Bul e coronavirus

Banda ultra larga, accelerare è necessario: la spinta del Governo

Il piano del Governo porterà banda larga a tutti non nel 2020 – quando più ne avremmo avuto bisogno – ma nel 2022 se tutto va bene. Tanti i motivi del ritardo. Di buono c’è la ripresa dei lavori istituzionali per il rilancio, per ora investendo sulla connessione delle scuole

27 Mar 2020
Dimitri Tartari

Coordinatore tecnico Commissione Agenda Digitale Conferenza delle Regioni e Province Autonome


Siamo a pochi giorni dall’inizio di aprile 2020, l’intero paese è isolato nelle abitazioni che sono diventate luogo di lavoro, classe di apprendimento, laboratorio di sperimentazione, cinema, palestra e luogo di socialità familiare e amicale.

Le case e in alcuni casi le aziende sono tanto efficaci nella loro nuova funzione quanto sono soddisfatte tre condizioni: 1) disponibilità di device tecnologici; 2) disponibilità di connettività a banda ultra larga; 3) disponibilità di competenze. La tecnologia (pc, tablet, smartphone, tv intelligenti, software di ogni genere, servizi cloud e applicazioni) sono a disposizione di tutti e vincolati solo dalla capacità di spesa degli utenti.

La connettività come sappiamo è invece merce rara, spesso non performante, limitata in capacità e in disponibilità, oggi anche il più sofisticato degli smartphone e il più potente dei PC senza una connessione adeguata è totalmente inutile, per meglio dire “stupido”. Ultimo ma non per importanza viene l’aspetto delle competenze e quindi la capacità di usare in modo intelligente e proficuo uno strumento tecnologico e digitale che naviga veloce sulla rete. Su questo ci sono molte evidenze di come il nostro Paese sia in ritardo e la situazione contingente dell’isolamento legato all’emergenza sanitaria ha reso ancora più chiari i limiti che sono diffusi in tutti i settori e in tutte le fasce di popolazione.

Accelerare con il piano bul

Il Piano Banda Ultra Larga avviato nel 2017 prometteva connettività ultra veloce per tutti (o perlomeno per la stragrande maggioranza) entro il 2020. Proprio quest’anno, quello del coronavirus. Quello in cui massimamente ne avremmo bisogno.

Al tempo alcuni criticarono l’interventismo del pubblico in quanto si diceva non vi fossero vere applicazioni che necessitassero di 100 mega o più. Siamo nell’aprile del 2020 e tutti, anche coloro che vivono nel centro delle grandi città hanno compreso l’importanza di avere una connessione ultra, stabile e flat. Oggi la famiglia si ritrova non intorno al focolare domestico ma virtualmente di fronte al router che collega la propria casa al mondo.

Il Piano BUL nazionale è in ritardo, oltre due anni possiamo tranquillamente dire, se finissero i lavori entro il 2022 sarebbe già un grande risultato per uno dei progetti più complessi e più polverizzati che si siano mai visti.

Le cause del ritardo

Le responsabilità di questo ritardo sono da ricercare in molti troppi piccoli problemi o blocchi. In questi mesi ho cercato di capire quali fossero i freni più significativi e quali quelli che si sarebbe potuto risolvere e quindi avrebbero potuto produrre accelerazione. Ce ne sono alcuni più rilevanti di altri.

  • Il primo, di certo più significativo, è la burocrazia che il progetto si porta dietro, soldi pubblici che vanno spesi secondo regole del pubblico, gare pubbliche, rendicontazioni differenziate per fondo, ecc… Questo è un vincolo non superabile, ne va preso atto.
  • Secondo, la capacità di progettazione del concessionario, migliorabile sia in termini di qualità e quantità, questo un punto su cui è possibile migliorare e di conseguenza accelerare.
  • Terzo, capacità realizzative, pare servano maestranze in quanto il mercato ha esaurito la propria capacità realizzativa, mancano operai specializzati per la posa di fibra, questo limite è probabilmente superabile con formazione professionale in materia e con una revisione al rialzo dei compensi. Ultimo ma non ultimo il vincolo dei permessi, in parte influenzato dal fatto che i progetti non sono adeguati e dall’altro dal fatto che spesso si consuma lo scontro tra soggetti che hanno interessi divergenti. Problemi proprio in questa fase esacerbati dall’epidemia, dato che comuni e condomini per motivi di sicurezza stanno contingentando i lavori di cablaggio.
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Sicurezza

Tutto questo nonostante il decreto Cura Italia ha chiesto agli operatori di potenziare le reti e Agcom ha attivato un tavolo con loro per assicurare questo potenziamento, di circa il 30 per cento, alla luce dell’aumento del traffico di questi giorni.

Il rilancio del piano

Il Piano Banda Ultra Larga deve quindi ancora trovare la soluzione definitiva alla sua condizione di ritardo anche se ora con Cobul ravvicinati e una stretta collaborazione tra Governo e Regioni molti aspetti sono stati chiariti e approfonditi.

In questa logica collaborativa è stato deciso nel COBUL del 26 marzo di definire dei piani operativi regionali per intervenire sulle infrastrutture per l’istruzione e la formazione al fine di rendere il Paese resiliente a emergenze come quella attuale in uno dei suoi settori più strategici.

Avviare nel più breve tempo possibile interventi infrastrutturali volti a collegare in fibra ottica ad almeno un Giga (1 Gbps) tutte le scuole di ogni ordine e grado e enti di formazione del Paese, con 200 milioni di euro stanziati.

La priorità emergenziale è quella di avere collegamenti adeguati a garantire il pieno ed omogeneo funzionamento della maggior parte dei plessi scolastici e delle strutture della formazione su scala nazionale per l’anno scolastico 2020-2021. La didattica a distanza è oggi e dovrà essere a brevissimo uno strumento abituale e utilizzato da tutti i docenti.

I fondi potranno essere assegnati alle Regioni effettueranno gli interventi direttamente o attraverso proprie in-house (o con il supporto di Infratel). L’entità delle risorse dovrà essere commisurata alle necessità territoriali a valere sui fondi CIPE destinati ad incentivo alla domanda. Si tratta di una priorità emergenziale che diventa un grande progetto nazionale che abilita il territorio ad essere davvero “smart”.

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