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Codice europeo delle comunicazioni elettroniche, Stati Ue in ritardo: a che punto è l’Italia

L’Italia, come la maggior parte degli Stati membri, non ha rispettato il termine del 21 dicembre 2020 per la trasposizione a livello nazionale del nuovo codice europeo delle comunicazioni elettroniche. Siamo quindi sotto procedura d’infrazione. Ecco come si stanno muovendo il Parlamento e il Governo

09 Set 2021
Jacopo Liotta

Associate. Studio Professionale Associato a Baker & McKenzie

Andrea Mezzetti

Counsel, TMT Studio Professionale Associato a Baker & McKenzie

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Complice in parte l’intervenuta emergenza pandemica, la maggior parte degli Stati Ue – Italia compresa – non ha ancora trasposto a livello nazionale la direttiva 1972/2018 che istituisce il cosiddetto codice europeo delle comunicazioni elettroniche (“Direttiva CECE”).

Si tratta della più importante riforma del settore degli ultimi anni, dal momento che introduce sostanziali modifiche al quadro delineato dal precedente gruppo di direttive risalente al 2002-2003 e al 2009.

Trattandosi di una direttiva gli Stati Membri che devono quindi adottare gli strumenti normativi idonei per rendere le disposizioni della direttiva efficaci all’interno del singolo Stato. Il termine ultimo perché ciò avvenisse era stato fissato dall’articolo 124 della direttiva al 21 dicembre 2020.

Ma risultando molti Stati inadempienti la Commissione Europea ha avviato nei loro confronti una procedura di infrazione.

Facciamo il punto sullo stato di implementazione della Direttiva CECE in Italia per poi confrontarlo con la situazione dei singoli paesi europei.

Codice Ue delle comunicazioni elettroniche: la nuova normativa per un mercato più accessibile e sicuro

Lo stato di implementazione in Italia.

L’Italia fa parte di quel gruppo di paesi che non ha implementato la Direttiva CECE entro il 21 dicembre 2020 ed è stata quindi oggetto della procedura di infrazione avviata dalla Commissione Europea a febbraio di quest’anno.

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Nel corso degli ultimi mesi, tuttavia, il Parlamento e il Governo hanno incrementato lo sforzo per trasporre il testo comunitario. Infatti, il 22 aprile 2021 il Parlamento ha approvato la legge di delegazione europea n. 53/2021 che consentirà al Governo di adottare un decreto legislativo per la trasposizione della Direttiva CECE.

Il dibattito parlamentare ha portato all’introduzione di alcuni principi e criteri direttivi che il Governo dovrà rispettare nell’esercizio della delega. Tra gli altri, i principi stabiliscono di:

  • riordinare le disposizioni del codice delle comunicazioni elettroniche mediante l’adozione di un nuovo codice;
  • assegnare nuove competenze all’AGCOM e alle altre autorità indicate dalla direttiva;
  • introdurre misure di semplificazione per lo sviluppo della connettività e delle reti a banda ultralarga;
  • introdurre una nozione di servizio universale che rispecchi il progresso tecnologico, l’evoluzione del mercato e la domanda degli utenti;
  • assicurare il rispetto dei principi di concorrenza e di certezza dei tempi nelle procedure per l’assegnazione delle frequenze radiomobili;
  • definire un regime autorizzatorio nel rispetto del principio di proporzionalità;
  • prevedere oneri amministrativi proporzionati;
  • prevedere misure per i soggetti esclusivamente nel mercato all’ingrosso (wholesale-only);
  • aggiornare le competenze dell’AGCOM;
  • revisionare l’apparato sanzionatorio amministrativo e penale.

Successivamente, il Governo ha avviato i lavori per la redazione del decreto legislativo per mezzo dell’azione del Ministero dello Sviluppo Economico (“MISE”) che, il 21 maggio 2021, ha avviato una consultazione pubblica per raccogliere gli input dei soggetti interessati in merito ad alcuni aspetti cardine del nuovo codice. La consultazione pubblica ha riguardato vari ambiti riassunti nella seguente tabella:

Sviluppo delle reti a banda ultralarga Il MISE ha chiesto l’opinione dei partecipanti circa le misure per favorire lo sviluppo delle reti a banda ultralarga (incluse quelle relative ai fornitori wholesale only e sui coinvestimenti).
Contributi amministrativiLa nuova normativa implica maggiori responsabilità per il MISE e l’AGCOM. Ciò potrebbe anche comportare in nuove metodologie per il calcolo dei contributi amministrativi.
Servizio universale Il Governo sta valutando la possibilità di includere l’accesso ad internet di alta qualità all’interno della definzione di servizio universale ed è stata richiesta la posizione dei partecipanti in merito al meccanismo di finanziamento dei servizi universali.
Definizioni di servizi di comunicazione elettronica Il MISE ha chiesto la posizione dei partecipanti in merito alla possibile estensione di alcune disposizioni regolamentari nei confronti dei c.d. over-the-top (OTT). Gli specifici punti di attenzione sono stati: (i) la possibile estensione di alcune obbligazioni ai servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero; (ii) la possibile estensione dell’obbligo di autorizzazione generale ad alcuni servizi OTT; (iii) previsioni a tutela dei consumatori; (iv) obblighi informativi; (v) disposizioni circa le risorse di numerazione.
AltriLa consultazione ha anche riguardato la nuova struttura del codice e altri temi quali il 5G e la qualità dei servizi.

Il periodo di consultazione si è concluso il 18 giugno 2021. Il Governo sta lavorando alla predisposizione del testo del decreto legislativo tenendo in considerazione le posizioni espresse dai vari operatori del mercato (che questa volta hanno verosimilmente visto partecipare il nuovo gruppo degli OTT). Le tempistiche per l’adozione del decreto legislativo sono incerte e, in una certa misura, risentono del periodo emergenziale ancora non del tutto superato. La modifica alla normativa costituisce un importante momento di svolta del settore e potrà riguardare una vasta platea di soggetti che dovranno quindi interfacciarsi con questa novità legislativa.

Lo stato di implementazione dei singoli paesi europei.

Come anticipato, il termine del 21 dicembre 2020 non è stato rispettato non solo dall’Italia, ma dalla maggior parte degli Stati membri. Al primo gennaio 2021, infatti, solo la Grecia e la Polonia avevano (parzialmente) implementato il testo della Direttiva CECE, mentre tutti i rimanenti Stati Membri stavano ancora lavorando alla propria trasposizione.

La situazione ha portato la Commissione Europea ad avviare una procedura di infrazione nei confronti degli Stati Membri morosi.

Nel corso del primo semestre del 2021 la situazione è andata progressivamente migliorando, ed altri paesi hanno colmato il ritardo. Al 16 giugno 2021, infatti, anche la Bulgaria, la Danimarca, la Finlandia, la Germania e l’Ungheria avevano completato la trasposizione. Tra questi è interessante notare che alcuni Stati membri (la Germania e l’Ungheria) hanno deciso di ritardare l’entrata in vigore delle disposizioni del codice ad un momento successivo alla data di effettiva trasposizione. Nel caso dell’Ungheria le disposizioni hanno iniziato a trovare gradualmente applicazione a partire dal 30 giugno 2021, mentre nel caso della Germania lo faranno a partire dal 31 dicembre 2021.

Nonostante il ritardo di un così significativo numero di paesi possa sembrare anomalo, occorre tenere in considerazione che la trasposizione è stata in qualche misura ritardata dall’emergenza internazionale legata alla pandemia da Covid-19, e molti degli Stati Membri hanno dovuto riprogrammare le proprie priorità legislative.

Il “caso” del Regno Unito

Un caso particolare è quello del Regno Unito, che sta implementando il testo della direttiva nonostante il procedimento ex art. 50 TFUE per lasciare l’Unione sia ormai arrivato a compimento. Come noto, a partire dal 1° febbraio 2020 il Regno Unito ha esercitato il recesso dall’Unione ed è considerato un paese terzo per ciò che concerne la normativa comunitaria. Ciononostante, l’Unione ed il Regno Unito hanno negoziato un periodo di transizione, fino al 31 dicembre 2020, in cui continuavano ad applicarsi le normative comunitarie. Successivamente a tale data, tuttavia, il Regno Unito è diventato a tutti gli effetti uno stato terzo.

In questo contesto, il Governo britannico ha adottato una normativa per trasporre le disposizioni del CECE a livello nazionale. Le Electronic Communications and Wireless Telegraphy (Amendment) (European Electronic Communications Code and EU Exit) Regulations 2020 sono entrate in vigore il 21 dicembre 2020 ed hanno implementato la Direttiva CECE modificando la normativa primaria britannica del settore delle comunicazioni elettroniche, ossia il Communications Act 2003.

Il Regno Unito si è parzialmente discostato dalla Direttiva CECE ed ha deciso, per il momento, di non regolare i servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero che era una delle principali novità della nuova normativa europea. Questa circostanza è verosimilmente una delle conseguenze della Brexit, che di fatto consente al Regno Unito di discostarsi dalla normativa comunitaria nonostante il paese continui a conformarsi al General Agreement sui Servizi della World Trade Organization.

Un’ulteriore particolarità del Regno Unito consiste nel fatto che il regolatore nazionale (Ofcom) anziché adottare tutte le modifiche in un unico momento ha preferito optare per un approccio per fasi. In questo senso, alcune modifiche sono state introdotte a partire dal 1° gennaio 2021, mentre altre entreranno in vigore il 17 dicembre 2021, il 17 giugno 2022 ed infine il 17 giugno 2022.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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