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Direttore responsabile Alessandro Longo

Attenti a non farsi distruggere l’azienda dall’ondata Industria 4.0

di Achille De Tommaso - Aquarius Logica CH

09 Nov 2016

9 novembre 2016

Errore fanno coloro i quali pensano che Industria 4.0 sia un tema relegato alla produzione manifatturiera. E più grande errore fanno quelle aziende che non pensano a come far evolvere i loro talenti verso un’ottica di connessione totale

Provate a parlare di Industria 4.0 con qualche dirigente (non informatico) che conoscete, e quasi sicuramente susciterete alzate di ciglia o punti interrogativi. Quelli che ne hanno sentito parlare probabilmente non hanno un’idea chiara di cosa sia; e quelli che invece conoscono il termine, quasi sicuramente relegano il tema al settore manifatturiero. Non cadete nell’ errore: Industria 4.0 ha il potenziale di cambiare radicalmente il modo di lavorare e produrre. In tutti i settori, non solo nel manifatturiero, e, rivoluzionando la base della competitività, può rovinare il vostro business, se non prestate attenzione.

Industria 4.0 rappresenta in effetti la prossima rivoluzione industriale, con tutti i cambiamenti sociali che questo comporta. Proprio come l’acqua, il vapore e l’energia elettrica hanno fatto in passato, questa rivoluzione avrà impatto praticamente su tutti gli aspetti di come il business (e le persone in esso) funzionano.

Ciò perché la rivoluzione tecnologica ha offuscato i confini tra il mondo digitale e quello fisico; e in alcuni casi, addirittura, dovremmo dire che ha offuscato i confini tra mondo reale e mondo virtuale….(già oggi si addestrano piloti d’aviazione con videogames ad-hoc).  In futuro una miriade di sistemi intelligenti e interconnessi svolgeranno attività aziendali su tutta la catena del valore, non solo su manifatturiero, e senza soluzione di continuità.

Prodotti intelligenti, interconnessi,  che comunicano con gli utenti e con altri sistemi, forniranno a loro volta nuovi modelli di business digitali che sfrutteranno i dati raccolti per offrire servizi aggiuntivi e magari in modalità “as-a-service”.  Prodotti che, sistemati nelle catene produttive e collegati con la vendita, moduleranno la produzione non solo sulla base quantitativa, ma anche sulle prestazioni e sulla qualità. Un “just in time” immediato; con reazioni in tempo reale sia delle catene di vendita, che di quelle di marketing, di montaggio e finanziarie. Questo è il nucleo dell’industria digitale 4.0: sistemi interconnessi, molto intelligenti, che non solo creano una catena del valore ad ampio spettro, ma sono in grado di farla evolvere, con minimi tempi di attesa; ascoltando le richieste di mercato e quelle interne all’azienda (es. pianificazione finanziaria e logistica). In grado di creare, e questo è importante, modelli di sviluppo aziendale oggettivi: basati su dati reali e condivisi e non sulla competenza di singoli individui; che oggi ci sono e domani possono andare a lavorare alla concorrenza.

E qui sta il primo problema: la competenza degli individui non sarà necessariamente nel creare e produrre prodotti adatti al mercato (a questo penseranno le macchine); ma starà nel capire come pilotare queste macchine per ottenere il meglio. Non è detto che dobbiamo buttare tutti i libri di marketing, vendita e produzione che abbiamo; semplicemente non basteranno se vogliamo vincere la concorrenza.

Il secondo problema è che, quasi sicuramente, molti prodotti diventeranno “commodities”. Dove, come si sa, con questo termine si indica un bene per cui c’è domanda ma che è offerto senza differenze qualitative sul mercato ed è fungibile indipendentemente da chi lo produce. Buona notizia per le piccole aziende; meno buona per quelle grandi, che potevano dotarsi di numerosi talenti, nel marketing di prodotto, nelle vendite, nella produzione, eccetera. Come detto, molti di questi skill verranno devoluti alle macchine , che useranno software standardizzati e quasi sicuramente a basso costo per merito della globalità degli utilizzatori; alla portata quindi anche delle piccole aziende. Pertanto, se ogni azienda del globo può utilizzare “smart manufacturing” e tecnologie automatizzate per fare produzioni di qualità a basso costo, come può un’azienda differenziarsi?

Come posso avere minori costi e maggiore efficienza di un concorrente ? Come posso essere, ad esempio, più veloce nel soddisfare i clienti; e più globale nella distribuzione ? Come posso far evolvere la mia azienda da “aggredita”, dal 4.0, ad “aggressore” ?

Prima di rispondere vi faccio l’esempio del supermercato; settore principe delle commodity. Se un cliente entra nel supermercato per comprare olio d’oliva Brambilla (nome inventato); e non trova l’olio Brambilla, non esce a mani vuote; ma cercherà un olio simile come prezzo e qualità. Inoltre: il supermercato non fa magazzino nel punto vendita; i magazzini sono all’esterno delle città e fanno in modo che ci sia sempre il prodotto giusto al posto giusto nel punto vendita. Se manca l’olio Brambilla, il magazzino viene informato tempestivamente e rifornito. Rifornito non necessariamente di olio Brambilla: il responsabile di prodotto può decidere, visto il successo dell’olio Brambilla, di mettere nella stessa posizione di scaffale un olio prodotto dal marchio del supermercato o un olio di un altro produttore, da vendere allo stesso prezzo ma con un costo inferiore.

Nell’industry 4.0, similmente, dobbiamo cambiare atteggiamenti mentali; considerando come il “prodotto” non sia la parte più importante della catena del valore; e dobbiamo cercare di capire quali siano per il nostro business i veri valori strategici. Aspetti (ad esempio) come migliore, e meglio distribuita, connettività e migliore disponibilità di dati; assieme ad algoritmi in grado di decifrarli, si dovranno combinare con la produzione, ridisegnando completamente la catena del valore del prodotto.

Prendiamo ad esempio l’aspetto “big data” e “data analytics”: secondo Forbes il 72% delle organizzazioni americane prevede che l’uso di “data analytics” migliorerà grandemente le relazioni che hanno con i loro clienti. Con dati in tempo reale, e l’opportuna potenza di calcolo per interpretarli, nuovi prodotti potranno così essere sviluppati seguendo i suggerimenti dei clienti. E’ l’abilità di ottenere questi dati, di interpretarli e di usarli nella catena del valore del prodotto, che permetterà la differenziazione.

Usare stampanti 3D, ad esempio, renderà possibile lo sviluppo di interamente nuovi processi di prototipizzazione e produzione; con minimo intervento umano. Una lavastoviglie guasta invierà un regnale al CAD della casa produttrice che invierà il file alla stampante 3D; per la produzione del pezzo.

Per ottenere il meglio  da industria 4.0 si dovranno, ovviamente, adottare solidi modelli digitali di business. Ma le aziende debbono iniziare già oggi a dotarsi degli opportuni talenti e partners; altrimenti, semplicemente, saranno escluse dal mercato.

 

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