due posizioni nella graduatoria della “5G readiness”. Nel 2019 (dati 2018), immediatamente dopo la gara 5G, eravamo secondi dopo la Finlandia e questo ci aveva regalato il dodicesimo posto nella classifica relativa alla “connettività”. Nel 2020, a valle della gara tedesca 5G, siamo scesi in quarta posizione nella classifica della “5G readiness” e, come detto, al diciassettesimo posto della classifica della “connettività”. Quando, nei prossimi mesi, molti altri Paesi europei assegneranno i diritti d’uso delle bande pioniere del 5G e, in particolare, i 1000 MHz della banda 26 GHz, allora la nostra posizione non potrà che essere, progressivamente, ridimensionata.

Questo andamento fatto di balzi improvvisi e progressivi arretramenti non è casuale. È il sintomo dell’assenza di una politica dello spettro elettromagnetico fatta di attenta pianificazione, di certezze per il mercato e di utilizzo di una delle più preziose risorse a disposizione dei nostri Governi come strumento attivo di politica industriale. Finora, le gare per l’assegnazione delle frequenze sono state viste come un “amaro calice” dagli operatori di telecomunicazioni e come un’occasione di finanziamento delle politiche pubbliche da parte dei Governi. La speranza è che il Piano nazionale nell’ambito delll’iniziativa Next Generation Europe sia un’occasione per trasformare la gestione dello spettro in un fattore abilitante per tutte le azioni che il nostro Governo avvierà per il rilancio del Paese.

La rivoluzione 5G pronta al decollo

Ma non basta. Come detto, la “rivoluzione 5G” è ormai pronta a decollare. I Paesi europei hanno messo a disposizione di questa rivoluzione la materia prima spettrale, gli standard sono definiti e gli operatori sono pronti ad iniziare il “roll out”. La questione è ora: sarà sufficiente lo spettro già messo a disposizione per supportare lo sviluppo di tutti gli “use cases” che il 5G metterà in campo?

Credo di no, per un motivo molto semplice e già sotto gli occhi di tutti. Il motivo è che il principale cambiamento indotto dallo sviluppo delle reti di quinta generazione sarà quello della “materializzazione” di Internet. Finora il racconto del web si è incentrato sul suo aspetto immateriale, sulla possibilità di scambiare “bit” invece che oggetti e di “dematerializzare” qualsiasi interazione umana.

L’arrivo delle “reti-servizio”

L’arrivo del 5G capovolge questo punto di vista. Internet si appresta a connettere miliardi di “oggetti” in quella che viene chiamata “Internet delle cose”. Dalle automobili a guida autonoma, all’agricoltura di precisione, alle fabbriche 4.0, agli apparati per il monitoraggio dell’ambiente e per la cura a distanza della salute dei cittadini. Tutti questi “oggetti” saranno tra loro connessi per realizzare reti “materiali” in grado di assicurarci servizi difficilmente realizzabili senza milioni di sensori e di micro-attuatori distribuiti nel territorio. Queste reti-servizio nasceranno “dal basso”, a partire dalle esigenze degli utenti e non “dall’alto” come parti delle reti degli operatori di telecomunicazioni che attualmente ci garantiscono la connessione ad Internet.

Avremo la rete dedicata al monitoraggio e all’ottimizzazione delle coltivazioni, la rete per il monitoraggio dell’aria e per l’ottimizzazione della circolazione del traffico. Tutte queste reti saranno connesse tra loro da una “spina dorsale” costituita dalle reti in fibra e wireless di nuova generazione ma ognuna di esse avrà bisogno di apparati dedicati e, se realizzata in modo “wireless”, di frequenze dedicate. Nessun ospedale vorrà affidare a terzi i suoi dati, nessuna casa automobilistica vorrà condividere su frequenze altrui i dati di funzionamento dei propri veicoli. Ma soprattutto nessuna piccola o media azienda o nessun agricoltore vorrà condividere le informazioni sui suoi metodi di produzione o di coltivazione.

Dunque, la nascita, “dal basso”, di decine di reti-servizio dedicate a specifiche applicazioni. Ognuna di queste reti avrà come opzione di elezione quella di non essere “gestita” come “fetta” di una rete VHCN nella quale le risorse vengono “orchestrate” da un operatore di telecomunicazioni. Mentre sarà accettabile che nella “spina dorsale” in fibra il traffico sia gestito da un operatore che vende accesso a tutti in modo neutrale, lo stesso non sarà vero quando la rete si specializzerà sugli apparati “materiali” di ogni fornitore di servizi. In quel caso le caratteristiche tecniche della rete-servizio e le corrispondenti richieste in termini di prestazioni wireless saranno diverse per ogni gestore e avranno dinamiche temporali di investimenti e di sostituzione specifiche. Un rapido esempio per chiarire questo concetto.

Il passaggio al 5G: gli effetti sugli oggetti connessi

Molti apparati sono attualmente gestiti utilizzando frequenze e tecnologie di seconda e terza generazione (2G e 3G): contatori delle società elettriche, sensori delle reti ferroviarie e stradali, impianti di sicurezza domestici e molto altro. Larga parte dell’attuale “Internet delle cose” viaggia su quelle tecnologie e su quelle frequenze. Non si tratta di pochi oggetti e di un mercato limitato. Si tratta di milioni di contatori, di reti di sicurezza realizzate negli anni e di migliaia di sensori che garantiscono la sicurezza delle reti di trasporto. La dinamica di sostituzione di questi oggetti è diversa da quella dello sviluppo delle reti di comunicazione 5G. Verranno probabilmente rinnovati nel giro dei prossimi 10 anni. Ebbene, cosa accadrebbe se la disponibilità della tecnologia 2G o 3G, per decisione degli operatori di telecomunicazione, venisse improvvisamente meno? Si tratterebbe di una decisione assolutamente ragionevole dal punto di vista delle Telco: sostituire vecchie tecnologie con le più efficienti tecnologie 4G e 5G.

Ma quale sarebbe l’effetto sugli oggetti che attualmente funzionano grazie a quelle frequenze e a quelle tecnologie? Si potrebbe rispondere: passeranno anche loro al 4G e al 5G. Ma questo non è così semplice, ci sarebbero investimenti da fare e costi che ricadrebbero inevitabilmente sugli utenti provocando problemi di mercato. Perché cambiare quelle tecnologie se, considerato l’uso che ne deve essere fatto, la sostituzione può essere rimandata di anni? Di fronte a questa decisione, gli amministratori delle aziende che utilizzano quelle tecnologie e quelle frequenze desidererebbero fortemente avere frequenze proprie ed essere arbitri del proprio destino e non gestiti come una “fetta” di una rete più vasta e come variabile di un problema di ottimizzazione più ampio.

La soluzione della Germania: diritto d’uso dello spettro su una porzione limitata di territorio

Ecco. Questo tipo di situazione si riproporrà in tutti i settori industriali. Anzi già ora questo fenomeno è in pieno sviluppo. In Germania il regolatore delle reti ha assegnato 100 MHz del preziosissimo spettro della Banda 3.7 GHz direttamente ai gestori di servizi “locali” (“Campus Network”). Si tratta di un diritto d’uso su una limitata porzione di territorio, anche pochi chilometri quadrati, con costi dei diritti d’uso alla portata di piccoli e medi fornitori di servizi (fabbriche, aree industriali, ospedali, porti, etc.): 45.000 euro per 15 anni di utilizzo di 100 MHz in un’area di un chilometro quadrato.

La Bosch a Dresda nel suo futuristico impianto industriale 5G; la Fiera di Hannover nel 100 ettari del suo insediamento; la BASF nella sua fabbrica di Ludwigshafen hanno tutte richiesto questo spettro “riservato” per gestire localmente le proprie reti 5G. Uno “sharing” geografico delle frequenze, che non prevede l’uso della stessa frequenza nello stesso luogo ma in luoghi diversi e non interferenti.

Ci guadagnano tutti

È una evoluzione che considero win-win per tutti gli “stakeholders”.

  • Per l’Amministrazione si tratta di uno strumento per valorizzare in modo capillare la risorsa spettrale e contribuire allo sviluppo di un nuovo ecosistema di progettisti di reti 5G “locali”, integratori delle nuove tecnologie di comunicazione e delle metodologie dell’intelligenza artificiale.
  • Per le Telco, destinatarie dei diritti sulle reti a copertura nazionale, ha l’effetto di accrescere (e non ridurre!) il valore dello spettro nelle bande più alte, acquisito nelle aste 5G e dedicato alla densificazione delle reti e alle piccole celle. Per valorizzarlo pienamente gli operatori avrebbero dovuto realizzare un numero di celle fino a 100 volte superiore a quello delle reti 4G, con una possibile insostenibilità degli investimenti.

Grazie invece allo sviluppo “dal basso” delle reti-servizio con meccanismi di “use it or lease it” (previsti anche dall’AGCOM) e al parallelo sviluppo di reti locali su frequenze riservate, il peso degli investimenti per lo sviluppo delle reti 5G potrà essere anch’esso condiviso. Per i gestori diretti delle reti-servizio abbiamo già detto: si tratta di accrescere la propria indipendenza, proteggere i propri dati e assicurarsi reti sicure “by design”.

Prospettive di mercato: problemi e soluzioni legate alla richiesta di spettro

Tutto quanto detto indica come la richiesta di spettro (e il suo valore) potrebbe crescere vertiginosamente nei prossimi anni. La richiesta di attivazione di reti-servizio locali potrebbero sovrapporsi, un ospedale e una fiera a poca distanza potrebbero richiedere le stesse frequenze e trovarsi in una situazione di conflitto. Questi conflitti potrebbero essere risolti scegliendo le frequenze più alte per gli usi locali (come si apprestano a fare Germania e UK) ma anche aumentando lo spettro messo a disposizione del mercato.

Riprenderemo certamente in futuro la questione dell’individuazione di nuove bande di frequenze destinare a questi usi e auspichiamo che questo diventi l’obiettivo di una Spectrum Review del nostro Governo nell’ambito dell’iniziativa “Next Generation Europe”.

Conclusioni

Mi sembra giusto concludere questo rapido giro d’orizzonte con l’osservazione che il nostro Paese ha ancora la possibilità di seguire i Paesi Europei più avanzati, sviluppando una strategia di gestione dello spettro lungimirante e coerente con lo sviluppo dello scenario 5G delle reti-servizio. Abbiamo infatti 80 MHz residui nella banda 3.4-3.6 GHz usati “localmente” dalla Difesa e una larga porzione della Banda 26 GHz non ancora assegnata per usi 5G. Entrambe le porzioni di spettro potrebbero essere “geograficamente condivise” per lanciare anche nel nostro Paese la politica delle reti-servizio con assegnazione locale e diretta alle aziende che ne facessero richiesta.

Farlo e farlo rapidamente è decisivo: la nascita e il rafforzamento di nuovi integratori nazionali in grado di supportare le aziende nello sviluppo di reti-servizio locali sembra indispensabile se si vuole evitare che siano le nuove aziende europee, rafforzate dall’esperienza sui mercati nazionali, a “colonizzare” il 5G italiano.

WHITEPAPER
Food&Beverage: come cambierà il paradigma del data management?
Retail
Smart agrifood
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
Salute digitale
Formazione
Analisi
Sostenibilità
PA
Sostemibilità
Sicurezza
Digital Economy
CODICE STARTUP
Imprenditoria femminile: come attingere ai fondi per le donne che fanno impresa
DECRETI
PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico: investimenti per oltre 600 milioni
IL DOCUMENTO
Competenze digitali, ecco il nuovo piano operativo nazionale
STRUMENTI
Da Istat e RGS gli indicatori per misurare la sostenibilità nel PNRR
STRATEGIE
PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: cos’è e novità
FONDI
Pnrr, ok della Ue alla seconda rata da 21 miliardi: focus su 5G e banda ultralarga
GREEN ENERGY
Energia pulita: Banca Sella finanzia i progetti green incentivati dal PNRR
TECNOLOGIA SOLIDALE
Due buone notizie digitali: 500 milioni per gli ITS e l’inizio dell’intranet veloce in scuole e ospedali
INNOVAZIONE
Competenze digitali e InPA cruciali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr
STRATEGIE
PA digitale 2026, come gestire i fondi PNRR in 5 fasi: ecco la proposta
ANALISI
Value-based healthcare: le esperienze in Italia e il ruolo del PNRR
Strategie
Accordi per l’innovazione, per le imprese altri 250 milioni
Strategie
PNRR, opportunità e sfide per le smart city
Strategie
Brevetti, il Mise mette sul piatto 8,5 milioni
Strategie
PNRR e opere pubbliche, la grande sfida per i Comuni e perché bisogna pensare digitale
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
CODICE STARTUP
Imprenditoria femminile: come attingere ai fondi per le donne che fanno impresa
DECRETI
PNRR e Fascicolo Sanitario Elettronico: investimenti per oltre 600 milioni
IL DOCUMENTO
Competenze digitali, ecco il nuovo piano operativo nazionale
STRUMENTI
Da Istat e RGS gli indicatori per misurare la sostenibilità nel PNRR
STRATEGIE
PNRR – Piano nazionale di Ripresa e Resilienza: cos’è e novità
FONDI
Pnrr, ok della Ue alla seconda rata da 21 miliardi: focus su 5G e banda ultralarga
GREEN ENERGY
Energia pulita: Banca Sella finanzia i progetti green incentivati dal PNRR
TECNOLOGIA SOLIDALE
Due buone notizie digitali: 500 milioni per gli ITS e l’inizio dell’intranet veloce in scuole e ospedali
INNOVAZIONE
Competenze digitali e InPA cruciali per raggiungere gli obiettivi del Pnrr
STRATEGIE
PA digitale 2026, come gestire i fondi PNRR in 5 fasi: ecco la proposta
ANALISI
Value-based healthcare: le esperienze in Italia e il ruolo del PNRR
Strategie
Accordi per l’innovazione, per le imprese altri 250 milioni
Strategie
PNRR, opportunità e sfide per le smart city
Strategie
Brevetti, il Mise mette sul piatto 8,5 milioni
Strategie
PNRR e opere pubbliche, la grande sfida per i Comuni e perché bisogna pensare digitale
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articoli correlati