elezioni 2022

Quale futuro per la rete italiana: le posizioni dei partiti al confronto

I partiti concordano su importanza di banda ultra larga, 5G, ma le loro posizioni differiscono sulle modalità per arrivare al futuro immaginato. Ecco una comparazione dei programmi

14 Set 2022
Cristoforo Morandini

Vice President TMT PTSCLAS

rete elezioni partiti

Si avvicina la tornata elettorale di fine settembre e i principali protagonisti hanno presentato i propri programmi elettorali, che contengono diversi riferimenti al ruolo del digitale in generale e delle telecomunicazioni in particolare. Navigando all’interno dei programmi è possibile ricostruire un quadro delle principali differenze o aree di convergenza.

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Mentre per alcuni settori, anche all’interno delle comunicazioni elettroniche, esiste tuttora uno scontro tra guelfi e ghibellini – basti pensare all’energia, ma anche alla televisione – nelle telecomunicazioni è spesso prevalso un approccio bipartisan. Più volte, anche nel recente passato, il Parlamento ha preso una posizione sostanzialmente all’unanimità sui temi a tutela del consumatore, dal Decreto Bersani sulle condizioni e i costi di recesso fino all’intervento legislativo in materia di fatturazione dei servizi di comunicazione elettronica (le c.d. “bollette a 28 giorni”).

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Elezioni 2022, i programmi dei partiti sui principali temi digitali

Allo stesso modo, riguardo agli interventi pubblici a favore delle infrastrutture a banda larga e ultra larga, la strategia è stata avviata da uno schieramento e proseguita da altri, come nel caso della nascita della società di scopo Infratel per l’attuazione dei piani infrastrutturali pubblici, ma anche di Open Fiber per la costituzione di un nuovo operatore wholesale only con l’obiettivo di realizzare le infrastrutture di nuova generazione.

Anche l’evoluzione dei modelli di intervento (da indiretti a diretti per tornare a quelli indiretti) è più la conseguenza del processo di attuazione della strategia che non la prevalenza della posizione di una fazione su un’altra.

Tuttavia, la situazione appare più variegata quando entra in gioco quello che era il campione nazionale delle telecomunicazioni italiane, vale a dire Telecom Italia, oggi TIM. Tutti concordano naturalmente sulla necessità di tutelare l’occupazione, di valorizzare le competenze, così come sulla necessità di controllare gli asset infrastrutturali strategici e di garantire all’Italia una rete di comunicazione con i più alti livelli prestazionali possibili. Il tutto, senza alterare le dinamiche concorrenziali e le scelte di un soggetto privato quotato. Tuttavia, oggi come all’epoca della privatizzazione e per il recente dibattito sulla rete unica, le posizioni divergono sulle modalità per raggiungere l’obiettivo finale.

Le posizioni dei partiti

Il livello di dettaglio dei programmi è inevitabilmente variegato e tendono a prevalere principi molto generali. Del resto, questa campagna elettorale verrà ricordata per gli hastag (dal “Pronti” al “Credo”, dal “Scegli” fino a “all’Italia sul serio”, alla “Scelta di campo” e “Dalla parte giusta”).

Premesso che nessuno dei partiti maggiori dedica un capitolo specifico al digitale, il leitmotiv (di norma del capitolo infrastrutturale o di quello dell’innovazione) rimane quello della rete unica e del completamento del processo di infrastrutturazione ad altissima velocità (in particolare in fibra ottica).

  • Fratelli d’Italia inserisce la “digitalizzazione dello stivale” tra gli investimenti strategici che devono garantire infrastrutture pubbliche, competitive e sicure. In realtà, a margine del programma è stato annunciato un possibile “progetto” diverso rispetto a quanto finora prospettato dai Memorandum  of Understanding tra TIM e CDP. In sintesi, TIM manterrebbe il controllo della rete, ma con una maggioranza pubblica di CDP, senza escludere la presenza di altri investitori, anche stranieri. Le attività retail seguirebbero invece un processo di dismissione.
  • Il Partito Democratico esprime una posizione un po’ più articolata che prevede di innanzitutto di utilizzare i fondi risparmiati nel Piano 1G e nuovi introiti per le frequenze 5G (complessivamente alcuni miliardi) per incentivare il processo di migrazione alle nuove reti e l’acquisto di PC da parte degli studenti, finanziare il cablaggio verticale degli edifici e la predisposizione dell’IoT. Il secondo punto è un indirizzo omnicomprensivo di politica industriale: incentivare l’aggregazione delle reti (evitando duplicazioni); garantire la salvaguardia dell’interesse nazionale; rendere disponibile un servizio universale di qualità agli utenti (ad altissima velocità); valorizzare le competenze del capitale umano e l’integrità delle aziende; tutelare la concorrenza. Infine, per indirizzare la conclamata carenza di risorse per la realizzazione delle infrastrutture, viene prospettata la creazione di una piattaforma di riconversione delle aziende in crisi e la formazione dei lavoratori per la realizzazione dei piani infrastrutturali del PNRR.
  • I riferimenti alle telecomunicazioni nel programma della Lega sono invece molto schematici e riguardano da un lato la nomina dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome a commissario per la connettività per la realizzazione della Rete Unica, al fine di rafforzare il ruolo dei territori e favorire il processo di realizzazione delle nuove infrastrutture e, dall’altro, lo switch-off della rete in rame entro il 2030, vale a dire in meno di 5 anni dal completamento atteso del Piano 1G. Allo stesso tempo, viene richiamata l’importanza della sovranità digitale del Paese e degli interventi a favore della cybersecurity (anche mediante appositi voucher).
  • Forza Italia si limita a richiamare la prosecuzione dei finanziamenti per la realizzazione delle reti ultraveloci, oltre a richiamare implicitamente il ruolo del digitale nel processo di trasformazione del Paese.
  • Al di là della prosecuzione degli investimenti per la copertura delle reti ad altissima velocità, Azione-Italia Viva richiama la necessità di: adeguare i limiti elettromagnetici (richiesta storica degli operatori); rafforzare il know-how nel digitale; promuovere la realizzazione degli edifici e dei territori “intelligenti” attraverso incentivi fiscali; digitalizzare il catasto, come condizioni abilitante.
  • Il Movimento 5 Stelle pone l’accento in particolare sulla Carta dei diritti digitali e la prosecuzione delle iniziative avviate in campo infrastrutturale (in particolare dal Governo Conte), completando la copertura della banda ultra larga, con particolare riguardo ai piccoli comuni e alle aree non ancora raggiunte, ma anche alla realizzazione di una rete dedicata e protetta per la scuola.
  • Tra gli altri programmi +Europa cita le infrastrutture digitali nell’ambito delle misure necessarie alla riduzione delle barriere pubbliche all’entrata nei mercati e, segnatamente, la necessità di rimodulare i bandi di gara per ampliare il novero degli operatori a cui è consentita l’installazione di impianti e facilitando gli accordi tra operatori.

Il migliore programma elettorale

In conclusione, qual è il migliore programma elettorale per il comparto delle comunicazioni elettroniche? La risposta è semplice: il programma che non c’è, ovvero l’inviluppo degli ingredienti riportati dai singoli partiti, aggregando i principi generali condivisi e delineando delle misure attuative che sfruttano l’esperienza maturata negli ultimi anni. Saranno poi i singoli attori coinvolti, pubblici e privati, a fare le proprie scelte e trovare gli equilibri negoziali per costruire il proprio futuro.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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