La chiusura di Autistici/Inventati riporta al centro il tema dell’autonomia digitale: chi controlla server, domini, pagamenti e piattaforme può incidere direttamente sulla libertà di espressione e sulla possibilità di organizzare il dissenso.
Indice degli argomenti
Il caso Autistici/Inventati e il nodo dell’autonomia digitale
I fatti sono, ormai, noti: un editto governativo statunitense ha causato la chiusura di un server internet di movimento italiano che aveva centralizzato una serie di servizi digitali a supporto dell’attività di una miriade di associazioni di cui alcune anche statunitensi: il servizio che ospitava migliaia di mailbox, blog e mailing-list garantiva la libertà di espressione senza rilevamenti analitici delle proprie attività (log).
La mappa concettuale realizzata da i repubblicani statunitensi dimostra come in realtà era diventata intollerabile una voce troppo libera e scomoda rispetto agli odierni standard statunitensi.
L’immediata cancellazione del dominio autistici.org e il repentino blocco del conto corrente bancario da parte di Banca Etica (aggravato dal successivo sequestro, fino a prova contraria illegittimo, dei beni economici dell’associazione che, ad oggi, non ne può rientrare in possesso) sono state le cause principali della decisione del collettivo di gestione di Autistici/Inventati di chiudere le attività (per ora consultabile in parte su archive.org), anche per non pregiudicare i diritti delle libertà personali delle tantissime individualità e collettività che ne usufruivano.
Per chi si scandalizzasse del termine autistici: questo non aveva nessuna intenzione di dileggiare persone neuro-divergenti ma rivendicare la propria attitudine ad una certa neuro-divergenza di carattere politico che poteva arrivare a comportamenti estremi di utilizzo della tecnologia come quello di levare le lettere alla tastiera per dimostrare di poterla utilizzare a memoria digitando sui restanti “pispolini” bianchi?!?;
per chi non conosce il progetto Archive.org è importante sapere che possiede un tool di conservazione del web anche passato e non più esistente noto come Wayback Machine che magari vi tornerà comodo per “resuscitare” alcuni dei link di questo articolo che potrebbero essere censurati a breve.
Autonomia digitale, privacy e dissidenza sotto pressione
Quello di Autistici/Inventati non è il primo caso che l’amministrazione Trump vuole mettere a tacere, ma è un tentativo di eliminazione sistematica della dissidenza politica, che rischia di essere normalizzata. Andando in ordine di tempo abbiamo assistito a ordini esecutivi sanzionatori, a cui non è possibile in alcun modo appellarsi, prima contro una fantomatica organizzazione “Antifa”, poi contro Francesca Albanese, poi contro i giudici della Corte Penale Internazionale, poi contro Palestine Action e infine contro Autistici/Inventati. C’è da chiedersi a chi toccherà dopo? Chi sarà il prossimo bersaglio?
Ciò per cui è accusato il gruppo Autistici/Inventati non è di aver commesso degli atti di tipo terroristico, bensì l’aver creato servizi di posta elettronica, mailing list e blog e spazio web garantendo che ciò non producesse tracce di identificazione degli utenti all’interno del server. Lo scopo del gruppo era di tutelare la privacy dei propri utenti all’interno del proprio server.
L’unico strumento possibile per la tutela della propria privacy è il diritto all’anonimato. Giornalisti, omosessuali, perseguitati politici da regimi oppressivi, hanno spesso la necessità di coprire la propria identità per poter esprimere liberamente le proprie opinioni.
In questa categoria rientra sicuramente oggi anche l’antifascismo e l’antimilitarismo: essere pacifisti oggi significa trovarsi nel rischio di entrare in rotta di collisione ed essere perseguitati dai governi di Stati in guerra.
Non è più possibile dipendere da pochi “Grandi Fratelli” (tutti statunitensi) per potersi garantire un minimo sindacale di agibilità comunicativa e politica in ambito digitale.
Una manciata di AI generative, due motori di ricerca, un solo sistema di geo-posizionamento satellitare, un solo sistema bancario (Swift): tutto sotto controllo statunitense, una “spada di Damocle” che potrebbe cadere pesantemente sulla testa di chiunque abbia posizioni scomode rispetto al pensiero o alla politica dominante, non solo dell’amministrazione statunitense.
Dall’Italian Crackdown alle radici dell’autonomia digitale
Noi tre, insieme a tante/i altre/i, siamo stati vittime tanti anni fa di un similare attacco repressivo, quando ancora (incredibile ma vero) non esisteva internet: il famoso Italian Crackdown. In quel periodo, lo sviluppo digitale faceva già intravedere le sue opportunità economiche di speculazione industriale oltreoceano e aveva bisogno di dare un segnale di normalizzazione dell’attività di miriadi di BBS (Bulletin Board System) attive sul territorio italiano.
sTRANO nETWORK e la telematica indipendente
Come Gruppo di lavoro sulla comunicazione sTRANO nETWORK in quell’occasione riuscimmo a rispondere con una serie di iniziative, a cominciare da un famoso convegno al Centro per l’arte contemporanea “Luigi Pecci” di Prato che ci consentì, in qualche maniera, di continuare a supportare quella tipologia di telematica indipendente che poi avrebbe visto la nascita di internet e quindi dei server di movimento come Isole nella Rete.
A seguire un fiorire di hackmeeting e hacklab, che sono ancora “in movimento”, come dimostra l’affollatissimo ultimo hackmeeting che si è svolto a Firenze, stessa città del primo che si svolse 28 anni fa (anche qui l’etimologia, il significato dei termini, è importante perché l’origine del significato “hack” indica una trovata innovativa per risolvere un problema ed è stata solo una campagna mediatica ad attribuirgli in seguito un valore negativo.
La decentralizzazione torna ai territori
Ancora oggi la proposta che viene dalla rete di collettivi e individualità che è stata colpita da questa fortissima azione repressiva è all’insegna della decentralizzazione e di un maggiore legame con il territorio, così come è stato agli inizi con sTRANO nETWORK, che aveva sede al CSA Ex-Emerson di Firenze, o con il LOA, la cui sede era presso il Laboratorio Studentesco Occupato Bulk di Milano, oppure con Avana BBS ed i suoi stretti legami con Radio Onda Rossa e il Forte Prenestino di Roma, ma anche con il siciliano Freaknet e le sue collaborazioni con i locali centri di restauro delle tecnologie digitali obsolete.
Anche oggi, come allora, si torna a respirare un gran clima di attenzione rispetto alla “telematica libera” e forse l’iniziativa repressiva statunitense non sta ottenendo l’effetto desiderato. Ci si immagina di vedere gli squadroni della morte della polizia di frontiera (ICE) aggirarsi magicamente oltre-confine per mortificare ed eliminare le persone dal colore sbagliato, ma l’effetto che tale minaccia sta producendo è assai diverso, in Italia e non solo:
“Ma come? Hanno staccato un sito Web italiano in due secondi? Ah lo controllano negli States ho capito… E il conto bancario italiano? Ah anche quello lo controllano negli States?!?”
L’autonomia digitale europea come risposta ai monopoli
Queste e altre domande su un attuale monopolio di controllo del “digitale” si stanno diffondendo dal “movimento” alla società civile.
Mentre è assordante il silenzio delle istituzioni e della politica italiana, risulta sempre più evidente la necessità di vedere nascere, quanto meno a livello europeo, una capacità di autonomia digitale (o “sovranità” se preferite): la nascita di motori di ricerca, intelligenze artificiali generative, circuiti bancari per i pagamenti elettronici, sistemi di geo-posizionamento satellitare e quant’altro necessario a livello europeo, per non essere più così dipendenti dalle direttive d’oltreoceano.
È inaccettabile che una letterina governativa americana abbia delle conseguenze così disastrose rispetto a un’associazione culturale italiana no profit, senza che nessuno a livello istituzionale o politico dica niente, si schieri in loro favore, prenda provvedimenti per modificare questa condizione di soffocante e silente assoggettamento.
Software libero e servizi digitali alternativi
Quello che auspichiamo e chiediamo non è del tutto utopistico: anche solo a livello software stiamo assistendo a una serie di iniziative imprenditoriali e di sviluppo di software libero che sono assolutamente prese in seria considerazione da sempre più paesi europei (Germania, Francia, eccetera) consapevoli che essere “autonomi” sul digitale diventa una questione strategica di sopravvivenza.
Il salto di qualità che va fatto, e che potrebbe vedere l’università, politecnici e accademie assolute protagoniste, è quello di prototipare servizi digitali alternativi.
AI generative e disuguaglianze nella sfida dell’autonomia digitale
Tutto questo mentre l’insicurezza sociale invade la quotidianità di tutte/i noi nelle strade, nei posti di lavoro e nella soddisfazione dei bisogni primari (mangiare e avere un tetto sopra la testa e non solo per chi è “studente fuori sede”).
Tutto questo succede mentre personaggi di rilievo come il Papa o Bill Gates (non proprio facilmente etichettabili come “antagonisti” o “antifa”) si preoccupano a gran voce di un futuro collettivo messo in discussione dalle AI generative.
Tutto questo succede mentre il disagio giovanile fa registrare record statistici impressionanti: uno su tutti i recenti 17 (diciassette) ricoveri per atti di auto-lesionismo e tentati suicidi tra minori registrati in un solo fine-settimana a Firenze.
Tutto questo mentre assistiamo a una piramidizzazione sociale ed economica paurosa, per cui interi settori (compresi quello della stampa e dei media digitali) lottano contro la concorrenza spietata delle AI assistendo a un depauperamento economico sociale che si traduce in stipendi sempre più poveri, posti di lavoro sempre più difficili da trovare ma al tempo stesso profitti sempre più alti per chi governa i processi produttivi digitali e le poche infrastrutture digitali che usiamo quotidianamente.
Autonomia digitale: se non ora quando?
Dunque se non ora quando?
Se non ora quando alimentare la presa di coscienza di un cambiamento necessario che vada nella direzione di un’autonomia digitale (ma anche di pensiero) quanto mai indispensabile per la sopravvivenza di noi tutte/i?























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