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Direttore responsabile Alessandro Longo

Il quadro

Agenda digitale: le vie dell’execution

24 Dic 2014

24 dicembre 2014

Le carte sono tutte sul tavolo. Adesso finalmente si passa all’azione. Vediamo i punti principali: chiusura dei dossier già aperti- Anagrafe Unica, Identità digitale- e rilancio di aspetti finora trascurati, come le Smart cities e il sostegno alla domanda, con Italia Login

Con la fine dell’anno che sta per terminare dovrebbe essere finalmente conclusa – sto parlando ovviamente di quella che fino a qualche tempo fa si chiamava l’Agenda Digitale italiana – la lunghissima e per certi versi travagliata stagione della scrittura, della pianificazione, della programmazione, della definizione degli obiettivi, della individuazione delle risorse finanziare, della concertazione, della consultazione e della disperata ricerca di una governante stabile, razionale e condivisa.

Per fortuna non c’è più una goccia di inchiostro da sprecare per scrivere di digitale sul diario analogico del Paese.

Il Governo ha nominato il Direttore Generale dell’Agenzia per l’Italia Digitale e ha presentato due Piani Strategici – il primo per la Banda Ultra Larga e il secondo per la Crescita Digitale – che rappresentano un pezzo fondamentale della politica industriale nazionaleanche in ottemperanza alle robuste e reiterate richieste da parte dell’Unione Europea e nel rispetto del paradigma della smart specialisation strategy – e affermano finalmente la centralità dell’ecosistema digitale come fattore ineludibile di crescita, di competitività e di sviluppo sociale e culturale.

Secondo me, come ho spesso ribadito negli ultimi tempi, di vera e propria sopravvivenza sulla cartina geografica delle nazioni moderne e democratiche.

Lo Statuto dell’Agenzia è stato finalmente approvato e il Comitato di Indirizzo è stato infine costituito con le nomine del Ministro Marianna Madia, si è riunito già due volte ed ha cominciato a lavorare.

Come era logico aspettarsi – visto il monumentale ritardo accumulato – la strategia per la crescita digitale del Paese è in realtà più che altro un piano per il suo funzionamento, ma onestamente va bene così, cominciamo dalle cose fondamentali e proviamo a ridurre il divario che ci separa – secondo tutti gli indicatori disponibili – dalle altre nazioni dell’Europa, da quelle del nord America e da molti paesi emersi ed emergenti.

Ci sono 2,4 miliardi di euro per le Azioni trasversali [il Sistema Pubblico di Connettività e la Predisposizione del WI-FI per Tutti gli Edifici Pubblici, la Digital Securty per la Pubblica Amministrazione, la Razionalizzazione del Patrimonio dell’ICT e il Consolidamento dei Data Center e del Cluod Computing, il Sistema Pubblico di Identità Digitale – SPID] e 800 milioni di euro – basteranno? Non sono pochi? – per le Piattaforme abilitanti [l’Anagrafe della Popolazione Residente, il Sistema dei Pagamenti Elettronici, il Sistema di Fatturazione Elettronica della Pubblica Amministrazione, gli Open Data, la Sanità Digitale, la Scuola Digitale e la Giustizia Digitale].

Insomma, tutte cose che un così detto paese normale dovrebbe avere da tempo.

Onestamente avrei voluto vedere qualcosa di più sul tema dei big data, oltre all’omnipresente sottolineatura sull’open government, uno sforzo maggiore per proporre la telemedicina, accanto al fascicolo sanitario elettronico, come nuova modalità di funzionamento del sistema sanitario per la diagnostica, per la prevenzione e per la cura della persone fragili o malate, il WI-FI come elemento di attrazione turistica – disponibile nelle spiagge, nei siti storici e culturali e nei luoghi di raduno – e non solo centralizzato sugli edifici pubblici, ma c’è sicuramente tempo per migliorare le cose.

Ci sono poi 1,3 miliardi di euro per i tre Programmi di accelerazione [Italia Login – la Casa dell’Italiano, le Competenze Digitali e le Smart Cities and Communities] dove il primo programma è la vera novità dell’ultimo periodo, il secondo vuole essere la risposta a quella che io ritengo la più grande emergenza del Paese e il terzo – sempre a mio parere – comincia ad essere un tormentone senza fine che genera più eventi di comunicazione e convegni che servizi intelligenti.

La pubblica amministrazione – secondo il nuovo schema – assume un ruolo importantissimo di leva per la digitalizzazione dell’Italia mentre vengono introdotte nuove parole chiave come  cultura digitale, customer experience, digital first e switch-off .

E’ poi chiara una forte spinta alla centralizzazione dei programmi e della execution mentre la collaborazione orizzontale e verticale dovrebbe sancire il passaggio dal mai realmente efficace paradigma dei riuso alla co-progettazione e alla co-realizzazione come elemento di razionalizzazione degli investimenti,  di accelerazione nella messa in opera delle piattaforme e nella messa a disposizione dei servizi ed infine di agevolazione nel dispiegamento capillare di questi ultimi.

Vediamo se e come verrà valorizzato e agevolato il ruolo delle in house della pubblica amministrazione, magari con qualche correzione alla normativa vigente.

Italia Loginla Casa dell’Italiano – deve riuscire a coniugare in tempi molto brevi l’intento comunicativo e propulsivo con la necessità di raggruppare in un unico portale facilmente accessibile e navigabile i servizi ed i dati del Cittadino e delle Persone – non dimentichiamoci che siamo una nazione che dovrebbe fare del turismo un generatore di ricchezza e che gli stranieri sono ormai abituati a vivere in un ecosistema digitale – che finalmente non riproponga le complessità e i bizantinismi della burocrazia pubblica italiana ma piuttosto i paradigmi ormai diffusi a livello globale sul web.

Il problema più grande – se mi passate la metafora – è che non dobbiamo costruire una smart city nel deserto – sarebbe bello dover edificare la nuova Dubai – ma rendere vivibile una grande città nata in assenza o nel mancato rispetto di un piano regolatore.

In assenza di un disegno chiaro e unitario, infatti, negli anni le regioni e più in generale le pubbliche amministrazioni locali hanno investito e reso in modalità digitale parte dei servizi che erogano ai cittadini.

Non ha senso spianare tutto e ricominciare da zero ma recuperare il complesso di quello che è stato realizzato negli anni ed è on line, provando anche a rendere al Cittadino un ambiente omogeneo e amichevole, si presenta veramente come un monumantal task.

Per questo serve la collaborazione da parte di tutti e occorre mettere da parte ogni intendo polemico e bellicoso ma piuttosto limitarsi – se e proprio quando serve – limitarsi ad una sana  critica costruttiva, come ho provato a fare in questo breve atrticolo.

  • marco

    Non vorrei che scambiassimo l’informatica per la fatina rosa/azzurra che ci risolve i problemi.
    L’informatica da sola non basta e può essere addirittura negativa se il legislatore non legifera in modo semplice e immediatamente comprensibile ai “comuni mortali”.
    Parliamo di ISEE? Andiamo a vedere la TASI? ci leggiamo i più di 8000 interventi per usufruire del 36/41/50/65% di detrazione?
    Le autostrade informatiche sono belle iniziative, una Dubai del pover’homo sapiens, che il cittadino normale farà fatica a usufruire se e in quanto tutto l’apparato che ci sta intorno non si semplifica radicalmente.
    Provate anche a chiedere a quegli studenti universitari che per cambiare il piano di studi si sono dovuti recare 4-5 volte in segreteria e ancora non è sicuro…

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