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i dati

Banda ultralarga: problema aree grigie, a rischio la competitività delle imprese

Non è soddisfacente la copertura e l’adozione della banda larga e ultra larga da parte delle imprese, che rischiano così di non poter beneficiare dei vantaggi delle piattaforme e dei servizi ad alto grado di innovazione. Serve accelerare sui nuovi bandi per la copertura delle aree grigie e sui voucher

14 Giu 2019

Lorenzo Principali

senior research fellow I-Com


Troppe imprese italiane rischiano di restare escluse, ancora per molto tempo, da un livello di connettività banda ultralarga adeguato. E così a loro sarà precluso l’accesso alle piattaforme e ai servizi che garantiscono il più alto grado di innovazione quali cloud computing, big data, intelligenza artificiale e internet delle cose.

È quanto emerge mettendo in correlazione il posizionamento geografico, la copertura broadband e il livello di adozione delle connessioni ad alta velocità da parte delle aziende.

Poiché queste ultime si trovano per circa due terzi nelle cosiddette “Aree Grigie” (quelle dove gli operatori hanno fatto investimenti parziali in banda ultralarga), è importante pubblicare al più presto i relativi bandi e rilanciare le attività di infrastrutturazione delle reti anche in queste zone.

Una conferma si ha anche nel nuovo indice Desi 2019, pubblicato in settimana, dove risulta che l’Italia fa ormai bene in Europa per la banda ultralarga normale (da 30 Megabit), mentre siamo agli ultimi posti per quella più veloce (oltre 100 Megabit), che richiede le migliori tecnologie fibra. Proprio quelle che mancano nelle aree grigie e che al momento vedono bandi solo nelle aree bianche.

Il quadro regolatorio

In sede europea, per identificare i casi di compatibilità tra la disciplina degli aiuti di Stato e la fornitura di risorse pubbliche per la banda larga e ultra larga, le aree in digital divide sono state divise in tre tipologie:

  • aree bianche (ovvero senza infrastrutture),
  • aree grigie (in cui è presente un solo operatore e sembra improbabile che ne arrivino degli altri nel prossimo futuro)
  • aree nere (in cui sono o saranno presenti almeno due operatori).

Tale distinzione è stata recepita in Italia in modo lievemente diverso, suddividendo il territorio in 4 cluster:

  • il cluster A identifica le aree in cui gli investimenti degli operatori sono potenzialmente più redditizi;
  • il cluster B individua le zone dove gli operatori effettueranno investimenti entro 3 anni per collegamenti ad almeno 30 Mbps, ma non presentano altrettanta certezza su futuri investimenti in banda ≥100 Mbps;
  • il cluster C individua le aree a fallimento di mercato, dove gli operatori non sembrano propensi ad investire in reti in banda ≥100 Mbps;
  • il cluster D identifica le aree dove, senza intervento pubblico, non ci sarebbe garanzia neanche di copertura ≥30 Mbps.

Le aree bianche e i bandi già assegnati

Rispetto al piano “Aree Bianche”, che comprende i cluster C e D, i lavori sono in corso a seguito delle tre gare già aggiudicate, finalizzate alla realizzazione della rete pubblica e distinte per territori regionali. In tutti e tre i casi l’aggiudicatario è risultato Open Fiber.

La prima gara, finalizzata a coprire 4,6 milioni di abitazioni totali in Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto, è stata aggiudicata a Open Fiber per 675 milioni, rispetto a una base d’asta che ammontava a 1,4 miliardi.

La seconda, aggiudicata allo stesso operatore wholesale per circa 800 milioni (a fronte di un valore iniziale di 1,2 miliardi), ha riguardato dieci regioni, ovvero Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia e provincia autonoma di Trento.

Il terzo bando, indirizzato a Sardegna, Puglia e Calabria, è stato assegnato lo scorso 18 dicembre 2018 a fronte di un’offerta di circa € 103 milioni totali.

L’importanza delle aree grigie per la diffusione della connettività tra le imprese

La copertura e l’adozione della banda larga e della banda ultra larga da parte delle imprese presenta una diffusione non soddisfacente, secondo quanto emerge analizzando i dati raccolti da EY e da Istat. L’analisi EY, presentata nell’ambito dell’Osservatorio Ultrabroadband, mostra come ben 7.000 aree industriali su 11.000 censite non dispongano di fibra ottica, mentre 1.700 non siano in grado di accedere neppure alla banda larga.

Un trend analogo emerge analizzando i dati Istat sulle imprese rispetto all’adozione di broadband per classi di velocità (riportati nella figura). Tra le imprese connesse, quelle con accesso ≥30 Mbps sono meno di un terzo (31,7%). D’altra parte, il trend triennale mostra la crescente domanda di connessioni più performanti: quelle tra 30 e 100 Mbps sono passate dal 16,1% al 21,8%, mentre quelle oltre i 100 Mbps dal 7,5% al 9,9%. Anche riguardo le connessioni ultra veloci (≥100 Mbps), l’alta incidenza percentuale dell’adozione delle imprese (9,9%) rispetto alle famiglie (in cui solo 2% ha sottoscritto connessioni così rapide), sembra indicare la maggiore domanda da parte del segmento business, e quindi la necessità di potenziare tanto l’estensione territoriale della copertura nelle aree dove risiedono le imprese quanto le stesse performance delle reti.

Fig. 1. Imprese connesse per classi di velocità (2016-2018) Fonte: Istat (gennaio 2019)

Il monitoraggio delle aree grigie e nere

A gennaio 2019 il Mise ha lanciato il monitoraggio delle consultazioni per le Aree Grigie e Nere, cioè le aree dichiarate “grigie” o “nere” (ovvero i cluster B ed A) in esito alle consultazioni “Aree Grigie e Nere 2017” e “Aree Bianche delle Regioni Calabria, Puglia e Sardegna”.

Nelle consultazioni del 2017 erano state richieste agli operatori diverse informazioni relative alle infrastrutture esistenti (al 2017) e a quelle pianificate nel triennio successivo (2017-2020) in oltre 19 milioni di civici (ricadenti nelle suddette “Aree Grigie e Nere”). A questi sono stati aggiunti 714 mila civici nelle Aree Bianche delle Regioni Calabria, Puglia e Sardegna, anch’essi confluiti nell’insieme delle “Aree Grigie e Nere”.

Gli esiti del monitoraggio, che si è concluso il 15 maggio, sono stati pubblicati lo scorso 3 giugno. Nel complesso, per i 19,8 milioni di civici compresi nell’operazione (ubicati in 4.250 comuni italiani, per un numero di unità immobiliari che supera i 25,8 milioni), la copertura di rete realizzata al 2018 è risultata inferiore a quanto dichiarato dagli operatori nelle consultazioni precedenti. Infatti, se le proiezioni del 2017 prevedevano entro il 2018 una copertura del 94,4% delle unità immobiliari censite (equivalenti a 18,73 milioni), il monitoraggio indica che le UI coperte (o dichiarate come tali) ammontano al 78% del target (15,47 milioni). Rimangono scoperti oltre 3,25 milioni di indirizzi civici: tra questi, 450 mila attendono una copertura in fibra, mentre per 1,2 milioni è prevista la copertura con VDSL ed i restanti 1,6 milioni verranno raggiunti con tecnologia FWA.

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Totale Civici Grigi/NeriTotale civici coperti al 2018– di cui Civici in fibra al 2018% copertura 2018 in Aree grigie e Nere– di cui % in fibra
Abruzzo316.174222.40638.30470,3%12,1%
Basilicata256.577219.8764.28785,7%1,7%
Calabria1.417.0321.129.28723.86379,7%1,7%
Campania1.244.3441.044.962203.23684,0%16,3%
Emilia Romagna1.626.0531.020.619189.37462,8%11,6%
Friuli Venezia Giulia477.927322.65219.49767,5%4,1%
Lazio1.584.865950.371190.53060,0%12,0%
Liguria561.475548.549109.83897,7%19,6%
Lombardia2.338.3091.908.305294.26881,6%12,6%
Marche411.889349.65022.13184,9%5,4%
Molise68.08848.345171,0%0,0%
Piemonte901.112836.42672.01792,8%8,0%
Puglia2.236.6481.865.38573.48683,4%3,3%
Sardegna523.435432.77031.01382,7%5,9%
Sicilia2.309.6142.036.563262.30588,2%11,4%
Toscana1.607.012996.553155.02862,0%9,6%
Bolzano111.94872.3759.75164,7%8,7%
Trento79.94769.57039.14487,0%49,0%
Umbria275.603265.21888.78596,2%32,2%
Valle d’Aosta17.64512.92773,3%
Veneto1.477.5811.124.463191.75576,1%13,0%
TOTALE19.843.27815.477.2722.018.61378,0%10,2%
Fonte: Elaborazioni I-Com su dati Infratel, maggio 2019

Inoltre, le nuove previsioni di copertura nelle Aree Grigie e Nere al 2021 indicano che solo il 32,7% delle UI ricomprese in queste aree verrebbe coperto in fibra (ed appena il 21% dei 36,5 milioni di UI complessive). Negli obiettivi che il governo si era preposto nella Strategia del 2015, si sottolineava la necessità di raggiungere i target comunitari della Gigabit society, conseguendo il salto di qualità dalla velocità 30/15 Mbps alla velocità ad 1 Giga simmetrica per i luoghi motore di sviluppo socioeconomico, incluse le imprese.

Il DESI 2019 conferma il bisogno di fibra

Anche il DESI 2019, pubblicato l’11 giugno e i cui risultati sono relativi alla metà del 2018, conferma il bisogno di accelerare sulla diffusione delle infrastrutture in fibra. Peraltro, ricordandoci un altro fattore ampiamente citato tra gli addetti ai lavori come causa per il minor livello di copertura in Italia, ovvero la mancanza di una rete televisiva via cavo. Infatti, se risultiamo appena 20esimi per numero di abitazioni raggiunte in fibra “to the premises” (ovvero FTTP coverage, dove Germania e Regno Unito fanno peggio di noi), una visuale più ampia della situazione ci è fornita dal mix di copertura fibra-cavo (Ultrafast coverage FTTP + Docsis 3.0), in cui siamo desolatamente penultimi, davanti soltanto alla Grecia. Per copertura in banda ultralarga (almeno 30 Megabit) raggiungiamo invece il 90% delle famiglie (grazie in particolare alla Vdsl, fibra fino agli armadi), superando la media Ue (83%); a conferma che il problema è sulla banda di livello ancora superiore (quella che tenderà al Gigabit e oltre).

La necessità di accelerare sui nuovi bandi e voucher

I dati mostrano quindi la necessità di accelerare nella diffusione della banda ultra larga per lo sviluppo tecnologico delle imprese, in particolare per favorire la diffusione di piattaforme e servizi – peraltro compresi nella stessa iniziativa Impresa 4.0 – quali cloud computing, internet of things, big data e intelligenza artificiale.

Nell’Assemblea di Confindustria dello scorso 22 maggio il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha annunciato la convocazione del Comitato Banda Ultralarga (Cobul) entro giugno, per proporre alle regioni l’avvio del Piano Aree Grigie. Il duplice obiettivo è portare in queste aree connessioni fino ad 1 Gbps e offrire alle imprese voucher connettività, per i quali sarebbero già stati allocati oltre 3 miliardi di euro.

Questi voucher, dovrebbero ammontare a circa 3mila euro per le Pmi e 5mila per gli istituti scolastici. A supporto degli investimenti in fibra, in particolare nelle aree grigie, si segnala anche il Connecting Europe Broadband Fund (CEBF), fondo europeo che mette a disposizione 420 milioni di euro per portare la fibra in modalità FTTH nelle zone dove non sono previsti investimenti degli operatori, con particolare riferimento alle aree industriali.

Convocheremo anche un Cobul nelle prossime settimane per un dialogo con la Commissione europea ma su voucher e aree grigie siamo determinati, un intervento pubblico è ancora necessario“, ha rassicurato al recente Telco per l’Italia Marco Bellezza, Consigliere giuridico per le comunicazioni e l’innovazione digitale Ministero dello sviluppo economico (Mise).

Si segnala inoltre la conclusione dell’analisi dei mercati dei servizi di accesso alla rete fissa condotta da AGCOM: nel valutare le condizioni della concorrenza del mercato, l’Autorità ha promosso solo Milano e parzialmente altre 30 città (in cui sono presenti due o più reti di accesso alternative a TIM che coprono almeno il 60% del territorio ciascuna).

Sono previste una serie di misure di riduzione dei canoni (pagati dagli operatori di minori dimensioni per accedere alla rete dell’incumbent) e viene confermata l’intenzione di agevolare la migrazione delle linee di accesso dal rame alla fibra.

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