Sovranità digitale

La Russia crea alternative nazionali alle piattaforme occidentali: quali conseguenze

Non solo Rossgram: la cyberbalcanizzazione della Russia passa per un ecosistema digitale mirato ad assicurare il controllo delle informazioni sul modello cinese. Da cosa è composto, il ruolo della guerra in Ucraina e di Internet come nuovo scenario bellico, le conseguenze da valutare

28 Apr 2022
Davide Bennato

professore di Sociologia dei media digitali all’Università di Catania

La guerra in Ucraina sta accelerando la cyberbalcanizzazione della Russia. La cyberbalcanizzazione è la versione digitale della balcanizzazione[1]: il termine indica la frammentazione della rete in una serie di comunità separate da motivi politici, sociali e culturali.

Di solito, è un processo che si sviluppa spontaneamente per motivi linguistici, ma che la connettività globale permette di aggirare. Due esempi di interazione: le tecnologie digitali e i loro servizi (per esempio la traduzione automatizzata) oppure l’utilizzo di una lingua franca semplificata, come l’inglese semplificato, costituito da costrutti semplici e acronimi da chat.

Altre volte la cyberbalcanizzazione si manifesta non come proprietà emergente di una specifica comunità linguistica, ma come strategia specifica di Paesi che vogliono mantenere un controllo o una propria posizione di potere rispetto a Internet globale.

Internet frammentata, verso una nuova babele dei linguaggi?

Un caso emblematico, in questo senso, è la Cina, che non solo ha coltivato una forma di isolamento digitale per motivi linguistici e per le caratteristiche del proprio ecosistema digitale[2] ma ha impedito le possibilità di accesso ad alcuni servizi globali come Facebook, WhatsApp, Zoom. Per queste caratteristiche, nel mondo dell’intelligence digitale si parla di Big China Firewall, ovvero la Grande Muraglia digitale cinese.

La geopolitica digitale di guerra sta portando ad una situazione simile la Russia. Vediamo come.

Cyberbalcanizzazione della Russia: Internet come scenario bellico

I media nelle guerre hanno svolto per tradizione due funzioni: propaganda interna ed esterna, per agire psicologicamente contro il nemico e per mantenere alto il morale delle truppe e dei cittadini; intelligence, per cercare di carpire le informazioni sul nemico e sviluppare opportune contromosse.

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Nella guerra in Ucraina a queste due funzioni, diventate ancora più articolate e sofisticate, si è aggiunta Internet, con la sua duplice natura di mezzo di comunicazione e infrastruttura.

Internet, in quanto mezzo di comunicazione, viene usato in continuità con le strategie tradizionali, ovvero propaganda e intelligence, ma la novità assoluta è il suo ruolo di infrastruttura funzionale.

Per il XXI secolo, Internet è essenziale come la rete elettrica del XX secolo, quella ferroviaria del XIX secolo, quella stradale del XVIII secolo: ne sono esempi la circolazione dei contenuti, i sistemi informatici bancari (come lo SWIFT), l’uso di servizi alle imprese basati sul cloud.

Internet è diventato un nuovo scenario bellico, in cui si inseriscono fenomeni quali il coinvolgimento di gruppi internazionali delocalizzati che agiscono contro la Russia, come Anonymous, oppure le manovre di censura e blocco dei flussi informativi, messe in atto non più solo dagli Stati nazione, ma anche da soggetti privati che possiedono servizi estremamente diffusi come i social media.

La Russia è entrata nel mirino delle grandi piattaforme di social media per due motivi: per la sua aggressione all’Ucraina e la conseguente reazione della comunità internazionale e dell’opinione pubblica; per le sue aggressive strategie di propaganda e disinformazione, entrate pesantemente in conflitto con le policy dell’ecosistema digitale della Silicon Valley.

In questa contrapposizione fra la Russia digitale e il resto del mondo, ci sono state anche delle vicende non proprio edificanti, come quella che ha visto protagonista il gruppo Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp), che, derogando alla propria policy contro lo hate speech, avrebbe autorizzato i moderatori delle piattaforme a non cancellare i discorsi d’odio contro la Russia da parte di utenti provenienti dal mondo russofono, tra cui l’Ucraina.

Una decisione che ha provocato la reazione molto dura della Russia, che ha dichiarato Facebook organizzazione estremista e bannato l’accesso alle piattaforme di tutto il gruppo sul proprio territorio.

Cyberbalcanizzazione della Russia: Rossgram e le altre piattaforme

La Russia, per motivi linguistici, ha un proprio ecosistema digitale in cui è possibile trovare altre piattaforme, oltre a quelle occidentali.

Per esempio, fra i social network ha servizi come Odnoklassniki e il più celebre VKontakte, fra le piattaforme di videosharing ha Rutube, versione russa di Youtube, mentre Yandex è un celebre motore di ricerca in cirillico molto diffuso nei paesi russofoni.

Come reazione all’ostracismo da parte di Internet globale, il Roskomdnazor. l’agenzia per il controllo dei media russi, ha rinforzato la strategia di cyberbalcanizzazione.

Una scelta che ha provocato la reazione degli utenti, soprattutto di coloro che approfittavano delle piattaforme internazionali per una strategia di produzione (e monetizzazione) di contenuti, cercando di intervenire con politiche che venissero incontro alle esigenze degli utenti Internet del governo di Mosca.

In questo senso è interessante il caso di Rossgram, la versione locale di Instagram, nata come conseguenza del blocco della piattaforma occidentale e della reazione sconfortata degli utenti.

Rossgram è in fase di lancio, in versione beta solo per un ristretto gruppo di blogger, investitori e sponsor: verrà resa disponibile per tutti gli utenti alla fine di aprile, con la possibilità di importare il proprio profilo Instagram.

Il direttore delle pubbliche relazioni nonché co-fondatore della nuova piattaforma, Alexander Zubov, ha scritto sul proprio profilo Vkontakte che il suo socio Kirill Filimonov e il gruppo degli sviluppatori erano già pronti per il lancio di un competitor di Instagram, e che la situazione creatasi è stata una buona occasione per accelerare il progetto.

Il post di Zubov era accompagnato da uno screenshot della nuova piattaforma, dalla quale si desume che colori e UX ricordano molto Instagram, quasi da sembrare un clone.

Rossgram, oltre al sito, ha un gruppo VKontakte (con oltre 104 mila utenti) e un canale Telegram (con quasi 180 mila iscritti).

Il competitor russo di Instagram sta comunque affrontando non poche difficoltà, almeno secondo le notizie che circolano nei suoi canali ufficiali: non solo sono nati una serie di siti (come https://rosgram.cc/welcome) e app civetta che cercano di cavalcarne la visibilità per scopi come il phishing o altre truffe, ma il sito ufficiale ha subito un attacco DDoS il 22 marzo 2022.

Cosa insegna la cyberbalcanizzazione della Russia

Il processo di cyberbalcanizzazione della Russia in conseguenza della guerra in Ucraina rivela tre elementi molto importanti, con cui nel futuro dovremo fare necessariamente i conti.

In primo luogo, la centralità di internet come infrastruttura sociale e mezzo di comunicazione richiederà maggiore attenzione da parte dei governi e dell’opinione pubblica: in passato, la strategia dei soggetti economico-politici è stata una specie di laissez faire che ha portato alla creazione di enclave con conseguenze sociali piuttosto importanti.

La rete degli ultimi anni è stata dominata da logiche “da far west” perché, al di là della retorica sull’innovazione, Internet non è mai stata presa seriamente in considerazione dalla politica nazionale e internazionale: solo con Ursula von der Leyen l’Unione Europea ha cominciato a parlare di politiche sulla cybersicurezza.

In secondo luogo, la strutturazione della società contemporanea intorno a Internet ha reso questo spazio sempre più alla mercè delle politiche di controllo da parte di Paesi “a democrazia limitata”.

La strategia di isolamento digitale della Cina, il processo di controllo delle reti nazionali e internazionali in Russia, mostrano quando delicata sia Internet intesa come ambiente sociale e politico, e quanto sia difficile equilibrare l’esigenza degli Stati di governare il processo – nel caso delle dittature di controllarlo – e l’autonomia e libertà ai cittadini che in questi spazi digitali vivono come attori economici e come soggetti sociali.

In terzo luogo, la dimostrazione che le tecnologie non sono neutrali.

In realtà, le tecnologie non lo sono mai state, ma usciamo da un periodo di insostenibile retorica intrisa di ottimismo tecnologico in diverse forme: dall’ideologia della Silicon Valley fino al soluzionismo tecnologico (celebre il claim della campagna del lancio di app store in iPhone 3 “There’s an app for that”), per giungere alla presunta libertà derivante dalla partecipazione ai mondi digitali (come abbiamo avuto modo di vedere con il lancio del metaverso di Zuckerberg).

La guerra in Ucraina ha fatto esplodere queste contraddizioni: l’ideologia della Silicon Valley ha prodotto la reazione antirussa delle piattaforme, il soluzionismo tecnologico ha fatto nascere le app che avvisano i cittadini ucraini dei bombardamenti in corso, mentre non abbiamo ancora potuto vedere il potenziale bellico di Meta, ma è solo questione di tempo.

Conclusioni

La guerra in Ucraina ha mostrato un volto sostanzialmente nuovo del conflitto e – per estensione – della società: Internet come spazio terzo fra dimensione fisica e organizzazione sociale.

Non stiamo più parlando di propaganda e disinformazione, o meglio non solo. Internet è diventato un luogo con una propria organizzazione e con delle proprie regole, a cui gli attori che lo usano e agiscono in esso devono attenersi.

La questione dei prossimi anni sarà come far convivere la specificità della rete con le particolarità della politica e dei sistemi sociali, perché all’alba di questo terzo millennio gli scenari che stanno dipanandosi non sono per niente rassicuranti.

La cyberbalcanizzazione della Russia è solo un caso fra gli altri, ma nel futuro prossimo saremo tutti chiamati a confrontarci con questo mondo emergente frutto di un’intricata relazione fra tecnologia, persone, politica, economie, culture.

Note

  1. Il termine balcanizzazione deriva dalle strategie di geopolitica che, dopo la Grande Guerra, hanno portato allo smembramento artificioso dei Balcani in una serie di Stati, per frazionare e dividere una zona altrimenti integrata dal punto di vista linguistico o culturale.
  2. Basato essenzialmente su app per smartphone con funzioni diverse dalle app a cui siamo abituati

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