Agenda 2013

Ambrosoli: “Un’Agenda per tutti”

La proposta digitale della lista di Umberto Ambrosoli per la Regione Lombardia punta ad allargare gli spazi partecipativi per consentire un intervento più diretto e un controllo sui processi decisionali

18 Feb 2013
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In una campagna elettorale gridata ma povera di contenuti, almeno per quanto riguarda i temi fondamentali dell’innovazione e delle tecnologie, bisogna riconoscere il merito del comitato del candidato alla presidenza lombarda Umberto Ambrosoli, per avere messo a punto la dettagliata agenda regionale, Lombardia Digitale, recentemente presentata a Milano. Il coordinatore di questo progetto partecipativo, che ha coinvolto esponenti del mondo accademico, imprenditoriale e amministrativo, in veste di responsabile Ict & smart city della lista civica riunita intorno al nome di Ambrosoli è Fiorello Cortiana, oggi capogruppo di Coalizione Civica al consiglio comunale di Buccinasco, ma fino al 2006 senatore per i Verdi attraverso due legislature e importante operatore culturale e “net activist”. Agendadigitale.eu ha avuto l’opportunità di incontrare Ambrosoli prima del convegno di lancio dell’iniziativa moderato da Roberto Masiero, uno degli autori del programma tecnologico lombardo proposto dal candidato presidente. Masiero, non c’è quasi bisogno di ricordarlo, è un manager e consulente con una lunga carriera nel settore Ict come presidente Emea e International della società di ricerche Idc. La sua attuale posizione è quella di fondatore e amministratore delegato di The Innovation Group.

Velocità di azione

«Parlare di agenda digitale è come dire green economy – esordisce Ambrosoli, un concetto in cui c’è dentro di tutto. Noi partiamo dal deficit che riguarda le nuove tecnologie, un deficit che è anche di alfabetizzazione. Piuttosto che confrontarci con altre regioni italiane guardiamo a realtà europee come la Francia, dove secondo Eurostat più della metà della popolazione interagisce via Internet con la pubblica amministrazione. In Lombardia siamo sotto il 20%».

Secondo il candidato alla presidenza regionale, questo gap si traduce in una montagna di tempo perso, per i cittadini e gli impenditori, ed è fondamentale, addirittura vitale a questo punto «riuscire ad aprire i processi di partecipazione e di interlocuazione con la Pa, a preparare gli utenti». A quali utenti si riferisce Ambrosoli, considerando che diversi indicatori di mercato su comparti come il commercio elettronico e il consumo di beni digitali continua a dimostrare una crescita e una forte richiesta da parte dei consumatori, in questo caso di servizi di natura civica? Dentro agli uffici c’è sicuramente un gap generazionale – è la risposta. Ovviamente la soluzione non è mandare a casa tutti ma bisogna provvedere a un innesto di personale di nuova generazione oltre che di tecnologie, «in modo da esseri più pronti a ricevere la richiesta». Occorre insomma un nuovo modello di governo e una riforma strutturata, una riqualificazione della amministrazione che abbia al centro la promozione dell’innovazione nei servizi al cittadino, la certificazione della qualità dei servizi stessi e l’accorciamento dei tempi di decisionali. «Se non c’è velocità di azione proprio in un sistema che più di ogni altro consente estrema rapidità, è un bel problema – ironizza Ambrosoli».

Un feedback sul governo

Uno dei punti di forza dell’approccio adottato dal panel di esperti che hanno lavorato sui risvolti tecnologici del suo programma è il carattere bidirezionale di una piattaforma che nelle intenzioni dei suoi ideatori non serve solo a erogare servizi ma deve fungere anche da strumento partecipativo. «Nello statuto della Lombardia si parla molto di partecipazione alle scelte decisionali – sottolinea il candidato al “governatorato” della Regione. Per noi “partecipazione” non è un sondaggio in grado di dirci se le nostre scelte fanno felici o meno i cittadini lombardi, ma un insieme di processi che arrivando a compimento ci aiutano a capire i temi per i quali i cittafdini evidenziano una urgenza o una priorità. Un po’ diverso da un “mi piace” cliccato su Facebook». Il riferimento di Ambrosoli è a una iniziativa forse poco nota della sua campagna: l’implementazione di un sito Web basato sul software aperto Liquid Feedback, messo a punto e utilizzato originariamente dal Partito pirata tedesco con il preciso obiettivo di aprire ai contributi esterni la stesura di un programma di governo. Nel caso della campagna dietro l’implementazione di questo tool di scrittura programmatica c’è una docente universitaria, Fiorella De Cindio, Ideatrice del laboratorio di informatica civica del Dipartimento di informatica e comunicazione dell’Università Statale di Milano. «Quasi sempre – osserva la professoressa De Cindio, il concetto di partecipazione viene declinato insieme a Internet, traducendosi però nell’uso dei social media come canale di marketing. La nostra proposta è diversa, il sito realizzato vuole raccogliere l’intelligenza collettiva diffusa in questa regione per delineare un programma di governo e a governare meglio». A meno di due mesi dal lancio il sito proposte.ambrosolilombardia2013.it ha registrato ottocento utenti che grazie a Liquid Feedback hanno potuto passare al vaglio duecento proposte, metà delle quali hanno superato un articolato iter di “certificazione” che verrà completato, ricorda Ambrosoli, da un puntuale intervento tecnico per il vaglio delle sostenibilità finanziaria dei diversi interventi.

Nuove fabbriche di lavoro

Restano pur sempre gli aspetti infrastrutturali da un lato e di “regia” dall’altro. Persino nell’avanzata Lombardia la banda ultralarga che sembra essere un presupposto imprescindibile del governo digitale è un obiettivo ancora lontano e per quanto concerne l’impatto economico dell’innovazione è finora mancata la volontàdi trasformare una miriade di iniziative dal basso in una massa critica capace di lasciare il segno sul sistema produttivo. Che ruolo può avere una regione nel fare sistema? «Non deve amministrare, metteersi dentro queste realtà – risponde Ambrosoli, deve solo agevolarle, renderle possibili: “liberarle”. Perché poi in tutto il mondo queste realtà sono capaci di organizzarsi tra di loro sono capaci di chiudere da sole il cerchio». L’agenda digitale Ambrosoli punta in ogni caso sui servizi per il sostegno e l’impulso alla crescita delle imprese, focalizzandosi in particolare su microimpre e startup. «Dobbiamo costruire nuove fabriche di lavoro per generare nuova occupazione attraverso le tecnologie digitali, sviluppare innovazione e competitivitià per tutta l’economia lombarda». Ambrosoli afferma di non volersi limitare a recuperare il ritardo, ma mira a fare della Lombardia un modello di cittadinanza attiva, fornendo a imprenditori e cittadini un accesso facile e diretto al pattrimonio informatico della regione basandoci sulle pratiche europee in ambito Open Data. Un’altra priorità identificata nel piano è diffondere nella Pa l’impiego si soluzioni software Open Source, in grado, secondo il team di Ambrosoli, di assicurare un aumento delle performance e un abbassamento dei costi.

Infrastrutture compartecipate e condivise

Un ultimo punto riguarda le reti di prossima generazione. Qui, sottolinea Ambrosoli, l’ostacolo da superare è rappresentato da un impianto normativo che oggi non incentiva gli operatori a spegnere il rame per passare alla reti in fibra. L’obiettivo è reclutare gli operatori interessati a nuove infrastrutture, aprendo il mercato anche alle startup e alle cooperative di installatori, favorendo concorrenza e occupazione nel settore. «Le modalità per la creazione di rete a banda ultralarga diffusa in tutta la regione sono moolteplici», ricorda Ambrosoli, che lamenta gli scarsi risultati ottenuti con un accordo firmato dalla Regione con Metroweb. «Quello di un soggetto che si impegna a investire in base a una precisa prospettiva di ritorno economico è sempre un percorso possibile. Ma abbiamo visto che nel frattempo anche la Provincia di Milano si è attivata con una propria rete e a quella, se ne possono aggiungere altre». Il candidato alla presidenza cita per esempio una proposta, avanzata dai tecnici delle acque della Provincia milanese per l’uso delle infrastrutture idriche e fognarie per raggiungere molte abitazioni senza dover sopportare l’onore di nuovi scavi. Tutto questo può essere messo a fattor comune, conclude Ambrosoli, attraverso una attività “di rete” che richiede tuttavia di essere governata. L’idea è creare una authority indipendente, da promuovere eventualmente fuori dai confini regionali, che regoli sul piano tariffario la partecipazione di soggetti pubblici e privati alla creazione e al successivo accesso a una infrastruttura condivisa.

L’apertura di una vera e propria Agenzia digitale lombarda, aggiunge in conclusione lo stesso Fiorello Cortiana, è uno dei punti fondanti di Lombardia digitale. All’agenzia regionale andrebbe affiancata anche la costituzione di un centro/osservatorio per il continuo scambio con la dimensione dell’università e della ricerca, particolarmente ricca in questo territorio. «Il modello di riferimento, afferma Cortiana, è il lavoro svolto in questi ultimi anni dal Centro Nexa su Internet e Società costituito dal Politecnico di Torino. Da queste forme di cooperazione non possono non scaturire soluzioni intelligenti ed efficaci».

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