lo scenario

Banda ultra larga, Fastweb: “2017 anno di svolta, ecco cosa ci aspettiamo nel 2018”

L’Italia ha recuperato il divario con il resto d’Europa, solo grazie agli investimenti di mercato. Ma le sfide per il 2018 restano in piedi, per favorire innovazione nel 5G e il decollo degli abbonamenti in fibra

23 Dic 2017
Lisa Di Feliciantonio

Head, Media Relations & Public Affairs Fastweb

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Il 2017 è stato un anno importante per l’avanzamento della copertura delle reti in fibra. L’anno in cui la concorrenza infrastrutturata ci ha consentito di recuperare definitivamente il ritardo che l’Italia scontava rispetto agli altri paesi europei. L’Italia infatti, a differenza degli altri Paesi che avevano già un’ampia copertura di reti via cavo, è partita da zero nella realizzazione di infrastrutture a banda ultra larga. Nonostante questo svantaggio notevole, oggi siamo in linea con la media europea e addirittura avanti rispetto ad alcuni grandi paesi come la Francia. E per quanto riguarda in particolare l’estensione delle reti FTTH, stiamo facendo meglio e più in fretta di paesi come Germania e Regno Unito.

E tutto questo è stato realizzato fin qui con investimenti privati. E ancora non si sono visti gli effetti del piano di copertura portato avanti da Open Fiber con i fondi pubblici. Quando anche questi ultimi cominceranno a essere consistenti sul territorio entreremo finalmente nella rosa dei paesi più virtuosi.

Insomma, se non abbiamo più nulla da invidiare al resto d’Europa è merito del mercato dove Fastweb, ha da sempre ricoperto il ruolo di disruptor e di innovatore investendo non solo da sola più di 9 miliardi di euro in infrastruttura ma anche avviando la joint venture Flash Fiber con TIM, per realizzare reti FTTH in 29 città.

Questi due fattori – concorrenza infrastrutturale (tra FlashFiber e Open Fiber nel caso italiano) e le sinergie create dal meccanismo dei co-investimenti – sono appunto i fattori che hanno spinto e che favoriranno anche in futuro lo sviluppo della banda Ultralarga nei paesi europei più avanzati.

Il 2017 è stato importante per noi anche perché ci ha portato a diventare operatori pienamente convergenti. Abbiamo attivato i servizi 4G, su rete Tim, e abbiamo fatto passi importanti nel percorso per diventare operatori mobili a tutto tondo con il 5G, che per noi sarà un traguardo fondamentale. Ci siamo aggiudicati con Tim e Huawei la sperimentazione 5G a Bari e Matera e abbiamo sottoscritto un importante protocollo d’intesa con il Comune di Roma per una sperimentazione 5G nella Capitale.

Il 2017 è stato un anno importante anche per la convergenza sui servizi. Abbiamo deciso di offrire ai nostri clienti mobili la stessa qualità che offriamo sul fisso e di differenziarci dal resto del mercato facendo leva sulla trasparenza. Le nostre offerte mobili si caratterizzano per l’eliminazione di tutti i costi nascosti, ovvero di tutti quei piccoli extra che finiscono poi per incidere molto sulla spesa finale. Ci siamo accorti infatti che era una consuetudine del mercato utilizzare tariffe nominali molto basse che però si trasformano in una spesa decisamente più alta per via di tanti servizi, spesso pre-attivati, che però hanno una incidenza rilevante sul conto finale dei servizi mobili. I nostri canoni invece comprendono già la segreteria telefonica, il servizio richiamami, il servizio di consultazione del credito residuo eccetera. Crediamo così di aver intercettato un malessere diffuso nel mercato e che riteniamo di aver sanato con la nostra offerta “senza sorprese”. Prova ne è che abbiamo raggiunto a fine ottobre il traguardo del milione di SIM, una ulteriore dimostrazione della validità del nostro approccio innovativo che ha riscritto le regole del mercato.

Che ci aspettiamo nel 2018 in termini di politiche pubbliche?

C’è ancora sicuramente un tema importante di adoption della banda ultralarga. Inizia ad aumentare la domanda di connettività a 100 megabit o ad 1 Gigabit, ma non c’è ancora, tra le famiglie, una percezione del vero valore rispetto a queste performance. Non crediamo infatti che i voucher per gli utenti residenziali risolverebbero il problema, perché non si tratta di un tema di prezzo – visto che la connessione in fibra ha di fatto lo stesso prezzo dell’Adsl. A pesare sull’adozione di connessioni a banda ultra veloce è, secondo noi, la mancanza di un vero “bisogno” da parte di molte famiglie di connettività molto performanti. L’unica strada quindi è creare quel valore e quel bisogno, promuovendo il potenziamento dei servizi digitali, ad esempio prevedendo meccanismi facilitati e diffusi per chi interagisce con la PA per via telematica; ma anche stimolando la diffusione e la fruizione dei contenuti audiovisivi attraverso internet. In questo senso di potrebbe prevedere, per esempio, che tutti i broadcaster che utilizzano lo spettro replichino integralmente la loro offerta online.  I dati sono molto espliciti in questo senso: nei paesi in cui è più diffusa la tv via internet la penetrazione della banda larga e ultralarga cresce in modo significativo.

Per il 2018 ci auguriamo inoltre che nei bandi di gara che saranno lanciati nei prossimi mesi per l’assegnazione delle frequenze per il 5G sia dato spazio a soggetti nuovi entranti, con meccanismi appositi.

In un momento di disruption tecnologica, in cui saranno necessari molti investimenti, i soggetti che hanno già una rete funzionante, come quella 4G, hanno poco interesse ad accelerare. Mentre invece un nuovo entrante, come Fastweb, interessato ad entrare velocemente in un nuovo mercato, avrebbe incentivi fortissimi ad investire rapidamente, facendo da stimolo per tutto il settore.

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