Le Comunità energetiche rinnovabili portuali (CERP) stanno ridefinendo il ruolo dei porti, trasformandoli in hub integrati per la produzione e la condivisione di energia pulita.
In questo scenario, i data center possono agire sia come utilizzatori strategici dell’energia rinnovabile locale sia come infrastrutture digitali a supporto della Blue Economy. La convergenza tra reti energetiche e cavi sottomarini per il traffico dati apre la strada a porti sempre più centrali nell’integrazione tra energia, connettività e servizi digitali.
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CERP e porti energetici: dalla Blue Economy alla produzione locale
Negli ultimi anni il concetto di porto ha subito una profonda trasformazione. Tradizionalmente concepito come luogo di movimentazione delle merci e interfaccia tra trasporto marittimo e terrestre, il porto moderno sta assumendo sempre più le caratteristiche di un vero e proprio hub energetico multifunzionale, capace di integrare produzione, consumo, accumulo e distribuzione di energia. Questa evoluzione è strettamente legata allo sviluppo della Blue Economy, il cui valore è stato di recente stimato in svariate migliaia di $/ha/anno[2] e che individua nel mare una fonte di risorse strategiche per la transizione energetica e digitale.
I porti rappresentano infatti il punto di connessione naturale tra le infrastrutture energetiche offshore e le reti terrestri, svolgendo un ruolo cruciale nell’integrazione dell’elettricità prodotta da impianti eolici, fotovoltaici e, in prospettiva, da altre tecnologie legate all’energia del mare.
A ciò si aggiunge la crescente presenza di impianti fotovoltaici installati sulle coperture dei magazzini, nei parcheggi e nelle aree industriali portuali, che consentono di trasformare il porto in un produttore netto di energia rinnovabile.
Parallelamente, il processo di de-carbonizzazione delle attività marittime sta determinando una forte crescita della domanda elettrica all’interno delle aree portuali. L’elettrificazione delle banchine mediante sistemi di cold ironing, l’alimentazione delle flotte a emissioni ridotte, la diffusione di veicoli elettrici per la logistica e l’introduzione di impianti per la produzione di idrogeno verde, richiedono infatti una disponibilità di energia sempre maggiore e più flessibile.
In un simile contesto i porti assumono le caratteristiche di vere e proprie comunità energetiche territoriali, nelle quali convivono molteplici soggetti produttori e consumatori di energia: Autorità Portuali, terminalisti, operatori logistici, industrie insediate, imprese della cantieristica, servizi pubblici e, sempre più spesso, infrastrutture digitali ad alta intensità energetica.
Le Comunità energetiche rinnovabili portuali in Italia
Le Comunità Energetiche Rinnovabili Portuali (CERP), introdotte in Italia a partire dal 2022[3], possono rappresentare uno strumento innovativo per valorizzare la produzione energetica locale, ottimizzare i consumi e creare benefici economici condivisi tra gli operatori portuali. La disponibilità di grandi utenze stabili e prevedibili, come i data center, può inoltre contribuire ad aumentare l’autoconsumo dell’energia rinnovabile prodotta all’interno della comunità, migliorandone l’equilibrio economico e la sostenibilità di lungo periodo.
Tuttavia, sebbene il modello delle Comunità Energetiche Rinnovabili stia registrando una significativa diffusione in Italia, con 597 CER attive a fine 2025[4] e oltre 1.800 configurazioni di autoconsumo diffuso complessivamente operative per una potenza installata pari a circa 175 MW, le CERP si trovano ancora in una fase iniziale di sviluppo[5].
Il crescente interesse delle Autorità di Sistema Portuale verso questi modelli energetici è però testimoniato dall’avvio di numerose iniziative progettuali a conferma del fatto che esse rappresentano uno strumento unico e particolarmente promettente di trasformazione dei porti, favorendo l’integrazione tra produzione e accumulo di energia pulita e infrastrutture digitali.
Data center nelle CERP: il nuovo carico strategico
La crescente digitalizzazione dell’economia sta rendendo i data center una delle infrastrutture strategiche più importanti del XXI secolo la cui localizzazione dipende non solo dalla disponibilità di connettività, ma anche dall’accesso a fonti energetiche affidabili, sostenibili e competitive in grado di coprire una domanda di energia oltremodo significativa, stabile e prevedibile (24/7).
Fra 10 anni i data center potrebbero assorbire una quota di elettricità comparabile a quella consumata da un grande settore industriale nazionale: in particolare, le più recenti proiezioni[6] indicano che la capacità installata dei data center in Italia potrebbe crescere dai circa 609 MW stimati nel 2025 a un valore compreso tra 2,3 e 4,6 GW entro il 2035.
Parallelamente, il loro fabbisogno elettrico potrebbe aumentare considerevolmente dagli attuali 5,8 TWh annui, pari all’1,9% della domanda nazionale, arrivando a rappresentare tra il 7% e il 13% dei consumi elettrici complessivi.
L’entità e il profilo dei summenzionati consumi assume particolare rilevanza nell’ambito delle CERP: uno dei principali fattori che ne determina il successo economico è infatti la capacità di massimizzare l’autoconsumo dell’energia prodotta localmente, e di far perciò coincidere, quanto più possibile, offerta e domanda locali[7].
La presenza di un carico costante come quello di un data center consente di ridurre gli sbilanciamenti tra produzione e consumo, aumentando la quota di energia condivisa e migliorando la valorizzazione degli impianti rinnovabili installati nell’area portuale.
Rinnovabili e domanda elettrica delle infrastrutture digitali
L’integrazione tra data center e fonti rinnovabili rappresenta inoltre una risposta concreta alla crescente esigenza di de-carbonizzazione del settore digitale. I principali operatori globali stanno adottando strategie sempre più ambiziose per approvvigionarsi di energia rinnovabile, ricorrendo a contratti di lungo termine (PPA[8]), sistemi di accumulo e soluzioni innovative per garantire un’alimentazione carbon free lungo tutto l’arco della giornata. In tale prospettiva, le Comunità Energetiche possono diventare uno strumento complementare per favorire l’utilizzo diretto dell’energia prodotta localmente e rafforzare il legame tra infrastruttura digitale e territorio.
Le aree portuali presentano caratteristiche particolarmente favorevoli a questa integrazione: oltre alla disponibilità di ampie superfici per l’installazione di impianti, accumuli e infrastrutture digitali, notoriamente land-intensive[9], esse possono contribuire all’accettabilità sociale dei data center riducendo alcuni dei conflitti associati alla loro localizzazione in aree urbane o periurbane soprattutto in termini di consumo di suolo, impatto paesaggistico e prossimità agli insediamenti residenziali.
I porti costituiscono poi spesso il punto di approdo dei principali cavi sottomarini internazionali, attraverso i quali transita una quota significativa del traffico dati globale.
La prossimità simultanea a infrastrutture energetiche e digitali crea quindi le condizioni ideali per lo sviluppo di ecosistemi nei quali la produzione e la condivisione di energia rinnovabile possano sostenere direttamente la crescita dei servizi digitali.
Da questo punto di vista, il data center non deve essere considerato esclusivamente come un nuovo grande consumatore di energia, ma come un elemento abilitante della transizione energetica portuale.
Grazie alla propria capacità di assorbire energia in modo costante e prevedibile, esso può infatti contribuire alla stabilità e sostenibilità economica delle Comunità Energetiche Rinnovabili Portuali e accelerare la trasformazione dei porti in piattaforme integrate dell’energia e dei dati, una convergenza che trova già riscontro nella localizzazione di data center in alcuni porti e digital hub costieri europei (Tabella 1).
Data center nei porti europei e nei digital hub costieri
Tabella 1 – Data Center localizzati in porti e digital hub costieri europei[10]
| Porto / hub portuale | Data center | Stato | Potenza |
|---|---|---|---|
| Anversa (Belgio) | Datacenter United – 2 DC | Operativi | ≥1 MW |
| Barcellona / Sant Adrià (Spagna) | Barcelona Cable Landing Station / AFR-IX | Operativo | 0,65 MW |
| Eemshaven (Paesi Bassi) | Google + QTS | Operativi | >520 MW |
| Esbjerg (Danimarca) | DDC1 – Dansk Data Center 1 | In costruzione | 11,5 MW |
| Leixões (Portogallo) | APDL Data Center Campus | Pianificato | n.d. |
| Marsiglia-Fos (Francia) | Digital Realty – MRS2, MRS3, MRS4, MRS5 | 3 operativi + 1 in costruzione | ~60,6 MW |
Fonte: elaborazioni proprie dell’autore su fonti varie.
Porti e data center: investimenti rinnovabili per le CERP
I data center possono favorire lo sviluppo e l’integrazione delle fonti rinnovabili all’interno delle aree portuali le quali possono beneficiare della presenza simultanea di impianti fotovoltaici installati sulle coperture e nelle aree disponibili del porto, di impianti solari di tipo “floating” e della produzione proveniente dall’eolico offshore.
Le due tecnologie presentano infatti profili di generazione complementari: il fotovoltaico concentra la sua produzione nelle ore diurne e durante la stagione estiva, mentre l’eolico tende a garantire una maggiore disponibilità energetica nelle ore serali, notturne e nei mesi invernali. La domanda elettrica stabile e prevedibile dalle infrastrutture digitali permette perciò di meglio valorizzare gli investimenti nelle rinnovabili e nei sistemi di accumulo, riducendo la necessità di immettere energia in rete nei momenti di sovrapproduzione.
Il carico stabile che sostiene nuova capacità rinnovabile
I data center divengono quindi non solo (auto) consumatori di energia abilitanti la sostenibilità economica delle CERP nella misura in cui massimizzano l’energia condivisa incentivabile, ma anche un fondamentale driver degli investimenti in generazione rinnovabile.
Rappresentando un carico elettrico stabile (anchor load) essi aumentano di fatto la quantità di nuova capacità rinnovabile che può essere valorizzata efficacemente all’interno della CERP. La presenza di un data center può in altri termini innescare un circolo virtuoso: il suo carico stabile aumenta l’energia condivisa e il valore economico della CERP, rendendo a sua volta più conveniente investire in nuova capacità rinnovabile e accrescendo così la produzione locale di energia pulita a beneficio della de-carbonizzazione.
In prospettiva, la disponibilità combinata di energia solare, energia eolica, infrastrutture elettriche e connessioni digitali potrebbe dunque rendere i porti uno dei contesti più attrattivi per la collocazione dei data center di nuova generazione e, conseguentemente, di nuovi insediamenti industriali che potrebbero fruire, oltre che dei loro servizi, del calore di scarto, creando importanti economie di agglomerazione.
L’ecosistema energetico-digitale dei porti e il ruolo delle CERP
I porti rappresentano contesti territoriali peculiari per la concentrazione, in uno spazio relativamente circoscritto, di infrastrutture energetiche, digitali e di consumo difficilmente riscontrabile altrove.
Alla produzione rinnovabile da fotovoltaico sui tetti degli edifici portuali può affiancarsi quella da fotovoltaico galleggiante nei bacini e, in prospettiva, la connessione con impianti eolici offshore.
A queste fonti si aggiungono batterie di accumulo e una pluralità di carichi elettrici, alcuni flessibili e altri caratterizzati da profili di consumo elevati e continuativi: dalle attività portuali al cold ironing per le navi, fino ai data center con domanda 24/7. La possibile presenza di punti di approdo dei cavi sottomarini internazionali aggiunge inoltre una dimensione digitale alla tradizionale funzione logistica ed energetica del porto.
Ciò che rende il porto particolarmente interessante non è quindi il singolo asset, ma la loro co-localizzazione, estremamente rara in altri contesti territoriali, e la possibilità di integrarli.
In questo scenario, i porti potrebbero evolvere da semplici nodi logistici a punti di incontro tra transizione energetica e trasformazione digitale, generando un ecosistema integrato in cui energia rinnovabile e dati crescono in modo sinergico, e nel quale produzione, accumulo, consumo e connettività si rafforzano reciprocamente.
Gli asset dell’ecosistema portuale
Tabella 2 – La complementarità degli asset nell’ecosistema energetico-digitale portuale
| Asset presente nell’area portuale | Funzione | Beneficio per la CERP | Sinergia nell’ecosistema portuale |
|---|---|---|---|
| Fotovoltaico su tetti di magazzini e terminal | Produzione rinnovabile locale | Energia condivisa e riduzione dei prelievi dalla rete | Alimentazione green di prossimità |
| Fotovoltaico floating nei bacini portuali | Nuova capacità rinnovabile senza consumo di suolo | Maggiore energia condivisa all’interno della comunità | Copertura dei crescenti consumi energetici |
| Eolico offshore | Produzione su larga scala | Diversificazione delle fonti | Accesso a energia rinnovabile a lungo termine |
| Batterie e sistemi di accumulo | Flessibilità e gestione dell’intermittenza | Maggiore autoconsumo e stabilità della comunità | Continuità di alimentazione |
| Cold ironing | Nuovo carico elettrico portuale | Aumento dei volumi energetici condivisi | Migliore utilizzo delle infrastrutture elettriche |
| Attività logistiche e industriali | Domanda energetica distribuita | Equilibrio tra produzione e consumo | Possibili sinergie infrastrutturali |
| Approdo dei cavi sottomarini | Connettività internazionale | Attrazione di investimenti digitali | Localizzazione ideale del data center |
| Data center | Carico stabile 24/7 | Massimizzazione dell’autoconsumo e della quota di energia condivisa | Accesso a energia rinnovabile locale |
| Comunità Energetica Rinnovabile Portuale | Strumento di governance energetica | Coordinamento tra produttori e consumatori | Integrazione diretta con la produzione rinnovabile |
Fonte: elaborazioni proprie dell’autore.
Note
[1] Centre for Research on Geography, Resources, Environment, Energy & Networks. ↩
[2] Perrini et al, 2025; https://www.sdabocconi.it/it/sda-bocconi-insight/knowledge/il-potenziale-inespresso-della-blue-economy-italiana/ ↩
[3] Il decreto-legge 17 maggio 2022, n. 50, all’art. 9, relativo a disposizioni in materia di comunità energetiche rinnovabili stabilisce che, al fine di contribuire alla decarbonizzazione del sistema energetico, le Autorità di Sistema Portuale possano costituire, anche in forma societaria e con partecipazioni di maggioranza, una o più comunità energetiche rinnovabili ai sensi dell’articolo 31 del Decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199. ↩
[4] https://www.osservatoriocer.it/comunita-energetiche-rinnovabili-2025-numeri-mappe-e-scenari-verso-il-2026/ ↩
[5] vi è solo una CERP già operativa che comprende i porti di Fiumicino, Civitavecchia e Gaeta. ↩
[6] https://www.qualenergia.it/articoli/entro-2035-data-center-13-consumi/ ↩
[7] D’Adamo et al., 2022; 2024. ↩
[8] Power Purchase Agreement. ↩
[9] I data center, oltre all’edificio IT, richiedono spazio per sottostazioni e connessioni elettriche, sistemi di raffreddamento, gruppi di emergenza, sicurezza e, nei grandi campus hyperscale, possibilità di espansione. La disponibilità di terreni adeguati è infatti uno dei criteri fondamentali di localizzazione. ↩
[10] Sono stati considerati “portuali” solo i data center che si trovano nel sedime portuale, in una zona industriale/logistica direttamente connessa al porto, oppure che nascono esplicitamente come infrastruttura digitale/cable-landing del porto. ↩
Bibligrafia
D’Adamo, I., Gastaldi, M., Koh, S.C.L., Vigiano, A. (2024), “Lighting the future of sustainable cities with energy communities: An economic analysis for incentive policy”, Cities, Vol. 147, 104828. DOI: 10.1016/j.cities.2024.104828.
D’Adamo, I., Gastaldi, M., Morone, P. (2022), “Solar collective self-consumption: Economic analysis of a policy mix”, Ecological Economics, Vol. 199, 107480. DOI: 10.1016/j.ecolecon.2022.107480.
Digitalization and Decarbonization Report 2025 dell’Energy & Strategy Group – School of Management del Politecnico di Milano.
Gutta, M. S., Zhuhadar, L. P., Williamson, M. G., Bhatia, B., Labreveux, M., Elmaghraby, A. S., McGinley, W. M., Webb, C., Atre, S. V., Sunkara, M., Holm, R. H., & Smith, T. (2026). “Optimizing Place-Based Data Infrastructure Siting: Balancing Energy, Environment, and Communities.” ACS ES&T Water, 6(2), 554–557. DOI: 10.1021/acsestwater.5c01503.
Perrini, F., Pogutz, S., De Silvio, M., Iacomino, C., Il potenziale inespresso della Blue Economy italiana, SDA Bocconi, 2025.
Sandberg, M., Risberg, M., Ljung, A.-L., Varagnolo, D., & Vesterlund, M. (2022). “Data-Center Farming: Exploring the Potential of Industrial Symbiosis in a Subarctic Region.” Sustainability, 14(5), 2774. DOI: 10.3390/su14052774.

























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